In viaggio verso nord
Il Gruppo Navale al lavoro per gli orfani di Maputo   
 
 
Maputo, 31 gen - (Agenzia Nova) - Fuori dalla città di cemento, Maputo, la capitale del Mozambico, cambia volto. Basta percorrere quindici chilometri per trovarsi a Hulene B: un fazzoletto di terra stretto tra l’aeroporto e la “lixeira”, la grande discarica a cielo aperto. Il “quartiere dei rifiuti”, così viene chiamato, è una delle zone più popolose della città. Una baraccopoli maleodorante fatta di miseria e amianto, retaggio dell’esplosione urbana e della lunga guerra civile. Qui ogni giorno circa un migliaio di persone fruga tra i rifiuti alla ricerca di qualsiasi cosa possa ancora avere un valore. E qui, tra le pozze di fango e i fumi della discarica, suor Linda si prende cura dei malati e dei bambini soli al mondo. La “Casa da alegria” è una grande struttura gestita delle suore missionarie della carità di Madre Teresa di Calcutta. Un orfanotrofio a ridosso della discarica, perché è lì, in mezzo alla plastica e agli scarti, che le mamme abbandonano i loro bambini. Sono martoriati dai segni della tigna e della scabbia e la maggior parte di loro combatte ogni giorno con l’aids e la tubercolosi. Suor Linda sorride e allarga le braccia: “C’è Dio che provvede, lo ripeteva sempre Madre Teresa”. Ma in certi momenti deve essere dura anche per lei. Indica una stanza con due lettini oltre il dormitorio e la distesa di culle. “Lì è dove mettiamo i malati terminali”, dice.
 
In questi giorni alla “casa dell’allegria” è arrivato un aiuto in più. Alcuni uomini del 30mo Gruppo Navale Cavour, che dal 24 gennaio al primo febbraio ha fatto tappa al porto di Maputo, si sono messi al lavoro per dare il loro contributo e regalare un po’ di serenità ai cento piccoli ospiti della struttura. Volontari di ogni grado che dopo giorni di navigazione rinunciano alla franchigia, regalando il loro tempo e il loro sudore ai più bisognosi. In cambio solo i sorrisi dei bambini e la soddisfazione di vederli giocare sull’altalena appena costruita. All’orfanotrofio sono arrivati dieci militari della fregata Bergamini: “Hanno aggiustato la cisterna dell’acqua, comprato un condizionatore e un calorifero nuovi, portato le medicine che mancavano”, spiega suor Linda. In Mozambico i militari sono stati impegnati in diverse strutture. Arriviamo all’ “Infantario Primeiro de Maio” e li troviamo intenti ad aggiustare le zanzariere e ad allestire un piccolo parco giochi. Di cose da fare ce ne sono ancora molte: il frigorifero non va e viene usato come dispensa, il bagno perde acqua e molte finestre sono senza i vetri.
 
Qui dell’Italia hanno un buon ricordo. All’ingresso c’è una targa in onore di Walter Veltroni che anni fa ha donato alla struttura la mensa e l’ambulatorio. Entriamo in una stanza con una finestra rotta, c’è solo un bambino steso sul letto mentre gli altri sono fuori a giocare. “I genitori l’hanno lasciato qui perché credevano avesse problemi mentali e non lo volevano con loro. In realtà soffre di epilessia”, ci spiegano. In Mozambico gli orfani di età compresa tra 0 e 17 anni, sono circa due milioni. Spesso sono vittime dell’ ignoranza e della povertà e meno dell’1 per cento di loro avrà la possibilità di essere adottato e crescere in una famiglia. A Maputo la media della adozioni è di 52 bambini all’anno, quasi tutti neonati e di sesso femminile. Un dato ancora in calo su cui pesa il divieto delle adozioni internazionali come misura per contrastare il traffico di minori. Nei giorni scorsi circa 500 bambini degli orfanotrofi sono stati visitati a bordo della nave rifornitrice Etna dove la Fondazione Francesca Rava si occupa di chi ha problemi alla vista. Gli occhiali vengono prodotti a bordo e i bambini scelgono la montatura tra diverse alternative colorate.
 
“L’emozione più grande? Vedere il sorriso dei bimbi quando mettono a fuoco il mondo per la prima volta”. Giorgio Dainotto, a bordo, è il responsabile della fondazione. All’interno della nave dove è stato allestito il laboratorio il clima è gioioso, ci sono i palloncini e i cartoni animati ma anche i momenti difficili. “Come quando abbiamo diagnosticato a una bambina di tre mesi un retinoblastoma, un tumore maligno che era già costato la vita al suo fratellino”, racconta Dainotto. La collaborazione con la Marina Militare italiana è iniziata ad Haiti durante il terremoto del 2010 e proseguirà nelle prossime otto tappe della missione che vede le navi del 30mo Gruppo impegnate in Africa. Finora i bambini visitati a bordo sono stati 900. Per molti di loro un paio di occhiali significa uscire dal grigio delle miniere e poter tornare a scuola.
 
