Elezioni in Bosnia
La vittoria dei musulmani moderati
 

Sarajevo, 16  ott - (Agenzia Nova) -  Il Partito d'azione democratica (Sda, democratici musulmani) è il vincitore delle elezioni politiche tenute domenica 12 ottobre in Bosnia-Erzegovina. Secondo i dati ancora incompleti diffusi dalla Commissione elettorale centrale (Cik), ma che annoverano anche i voti dei cittadini residenti all'estero, lo "storico" partito musulmano, vincitore anche delle prime elezioni democratiche del 1991, è in testa per quanto riguarda tutti i livelli del potere, ovvero nelle assemblee dei cantoni, nel parlamento della Federazione di Bosnia ed Erzegovina (l'entità musulmana e croata del paese) e nel parlamento centrale bosniaco. L'affluenza alle urne in tutto il paese è stata del 54,14 per cento, superiore a tutte le proiezioni.

   
 
La composizione del parlamento centrale
 
L'Sda, attualmente senza presidente dato che il leader Sulejman Tihic è scomparso a pochi giorni dalle elezioni, ha ottenuto il 27,75 dei voti degli elettori della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, l'entità musulmana e croata del paese, ottenendo dieci dei 42 seggi del parlamento centrale bosniaco.  Quattro anni fa, l'Sda aveva ottenuto il 19,4 per cento dei voti e poteva contare su un totale di sette dei 28 seggi riservati ai partiti provenienti dall'entità musulmana e croata all'interno del parlamento. Gli altri 14 mandati sono invece occupati dai rappresentanti della Repubblica Srpska, l'entità serba del paese. 
 
Il Fronte democratico, unico nuovo schieramento di queste elezioni, è arrivato secondo per quanto riguarda i voti provenienti dalla Federazione, con il 15,24 per cento delle preferenze e cinque mandati, seguito dall'Alleanza per un futuro migliore (Sbb) di Fahrudin Radoncic, fermo al 14,6 per cento e quattro mandati.. Segue al quarto posto la coalizione guidata dall'Unione democratica croata (Hdz), in ripresa rispetto a quattro anni fa. L'Hdz, grazie ai partner riuniti nel cosiddetto Consiglio nazionale croato, ha ottenuto il 12,05 per cento dei voti, a fronte del 10,9 per cento di quattro anni fa, valso tre seggi di cui uno di compensazione (ottenuto cioè in base al premio di maggioranza derivato da determinate ciscoscrizioni). 
 
La vera sorpresa è la debacle del Partito social-democratico (Sdp), sceso dal 26,07 per cento dei voti ottenuti nel 2010 a solo il 9,58 per cento e tre seggi. Dietro all'Sdp figurano l'Unione democratica croata 1990 (Hdz 1990) con il 4,11 per cento, il Partito patriottico bosniaco (Bps) con il 3,58 per cento e il Partito per la Bosnia-Erzegovina con il 2,62 per cento, che comunque non supera la soglia elettorale del 3 per cento e resta quindi fuori dalla camera. Per quanto riguarda i rappresentanti della Repubblica Srpska nel parlamento centrale, l'Alleanza dei social-democratici indipendenti (Snsd), guidata dal presidente di Banja Luka Milorad Dodik, si conferma il primo partito, seppur in calo rispetto a quattro anni fa. 
 
Il partito di Dodik ha ora il 39,49 per cento dei voti e sei seggi, a fronte del 43,30 per cento di quattro anni fa, quando poteva contare su otto mandati parlamentari. Il Partito democratico serbo (Sds), prima forza dell’opposizione nell’entità serba, dal 22,9 per cento di quattro anni fa (quattro seggi) è passato ora al 33,43 per cento (cinque seggi). Segue il Partito del progresso democratico (Pdp) con il 7,84 per cento dei voti (in aumento di mezzo punto percentuale rispetto al 2010) e l'Alleanza democratica popolare (Dns) con il 5,93 per cento dei voti. Gli altri partiti non superano la soglia elettorale.  
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il parlamento bosniaco

 
Gli equilibri nella Federazione croato-musulmana
 
Anche nel parlamento della Federazione di Bosnia ed Erzegovina vince l'Sda con il 27,97 per cento dei voti, a fronte del 20,22 per cento dei voti di quattro anni fa, quando lo schieramento aveva ottenuto 23 dei 98 seggi disponibili. L'Sbb ha visto nella Federazione un risultato migliore rispetto alla competizione per il parlamento centrale e si colloca al secondo posto con il 14,83 per cento dei voti, a fronte del 12,6 per cento di quattro anni fa. Il Fronte democratico ha il 12,94 per cento dei voti, seguito dall'Hdz con l'11,52. Anche nel parlamento federale l'Sdp è il partito che ha perso più voti rispetto a quattro anni fa, scendendo dal 24,53 al 10,27.
   
