Intervista a Dacic
Le alternative al South Stream
 
Roma, 23 gen - (Agenzia Nova) - L’Unione europea deve trovare al più presto una soluzione alternativa al gasdotto South Stream, dopo lo stop alle forniture attraverso l’Ucraina recentemente annunciato da Mosca. Lo afferma in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” il vicepremier e ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, attualmente in visita a Roma per partecipare al vertice trilaterale Albania-Italia-Serbia previsto domani a Villa Madama. La Russia ha annunciato lo scorso dicembre la sospensione del gasdotto South Stream, il progetto per convogliare il gas russo in Europa bypassando l’Ucraina. “Purtroppo non abbiamo un’altra scelta. Il South Stream - spiega Dacic - era una buona soluzione per la regione proprio perché era l’unica alternativa alla rotta ucraina. L’Unione europea dovrebbe tenerne conto, perché tutti i paesi della regione sono minacciati, non solo la Serbia”.
 
La Russia sta lanciando il progetto del Turkish Stream, il gasdotto russo-turco che dovrebbe essere realizzato al posto del South Stream. Per i paesi dell’Europa centrale e sud-oritnale, tuttavia, l’unico percorso alternativo a quello ucraina passa attraverso Grecia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom), Serbia e Ungheria. “Dobbiamo affrontare molto seriamente la questione della nostra sicurezza energetica. L’Ungheria e la Serbia sono solidali su quest’idea. Ma come fanno Ungheria e Seria a collegarsi alla Turchia? Necessariamente attraverso Macedonia e Grecia. L’Unione europea dovrebbe considerare la questione molto seriamente e trovare una soluzione al più presto. I paesi della regione rischiano di non ricevere più alcun approvvigionamento”, afferma Dacic.
 
In questo contesto assume particolare rilevanza l’accordo di cooperazione Italia-Serbia in campo energetico, firmato il 25 ottobre 2011. “Stiamo cercando di migliorare la collaborazione con l’Italia per quanto riguarda l’energia. Alcuni anni fa abbiamo stipulato degli accordi per quanto riguarda la realizzazione di alcuni impianti sul fiume Drina: stiamo lavorando per attuarli”. L’intesa prevede la realizzazione, da parte degli investitori italiani e serbi, di impianti idroelettrici per una capacità complessiva di 418 megawatt e una producibilità annuale stimata intorno ai 1.545,45 gigawattora. Il valore totale del progetto si aggira intorno ai 350 milioni di euro. 
 

 

Il capo della diplomazia serba, Ivica Dacic

 

     
Lo strappo con la Croazia
     
Roma 22 gen - (Agenzia Nova) - La presidente eletta della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, “dovrebbe stare attenta a quello che dice e che fa”, perché ora non si trova più all’opposizione ma è arrivata al potere. Lo afferma in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” il vicepremier e ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, attualmente in visita a Roma per partecipare al vertice trilaterale Albania-Italia-Serbia previsto domani a Villa Madama. L’esponente dell’Unione democratica croata (Hdz) aveva dichiarato dopo la vittoria elettorale che avrebbe difeso i diritti delle minoranze in Croazia, ma anche dei croati in "Serbia, in Vojvodina e negli altri paesi vicini”, accostando in tal modo la Vojvodina, provincia serba settentrionale, a uno stato indipendente. “Questa dichiarazione la metto in conto alla campagna elettorale”, prosegue Dacic.
 
“A volte i politici in campagna elettorale dicono certe cose perché non sono certi di essere eletti. Ma i problemi sorgono dopo, perché devono realizzare quanto dichiarato e devono stare più attenti a quello che dichiarano”, prosegue il capo della diplomazia serba. Sulla vicenda era intervenuto anche il premier serbo Aleksandar Vucic, affermando che Belgrado ignora le provocazioni e “non reagisce a certi scivoloni” per senso di responsabilità. “Non mi aspetto che i nostri rapporti con la Croazia diventeranno più complessi e complicati di quello che sono attualmente”, conclude il ministro degli Esteri serbo. 
 