Dal suo arrivo nel continente africano, il 10 gennaio scorso, la missione del 30mo Gruppo Navale è entrata nella sua seconda fase che vede in prima linea l’aspetto umanitario. Protagonisti delle tappe in Kenya, Madagascar e Mozambico sono stati Operation Smile, la Fondazione Francesca Rava e le infermiere volontarie della Croce Rossa italiana. Ma anche i militari stessi che si sono rimboccati le maniche per dare una mano ai bambini meno fortunati. 
 
 

 Un bambino di Maputo (Wikimedia)

 

 

 LE TAPPE PRECEDENTI

 

 05.01.2014 - In azione nell'Oceano Indiano

 02.01.2014 - Capodanno di beneficenza

 26.12.2013 - Auguri ai Marò

 26.12.2013 - Dubai la città dei record

 23.12.2013 - Le aziende della difesa in Oman

 18.12.2013 - La Cavour in Qatar

 13.12.2013 - La Cavour in Kuwait

 09.12.2013 - Il Bahrein e le eccellenze italiane

 04.12.2013 - Il giorno di Santa Barbara 

 01.12.2013 - L'ultraleggero italiano

 26.11.2013 - Salvataggio in mare

 25.11.2013 - La squadra navale nel Golfo di Aden

 25.11.2013 - La Cavour salpa da Gedda

 22.11.2013 - Intervista all'ambasciatore Boffo

 19.11.2013 - La Cavour a Gedda

 18.11.2013 - L'ospedale navigante

 16.11.2013 - Le donne della Cavour

 13.11.2013 - Partita la missione Cavour

 05.11.2013 - Sistema paese via nave

La Cavour a Città del Capo, intervista all'ambasciatore Schioppa
   
 
Da bordo della portaerei Cavour, 11 feb - (Agenzia Nova) - Il viaggio del 30mo Gruppo Navale continua verso nord. Dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza la portaerei Cavour, la rifornitrice Etna e la fregata Bergamini hanno fatto sosta nella dinamica e cosmopolita Città del Capo, eletta quest’anno capitale mondiale del design. Qui l’11 febbraio di ventiquattro anni fa, Nelson Mandela, con il suo primo discorso pubblico dalla balconata del municipio, annunciava l'inizio di una nuova era per il Sudafrica. Oggi il paese “culla del genere umano” è “una potenza economica emergente e il più importante paese dell’Africa”. Sono le parole dell’ammiraglio Paolo Treu che nella conferenza stampa di presentazione della campagna navale ha sottolineato l’importanza delle relazioni tra il nostro Paese e la “Rainbow Nation”, la nazione multiculturale post apartheid, dove attualmente sia aprono nuovi e interessanti scenari economici per l’Italia.
 
“La campagna ‘Sistema paese in movimento’ è un’importante occasione per mostrare che l’Italia non è solo il paese del buon cibo, delle belle donne o delle macchine di lusso. Occorre saper mostrare le cose che facciamo e saperle anche promuovere. E questa missione è un buon esempio di come questo si può fare”. Ne è convinto l’ambasciatore italiano a Pretoria, Vincenzo Schioppa, secondo il quale “se l’Africa è il protagonista dei prossimi anni, il Sud Africa è il paese da cui partire. Un paese considerato tra i primi tre paesi al mondo per struttura bancaria, il secondo per struttura assicurativa, con una capacità produttiva e terziaria molto elevata.
 
“Gli statunitensi – continua l’ambasciatore – hanno 600 aziende qui. L’Italia era in una posizione di relativa stabilità tra i primi partner fino al 2001/2002. Poi c’è stato un momento di distrazione dei nostri industriali che hanno preferito mercati più facili. Qui non si fanno enormi profitti ma bisogna considerare il Sud Africa come la testa di ponte per un mercato che ha 360milioni di abitanti. Se si produce qui in collaborazione con un partner locale si può, infatti, esportare in tutta l’Africa subsahariana (14 paesi con una classe media che sta aumentando e un potere d’acquisto molto forte) godendo dell’esenzione dai dazi doganali, generalmente molto elevati a causa del protezionismo. Un’idea – spiega l’ambasciatore – accolta da diverse aziende partner della missione, come Fincantieri e Federlegno”.
 
“In Sud Africa c’è una comunità molto consistente di italiani. Una comunità relativamente recente – parliamo del secondo dopoguerra – ma particolarmente dinamica e molto ben inserita in tutti i gangli della vita civile. Una comunità che ha partecipato, insieme all’Italia come nazione, al sostegno nella lotta contro l’apartheid. Circa 35mila passaporti, il che vuol dire un numero ancora maggiore di persone legate all’Italia”. Un capitale importante, secondo Schioppa, che “è nostro dovere mantenere e sviluppare”. E una via è proprio quella della condivisione umanitaria. “L’aspetto più interessante e particolare di questa campagna – continua Schioppa – è proprio questa unione di privato, pubblico e ong”. I pensieri dell’ambasciatore vanno alla nave della solidarietà che nel 1978 portò gli aiuti umanitari ai popoli del Mozambico, della Namibia e del Sud Africa. “Qui c’è gente che si ricorda di quelle iniziative in maniera molto vivida. Lì furono dei privati a organizzare l’operazione con una nave carica di viveri. 
   L'ambasciatore italiano in Sudafrica, Vincenzo Schioppa