Elezioni in Serbia
Il trionfo dei progressisti
 
Belgrado, 17 mar - (Agenzia Nova) - Le elezioni parlamentari anticipate della Serbia hanno un solo grande vincitore: è il Partito progressista serbo (Sns) di Aleksandar Vucic, capace di ottenere qualcosa come il 48,34 per cento dei voti e un totale di 158 seggi su 250, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Commissione elettorale della Repubblica serba (Rik). Un trionfo che potrebbe consentire all’Sns di controllare i due terzi del parlamento grazie all’appoggio degli 11 deputati delle minoranze e, quindi, attuare le riforme senza l’appoggio degli altri partiti. Le tre formazioni politiche che sono riuscite a superare la soglia di sbarramento del 5 per cento sono infatti nettamente più distanziate. La coalizione attorno al Partito socialista (Sps – Pups – JS) guidata dal premier uscente Ivica Dacic ha ottenuto il 13,51 per cento e 44 seggi, il Partito democratico (Ds) dell’ex sindaco di Belgrado Dragan Djilas ha registrato il 6,04 per cento delle preferenze e 19 seggi, mentre il Nuovo partito democratico (Nds) dell’ex presidente della Repubblica, Boris Tadic, chiude al quarto posto con il 5,71 per cento e 18 seggi.
 
Non hanno superato la soglia di sbarramento del 5 per cento, secondo i dati della Commissione elettorale della Repubblica serba (Rik): il Partito democratico di Serbia (Dss) con il 4,24 per cento, il Partito liberaldemocratico (Ldp) con il 3,35 per cento, l’Unione delle regioni di Serbia (Urs) con il 3,04 per cento, Dveri con il 3,57 per cento, il Partito radicale serbo (Srs) con il 2 per cento, la lista “Adesso basta” di Sasa Radulovic con il 2,08 per cento, la lista “Terza Serbia” con lo 0,46 per cento, Partito russo e Partito democratico con lo 0,18 per cento, Lista delle comunità nazionali Emir Elfic con lo 0,11 per cento, la lista “Coalizione di tutti i popoli e nazionalità” con lo 0,09 per cento. Relativamente bassa l’affluenza alle urne, pari 53,1 per cento.
 
In una conferenza stampa tenuta oggi a Belgrado, Vucic ha indicato nella metà di luglio il termine per l’approvazione delle leggi sul lavoro, le privatizzazioni e le procedure fallimentari. Vucic ha inoltre dichiarato che “per quanto lo riguarda” il ministro uscente delle Finanze Lazar Krstic “resterà al suo posto”. Vucic ha poi indicato come prioritaria la riforma di “alcune” aziende pubbliche. “Questo – ha detto Vucic – sarà il nostro maggiore problema. Alcune saranno privatizzate – ha aggiunto – perché non riescono ad andare al passo con la concorrenza”. Il processo, ha infine osservato il leader Sns, dovrà essere molto rapido. “Sono sicuro – ha concluso – che riusciremo a fare qualcosa”.
 
Secondo il presidente serbo Tomislav Nikolic, ex numero uno dell’Sns, sarà dunque Vucic il prossimo premier del governo serbo. “Prima deve terminare il processo elettorale – ha osservato – dopo di che verranno formati i gruppi in parlamento, e a quel punto dovremo parlare con ognuno di loro”. Secondo quanto riporta la stampa locale, Nikolic ha precisato che verranno ascoltati anche coloro che non sono entrati in parlamento, perché tutti rappresentano i cittadini della Serbia. Nikolic ha infine aggiunto che l’Sns ha dinanzi a sé un duro lavoro, per fare ciò che è stato rimandato per anni nel paese. Le elezioni, ha concluso il presidente, si sono svolte in un’atmosfera corretta e i risultati sono stati conformi alle sue aspettative..
   Il presidente del Partito progressista serbo, Aleksandar Vucic
 
Il voto a Belgrado
 
Belgrado, 17 mar - (Agenzia Nova) - Il Partito progressista serbo (Sns) ha conquistato 15 sui 17 municipi del comune di Belgrado alle elezioni locali che si sono tenute nella giornata di ieri. Lo rivelano alcune fonti di stampa, precisando che i progressisti avrebbero raccolto il 43,62 per cento delle preferenze. I due municipi di Vracar e Stari grad, tradizionali roccaforti del centro-sinistra, non avrebbero dato la vittoria ai progressisti ma la differenza con il Partito democratico non sarebbe grande. L’Sns avrebbe infatti ottenuto a Vracar il 24,04 per cento a fronte del 29,39 per cento del Partito democratico (Ds), mentre a Stari grad l’Sns avrebbe totalizzato il 25,43 dei voti a fronte del 26,32 dei Ds. Su tutto il comune di Belgrado i democratici avrebbero ottenuto il 15,7 per cento, il Partito socialista serbo (Sps) l’11,49 per cento, il Partito democratico di Serbia (Dss) il 6,39 per cento. Nessun altro partito avrebbe superato la soglia di sbarramento per entrare nell’assemblea cittadina.    
 
