Il vertice Nato in Galles
Iraq e questione ucraina al centro del vertice
 

Newport, Regno Unito, 05 set  - (Agenzia Nova) - Il conflitto in corso in Iraq e la questione ucraina sono stati i temi centrali del vertice Nato che si è concluso oggi a Newport, nel Regno Unito, alla presenza dei capi di stato e di governo dei 28 paesi membri. Dopo il cessate il fuoco annunciato ieri, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ordinato oggi ai vertici delle forze armate ucraine di cessare il fuoco nel Donbas a partire dalle 17 ora italiana, aggiungendo che la tregua è stata approvata anche dai separatisti nell’incontro avvenuto a Minsk, in Bielorussia tra delegati del governo ucraino e dei filorussi. I leader della Nato hanno approvato inoltre la formazione di una nuova forza di risposta rapida per contrastare eventuali minacce ad alleati, con un chiaro riferimento alla Russia. Il segretario generale dell'Alleanza, il danese Anders Fogh Rasmussen, nella conferenza stampa che ha tenuto al termine della sessione mattutina del Consiglio atlantico, ha annunciato che la Forza di reazione rapida sarà ulteriormente rafforzata e resa in grado di operare sui teatri di tutto il mondo. Al suo interno sarà creata un'unità ad intervento immediato, denominata "Task force comune per prontissimo intervento" (Vjtf, "Very High readiness joint task force) e già definita la "punta di lancia".

A questa nuova "Task force", secondo quanto riferito dal premier britannico, David Cameron, il Regno Unito è pronto a contribuire con 3.500 uomini. Il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, parlando con la stampa a margine del vertice, ha dichiarato che oggi l'Unione europea metterà a punto un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per l'ulteriore appoggio dato ai ribelli nei combattimenti in corso nelle regioni orientali dell'Ucraina. Hammond ha però aggiunto che tali sanzioni potrebbero essere annullate, o non applicate del tutto, se il cessate il fuoco tenesse nei prossimi giorni; tuttavia, ha ammesso il ministro britannico, "c'è molto scetticismo sul fatto che ciò si concretizzi, che cioè il cessate il fuoco sarà veramente rispettato”.

 

 

Anche il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, nella conferenza stampa tenuta a conclusione del vertice, ha precisato che se la tregua non reggesse, o se la Russia non dovesse soddisfare la richiesta Nato di rientrare nella legalità internazionale, "non c'è dubbio che verrà implementato" il pacchetto di sanzioni messo a punto oggi pomeriggio a Bruxelles dai rappresentanti permanenti dei paesi dell'Unione europea. “Non ci sono spaccature tra i paesi Nato sulle sanzioni da adottare contro la Russia – ha aggiunto Renzi -, né tantomeno un veto dell'Italia dettato da motivi di convenienza economica”.

 

Renzi ha rivendicato che gli alleati hanno unanimemente condannato l'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, il cui presidente Petro Poroshenko è stato invitato a partecipare a molte delle fasi del vertice, e che tutti sono stati d'accordo sullo strumento delle sanzioni come arma politica per convincere i russi a cambiare atteggiamento. "E' vero però", ha concluso il premier italiano, "che (il presidente Usa) Obama è stato assai sorpreso" dalle lungaggini burocratiche che sono necessarie agli alleati europei per implementare le sanzioni, "e che ha rimarcato la differenza con la rapida capacità decisionale degli Stati Uniti".

In riferimento alla raccomandazione ribadita dal vertice Nato ai paesi membri perché aumentino la propria spesa militare almeno fino al 2 per cento del Pil, il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha reso noto di aver detto agli alleati, soprattutto a quelli che sono anche membri dell'Eurozona e dell'Unione Europea, che per l'Italia ciò sarebbe possibile solo se gli investimenti sulla sicurezza venissero stralciati dai vincoli imposti dal Patto di stabilità. "Ho fatto presente", ha detto Renzi nella sua conferenza stampa conclusiva al termine del vertice di Newport, nel Regno Unito, "che in questo momento in Italia le spese per la politica e per la Difesa sono viste come dei semplici sprechi" da parte di un'opinione pubblica stremata dalla crisi. "E noi non possiamo non tener conto dell'opinione pubblica" ha aggiunto il premier italiano: "L'ho detto sia ad Obama che alla Merkel e ad Hollande", ha rivelato.