 
Dodik vince di misura nell’entità serba
 
L'Snsd rimane il partito principale all'interno dell'Assemblea popolare della Repubblica Srpska, ma con un distacco dall'Sds molto inferiore rispetto a prima. Il partito di Dodik ha ottenuto infatti il 33,16 per cento dei voti a fronte del 38 per cento di quattro anni fa. L'Sds è invece salito da 18,97 a bel il 27,09 per cento, contando comunque anche su una coalizione più larga rispetto al 2010. In ripresa anche il Dns, salito dal 6,09 al 9,42 per cento. Il Pdp ha guadagnato il 7,59 delle preferenze, mentre nel 2010 aveva raccolto il 7,55 per cento dei voti. Dodik ha ottenuto una vittoria di misura anche nella corsa al secondo mandato da presidente della Repubblica Srpska, raccogliendo il 46,68 per cento dei voti contro il 45,06 per cento del leader dell'Sdsm Ognjen TadicI. I sondaggi precedenti davano un risultato molto più incerto, mentre la corsa tra gli stessi due candidati quattro anni fa era finita con un distacco in favore di Dodik di circa il 15 per cento.    Assemblea della Repubblica Srpska
 
Sorpresa nella presidenza tripartita
 
Incertezza fino all'ultimo nella corsa per il seggio serbo della presidenza tripartita bosniaca. Qui l'esponente del partito di Dodik, Zeljka Cvijanovic, non è riuscita a sconfiggere Mladen Ivanic del Pdp, sostenuto dal resto dell'opposizione, dopo un testa a testa che più volte, nel corso del conteggio, ha visto il ribaltamento dei risultati.La Cvijanovic ha ottenuto alla fine il 48,07 per cento dei voti, che non sono bastati contro il 48,4 di Ivanic.  Bakir Izetbegovic si è confermato esponente musulmano nella presidenza con un convincente 32,77 per cento, inferiore comunque di quasi due punti percentuali rispetto a quattro anni fa. Il secondo arrivato di quest'anno, all'interno di una lista di ben dieci candidati, è stato Fahrudin Radoncic con il 26,96 per cento dei voti, seguito da Emir Suljagic con il 15,21 per cento. Dragan Covic, leader dell'Hdz, è il nuovo rappresentante croato all'interno della presidenza, grazie al 52,44 per cento dei voti, seguito da Martin Raguz (Hdz 1990) con il 38,48 per cento dei voti. L'Sda e l'Hdz controlleranno infine le maggioranze di tutti e dieci i cantoni federali: l'Sda ha vinto in sei cantoni, incluso il cantone Sarajevo, mentre l'Hdz ha vinto nei rimanenti quattro cantoni. 
   
     
Le reazioni internazionali    
     
Bruxelles, 14 ott - (Agenzia Nova) - L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, ha accolto con favore “il modo complessivamente ordinato” in cui si sono svolte le elezioni di domenica scorsa in Bosnia-Erzegovina e si è congratulata con i cittadini per l’alto livello di partecipazione. “In attesa della conferma dei risultati finali delle elezioni, ci auguriamo la rapida formazione delle istituzioni e dei governi a tutti i livelli della Bosnia-Erzegovina”, ha affermato la portavoce della Ashton, sottolineando l’esigenza che le autorità bosniache “affrontino al più presto le principali sfide del paese”. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, ha accolto con favore “il modo complessivamente ordinato” in cui si sono svolte le elezioni di domenica scorsa in Bosnia-Erzegovina e si è congratulata con i cittadini per l’alto livello di partecipazione. “In attesa della conferma dei risultati finali delle elezioni, ci auguriamo la rapida formazione delle istituzioni e dei governi a tutti i livelli della Bosnia-Erzegovina”, ha affermato la portavoce della Ashton, sottolineando l’esigenza che le autorità bosniache “affrontino al più presto le principali sfide del paese”.
 