 

La presidente croata, Kolinda Grabar Kitarovic

 

     
Le miniere contese con il Kosovo
     
Roma, 22 gen - (Agenzia Nova) - Il tentativo di “nazionalizzazione” del complesso minerario di Trepca da parte della autorità di Pristina “non appartiene ai paesi civili”. Lo afferma in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” il vicepremier e ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, attualmente in visita a Roma per partecipare al vertice trilaterale Albania-Italia-Serbia previsto domani a Villa Madama. “Ci sono diversi temi che riguardano il patrimonio pubblico, le aziende private e gli edifici che devono essere oggetto dei negoziati di Bruxelles. La Serbia ha un approccio di principio: non si può usufruire di un bene, come ad esempio Trepca, e venderlo senza risarcire la Serbia. Con Catherine Ashton, che seguiva il dialogo di Bruxelles, avevamo concordato che la questione sarà affrontata nelle trattative”, spiega il capo della diplomazia serba, sottolineando che negli ultimi 15 anni Belgrado "ha pagato più di 500 milioni di euro" per il debito pubblico di Pristina.
 
“Noi siamo interessati a raggiungere un accordo, ma non possiamo accettare questo tipo di decisione unilaterale che porta un danno sia politico che economico”, prosegue Dacic. In precedenza, il ministro degli Esteri del Kosovo Hashim Thaci aveva dichiarato che la questione del complesso minerario di Trepca non sarà oggetto dei negoziati di Bruxelles. Sulla questione è intervenuta oggi anche la presidente kosovara, Atifete Jahjaga. “Il complesso minerario di Trepca è di proprietà pubblica del Kosovo. La questione può essere affrontata solo ed esclusivamente in accordo con la costituzione e la legislazione del Kosovo. Non c’è alcuna discussione su questo”, ha detto stamane il capo dello stato kosovaro in un’intervista a “Nova”. Secca, invece, la risposta di Dacic: “Loro ritengono che tutto quello che si trova in Kosovo sia di loro proprietà. Ma è come se noi oggi decidessimo che la Fiat di Kragujevac è completamente nostra. Certo che si può fare, ma non nei paesi civili. Si chiama nazionalizzazione”.
 
Il governo di Pristina aveva inizialmente proposto di acquisire la proprietà della struttura, attualmente nelle mani dell’Agenzia per la privatizzazione del Kosovo, scatenando le proteste della Serbia, ma anche dei sindacati e dei vertici di Trepca. L’Assemblea parlamentare kosovara ha poi optato per una soluzione di compromesso, rinviando ogni decisione sulle proprietà dell’impianto. Il complesso minerario si trova nel nord del Kosovo e vi si estraggono diversi metalli fra cui oro, argento, piombo, zinco e cadmio. La struttura estrattiva fu creata negli anni Venti del secolo scorso e nel suo periodo migliore occupava 25 mila persone. Oggi le miniere impiegano circa 3.300 dipendenti di etnia sia serba che albanese. Lo status legale è ancora incerto, essendo conteso dalle autorità di Kosovo e Serbia. Il 65-70 per cento delle capacità estrattive si trovano infatti nella parte sud di Mitrovica, nel Kosovo settentrionale, mentre la parte restante si trova a nord del fiume Ibar, nella parte della municipalità controllata dai serbi.
 
Il governo del Kosovo ha annunciato l’intenzione di vendere parte delle miniere ad acquirenti internazionali. Le autorità di Belgrado sostengono tuttavia che la privatizzazione di Trepca è illegale e contraria alla risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il 17 maggio 2013, il governo serbo aveva firmato un accordo di cooperazione tecnica e commerciale con la statunitense Us New Generation Power LLC per portare nuovi investimenti, migliorare la qualità della produzione e aprire nuovi posti di lavoro. L’intesa era stata definita a sua volta illegale da Pristina.
 