Intervista agli osservatori italiani
 
Belgrado, 17 mar - (Agenzia Nova) - L’Italia è vicina alla Serbia e al suo percorso d’integrazione europea. E’ quanto dichiarato dall’onorevole Vincenzo Amendola, capogruppo del Partito democratico (Pd) della III Commissione Affari esteri della Camera dei deputati, in un’intervista a “Nova”. Amendola ha partecipato ieri alle operazioni di monitoraggio degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). “Noi italiani – ha detto Amendola – eravamo la delegazione più importante, ed è il segno di un’attenzione alla politica serba, e di interesse dell’Italia per la Serbia, non solo per vicende storiche del passato ma anche per una prospettiva comune futura”.
 
Le elezioni, ha aggiunto Amendola, si sono svolte in modo regolare, ma sono anche state caratterizzate da un alto indice di astensionismo che deve far riflettere la classe politica interna. “Abbiamo inoltre notato, per noi progressisti di centrosinistra - ha proseguito - una divisione nell’opposizione che ci fa preoccupare, perché tradizionalmente come Partito democratico eravamo vicini ai democratici serbi. Speriamo che questa lezione elettorale dia anche una spinta per una riunificazione nelle opposizioni”. Amendola ha così commentato il risultato ottenuto dal Partito democratico (Ds) di Dragan Djilas e dal Nuovo partito democratico (Nds) dell’ex presidente serbo Boris Tadic, entrambi sotto il 6 per cento a fronte del 48,2 per cento del Partito progressista serbo (Sns).
 
“Abbiamo un partito conservatore – ha osservato Amendola – che ha in mano le redini di un processo importante per questo paese. L’opposizione – ha aggiunto – deve ricostruirsi in termini di coalizione e in termini di comune accordo tra la leadership. Non diamo naturalmente lezioni dall’esterno – ha precisato – ma crediamo in un processo di europeizzazione della politica, e quindi nelle famiglie europee, nel caso nostro quella socialista e democratica. In questo senso ovviamente daremo una mano in amicizia e con il dialogo affinché questo si ricomponga”. L’obiettivo dell’integrazione europea per la Serbia, ha infine ricordato Amendola, “è l’obiettivo principale su cui l’Italia innanzitutto spingerà, anche più degli altri partner. Siamo un interlocutore privilegiato non solo per un’amicizia storica, ma anche per l’aiuto che le nostre imprese italiane, presenti qui, danno per una ricostruzione di una società di mercato più libera e più equa”.
 
L’Italia dunque, ha ribadito Amendola, seguirà attentamente il dossier europeo della Serbia e tutti gli elementi più difficili che contiene, come il dialogo con il Kosovo e la normalizzazione dei rapporti con i paesi vicini. “L’Italia – ha precisato Amendola – sarà anche presidente di turno dell’Ue nel prossimo semestre, e la Serbia è per noi una priorità nell’ambito del processo dell’allargamento”. Riguardo alla questione del Kosovo, Amendola ha infine ricordato come l’Italia sia riconosciuta come un paese storicamente capace di parlare con tutti gli interlocutori dell’area, e come forza facilitatrice del dialogo. Anche in questo senso, ha concluso Amendola, l’Italia potrà avere un ruolo fondamentale come forza che costruisce il dialogo fra le parti.
 
   L'onorevole Vincenzo Amendola
L’atmosfera in cui si sono tenute le elezioni in Serbia è stata più che soddisfacente. Lo ha dichiarato oggi il senatore italiano Luigi Compagna del Nuovo centro destra (Ncd), che ha guidato la missione a Belgrado degli osservatori dell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce) nell’ambito del voto parlamentare anticipato tenuto ieri nel paese. “Quello che possiamo constatare dal punto di vista dell’Osce – ha aggiunto – è che la democrazia parlamentare è la medicina migliore. Una storia nazionale come quella serba, lacerata negli ultimi decenni da estremismi, trova ora un risultato di equilibrio e stabilità”. Il senatore ha commentato, in un’intervista a "Nova", i risultati che vedono il Partito progressista serbo (Sns) in schiacciante vantaggio con quasi il 49 per cento delle preferenze, a fronte dei risultati ottenuti da forze quali il Partito democratico (Ds) e il Nuovo Partito democratico (Nds), entrambi sotto il 6 per cento.
 