 

 

l presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è dichiarato “scettico sulla reale volontà dei ribelli ucraini di rispettare l'accordo di tregua raggiunto oggi e anche sulla reale volontà della Russia di porre fine alle sue violazioni i danni del territorio e dell'integrità dell'Ucraina”. I nostri alleati europei hanno messo a punto un pacchetto di nuove sanzioni, ha detto Obama, e hanno espresso il desiderio di "dare una chance alla tregua". Ad ogni modo il presidente Usa si è detto convinto che siano state le sanzioni, quelle già adottate e quelle da implementare, l'arma principale che ha spinto i ribelli ucraini ad accettare la tregua proposta da Poroshenko. La tregua però, ha aggiunto il presidente Usa, è solo il primo dei dieci punti contenuti nel piano di pace proposto da Poroshenko: "Non è un processo immediato", ha riconosciuto Obama, e quindi ora si tratta di vedere passo dopo passo se i ribelli, e la Russia che li spalleggia, vorranno intraprendere e proseguire la strada della pace.

 

Per quanto riguarda l’Iraq, gli Stati Uniti hanno annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con altri paesi alleati per creare una coalizione contro lo Stato islamico in Iraq e in Siria. Il conflitto in corso in Iraq è stato infatti l’altro tema centrale della giornata conclusiva del vertice di Newport. I ministri della Difesa e degli Esteri di alcuni paesi Nato (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada, Turchia, Polonia e Danimarca) più l'Australia hanno tenuto a una riunione in cui hanno discusso della strategia contro lo Stato islamico. Per l'Italia erano presenti i ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e degli Esteri, Federica Mogherini. Al termine della riunione il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha dichiarato che i 10 paesi stanno dando forma al "nucleo duro" di una coalizione in grado di contrastare lo Stato islamico: "Abbiamo bisogno di attaccarli in modo da impedir loro di avanzare ulteriormente e di consolidare le forze del governo iracheno e di altri alleati locali che sono pronti a combatterli sul terreno", ha dichiarato Kerry. "Naturalmente", ha aggiunto il segretario di Stato Usa, per tutti e 10 i paesi che hanno partecipato alla riunione di stamattina "c'è una linea rossa da non varcare: niente truppe sul campo di battaglia".

 

Infine i paesi della Nato hanno affrontato il tema dell’allargamento: Rasmussen ha annunciato nella conferenza stampa della sessione mattutina che il Montenegro, uno dei candidati all’ingresso nell’Alleanza atlantica, sarà formalmente invitato ad entrare nella Nato come membro effettivo alla fine del 2015. Nel frattempo, il Consiglio atlantico ha deciso di fornire al paese balcanico un massiccio supporto per aiutarlo a rendere le sue truppe in grado di integrarsi entro quella data nel dispositivo militare della Nato. L'Alleanza atlantica fornirà inoltre massicci aiuti a Georgia, Giordania e Moldova per rafforzare le capacità di difesa di quei paesi. Lo ha detto sempre Rasmussen, precisando che gli aiuti includeranno assistenza ed addestramento delle forze armate georgiane, giordane e moldave e il trasferimento di tecnologie in grado di renderle capaci di cooperare con la Nato in materia di interoperabilità.

 
 
Obama: stiamo costruendo una coalizione contro lo Stato islamico
 
Newport, Regno Unito, 05 set  - (Agenzia Nova) - "Gli Stati Uniti sono attivamente impegnati a promuovere una vasta coalizione internazionale" per contrastare lo Stato islamico: lo ha confermato il presidente Usa, Barack Obama, rispondendo alle domande dei giornalisti nella sua conferenza stampa conclusiva del vertice Nato di Newport, nel Regno Unito. Obama ha spiegato che le prime colonne portanti di questa coalizione sono le truppe del governo regionale della regione autonoma del Kurdistan iracheno (i Peshmerga) e quelle dello stesso Iraq, una volta che il nuovo governo si sarà installato a Baghdad ed avrà fatto passi concreti verso una politica di inclusione nei confronti delle minoranze etniche e religiose del paese, a cominciare dai sunniti. Un altro paese chiave, ha detto Obama, è la Giordania, il cui re Abdallah II era qui a Newport come partner dell'Alleanza atlantica. Dieci paesi Nato e altri alleati occidentali forniranno a queste prime tre entità un massiccio supporto in termini di armamenti, consiglieri, addestramento ed intelligence.

