Intervista a Edi Rama
L'appello alle imprese italiane, "emigrate da noi"
 
Roma, 12 dic - (Agenzia Nova) - Per le imprese italiane “è giunto il momento di emigrare in Albania” perché “non esiste un paese così vicino in grado di offrire una tassazione tanto conveniente”. E’ questo l’appello lanciato dal primo ministro albanese, Edi Rama, in un’intervista esclusiva concessa a “Nova” in occasione della sua visita a Roma. “Per il settore privato e le imprese abbiamo studiato una tassa su due livelli. Le piccole e medie imprese beneficeranno di una riduzione del 25 per cento della tassazione sui profitti, la cosiddetta corporate income tax, che passerà dal 10 al 7,5 per cento. Per le medie e grandi imprese attueremo un aumento dal 10 al 15 per cento, ma si tratta comunque di una tassa bassa, gestibile e assolutamente competitiva”, afferma l’ex sindaco di Tirana, da tre mesi a capo del governo albanese con una delle più ampie maggioranze d’Europa, ben 84 deputati su 140. “Non credo che per gli imprenditori italiani che ci sia un paese così vicino e con una tassazione di questo tipo. Per questo dico, scherzando ma non troppo, che per le imprese italiane è giunto il momento di emigrare in Albania”.
 
Il nuovo governo Rama sta studiando anche delle misure per rimborsare i debiti che lo Stato deve alle imprese. “Questo punto è la novità più importante del programma con il Fondo monetario internazionale (Fmi)”, afferma Rama. “Ci assumeremo l’onere di ripagare tutti i debiti di varia natura, lavori non pagati, servizi non pagati, Iva non restituita e così via, che il governo ha nei confronti delle imprese. Io credo - aggiunge il capo del governo albanese - che se vogliamo che le imprese siano davvero responsabili verso lo Stato, dobbiamo innanzitutto avere un governo e uno stato responsabile verso le imprese”. L’ammontare del debito, solo per i lavori pubblici realizzati dalle imprese per conto dello Stato, risulta essere, come confermato dall’audit condotto dalla internazionale Deloitte&Touche, di circa 175,5 milioni di euro. Di oltre 200 milioni di euro, invece, è il debito che lo Stato deve per il rimborso dell’Iva o che i comuni e le istituzioni pubbliche hanno nei confronti di terzi.
 
La scorsa settimana, inoltre, l’Ufficio Commerciale dell’ambasciata italiana, in accordo con gli altri attori istituzionali del sistema Italia, ha consegnato al premier Rama un documento, di cui “Nova” ha ottenuto una copia, in cui si lamenta la persistenza di alcune lacune giuridiche e soprattutto la discontinuità, le incertezze e le difformità a livello applicativo. “Grazie a questa mutua responsabilità (tra Stato e imprese, ndr) possiamo creare un partenariato per combattere e abbattere tutte le procedure stupide e assurde”, spiega ancora il capo del governo albanese. “Abbiamo aperto un concorso - aggiunge Rama - domandando alle imprese di presentare la procedura più stupida con cui abbiano mai avuto a che fare: le dieci procedure più assurde saranno subito abolite”.
 

Il premier albanese, Edi Rama, con il capo del governo italiano, Enrico Letta

© Laboratorio fotofragico Palazzo Chigi

 
Le riforme economiche
 
Tra le nuove misure allo studio del governo spicca l’introduzione della tassazione progressiva, che dovrebbe sostituire l'imposta fissa del 10 per cento adottata dal precedente governo di centro destra e tuttora in vigore. “Non credo al mito della cosiddetta ‘flat tax’. Noi vogliamo e introdurremo la tassazione progressiva solo sui salari: chi prende meno pagherà meno, chi prende di più pagherà di più. In questo modo abbasseremo le tasse per il 97 per cento di coloro che percepiscono uno stipendio”, dichiara ancora il primo ministro albanese. La formula proposta dal ministero delle Finanze prevede una tassazione progressiva che parte dall’esenzione per i salari mensili fino a 30 mila lek (circa 214 euro) fino ad un livello del 25 per cento per gli stipendi superiori a 150 mila lek (circa 1.070 euro). Chi ha un reddito mensile di 100 mila lek (circa 713 euro) sarà soggetto ad una tassazione del 15 per cento. Per chi invece ha un reddito da 100 mila lek fino a 150 mila lek pagherà il 20 per cento, mentre chi ha introiti superiori a 150 mila lek pagherà il 25 per cento.
 