Si tratta di un risultato di stabilizzazione e consolidamento rispetto a quello delle elezioni precedenti di due anni fa, ha osservato Compagna, mentre sul fronte dell’opposizione è avvenuta una frammentazione molto significativa. Il sistema politico serbo, ha infine osservato Compagna, prevede un presidenzialismo simile a quello adottato in Austria o in Portogallo, dove il capo dello Stato è un’autorità di potere neutro ma eletta direttamente dal popolo. “Da questo punto di vista il risultato di stabilità segna un punto a favore della personalità del presidente serbo Tomislav Nikolic – ha osservato Compagna - proprio per il modo discreto in cui ha svolto le sue funzioni”. A proposto del Partito progressista serbo, il senatore italiano ha osservato come il profilo “sembra e vuole essere vicino a quello della grande famiglia europea dei popolari”.
 
Il caso della Serbia è assimilabile, ha osservato Compagna, a quello di altri paesi che non provengono da esperienze tipiche occidentali. Le tre grandi famiglie dei partiti politici europei, dunque, dovranno essere in grado in questi paesi di promuovere formazioni politiche che abbiano la stabilità e la credibilità democratica che hanno queste tre famiglie. “Personalmente – ha infine aggiunto - mi consenta un plauso alla vittoria dei ‘cugini’ del popolarismo europeo, ma anche di essere un po’ preoccupato per il cedimento eccessivo sul fronte dell’opposizione da parte dei democratici”. L’apertura e la speranza di questi paesi all’Unione europea è un fattore positivo, ha infine dichiarato Compagna, “ma questo deve voler dire – ha concluso - anche avere dei soggetti politici di tipo europeo”.
   Il senatore Luigi Compagna
     
Le reazioni dei partiti    
     
Belgrado , 18 mar 18:45 - (Agenzia Nova) - Il vicepremier uscente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato di essere pronto a dialogare con tutti, “anche con i partiti tradizionalmente d’opposizione”. E’ quanto affermato da Vucic, dopo la vittoria schiacciante del Partito progressista serbo (Sns) da lui guidato, commentando la formazione della prossima coalizione di governo. L’Sns, che ha ottenuto 158 seggi in parlamento su un totale di 250, ha di fronte a sé più opzioni per comporre il prossimo esecutivo. Vucic ha già fatto sapere, nel corso della campagna elettorale, di non volere un governo monopartitico ma di cercare alleanze, che dovranno essere, precisa ora, individuate “sulla base di obiettivi comuni di interesse nazionale”.
 
Vucic si è detto pronto a dialogare con il leader del Partito socialista serbo (Sps) Ivica Dacic, con il leader del partito democratico (Ds) Dragan Djilas, con quello del Nuovo partito democratico Boris Tadic (Nds) ma anche con le minoranze nazionali che sono entrate in parlamento. “Non escluderei la possibilità ha concluso - che più partiti entrino nel nuovo governo”. Il risultato elettorale ha però portato a diverse reazioni all’interno della compagine politica, sia fra coloro che hanno superato la soglia di sbarramento che fra quelli che per la prima volta si ritrovano fuori dall’assemblea nazionale. L’attuale premier uscente Ivica Dacic, leader del partito socialista, si è detto “pronto a rispondere” ad un’eventuale chiamata di Vucic, e a discutere i termini di un nuovo governo che comprenderebbe le due forze già alleate nel precedente esecutivo.
 
Dacic ha commentato il risultato del 13,51 per cento ottenuto dalla sua coalizione definendolo “un successo storico”, che va a consolidare la posizione dei socialisti sulla scena politica serba. “Abbiamo raggiunto forse il risultato più sorprendente – ha detto Dacic – che supera quello delle elezioni precedenti del 2012. E’ una soddisfazione – ha aggiunto – per la politica che abbiamo condotto”. Le elezioni hanno visto superare la soglia di sbarramento anche da parte della nuova forza politica fondata dall’ex presidente serbo Boris Tadic, il Nuovo partito democratico (Nds). Tadic ha definito il risultato, che lo vede al 5,71 per cento, come “obiettivamente ottimo”, anche se ha aggiunto di non sentirsi pienamente soddisfatto.
 