Le miniere di Trepca

 
     
La trilatrale Italia-Serbia-Albania    
     
Roma, 22 gen - (Agenzia Nova) - L’incontro trilaterale fra i ministri degli Esteri di Albania, Italia e Serbia organizzato domani a Roma su iniziativa del premier italiano Matteo Renzi “è molto importante per l’Europa e per la stabilità dei Balcani occidentali”. Lo afferma in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” il vicepremier e ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, attualmente in visita a Roma per partecipare alla trilaterale prevista domani a Villa Madama. “La stabilità dei Balcani occidentali è molto importante per l’Europa. Ovviamente, per questa stabilità sono molto importanti le relazioni tra Serbia e Albania. L’Italia ha buoni rapporti con entrambi, e consideriamo questa iniziativa molto positiva per migliorare i nostri rapporti bilaterali, non solo tra Serbia e Italia ma anche tra Serbia e Albania”, spiega Dacic. Le tensioni tra Albania e Serbia hanno registrato nel corso del 2014 una pericoloso aumento in seguito alla partita di calcio tra le nazionali dei due paesi, interrotta a causa dell’invasione di campo dei tifosi serbi.
 
La ministeriale di domani, secondo Dacic, “non sarà un evento isolato: l’Italia è orientata verso un impegno a lungo termine come fattore per contribuire alla stabilità delle relazioni nei Balcani occidentali”. Esistono altre due “trilaterali” nei Balcani: quella Bosnia-Serbia-Turchia e quella tra Bosnia-Croazia-Turchia. “L’Italia sostiene i rapporti tra Serbia e Albania e vuole che i nostri rapporti migliorino. Credo che questa iniziativa avrà un'eco favorevole anche a Bruxelles, che vuole sentire buone notizie dai Balcani occidentali”. Il titolare della Farnesina avrà prima colloqui bilaterali con Dacic e poi con Bushati, per poi concludere con una colazione di lavoro in formato trilaterale. “Con Gentiloni parleremo delle relazioni bilaterali a tutto campo. I nostri rapporti sono ottimi e migliorano di anno in anno”, ha spiegato il capo della diplomazia serba, lanciando in tal senso una proposta per tenere il quarto vertice-intergovernativo tra Italia e Serbia a Belgrado nel mese di aprile.
 
Con 3,5 miliardi di euro di interscambio commerciale, 2 miliardi di euro di investimenti e oltre 600 imprese presenti, l’Italia è il primo partner commerciale e il primo paese investitore in Serbia. “Anche i nostri rapporti commerciali hanno raggiunto un livello notevole. Il nostro partenariato strategico è reale e veramente tale. Ovviamente il settore della produzione automobilistica ha raggiunto i risultati più considerevoli. Ci sono poi i programmi e i progetti per un miglioramento della collaborazione per quanto riguarda l’energia”, spiega ancora Dacic, precisando che le 600 aziende italiane in Serbia danno lavoro a più di 22 mila persone.
 
Oltre alle numerose piccole e medie imprese, l’Italia schiera anche alcuni “pesi massimi” come Benetton, Fiat e recentemente anche Geox, che sta per ultimare la realizzazione di una fabbrica a Vranje, nella parte meridionale del paese. “Stiamo discutendo - continua Dacic - di alcuni progetti anche con Ferrero. I settori più importanti sono quello dell'auto, della componentistica, dell’energia e dell’agricoltura. Siamo molto contenti di questa cooperazione tra Italia e Serbia, anche perché è quella che ha raggiunto lo sviluppo maggiore rispetto agli altri paesi dell’Unione europea. L’Italia potrebbe essere fiera di far parte, insieme a Russia e Germania, del trio che si contende la leadership degli scambi commerciali con noi”.
 
Italia e Serbia, sottolinea Dacic, sono accomunate anche da “riforme molto importanti non solo per l’economia, ma per la società stessa”. Si tratta in particolare di “riforme atte a stabilizzare l’economia, diminuire il deficit, e allo stesso tempo aumentare l’occupazione. E’ un processo molto, molto difficile. Stiamo modificando alcune leggi cruciali, come quella sul lavoro. I nostri due primi ministri e governi hanno molti argomenti da affrontare”.
 
