Intervista alla Jahjaga
"Saremo sempre grati all'Italia"
 
Roma, 29 dic 17:00 - (Agenzia Nova) - Le nuove opportunità per le imprese italiane in Kosovo, il ruolo del capo della diplomazia europea Federica Mogherini nei negoziati con la Serbia, la sfide della lotta all’islam radicale: sono solo alcuni degli argomenti toccati dalla presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga, in un’intervista concessa a “Nova”. Classe 1975, la Jahjaga ha la peculiarità di essere l’unica donna al vertice di un paese balcanico, nonché la più giovane presidente dell’ultima repubblica nata in Europa; è originaria di Giocavizza (Gjakova in albanese, Djakovica in serbo), sede di un aeroporto militare costruito nel 1999 dopo la guerra e gestito tuttora dall'Aeronautica militare italiana. “Consideriamo l'Italia una parte inseparabile della nostra storia più recente e siamo grati che ci sia stata vicina nel momento più difficile, ovvero nel conflitto in Kosovo del 1998-1999”, spiega il capo dello stato kosovaro, in riferimento alla partecipazione decisa dall’allora governo di Massimo D’Alema all’intervento militare della Nato.
 
Proprio quell’intervento dell’Alleanza atlantica, afferma ancora la presidente, “ha fermato la guerra e ha salvato i cittadini kosovari da brutalità indicibili e dalla campagna di pulizia etnica attuata dalle forze serbe”. Pristina sarà “sempre grata” a Roma per aver contribuito a scrivere le prime pagine della sua storia. “L’Italia - sottolinea la presidente - ha preso parte fin dall’inizio alla costruzione dello Stato sorto dalle ceneri del conflitto, contribuendo con migliaia di uomini e donne al mantenimento della pace, al rafforzamento delle istituzioni e alle iniziative umanitarie che hanno aiutato i cittadini del Kosovo a rialzarsi e a costruirsi una nuova vita di pace e libertà. Ora siamo entrati in una nuova fase e stiamo cercando nuovi modi per interconnettere le nostre economie e promuovere gli aspetti culturali di questa nostra relazione”.
 

 La presidente del Kosovo, Atifete Jahjaga

Foto della presidenza kosovara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
La guida italiana delle organizzazioni internazionali    
     
L’Italia riveste ancora oggi un ruolo di primissimo piano in Kosovo, con il generale Francesco Paolo Figliuolo e l’ambasciatore Gabriele Meucci ai vertici delle due più importanti organizzazioni internazionali nel paese: Kfor ed Eulex, rispettivamente la forza militare a guida Nato e la missione dell’Unione europea per rafforzare lo stato di diritto. “L'impegno dell’Italia in Kosovo - afferma la Jahjaga - incarna anche il viaggio che il nostro giovane paese ha dovuto intraprendere per diventare una destinazione attraente e un partner serio per gli investimenti diretti esteri. Oggi l'Italia guida gli sforzi per rendere il Kosovo un paese con una forte stabilità e con un forte stato di diritto, requisiti essenziali per creare le condizioni per gli investimenti e per avere un’economia di mercato sana”.
 
La missione europea guidata da Meucci è stata recentemente coinvolta in uno scandalo di presunta corruzione denunciata dalla procuratrice britannica, Mariah Bamieh. “Eulex - spiega la presidente - è una missione che è stata richiesta dalle autorità kosovare per aiutarci nella lotta, fra le altre cose, alla criminalità organizzata e alla corruzione. Eventuali accuse di corruzione contro funzionari pubblici sono motivo di preoccupazione per tutti. Eulex Kosovo e le autorità locali hanno creato un team congiunto per indagare su queste accuse: sono certa che questa squadra farà luce sulle accuse e continuerà a rafforzare il nostro impegno per garantire giustizia a tutti, senza discriminazioni. Ho promesso tolleranza zero contro la corruzione e tutti noi dobbiamo sostenere il lavoro delle istituzioni per la costruzione di un sistema giudiziario indipendente e libero da interferenze politiche”.
 