 

 Il leader dei socialisti, Ivica Dacic

Il risultato – ha osservato – è buono se pensiamo alle circostanze attuali, dove partiti che esistono da secoli non sono entrati in parlamento”. Riguardo alla posizione che il partito potrà assumere, se al governo o fra i banchi dell’opposizione, Tadic ha replicato di avere trascorso la campagna elettorale “rispondendo a domande senza senso” su un eventuale accordo segreto fra lui e Vucic. La responsabilità per tutte le domande veramente importanti, ha aggiunto, è ora sulle spalle dell’Sns, che ha la maggioranza assoluta in parlamento. La formazione politica di Tadic nasce dall’uscita di quest’ultimo, a poche settimane dalla corsa elettorale, dal Partito democratico (Ds) di cui è stato leader per anni.
 
Il risultato dei Ds si avvicina a quello raggiunto dall’ex presidente, con una percentuale di 6,04 punti, e il loro leader, Dragan Djias, è al momento l’unico che esclude categoricamente una possibile alleanza con Vucic. “Saremo la più forte voce d’opposizione in parlamento – ha detto Djilas –, sostenendo quello che ci sembra positivo e criticando ciò che invece ci sembrerà dannoso per il paese e per la società”. Lo stesso concetto è stato ribadito successivamente dall’esponente Ds Borislav Stefanovic nella giornata di oggi, in risposta all’ipotesi di dialogo avanzata dal leader Sns. “Lo abbiamo detto nel corso della campagna elettorale – ha detto Stefanovic – e ribadiamo ora che resteremo all’opposizione. Lasciamo ad altri l’ingresso nel governo”. Alla Serbia, ha osservato Stefanovic, è necessario avere un’opposizione, per quanto indebolita. I progressisti, ha infine dichiarato Stefanovic, hanno ottenuto un enorme sostegno, ed è quindi ora che si assumano la piena responsabilità.
 
L’ultima forza in gioco nominata da Vucic sono le minoranze, rappresentate da domenica da tre forze in parlamento. La forza che rappresenta la minoranza albanese del Presevo, il Partito per le attività democratiche (Pdd), ha ottenuto infatti due seggi. Reza Halimi, leader della forza politica, ha dichiarato di non avere ricevuto ancora nessun invito ad un colloquio ma di essere pronto a discutere con l’Sns. Dello stesso tono è la dichiarazione del leader di Sangiaccato – Sulejman Ugljanin (Sda), ch ha ottenuto tre seggi, mentre l’Unione degli ungheresi di Vojvodina (Svm) ha già dato un ultimatum attraverso il vicepresidente Bojan Kotres. La forza politica, che fra le minoranze è la più importante con 6 seggi in parlamento, non accetterà un invito ad entrare nel governo se al suo interno ci dovesse essere l’Sps di Dacic.
 
“La nostra opposizione nei confronti dei socialisti è chiara – ha detto Kotres in un’intervista a ‘Danas’ – non abbiamo litigato con loro, ma sono loro ad averci percossi, arrestati e uccisi negli anni Novanta”. Fra gli “esclusi eccellenti” di questa tornata elettorale si contano invece il Partito liberaldemocratico (Ldp), il Partito democratico di Serbia (Dss) e l’Unione delle regioni di Serbia (Urs). Il leader Ldp, Cedomir Jovanovic, ha ammesso apertamente la “delusione” per un risultato che si ferma al 3,35 per cento, ma ha promesso una rimonta che porterà i liberali ad essere “un partito di cui non si potrà fare a meno alle prossime elezioni”. A promettere battaglia per le prossime elezioni locali che si terranno è anche la dirigenza Dss, mentre il leader dell’Urs, Mladjan Dinkic, ha scelto l’opzione delle dimissioni.
 
La decisione è stata confermata nel corso della riunione avvenuta oggi dell’organo di presidenza del partito. L’ex ministro dell’Economia aveva già ipotizzato le dimissioni nella serata di domenica, alla luce dei risultati elettorali che non hanno consentito all’Urs di superare la soglia di sbarramento del 5 per cento. L’Unione delle regioni, aveva precisato Dinkic , ha bisogno di una persona più capace alla sua guida. “Forse – aveva concluso – è arrivato il momento che mi ritiri dalla vita politica”. Il partito sarà ora guidato dai componenti della presidenza, Verica Kalanovic e Veroljub Stefanovic, in attesa che venga organizzata l’elezioni di un nuovo presidente. Dinkic ha dichiarato di assumersi la responsabilità personale dei risultati delle elezioni parlamentari, che hanno visto l’Urs fermarsi al 3,04 per cento.
 

