Gli investimenti in Polonia
Italia in prima fila
 

Varsavia 1  dic - (Agenzia Nova) -  Dalle opere ingegneristiche di Astaldi agli elicotteri di Agusta Westland fino alla Nutella della Ferrero: sono solo alcuni esempi della variegata presenza italiana in Polonia, un mercato considerato ancora emergente e che grazie alle sue 14 Zone economiche speciali (Zes) è accessibile anche alle piccole e medie imprese con un investimento iniziale di appena 100 mila euro. Secondo i dati dell’ufficio a Varsavia dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), l'Italia è da diversi anni il quarto paese fornitore al mondo per volume di importazioni della Polonia e il sesto paese di sbocco per le esportazioni polacche. L'interscambio commerciale nel primo semestre 2014 ha visto l'Italia confermarsi per la prima volta il terzo partner della Polonia nel mondo, grazie all’aumento delle importazioni polacche dall’Italia del +4,7 (totale in 6 mesi già a 4,2 miliardi di euro ed una quota rimasta invariata del 5,3 per cento), con una incidenza maggiore sui valori totali rispetto all’aumento delle esportazioni polacche verso l’Italia del +7,4 per cento (totale in 6 mesi pari a 3,7 miliardi di euro ed una quota leggermente in aumento al 4,6 per cento).

 
La Polonia, come detto, vanta 14 Zone economiche speciali istituite nel 1994 e nelle quali oggi le imprese italiane sono presenti e consolidate, soprattutto nelle aree a sud e ad est di Varsavia, nella Slesia e nell'area centrale di Lodz. Una zona di recente espansione per le nostre imprese è invece il centro-nord della Polonia verso le città di Stettino e Danzica. Le Zes garantiscono sgravi fiscali sotto forma di esonero dell’imposta sul reddito sull’ammontare totale dell’investimento o sui posti di lavoro creati: una "spinta" iniziale non indifferente recentemente prolungata fino al 2026. Secondo i calcoli del ministero dell’Economia, in tutto il paese gli investitori hanno risparmiato 73 miliardi di zlot (17,3 miliardi di euro)  dal 1994 al 2010 grazie alle esenzioni fiscali delle Zse. Nella sola regione di Lodz, ex centro tessile del paese, le Zse hanno creato 30 mila posti di lavoro diretti grazie a 2,8 miliardi di euro di investimenti. La città è stata completamente trasformata e le vecchie industrie del Novecento sono oggi moderni hotel, loft di lusso, centri commerciali, uffici, call center, poli tecnologici. 
 
Secondo l’Ice, i principali settori in cui le aziende italiane sono attive in Polonia anche con impianti  produttivi sono quelli automobilistico, meccanico, metallurgico, farmaceutico,  zootecnico, agroalimentare e delle materie plastiche. Oltre ovviamente alla moda,  soprattutto di fascia media, alla gioielleria ed alla cosmetica. Un settore con positive  opportunità di crescita è quello del biologico, all'interno dell'agroalimentare. Non si può sottovalutare negli ultimi anni ed ancora nel 2014 l’aumento dell'interesse delle imprese italiane a trasferire le attività di logistica e commerciale in Polonia. Secondo l'Ice, questo non è avvenuto tanto e soltanto per via di una manodopera più conveniente qui  rispetto all'Italia, quanto per la posizione strategica della Polonia in Europa nonché per i costi energetici del 30-40 per cento inferiori a quelli italiani.
 
Uno dei principali vantaggi esistenti per un'azienda italiana intenzionata a investire in Polonia, sottolinea l’Ice, è certamente la semplificazione burocratica: si può registrare una società in pochi giorni e con meno di 1-2 mila euro. Inoltre, stabilimenti di aziende italiane sono  state costruite da zero e già operativi nel giro di 8/12 mesi.  E' vero tuttavia che i bassi costi d'avvio di un'attività sono da comparare con un  reddito pro capite e ad un potere d'acquisto pari rispettivamente a un terzo e alla metà  dell'Italia. La Polonia, conclude l’Ice, per il peso e la performance positiva della sua economia,  per la sua capacità di attrarre gli investimenti diretti esteri, per l’afflusso di fondi Ue e per la rapida e profonda modernizzazione infrastrutturale ancora in atto, rappresenta un mercato sempre più strategico per la crescita del Sistema Italia.
 

 Varsavia di notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il centro commerciale di Lodz

 
Le opere di Astaldi
 
Astaldi è arrivata in Polonia nel 2007 e in pochi anni è riuscita ad accaparrarsi importanti commesse come la realizzazione della linea 2 della metropolitana di Varsavia, un investimento di 800 milioni di euro circa; il termovalorizzatore di Bydgoszc (180.000 ton/anno di rifiuti trattati, 100.000 MWh/anno), del valore di circa 120 milioni di euro; ma anche l’ampliamento e ammodernamento dell’Aeroporto internazionale “Giovanni Paolo II” di Cracovia-Balice (8.000.000 passeggeri/anno) e del relativo collegamento ferroviario alla stazione centrale di Cracovia, oltre alla linea ferroviaria Lodz Widzew-Lodz Fabryczna (1,5 chilometri di galleria comprensiva della stazione sotterranea di Lodz Fabryczna. “Quando siamo arrivati abbiamo più che altro studiato i documenti degli altri e il funzionamento delle gare. I polacchi sono molto pignoli su certi aspetti e a volte cercano il particolare per squalificarti. Adesso lo sappiamo e ci prepariamo prima”, ha spiegato a “Nova” Paolo Scaglione, direttore di Astaldi in Polonia. “Non ho mai visto un paese meglio governato. Certo è una nazione difficile, ad esempio non esiste l’associazione di impresa e abbiamo dovuto lottare per avere qualcosa di simile a Varsavia. Il nostro obiettivo è generare in Polonia il 10 per cento del fatturato del gruppo: al momento ci siamo molto vicini”.
 