 
La visita del premier albanese a Roma avviene in un momento economicamente difficile per il paese delle Aquile. Lo stesso Rama ha detto pochi giorni fa che la situazione finanziaria del suo paese è "seriamente preoccupante". La Banca mondiale potrebbe concedere fino a 200 milioni di dollari di credito a sostegno del suo governo, ma allo stesso tempo si dice preoccupata dell'alto tasso di debito pubblico e della sua stabilità. “E’ una situazione preoccupante ma non è una situazione senza via d’uscita”, afferma Rama. “Noi - prosegue il capo del governo albanese - siamo molto confortati dal programma che stiamo finalizzando con il Fmi e la Banca mondiale. La stessa natura del programma è confortante: non si tratta di austerity ma di un programma flessibile di crescita. Noi siamo pronti ad imbarcarci in questo percorso di responsabilità verso il futuro del paese, ma senza uccidere le speranze del presente”.
  Il capo del governo albanese, Edi Rama
 
La strada verso l'Europa
 
Il tasso di apprezzamento dell’Ue da parte dei cittadini albanesi è più alto che negli stessi Stati membri, al punto che lo stesso Rama ha più volte dichiarato che "l'Albania è il paese più europeista d'Europa". Tuttavia, questo entusiasmo potrebbe non bastare per convincere i paesi tradizionalmente più scettici nei confronti dell'allargamento, come Germania, Regno Unito e Olanda, che vedono nella corruzione uno dei maggiori ostacoli all'ingresso del suo paese nella famiglia europea. “La corruzione - spiega Rama - è un problema importante ma che si sta trattando in una maniera che tutti stanno apprezzando, anche i paesi tradizionalmente più scettici. Questo ci fa piacere e ci dà l’energia e l’entusiasmo per continuare con maggiore convinzione, proprio perché abbiamo avuto dei risultati tangibili.
 
In fin dei conti, continua il premier, "io credo che il problema sia l’Europa stessa, nel senso che c’è un euroscetticismo e degli estremismi che fanno male e anche paura. Ci sono delle società sempre più divise su questo e ci sono anche degli Stati che hanno delle posizioni di disincanto verso l’allargamento. Per me è tutto da vedere e la partita non è finita. Finora noi siamo stati all’altezza del nostro compito: questo è un nuovo governo, con un nuovo programma, nuove energie e volontà per combattere i problemi che abbiamo ereditato”.
  Il premier albanese Edi Rama nell'Europarlamento di Bruxelles
 
Le armi chimiche siriane
 
Il capo del governo albanese ha dovuto affrontare la spinosa questione dello smaltimento delle armi chimiche siriane, decidendo infine di non accogliere sul territorio del paese il gas sarin del regime di Damasco. Gli Stati Uniti si sono detti “delusi” da questa decisione. “Penso che abbiamo fatto la scelta giusta. Non abbiamo potuto creare insieme ai nostri amici e partner americani le condizioni per mettere l’Albania nella posizione di reggere l’urto di immagine che era ovvio si sarebbe verificato, perché c’era tanta incomprensione sulla questione anche livello internazionale”, dichiara l’ex sindaco di Tirana.
 
“L’Albania era sola - prosegue Rama - e non è vero che questa operazione era legata alla povertà e alla debolezza del paese: si tratta di una questione molto importante per l’intera umanità e l’Albania avrebbe potuto giocare un ruolo importante come cittadino globale. Sta di fatto che da soli non potevamo entrare in questa operazione, perché l’urto sulla nostra immagine ci avrebbe potuto danneggiare seriamente”.
   
 
Lo strano caso di Lazarat    
     
Spazio, infine, alla vicenda di Lazarat, villaggio a 240 chilometri dalla capitale Tirana noto per la produzione record di marijuana, stimata in oltre 900 tonnellate all’anno. Nessuno fino adesso è riuscito ad intervenire e fermare quest'attività. Rama, tuttavia, ha escluso ogni forma di legalizzazione delle droghe leggere come avvenuto in Uruguay. “Non credo - afferma Rama - che l’Albania possa permettersi questo discorso in un momento di fragilità, di mancanza di strutture e di sviluppo sostenibile. Io penso che la questione di questo famoso villaggio sia più complessa del semplice fatto che c’è un castello dove non entra nessuno".
 
La coltivazione della marijuana nel villaggio di Lazarat, conclude Rama, "è legata alla povertà e all’impossibilità di fare altro, si tratta di una situazione sociale veramente difficile. Lo Stato lì ha sempre fallito, perché ha sempre pensato a reprimere e non a fornire alternative. Noi vogliamo intervenire ma combinando le due cose. Bisogna creare spazi perché la gente possa costruire una vita diversa e possa avere una vita sostenibile tramite il lavoro e la produzione normale, non illegale”. (Asc)