 Il leader dei Ds, Dragan Djilas

     
La sconfitta dell'opposizione    
     
Belgrado, 19 mar - (Agenzia Nova) - Il leader del Partito democratico di Serbia (Dss) ha dato le dimissioni da capo della forza politica. Secondo quanto riporta la stampa locale, la ragione è data dal risultato elettorale dello scorso 16 marzo, che ha visto i Dss non superare la soglia di sbarramento del 5 per cento, fermandosi al 4,24 per cento, e non entrare dunque nel parlamento nazionale. La presidenza del partito ha stabilito che Kostunica verrà sostituito da Aleksandar Popovic, già candidato sindaco per il comune di Belgrado, fino alle prossime elezioni interne. “E’ la prima volta che il partito non entra in parlamento”, ha dichiarato Kostunica in una nota diffusa ai media nazionali. “Per questo è mio obbligo – ha proseguito – ritirarmi e dare le dimissioni da presidente del Dss. Per la Serbia – ha concluso Kostunica – ho fatto tutto quello che ho potuto e quello che il senso del dovere mi ha dettato”. Il partito, ha infine precisato Kostunica, si è presentato con un programma politico ed economico che avrebbe dovuto rendere possibile la ripresa economica del paese, tutelare gli interessi nazionali e proteggere l’identità culturale e spirituale del popolo serbo. “Questa voce – ha concluso Kostunica - le cui posizioni critiche verso l’integrazione europea sono note, e l’idea di neutralità politica, per volontà dei cittadini non si potrà più sentire all’interno del parlamento serbo”.
 
Anche i componenti della presidenza del partito democratico (Ds) della sezione di Novi Sad, capoluogo della provincia autonoma serba della Vojvodina, hanno annunciato le dimissioni. Secondo quanto riporta la stampa locale, il presidente della sezione cittadina, Ilija Cosic, ha motivato la decisione con il risultato ottenuto alle elezioni parlamentari del 16 marzo. “Non siamo soddisfatti di un risultato – ha detto Cosic – che si può definire catastrofico. E’ dunque nostro dovere morale presentare le dimissioni”. Il prossimo 25 marzo, ha aggiunto, si terrà una seduta in cui verranno analizzati i dati elettorali. “Abbiamo concordato – ha poi reso noto Cosic – che dopo le dimissioni proporremo di indire nuove elezioni interne”. La portavoce dei Ds a Novi Sad, Jadranka Jovisic, ha precisato che le dimissioni dovranno essere accolte dagli esponenti Ds del gruppo cittadino. “La presidenza – ha precisato – non può da sola rassegnare le dimissioni, poiché queste devono essere successivamente accettate”. Le elezioni parlamentari di domenica hanno visto a Novi Sad il Partito progressista serbo (Sns) arrivare al 46,28 per cento, a fronte di una media nazionale del 48,34 per cento. Il Partito democratico (Ds) ha ottenuto il 6,08 per cento, in linea con la media nazionale del 6,08 per cento. 
 
Alcuni esponenti del Partito democratic sarebbero intenzionati a chiedere la sostituzione del leader della forza politica, Dragan Djilas. Secondo il quotidiano “Vecernje novosti”, l’ex ministro della Difesa Dragan Sutanovac e Balsa Bozovic intendono chiedere la sostituzione di Djilas, se questi non presenterà le dimissioni. La richiesta verrebbe presentata il 30 marzo alla seduta del comitato centrale dei Ds. I due funzionari avrebbero l’appoggio della sezione di Belgrado e nella Serbia centrale, per esercitare pressioni su Djilas affinché si ritiri. Il quotidiano precisa inoltre che Sutanovac intenderebbe candidarsi alla presidenza Ds nel corso della prossima assemblea elettiva del partito. Quest’ultima dovrebbe tenersi entro i prossimi sei mesi. Il Partito democratico ha ottenuto nelle elezioni di domenica scorsa una percentuale pari al 6,04 per cento, a fronte del 22,07 per cento delle elezioni del 2012.
   L'ex capo dei Dss, Vojislav Kostunica