Intervista a Markovic
L'ombra dello Stato islamico sui Balcani
 
Roma, 20 ott  - (Agenzia Nova) - Il Montenegro invita a “reagire tempestivamente” al reclutamento dei combattenti stranieri nello Stato islamico, un fenomeno che potrebbe creare “seri problemi” nella regione dei Balcani.  Lo afferma in un’intervista a “Nova” il vicepremier e ministro della Giustizia di Podgorica,  recentemente in visita a Roma per colloqui con l’omologo Andrea Orlando, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, i vertici dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell’Agenzia nazionale anti-corruzione e della Procura anti-mafia. “Sappiamo che diversi nostri cittadini hanno preso parte a diversi gruppi attivi nei conflitti in Medio Oriente, ma il loro numero per ora è esiguo”, riferisce il vicepremier. “Se parliamo della regione nel suo complesso - aggiunge Markovic - questo numero è molto più alto e potrebbe provocare seri problemi in tutti i Balcani”.
 
 
Markovic sottolinea che è molto importante reagire tempestivamente per contrastare questo fenomeno. “Alcuni paesi nella regione  hanno già avviato delle iniziative per cambiare il codice penale: noi lo abbiamo fatto subito dopo la risoluzione delle Nazioni Unite contro lo Stato islamico lo scorso settembre. Proprio in questi giorni stiamo svolgendo la discussione pubblica sulle modifiche ed integrazioni alla legge che punisce non solo chi combatte oltreconfine, ma anche chi organizza questi viaggi”, prosegue il vicepremier Montenegrino, affermando che la legislazione è solo un aspetto di un problema che ha molte sfaccettature. “Penso che dobbiamo garantire un forte appoggio istituzionale e politico alle parti sane della comunità islamica nei Balcani, per togliere spazio agli estremisti. L’azione non può essere solo legislativa, ma anche politica”.
 
 
La creazione di un Califfato islamico in Medio Oriente “è una delle minacce più serie non solo per l’Europa, ma l’intero mondo democratico”, riferisce ancora Markovic, aggiungendo che la risposta a questo grave pericolo “non può essere soltanto di tipo militare”. Per il vicepremier montenegrino è necessaria un’azione “più seria e sofisticata” che coinvolga anche la sfera politica, sociale ed economica. “La comunità internazionale deve compiere tutti gli sforzi possibili per trovare una risposta giusta usando il cervello: dobbiamo essere più intelligenti degli estremisti e non solo più forti dal punto di vista militare”, afferma l’alto esponente governativo di Podgorica.
  Jihadisti in Iraq
     
L'integrazione europea e l'aiuto dell'Italia    
     

La visita di Markovic a Roma si è tenuta a pochi giorni dalla pubblicazione del Rapporto della Commissione europea sui progressi del Montenegro, nel bel mezzo della presidenza italiana dell’Ue e a poco più di un mese dal vertice Nato tenuto in Galles. “Non poteva esserci momento migliore. Ho informato i miei interlocutori delle nostre priorità più urgenti a seguito delle raccomandazioni dell’esecutivo comunitario: la prima è la riforma del sistema giudiziario, in modo che le nostre istituzioni possano accelerare le sentenza definitive per i casi di criminalità organizzata e corruzione”, spiega Markovic, aggiungendo che il nuovo il pacchetto leggi montenegrino è attualmente allo studio della Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d’Europa, ndr) e della stessa Commissione europea.

 
Markovic ha indicato in questo senso due progetti cruciali: “Una nuova legge sulla procura speciale, che sarà abilitata a contrastare la criminalità organizzata e i casi di alta corruzione, e la formazione di un’Agenzia indipendente anti-corruzione: su questo tema ho avuto un ottimo incontro con i rappresentanti l’Agenzia nazionale anti-corruzione italiana (Anac) e ci siamo impegnati a firmare un memorandum d’intesa entro fine anno”. Ma le novità per quanto riguarda la collaborazione con Roma non si fermano qui: “L’Italia - afferma il ministro - ha vinto un grande progetto Ipa (strumento di assistenza europeo pre-adesione, ndr) nel 2013 che si occuperà di collaborazione nella lotta contro la criminalità organizzata e corruzione nei Balcani. L’ufficio centrale di questo progetto avrà sede a Podgorica: questo vuol dire che Roma ha fiducia nel Montenegro e rispetta i nostri risultati raggiunti in questo campo”.
 