Roma, 16 ott - (Agenzia Nova) - Il nuovo governo in Bosnia-Erzegovina dovrebbe essere formato “il prima possibile” per risolvere i “gravi problemi strutturali” che affliggono il paese, come la disoccupazione giovanile che “supera il 60 per cento”. Lo ha detto a “Nova” l’ambasciatore italiano a Sarajevo, Ruggero Corrias, commentando i risultati delle consultazioni politiche e presidenziali tenute domenica scorsa. “Sicuramente le elezioni si sono tenute in forma sostanzialmente regolare, con un monitoraggio internazionale particolarmente elevato. Il risultato è positivo, al di là di qualche incidente tecnico”, ha dichiarato Corrias. L'affluenza alle urne in tutto il paese è stata del 54,14 per cento, superiore a tutte le proiezioni. “Si tratta di un dato in linea con il passato: in confronto con la nostra affluenza può sembrare basso, ma rispetto alla regione è normale”. A prescindere dall’esito del voto, ha proseguito il diplomatico italiano, “l’auspicio è che il governo venga formato il prima possibile, perché ci sono davvero dei problemi di natura economica e sociale, come la disoccupazione giovanile che supera il 60 per cento, che vanno affrontati il prima possibile con l’aiuto dell’Ue”.
  L'ambasciatore italiano in Bosnia, Ruggiero Corrias
     
La delusione degli analisti     
     
Bruxelles, 14 ott - (Agenzia Nova) - I principali sconfitti delle elezioni politiche che si sono svolte domenica in Bosnia-Erzegovina sono i cittadini del paese: è questo il pensiero dell'analista Miodrag Zivanovic che riassume i commenti della maggior parte degli osservatori ed esperti politici bosniaci riguardo alle consultazioni. Delusione quindi da parte degli esperti interpellati dai media locali chiamati a commentare i risultati delle elezioni, mentre per quanto riguarda i partiti vincitori il tono generale è ottimistico e i discorsi riguardano soprattutto l'avvicinamento all'Unione europea e l'apertura di nuovi posti di lavoro. Secondo l'esperto Zivanovic, i risultati diffusi oggi, che vedono premiato in primo luogo il Partito d'azione democratica (Sda, democratici musulmani) sono "una replica del 91, quando hanno vinto partiti analoghi".
 
Zivanovic ha concluso la propria intervista all'agenzia "Fena" affermando che per i cittadini bosniaci "forse non ci sarà un futuro". L'analista Zarko Papic ha evidenziato durante un'intervista al sito web locale "Klix" che "i vincitori delle elezioni sono gli stessi che hanno portato il paese in una condizione di apatia, povertà e depressione". Papic ha inoltre detto che "il settore pubblico offre lavoro a 240 mila persone, premiate soprattutto per l'appartenenza ai partiti e se a questa cifra si aggiunge il numero dei loro famigliari si raggiunge il milione di voti, sufficienti a rimanere al potere con un'affluenza limitata". Papic, al pari di Zivanovic, ritiene che "l'immagine attuale non è lontana da quella a cui abbiamo assistito dopo le prime elezioni democratiche in Bosnia (nel 1991)".
 
Il risultato dell'Sda "non è una sorpresa", al pari del risultato positivo dell'Unione democratica croata (Hdz, altro partito "storico", uno dei vincitori delle elezioni del 1991)". Per quanto riguarda la vittoria, seppur più risicata del previsto, dell'Alleanza dei social-democratici indipendenti (Snsd) nella Repubblica Srpska, l'entità serba della Bosnia, Papic ha detto che si tratta del risultato di "un'infrastruttura enorme e dell'influenza che il partito ha sul territorio". A ogni modo, il leader del partito e vincitore, per la seconda volta, delle elezioni per la presidenza di Banja Luka, Milorad Dodik, "non sarà più un sovrano assoluto della Repubblica Srpska, dato che ora ha contro di se un'opposizione molto più seria".
 