Ad una domanda specifica sul ruolo che ha l'Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo Persico, Obama ha risposto che i paesi arabi a maggioranza sunnita, la stessa confessione dei terroristi iracheni e siriani, si sono già resi conto della minaccia rappresentata anche per loro dallo Stato islamico, che ne hanno preso le distanze e che ne hanno condannato le atrocità; ma ha aggiunto che per ora non è ancora immaginabile un loro coinvolgimento militare contro il gruppo.
 

 

     
Rasmussen: Forza di reazione rapida sarà più incisiva    
     
Newport, Regno Unito, 05 set  - (Agenzia Nova) - La "punta di lancia" della Forza di reazione rapida della Nato diventerà realtà. Il segretario generale dell'Alleanza, il danese Anders Fogh Rasmussen, nella conferenza stampa che ha tenuto poco fa al termine della sessione mattutina del Consiglio atlantico (seconda giornata del vertice di Newport, nel Regno Unito), ha annunciato che la Forza di reazione rapida sarà ulteriormente rafforzata e resa in grado di operare sui teatri di tutto il mondo. Al suo interno sarà creata un'unità ad intervento immediato, denominata "Task force comune per prontissimo intervento" (Vjtf, "Very High readiness joint task force) e già definita la "punta di lancia".    
 
     
Renzi: l'Italia vuole più attenzione sulla Libia    
     
Newport, Regno Unito, 05 set  - (Agenzia Nova) - L'Italia parteciperà agli sforzi per contrastare lo Stato islamico in Iraq e Siria nelle modalità già rese note, ma rivendica una maggiore attenzione degli alleati per la preoccupante e caotica situazione in Libia. Lo ha detto il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, nella conferenza stampa a conclusione della due giorni del vertice della Nato a Newport, in Gran Bretagna. "Purtroppo", ha spiegato Renzi, "la crisi in Libia è scivolata in basso nella lista delle priorità dell'Alleanza atlantica, scalzata dalle emergenze in Ucraina ed in Medio Oriente. Ho avuto modo di parlarne con Obama", ha reso noto il premier italiano, "che ha riconosciuto all'Italia un naturale ruolo guida" nei tentativi di affrontare e risolvere anche quella crisi. Gli sforzi italiani a livello regionale ed internazionale continueranno, ha concluso il capo del governo di Roma.    
     
Mogherini: non c'è soluzione militare al conflitto in Ucraina    
     
Newport, Regno Unito, 04 set  - (Agenzia Nova) - Al termine della prima giornata del vertice della Nato a Newport, nel Regno Unito, il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, ha dichiarato che c'è accordo tra i membri dell'Alleanza atlantica sulla constatazione che "non esiste una soluzione militare" al conflitto in Ucraina.

Parlando ai giornalisti italiani presenti al vertice Nato, la Mogherini ha spiegato che una soluzione duratura al conflitto in Ucraina passa necessariamente attraverso il dialogo ed il negoziato, ed ha aggiunto che su questo i paesi membri dell'Alleanza atlantica si sono trovati tutti d'accordo. Ora, ha detto il nostro ministro degli Esteri, si guarda con speranza all'incontro di domani a Minsk, in Bielorussia, dove il presidente ucraino Petro Poroschenko dovrebbe firmare un accordo per una tregua permanente. Tuttavia, ha aggiunto la Mogherini, né la Nato né l'Unione europea abbasseranno la guardia e la pressione sulla Russia.

"Troppe volte abbiamo visto", ha detto la Mogherini, "che gli accordi di tregua non sono poi stati implementati sul terreno: è necessario fare di tutto perché il cessate il fuoco che domani dovrebbe essere sottoscritto a Minsk sia prima applicato concretamente e poi mantenuto e rafforzato nel tempo"; "finché ciò non avverrà", ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano, la Nato manterrà la pressione politica e diplomatica sulla Russia di Putin. Quanto alle sanzioni contro la Russia, ha aggiunto la Mogherini, domani a Bruxelles i ministri degli Esteri dell'Unione europea metteranno a punto un ulteriore pacchetto di misure: non saranno applicate immediatamente, ha spiegato, in attesa che le speranze di tregua non vengano disattese.

