Renzi in visita in Iraq
Renzi conferma aiuti militari e auspica soluzione politica
 

Una visita effettuata sia in qualità di capo del governo italiano che in veste di presidente di turno del semestre europeo, quella effettuata oggi in Iraq da Matteo Renzi. Il premier ha incontrato le autorità irachene e curde a Baghdad e a Erbil, confermando l’invio di armi da parte dell’Italia ai combattenti curdi Peshmerga in lotta contro le milizie qaediste dello Stato islamico. Al contempo, Renzi ha ribadito l’importanza di raggiungere una soluzione politica a Baghdad e, in tal senso, ha valutato positivamente il passo indietro compiuto dal premier uscente Nouri al Maliki e la nomina di Haider al Abadi, che avrà il compito di “formare urgentemente un governo che sia all’altezza delle aspettative del popolo iracheno e anche dell’Europa”. 

Proprio quest’ultimo è stato a colloquio nel primo pomeriggio con Renzi. "Le due parti - riferisce un comunicato diffuso dall'ufficio di Abadi - hanno discusso del rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Baghdad e Roma, con particolare attenzione alla situazione politica e della sicurezza in Iraq". Renzi e Abadi hanno poi affrontato il problema dell'assistenza agli sfollati e ai rifugiati nel paese. Il capo del governo italiano si è inoltre congratulato con Abadi per la nomina a primo ministro, mentre il premier iracheno incaricato ha espresso la volontà dell'Iraq "di stabilire migliori relazioni con tutti i paesi del mondo e con i paesi europei in particolare", precisando che "Baghdad si augura che tutti possano fornire sostegno necessario al popolo iracheno nella guerra contro le milizie dello Stato islamico".

 
Renzi si è recato poi a Erbil, dove ha incontrato il presidente del Governo regionale del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, il premier Nechirvan Barzani e l’ex ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zebari. Al termine degli incontri istituzionali, focalizzati in particolare sul sostegno italiano ed europeo alle autorità curde nella gestione dell’emergenza umanitaria e della crisi di sicurezza, il capo del governo ha visitato un campo profughi nella regione che nelle ultime settimane ha accolto migliaia di famiglie in fuga dalle violenze. La crisi in corso in Iraq e la minaccia terroristica portata dallo Stato islamico è “una battaglia nel cuore dell’Europa”, che mette in pericolo “l’idea della convivenza”, ha detto il primo ministro prima di rientrare in Italia. Mentre Renzi si trovava a Erbil, le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato votavano a favore dell’invio di armi ai Peshmerga curdi per fronteggiare la minaccia terroristica portata dallo Stato islamico. Si tratta, secondo il premier, di un contributo “giusto”, così come l’invio di aiuti umanitari.
 
Allo stesso tempo, ha detto il capo del governo, è giusto l’intervento degli Stati Uniti, “cui va la gratitudine del popolo italiano”. Gli sfollati in fuga dalle violenze settarie, ha evidenziato ancora Renzi, devono restare in Iraq, parere condiviso in maniera “unanime” dalle autorità irachene e curde incontrate nel corso della visita odierna. L’Iraq, ha osservato il premier italiano, è stato per secoli una “casa di civilità”: “oggi c’è il rischio di consegnare una storia millenaria di convivenza al fanatismo e all’ideologia”. Per il capo del governo occorre difendere i profughi “non portandoli via da qui, ma consentendo a chi è rifugiato di tornare a casa”. “Un’Europa civile – ha concluso Renzi – si preoccupa di far sì che questi uomini e donne possano vivere in pace la propria terra”.
 
 
   
Renzi: è in corso una battaglia nel cuore dell'Europa
 

La crisi in corso in Iraq e la minaccia terroristica portata dallo Stato islamico è “una battaglia nel cuore dell’Europa”, che mette in pericolo “l’idea della convivenza”. Lo ha dichiarato il primo ministro Matteo Renzi al termine della visita a un campo profughi nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Si tratta dell’ultima tappa della giornata trascorsa dal premier in Iraq, dove si sono intensificate nelle ultime settimane le violenze connesse all’avanzata delle milizie qaediste dello Stato islamico e alle persecuzioni delle comunità cristiane e yazidi. “L’Italia – ha ribadito Renzi – autorizzerà l’invio di armi ai combattenti curdi”, un contributo “giusto” così come l’invio di aiuti umanitari. 

Allo stesso tempo, ha detto il capo del governo, è giusto l’intervento degli Stati Uniti, “cui va la gratitudine del popolo italiano”. Renzi ha sottolineato inoltre i progressi registrati nelle ultime settimane in Iraq sul piano politico, con il “passo indietro” dell’ex premier Nouri al Maliki e la nomina di Haidar al Abadi alla guida del prossimo esecutivo. Il premier italiano ha invitato quest’ultimo a “formare rapidamente un gabinetto all’altezza delle aspettative di tutto il popolo iracheno e anche dell’Europa”.

Gli sfollati in fuga dalle violenze settarie, ha evidenziato ancora Renzi, devono restare in Iraq, parere condiviso in maniera “unanime” dalle autorità irachene e curde incontrate nel corso della visita odierna. L’Iraq, ha osservato il premier italiano, è stato per secoli una “casa di civilità”: “oggi c’è il rischio di consegnare una storia millenaria di convivenza al fanatismo e all’ideologia”. Per il capo del governo occorre difendere i profughi “non portandoli via da qui, ma consentendo a chi è rifugiato di tornare a casa”. “Un’Europa civile – ha concluso Renzi – si preoccupa di far sì che questi uomini e donne possano vivere in pace la propria terra”.