Nel parlamento della Repubblica Srpska, infatti, il partito di Dodik, assieme ai partner della coalizione, può ora contare sul 48 per cento dei seggi, a fronte del 39 per cento ottenuto dall'opposizione riunita sotto la guida del Partito democratico serbo (Sds). Secondo l'esperto Ivan Vukoja, interpellato dall'emittente "Al Jazeera Balkans", nessun partito può considerarsi come il vincitore assoluto delle elezioni ma i risultati più convincenti sono quelli ottenuti dall'Sda e dall'Hdz dato che "senza di loro non si potrà formare la maggioranza a nessun livello di potere". Il leader dell'Hdz e neoeletto rappresentante croato nella presidenza tripartita, Dragan Covic, ha affermato in conferenza stampa che il paese otterrà nei prossimi quattro anni lo status di paese candidato all'adesione all'Ue e riprenderà il passo con Serbia e Montenegro".
 
Covic ha inoltre annunciato che durante la sua presidenza, i croati in Bosnia otterranno una circoscrizione elettorale autonoma in modo da "nominare da soli i propri rappresentanti, come fanno gli altri due popoli del paese". Covic ha ricordato che il suo partito, l'Unione democratica croata, ha ottenuto la vittoria "in tutti i comuni a maggioranza croata". Il leader dell'Sda Bakir Izetbegovic, confermato rappresentante musulmano nella presidenza per il secondo mandato, ha dichiarato che l'ambizione del suo partito "è quella di aprire mille nuovi posti di lavoro a settimana". Izetbegovic ha aggiunto che "tutte le volte che l'Sda ha promesso qualcosa, l'ha mantenuto e il nostro piano ora è di eliminare le barriere all'investimento e mettere l'amministrazione in funzione dell'economia".
 
Nel corso della campagna elettorale si è speculato molto su una possibile futura coalizione tra l'Alleanza per un futuro migliore (Sbb) guidata dall'imprenditore Fahrudin Radoncic, forte opponente dell'Sda, e il Fronte democratico (Df) di Zeljko Komsic, unica novità di rilievo delle elezioni di quest'anno, nato da una costola del Partito social-democratico (Sdp). I risultati elettorali indicano questi due partiti al secondo e al terzo posto nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, l'entità musulmana e croata della Bosnia, e i due leader, in via teorica e arruolando altri partiti minori, potrebbero dare qualche grattacapo ai democratici musulmani. Una maggioranza che ruoti attorno a questi due partiti sembra comunque improbabile per ora, date le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Radoncic dopo i risultati diffusi dalla Commissione elettorale centrale.
 
I risultati dell'Sbb, ha detto Radoncic, "assicurano al nostro schieramento il ruolo del leader indiscusso dell'opposizione". Radoncic ha precisato che "i risultati dell'Sbb sono straordinari, se si tiene in considerazione la campagna elettorale sporca". Radoncic ha ricordato che "le percentuali ottenute dall'Sbb sono superiori dal 15 al 20 per cento a quelle ottenute quattro anni fa per quanto riguarda tutti i livelli del potere". La sorpresa maggiore delle elezioni è rappresentata dalla vittoria di Mladen Ivanic nella corsa al seggio serbo nella presidenza centrale, che è riuscito a spuntarla, per una manciata di voti, contro il candidato dell'Snsd, Zeljka Cvijanovic. La vittoria di Ivanic, secondo l'analista politico Bosko Jaksic, interpellato dall'agenzia "Anadolu Balkans", "rafforzerà i rapporti tra Sarajevo e Belgrado".
 
Jaksic ha detto che "il secondo mandato ottenuto da Milorad Dodik per la presidenza della Repubblica Srpska, l'entità serba della Bosnia, porterà a un raffreddamento ulteriore tra Banja Luka e Belgrado, mentre la vittoria di Ivanic alla presidenza serba incoraggerà la creazione di rapporti più stretti tra Sarajevo e Belgrado". L'analista ha affermato che "se la priorità di Belgrado è quella di avvicinarsi all'Ue, come indica la posizione politica ufficiale, allora Milorad Dodik rappresenta un ostacolo su questo percorso". Il trend avviato con la cooperazione tra Milorad Dodik e l'ex presidente serbo Boris Tadic si è ora invertito in quanto, a detta di Jaksic, la Serbia non vuole dover evitare gli ostacoli che il presidente della Repubblica Srpska porrà lungo il suo percorso d’integrazione europea.