 
     
Le sfide dell'economia    
     
Nei suoi primi sette anni di vita dall’indipendenza del 2008, la repubblica kosovara “è riuscita a costruire un quadro istituzionale e giuridico finanziario sano, che si è riflesso sul tasso di crescita e sulla stabilità finanziaria”, riferisce la Jahjaga. Il prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto del 3,4 per cento nel 2013, uno dei tassi più alti dell'intero Vecchio continente, ma la disoccupazione superiore al 30 per cento frena lo sviluppo economico del giovane paese balcanico. “Siamo pienamente consapevoli - ammette il capo dello Stato kosovaro - che questo tasso di crescita non è sufficiente ad assorbire l'alto tasso di disoccupazione e a realizzare le infrastrutture pesantemente trascurate nella ex Jugoslavia e gravemente danneggiate durante la recente guerra”.
 
I 10.908 chilometri quadrati di territorio kosovaro nascondono le quinte maggiori riserve di lignite al mondo. Esistono però due sole centrali termoelettriche, Kosovo A e Kosovo B, costruite rispettivamente negli anni Sessanta e Ottanta e destinate ad essere chiuse tra pochi anni. Il paese soffre di una grave carenza di elettricità dall’esplosione nella centrale Kosovo A risalente al giugno scorso. “Abbiamo rivolto la nostra attenzione verso diversi settori chiave dell’economia come l'energia, un settore in cui possiamo godere di vaste risorse di lignite, l’agricoltura e le miniere, ma anche il settore dei servizi soprattutto attraverso l’esternalizzazione, avvalendoci dei nostri giovani che sanno parlare le lingue e della nostra posizione geografica”.
 
L’interscambio commerciale tra Italia e Kosovo è stato di 97,2 milioni di euro nel periodo gennaio-settembre 2014 secondo i dati dell’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), in leggero calo rispetto alla media di circa 150 milioni di euro all’anno. Gli italiano esportano per lo più prodotti alimentari (12,5 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno) ed importano soprattutto prodotti di metallurgia (37,5 milioni). “Sono certa che in un prossimo futuro - prosegue il capo dello Stato kosovaro - avremo una presenza italiana ancora più grande. Il mercato del Kosovo conosce la qualità dei prodotti italiani e alcuni di questi sono diventati un punto fermo per le nostre famiglie. Accolgo con grande favore un ulteriore approfondimento dei legami economici: sono fiduciosa che questo rafforzerà la nostra amicizia e collaborazione”.
 

 La presidente in parlamento

Foto Twitter @PresidentKosovo

     
L'integrazione europea e il dialogo con Belgrado    
     
Lo sviluppo economico del Kosovo è legato a doppio filo al percorso di adesione all’Unione europea. Pristina ha lanciato nell’ottobre del 2013 i negoziati per l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) e il testo dell’accordo è stato concordato nel luglio 2014. “Questo segna una nuova fase nelle relazioni del paese con l'Ue ed è un primo passo nel processo di integrazione europea, che ci auguriamo possa rafforzare lo sviluppo economico e sociale, incoraggiare i necessari investimenti stranieri e le riforme. Ci aspettiamo che la firma e la conclusione dell'Asa siano completati al più presto”, spiega la presidente Jahjaga. Da qui al 2020, inoltre, il Kosovo beneficerà di fondi europei pari a 645 milioni di euro grazie ai fondi Ipa, lo strumento messo in campo dalla Commissione europea per i paesi candidati e potenziali candidati all’adesione.
 
Una delle condizioni imposte a Pristina per proseguire il processo di adesione e sbloccare altri fondi europei è la normalizzazione dei rapporti con la Serbia. Il 19 aprile 2013, i rappresentanti di Pristina e Belgrado hanno raggiunto a Bruxelles uno storico accordo in 15 punti per la “normalizzazione dei rapporti”. Tale accordo, tuttavia, deve ancora essere attuato pienamente e questo sarà una delle sfide del nuovo Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell’Ue, Federica Mogherini,. “Ho incontrato l’Alto rappresentante Mogherini in qualità di ministro degli Esteri italiano quando ha visitato il Kosovo la scorsa estate durante l’inaugurazione della nuova ambasciata a Pristina. Questa breve visita mi ha permesso di avere uno scambio di opinioni sul futuro della regione e del Kosovo come parte inseparabile dell'Europa”, spiega la Jahjaga.
 
