Intervista a Beyle
Il Processo di Khartoum
 

Roma, 28 nov  - (Agenzia Nova) - Il processo di Khartoum intende valutare il problema dei flussi migratori “nel suo complesso, a partire dalla radice” e, in questo senso, la Somalia “giocherà un ruolo fondamentale”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri somalo, Abdirahman Duale Beyle, in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” a margine della conferenza ministeriale di lancio del Processo di Khartoum. L’iniziativa – che è stata lanciata in occasione della conferenza ministeriale di Roma del 28 novembre e alla quale aderiscono 28 paesi africani, tra cui appunto la Somalia – mira a garantire una più efficace gestione dei flussi migratori attraverso il rafforzamento delle capacità istituzionali dei paesi di origine e transito dei flussi, svolgendo un ruolo di stabilizzazione regionale. “Il processo di Khartoum - ha spiegato il ministro somalo – ha l’obiettivo di stabilire i diversi ruoli e cercare di trovare delle soluzioni identificando con precisione le cause che portano le persone a fuggire”, ha detto Beyle. Nel caso della Somalia, ha proseguito il ministro, “è un paese molto instabile, ha avuto problemi molto seri negli ultimi 25 anni, abbiamo avuto una guerra civile.
 

Le persone fuggono dal nostro paese per cercare altre opportunità di vita, perciò noi vorremmo fare in modo di garantire alle persone una nuova vita, delle possibilità nel loro paese, per far sì che non se ne vadano. Per noi l’obiettivo più importante deve essere quello di garantire ai nostri cittadini i mezzi di sussistenza che consentano loro di rimanere nel loro paese: questo deve essere al centro delle discussioni, nell’ambito delle quali saranno discusse delle strategie specifiche per risolvere questo problema e siamo sicuri che dopo aver analizzato tutte le sfumature del problema si potrà formulare una strategia risolutiva”, ha aggiunto.

 
     
Il programma "Vision 2016"    
     
Proprio il benessere dei cittadini somali, nell’ambito di un processo di stabilizzazione del paese, è uno degli obiettivi principali contenuti nel programma governativo ''Vision 2016'', che prevede l'adozione di una Costituzione federale entro il 2015 e lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali entro il 2016. “Vision 2016 è obiettivo cruciale, in particolare per quanto le elezioni in programma nel 2016. Abbiamo una visione molto chiara per il 2016 che comprende un processo di democratizzazione, la revisione della costituzione, il processo di riforme e politiche per porre le basi per la creazione di nuovi partiti politici. Stiamo lavorando sodo – ha detto il capo della diplomazia somala – per raggiungere questo obiettivo e non ci sono ragioni per credere che non ci riusciremo. Oltretutto non siamo soli, abbiamo il sostegno tecnico e finanziario della comunità internazionale, pertanto io credo che lo raggiungeremo sicuramente”. L'Italia, come sottolineato dal ministro Beyle, partecipa attivamente ai meccanismi di coordinamento internazionali a supporto delle priorità politiche per la stabilizzazione della Somalia, sostenendo, anche finanziariamente, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) e co-presiedendo l’Igad Partners Forum (Ipf), l'organizzazione che associa ai paesi membri dell'Igad i principali partners internazionali.
 
“L'Italia e la Somalia sono storicamente buoni amici: l'Italia è il paese che più ci è stato vicino e ci ha insegnato durante il periodo coloniale, ci ha prepararti a diventare una nazione”, ha detto Beyle, sottolineando come il legame con l'Italia sia molto stretto, “tant'è vero che molti somali parlano italiano. Noi vogliamo ora ristabilire quel legame, anche perché per noi l'Italia non è mai stata distante, anche durante questi difficili 25 anni. Il sistema educativo somalo è stato finanziato in buona parte da contributi italiani, anche per il tramite dell'Ue, e ora che vogliamo rafforzare le nostre università stiamo ricevendo ancora un grande supporto”, ha affermato il ministro, in riferimento al significativo contributo dell’Italia nella fondazione dell'Università nazionale somala (Uns). 
 
 
© Cooperazione italiana
     
La lotta ad al Shabaab     
     
Non c’è dubbio che una fetta significativa del processo di stabilizzazione della Somalia passi dalla lotta del gruppo ribelle jihadista degli al Shabaab, cui l’offensiva lanciata negli ultimi mesi dalle truppe dell’Unione africana ha inferto un colpo, se non decisivo, sicuramente importante. “Contro al Shabaab abbiamo fatto molto. È molto visibile ciò che abbiamo fatto insieme alla comunità internazionale, visto che oggi possiamo affermare che l'85 per cento del territorio somalo è ora sotto il controllo dello stato e che vi è ormai solo un 15 per cento di territori in cui stiamo ancora lottando per riprendere il controllo. Al Shabaab – ha detto Beyle – è ora in grande difficoltà e noi contiamo al più presto di poter diventare uno stato unito che possa agire come membro propositivo all'interno della comunità internazionale”. Infine, per quanto concerne l’intenzione di Mogadiscio di puntare a diventare un paese produttore di petrolio entro il 2020 – come annunciato di recente dal ministro somalo del Petrolio e delle Risorse minerarie, Daud Mohamed Omar – il ministro degli Esteri somalo si è detto fiducioso. 
 
“Abbiamo le risorse ma siamo ancora molto deboli nel gestirle. Speriamo di imparare da chi le gestisce al meglio per sfruttarle nel modo migliore a beneficio del nostro popolo. Spero – ha aggiunto – che lo sfruttamento di questa risorsa ci porti verso una Somalia più prospera e unita, non più in paese diviso in cui una piccola parte della popolazione è ricca e il resto povera. Un’eventuale rinascita del settore petrolifero somalo – settore sostanzialmente abbandonato dopo lo scoppio della guerra civile nel 1991 – ci aiuterebbe a rafforzare il processo di democratizzazione e a migliorare le nostre capacità di gestione delle risorse. Non abbiamo ancora le giuste politiche e strategie e dobbiamo ancora confrontarci su molti aspetti, ma ci auguriamo che ciò accada presto e che porti a una vita migliore per tutto il nostro popolo”, ha concluso il ministro.
 
© Carl Montgomery