Quest’anno la Serbia ha assunto la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Un ruolo che potrebbe rivelarsi fondamentale per la risoluzione della crisi ucraina. “La Serbia può agevolare il dialogo e le trattative. Lo abbiamo già dimostrato in questo primo mese di presidenza. Il Consiglio permanente dell’Osce, per la prima volta, si è messo d’accordo sul bilancio dell’Osce in pochi giorni: è un risultato importante perché servono soldi per le missioni difficili, come quella in Ucraina”, spiega Dacic. “Ogni giorno siamo in contatto con la Germania, con gli altri paesi dell’Ue, con la Russia e con l’Ucraina. Dobbiamo utilizzare il nostro ruolo di mediatore affinché le parti coinvolte rafforzino la fiducia. Questo rappresenta un grande onore, ma anche grande opportunità per la Serbia”.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'incontro tra Dacic e Gentiloni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
L'eco sui media serbi    
     
Belgrado, 23 gen - (Agenzia Nova) I principali media serbi hanno ripreso l’intervista rilasciata ieri a “Nova” dal vicepremier e ministro degli Estero serbo, Ivica Dacic. L’agenzia d’informazione “Beta” riprende i temi principali, a cominciare dall’importanza attribuita da Dacic all’iniziativa italiana di tenere la trilaterale a Roma Italia-Serbia-Albania. “La stabilità dei Balcani occidentali è molto importante per l’Europa. Ovviamente, per questa stabilità sono molto importanti le relazioni tra Serbia e Albania. L’Italia ha buoni rapporti con entrambi, e consideriamo questa iniziativa molto positiva per migliorare i nostri rapporti bilaterali, non solo tra Serbia e Italia ma anche tra Serbia e Albania”, spiega Dacic.
 
L’agenzia riprende anche le dichiarazioni a proposito della presidenza di turno serba dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), e il ruolo positivo che può esercitare Belgrado nella risoluzione della crisi ucraina. Vengono ripresi anche i temi del South Stream. “Ma come fanno Ungheria e Serbia a collegarsi alla Turchia? Necessariamente attraverso Macedonia e Grecia. L’Unione europea dovrebbe considerare la questione molto seriamente e trovare una soluzione al più presto. I paesi della regione rischiano di non ricevere più alcun approvvigionamento”, dice Dacic a “Nova” secondo quanto riporta l’agenzia serba.
 
Altri media locali sottolineano invece le dichiarazioni di Dacic a proposito della presidente croata Kolinda Grabar Kitarovic, che deve “stare attenta a quello che dice e che fa”. Il quotidiano “Blic” riprende la notizia nella sua versione stampata, e lo stesso fanno le emittenti radiotelevisive “N1” e “B92”, i quotidiani “Kurir” e “Alo”, il sito d’informazione “Vesti on line”, dal sito d’informazione “Mondo”. Secondo Dacic la Kitarovic deve “stare attenta a quello che dice e che fa”, perché ora non si trova più all’opposizione ma è arrivata al potere. L’esponente dell’Unione democratica croata (Hdz) aveva dichiarato dopo la vittoria elettorale che avrebbe difeso i diritti delle minoranze in Croazia, ma anche dei croati in "Serbia, in Vojvodina e negli altri paesi vicini”, accostando in tal modo la Vojvodina, provincia serba settentrionale, a uno stato indipendente.
 
La questione del complesso minerario di Trepca, conteso fra Serbia e Kosovo, viene invece messa in primo piano dalle emittenti radiotelevisive pubbliche “Rts” e “Rtv”, dall’emittente “B92”, dal sito d’informazione “Mondo” e dalla rivista “Akter”. I media locali riportano l’affermazione di Dacic secondo cui Pristina “vorrebbe nazionalizzare” Trepca. “Noi siamo interessati a raggiungere un accordo, ma non possiamo accettare questo tipo di decisione unilaterale che porta un danno sia politico che economico”. Dacic ha inoltre ricordato, secondo quanto riportano i media, che la Serbia negli ultimi 15 anni ha pagato oltre 500 milioni per il debito pubblico di Pristina. “Loro ritengono che tutto quello che si trova in Kosovo sia di loro proprietà. Ma è come se noi oggi decidessimo che la Fiat di Kragujevac è completamente nostra. Certo che si può fare, ma non nei paesi civili. Si chiama nazionalizzazione”, ha detto Dacic a “Nova” secondo quanto riportano i media locali.