Più recentemente, il capo dello Stato kosovaro ha tenuto un colloquio con l’ex titolare della Farnesina incentrato, fra le altre cose, sul dialogo di alto livello tra i primi ministri di Belgrado e Pristina, rispettivamente Aleksandar Vucic e Isa Mustafa, facilitato dalla stessa Mogherini. “Sono fiduciosa - afferma la presidente - che l’Alto rappresentante capisce la gravità di questo processo e l'importanza del suo successo per il futuro della regione e della politica estera e di sicurezza europea. Abbiamo visto il potere di trasformazione che l'Ue ha esercitato negli ex stati comunisti dell'Europa orientale e la portata di questo successo nelle riforme approvate da questi paesi. Dobbiamo sfruttare questo ‘momentum’ nella regione per fare anche noi questo salto in avanti”.
 
Il Kosovo settentrionale ha fatto progressi nell'integrazione nel resto del paese, in particolare dopo l'accordo del 2013. Tuttavia, la regione resta “de facto” sotto il controllo di Belgrado e le autorità di Pristina non sono benvenute a nord del fiume Ibar, confine naturale tra serbi e albanesi. “Ho detto molte volte che questa è l'epoca dell’integrazione e ho fatto appello alle autorità di Belgrado e ai leader delle municipalità del nord per consentire ai cittadini serbi di integrarsi nella vita sociale e istituzionale del Kosovo. Sebbene siano stati compiuti importanti progressi con l'accordo di Bruxelles raggiunto, il successo di questo processo sarà determinato dalla sua attuazione. Non possiamo solo parlare di normalizzazione e cercare la normalizzazione. Dobbiamo creare la normalizzazione”, conclude la presidente.
 

 La presidente il visita al monastero ortodosso di Decani

Foto Twitter @PresidentKosovo

     
La lotta al terrorismo islamico    
     
Più del 95 per cento degli 1,85 milioni di abitanti del Kosovo è di religione musulmana e oltre il 70 per cento della popolazione è di età inferiore ai 35 anni. Gli esperti di terrorismo ritengono che le difficili condizioni economiche favoriscano il reclutamento di giovani aspiranti jihadisti da inviare in Medio Oriente. “Purtroppo, come molti paesi in Europa e in tutto il mondo, il Kosovo non è immune alla minaccia globale posta dai ‘foreign fighters’ (combattenti stranieri, ndr). Ma la nostra risposta è stata determinata: abbiamo identificato e agito contro persone sospettate di aver reclutato terroristi o preso parte a gruppi terroristici in Siria e Iraq”, riferisce la Jahjaga, che vanta una brillante carriera nella polizia del Kosovo. Il capo dello Stato ha evidenziato che le forze dell’ordine hanno arrestato anche diversi imam sospettati di incitamento all’odio religioso, chiudendo moschee illegali e altre strutture simili.
 
“Abbiamo preso delle misure - continua la presidente della Repubblica - per la stesura di una nuova legge che renda queste attività terroristiche perseguibili in tribunale. La legge sui combattenti stranieri sarà discussa e votata dall'Assemblea del Kosovo nei prossimi giorni e sono pienamente fiduciosa che otterrà tutto il supporto necessario. Siamo determinati a proteggere la sicurezza nazionale e non vogliamo consentire che il Kosovo diventi un rifugio sicuro o una fonte di attività terroristiche”. Il fenomeno dei “combattenti stranieri” non riguarda però solo Siria e Iraq, ma anche l’Ucraina, dove è stata segnalata la presenza di combattenti serbo-kosovari: “Posso solo dire che prendiamo queste segnalazioni con grande serietà e che abbiamo preso misure giuridiche e di sicurezza per affrontare questo problema”.
 

 La presidente Jahjaga con attiviste curde

Foto Twitter @PresidentKosovo