Il ministro Mogherini ha comunque aggiunto che l'implementazione sul terreno di un cessate il fuoco non è l'unica condizione perché l'Unione europea non renda operativo il nuovo pacchetto di sanzioni anti-Russia: "Sul tavolo ci sono diverse altre richieste" ha detto. Le principali condizioni che il presidente della Russia, Vladimir Putin, deve soddisfare sono il ritiro del personale militare russo dal territorio ucraino, l'interruzione del flusso di armi verso i ribelli dell'Ucraina orientale ed il rilascio degli ostaggi nelle mani dei ribelli stessi. Quanto al governo ucraino, ha aggiunto la Mogherini, l'Alleanza ha ribadito il proprio sostegno al presidente Petro Poroshenko e lo ha spronato ad intraprendere risolutamente la strada del negoziato e del dialogo, delle riforme interne e della riconciliazione nazionale. Il risultato più importante della giornata, ha concluso, è che tutti i membri della Nato sono d'accordo sul fatto che la politica e la diplomazia sono l'unica soluzione alla crisi.
 
 

Questo non era affatto un risultato scontato: alla vigilia del vertice si erano addensati nuvoloni carichi di tensione dopo che i vertici militari della Nato avevano annunciato la creazione di una task force all'interno della Forza di reazione rapida: definita "punta di lancia", dovrebbe avere a disposizione basi logistiche non permanenti in cinque paesi dell'Europa orientale; la Russia aveva risposto per le rime, minacciando un reindirizzamento della sua dottrina militare strategica. Per questo motivo prima dell'apertura del vertice stesso il presidente ucraino Poroshenko è stato convocato ad una riunione d'urgenza, non prevista dal programma, con i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia ed Italia. Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, spalleggiato dalla Merkel e da Hollande che però hanno mantenuto un profilo più basso, ha fatto chiaramente capire che l'Italia non desidera che sia superato un "punto di non-ritorno" nella "guerra di propaganda" nei confronti della Russia, un paese con cui prima o poi bisognerà tornare a trattare. Renzi si è spinto fino a suggerire a Poroshenko una sorta di dettagliata "road map" per le riforme e la riconciliazione nazionale in Ucraina.

 

Quando il vertice è poi ufficialmente iniziato con la sessione plenaria dei leader dei 28 paesi membri dell'Alleanza atlantica e quelli dei 27 paesi che hanno contribuito in qualche modo alla missione in Afghanistan dell'Isaf, che alla fine dell'anno arriverà a termine, la questione ucraina aveva oscurato tutte le altre crisi che negli ultimi mesi sono scoppiate ai confini della Nato: non solo come aiutare il governo afgano dopo il ritiro dell'Isaf; ma anche il caos in cui è piombata la Libia e persino la minaccia posta dall'avanzata dello Stato islamico di Iraq e Siria. Solo al termine della giornata, dopo una miriade di incontri bilaterali ed al termine della Commissione Nato-Ucraina (con la partecipazione del presidente ucraino e dei leader di tutti i paesi membri dell'Alleanza) si è ritrovata l'armonia fra gli alleati: pieno appoggio all'integrità dell'Ucraina, condanna del comportamento della Russia e preparazione di nuove sanzioni anti-russe, da un lato; dall'altro lato, rifiuto dell'opzione militare per risolvere il conflitto ucraino e pressante invito al presidente Poroschenko perché apra con la minoranza russofona un percorso finalizzato alla riconciliazione nazionale. Un invito a fare le riforme accolto nella conferenza stampa finale tenuta da un leader ucraino assai meno baldanzoso della vigilia affiancato dal segretario generale della Nato Rasmussen. Quanto alle altre crisi, in primis quella in Iraq e Siria, nel rapidissimo incontro con la stampa italiana il ministro Mogherini si è limitata a dire: "Ne parliamo domani".