Il sostegno italiano al Montenegro “è molto concreto”, prosegue Markovic, sottolineando che a Podgorica “sono presenti numerosi esperti italiani: procuratori, giudici ed esperti del ministero della Giustizia che ci danno una grande mano per trovare nuove soluzioni legislative e per migliorare le nostre prassi”. Il rafforzamento della cosiddetta “rule of law”, ovvero lo stato di diritto, è considerato uno dei requisiti fondamentali per l’ingresso nella famiglia europea. Il Montenegro, secondo Markovic, sta facendo molti sforzi per armonizzare la sua legislazione standard dell’Ue, per realizzare nuove forme di contrasto della criminalità e corruzione, ma anche per rafforzare le capacità delle istituzioni già esistenti, soprattutto per quel che riguarda l’apparato amministrativo.
 
Il procuratore capo dello stato montenegrino è stato nominato dopo una polemica durata  ben 18 mesi: un fatto, questo, che ha influenzato in negativo il giudizio di Bruxelles nel suo recente ‘progress report’. “Il modello di elezione del procuratore supremo ci è stato imposto dalla stessa Europa. Noi all’inizio avevamo avanzato delle riserve dicendo che ci sarebbero potuto essere dei rischi, che si sono puntualmente verificati, perché raramente si può raggiungere una maggioranza di due terzi in parlamento. Abbiamo perso del tempo prezioso e abbiamo ottenuto proprio per questo meno risultati nel settore della lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. Ma adesso il procuratore supremo adesso c’è e il trend non potrà che essere sempre più positivo”, conclude Markovic.
 
  Il ministro montenegrino Markovic e il ministro dell'Interno italiano, Angelino Alfano
Foto di Oreste Fiorenza
     
La Nato e la collaboraizone regionale    
     
Diversi osservatori hanno sottolineato che Podgorica si aspettava di più dal vertice Nato tenuto in Galles lo scorso settembre. “Certo, lo scenario migliore era quello di ricevere un invito per l’ingresso nella Nato. Posso dire che siamo molto contenti con la dichiarazione finale del vertice, tenuto conto che si sapeva dall’inizio che quello non sarebbe stato il Vertice dell’allargamento.  Il Montenegro si è battuto per avere una nuova chance e ha ricevuto la promessa che la nostra adesione sarà esaminata non più tardi 2015”, spiega Markovic. “Abbiamo portato a termine il nostro Quinto Piano d’Azione sull’ingresso nella Nato. Siamo sicuri che entro la fine del 2015 faremo la nostra parte per ricevere l’invito all’adesione. Se dipendesse soltanto dal Montenegro si potrebbe dire che siamo già nella Nato, ma come non dipenderà tutto da noi: le cose possono cambiare molto  rapidamente sulla scena globale, sia dal punto di vista politico che della sicurezza”.
 
Iniziative regionali come il Processo per la cooperazione del sud-est europa, l’Iniziativa centroeuropea e l’Iniziativa adriatico-ionica, secondo il ministro, pongono le basi per il comune futuro europeo dei paesi dell’area. “Si tratta di modelli molto validi - afferma il vicepremier montenegrino - per instaurare rapporti di collaborazione, ma anche per definire interessi in comune e priorità sia politiche che economiche. Tali iniziative ci aiutano a migliorare i nostri punti deboli, in particolare quelli legati al recente passato. Nei Balcani non abbiamo ancora imparato a risolvere da soli le situazioni di crisi, non abbiamo le capacità sufficienti per farlo. Ecco perché appoggiamo ogni iniziativa regionale che aiuta a migliorare la costruzione della fiducia e rafforza la stabilità, come condizione preliminare per il futuro europeo”,
 
  Colloqui al Viminale
Foto di Oreste Fiorenza