 Lavori sulla metro di Varsavia

 

 
La "dolce" storia della Ferrero
 
Ferrero Polska ha iniziato la propria attività sul mercato polacco addirittura nel 1992, quando in pochi avrebbero scommesso su questo mercato all'epoca ancora sotto "shock" dopo la caduta del muro di Berlino. Tra l’altro è stato il primo passo realizzato dalla Famiglia Ferrero per aprire i nuovi mercati nei paesi della cosiddetta Europa centro-orientale. Pochi anni dopo nasce lo stabilimento in un piccolo paese a 45 chilometri da Varsavia, Belsk Duzy, noto per lo più per la produzione di mele (il prodotto nazionale per eccellenza). Attualmente lo stabilimento ha raggiunto una produzione di 90.000 tonnellate all’anno, di cui più dell’80 per cento è destinata all’export in 70 paesi in tutto il mondo. Oggi, a 20 anni dalla sua costituzione, Ferrero Polska impiega quasi 1.400 persone e svariate centinaia nell’indotto, è la terza azienda del mercato della produzione dolciaria  e commercializza prodotti assai noti anche in Italia come Nutella, Tic Tac, Kinder Bueno e Kinder Sorpresa. Ad oggi, inoltre, lo stabilimento sta cercando di dotarsi di turbine eoliche e impianti fotovoltaici per essere indipendenti dal punto di vista energetico: un progetto che potrebbe anche avvalersi dell'esperienza di aziende italiane leader nel settore delle energie da fonti rinnovabili, andando a rafforzare quel "Sistema Italia" tanto auspicato da più parti.    L'impianto di Belsk Duzy
 
Le chance della Difesa
 
La crisi in Ucraina, l'instabilità nel vicinato orientale e i mai sopiti timori nei confronti di Mosca hanno spinto il governo di Varsavia ad aumentare le spese militari al 2 per cento del prodotto interno lordo (Pil) dal vincolo obbligatorio dell'1,95 per cento. “Sono previste commesse nel settore della difesa per 30 miliardi di euro entro il 2022 e la Polonia raggiungerà presto il 2 per cento del Pil per la spesa militare”, spiega a “Nova” l'ambasciatore italiano a Varsavia, Alessandro De Pedys. Ed è in questo contesto che si inseriscono le recenti visite nel paese del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e del capo dello stato maggiore della difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.
 
L'Italia è in prima fila nel settore della difesa polacca con AgustaWestland, controllata del gruppo Finmeccanica, proprietaria dell'impianto di Pzl-Swidnik, nei pressi della città orientale di Lublino, dove si producono gli elicotteri Sokol e Aw149. Quest'ultimo è tra i concorrenti più agguerriti per la nuova commessa di 70 elicotteri tattici multiruolo, ma dovrà superare le offerte del Sikorsky S-70i Black Hawk e dell'Airbus Eurocopter Ec725 per vincere questo contratto del valore complessivo di 3 miliardi di euro. Il governo polacco ha anticipato l'appalto per dotarsi anche di nuovi elicotteri d'attacco: qui l'AgustaWestland Aw129 Mangusta dovrà vedersela con l'ultimo nato della Boeing Apache, l'Ah-64e Guardian, l'Airbus Tiger. A favorire Finmeccanica è proprio il suo impianto di Lublino, che gode di comprovata esperienza nella produzione di elicotteri, mentre gli impianti produttivi di Airbus in Polonia, presenti dal 2001, sono specializzati in aerostrutture di altro tipo.
 
Varsavia, inoltre, sta cercando sta cercando nuovi partner per modernizzare le sue forze navali. Il governo ha lanciato un tender per dotarsi di tre sottomarini del valore totale di 1,8 miliardi di euro, i primi due da consegnare nel 2022 e un terzo nel 2030. Questi contratti rappresentano solo la punta di un iceberg: l'ambizioso programma decennale del governo prevede soprattutto la creazione di un sistema integrato anti-missili, da realizzare sotto il cappello della Nato e degli Stati Uniti. Mentre gli altri paesi europei riducono le spese militari per la crisi, la Polonia sembra andare in controtendenza: forte della sua crescita economica stimata al 3,5 per cento nel 2014 e grazie a un'opinione pubblica prevalentemente favorevole, Varsavia offre grandi opportunità all'industria della difesa. 
   Assemblea della Repubblica Srpska
 
Le commesse di Trenitalia
 
In pochi sanno che un’azienda polacca con 162 anni di storia sta realizzando i nuovi treni per Trenitalia. Si tratta della Pesa, nata come officina di riparazione delle ferrovie delle Prussia orientale e oggi fiore all’occhiello dell’industria del materiale rotabile: solo per citare un esempio, lo stabilimento di Bydgoszc produce i treni speciali extralusso per il presidente russo Vladimir Putin, progettati per funzionare da -40 a +40 gradi centigradi. Non stupisce dunque che l’azienda polacca si sia aggiudicata una commessa per fornire a Trenitalia 40 treni con opzione di averne altri 20 al prezzo di 3,490 milioni di euro l’uno. Il valore potenziale  complessivo dell’appalto supera i 200 milioni di euro. Tutti i passaggi della fabbricazione sono seguiti passo-passo da commissari provenienti dall’Italia e i treni vengono assemblati con i pezzi provenienti da 12 fornitori italiani. (Asc)