L'agricoltura in Romania
A Bucarest le prospettive dell’agroalimentare
 
Bucarest, 04 dic - (Agenzia Nova) - Il settore agricolo romeno è strategico sia per la crescita economica della Romania che per l'incremento della presenza imprenditoriale italiana, già significativa: si tratta solo di una delle conclusioni emerse oggi dal convegno “Il futuro dell'agricoltura in Romania fra strumenti comunitari e finanziari” organizzato dalla Camera di commercio italiana per la Romania (Ccipr) con il patrocinio dell'ambasciata italiana a Bucarest. Fra i relatori invitati a questo appuntamento ormai annuo col settore agricolo erano presenti il ministro dell'Agricoltura romeno, Daniel Constantin, il consigliere per strategie economiche del primo ministro Victor Ponta, Dante Stein, l'ambasciatore d'Italia a Bucarest, Diego Brasioli, il presidente della Camera di commercio italiana per la Romania, Roberto Scagnoli, la rappresentante dell'Agenzia romene per i pagamenti nell'agricoltura, Raluca Daminescu, l'imprenditore italiano Piero Francisci e gli avvocati dello studio legale Tonnuci & Partners, Ines Popa e Cecilia Badea.

Il settore agricolo romeno contribuisce annualmente in media al 7,9 per cento del Pil di Bucarest, un dato di una certa importanza se si tiene conto che la media europea è dell’1,9 per cento. La Romania impiega quasi il 30 per cento della forza lavoro del paese, il più grande tasso dell'Unione europea, quasi tre volte in più rispetto alla Bulgaria e quasi allo stesso livello della Cina, ma le aziende agricole del paese balcanico registrano un fatturato annuo medio di circa 2 mila euro, mentre la media europea è di 25 mila euro. Sono stati rilevati, inoltre, i tempi d’attesa troppo lunghi per un imprenditore interessato a investire nel settore dal momento del suo arrivo nel paese sino all’effettivo avvio dell’attività con i procedimenti burocratici che possono variare fra gli 11 e i 21 mesi.

La questione di massima rilevanza emersa durante il convegno è stata la liberalizzazione dal primo gennaio del 2014 del regime per l’acquisizione dei terreni agricoli per i cittadini stranieri per cui il governo ha già preparato una serie di misure, non senza controversie, di prelazione per gli agricoltori romeni rispetto a quelli stranieri. “Esiste una tradizione riconosciuta nei rapporti diplomatici fra l'Italia e Romania ed esiste un gruppo di lavoro fra i ministeri dell'Agricoltura dei due paesi, ma l'ultimo incontro di questo gruppo è avvenuto nel 2005 quindi siamo in ritardo su questo punto e abbiamo l'obbligo nel prossimo periodo di migliorare i rapporti diplomatici e istituzionali per creare un quadro favorevole agli investimenti in Romania, ma anche in Italia dove la comunità romena ha creato molte aziende o attività personali che lavorano, a mio avviso, con grande successo”, ha precisato nel suo intervento durante il convegno il ministro dell'Agricoltura, Daniel Constantin.

Stando al ministro, il settore agricolo romeno è passato da un tappa di osservazione del potenziale a una di valorizzazione. Costantin ha precisato, attualmente, che le principali fonti di investimento nel settore agricolo sono i fondi europei e quelli pubblici. Il titolare del dicastero romeno ha evidenziato la differenza fra le due fonti: i finanziamenti europei nel 2013 sono stati pari a 2,3 miliardi di euro, mentre il budget del ministero dell'Agricoltura è stato solo l'1,1 per cento di questa somma. Il ministro ha inoltre evidenziato che il governo romeno ci tiene ad assicurare agli investitori una prevedibilità del quadro normativo e dei rapporti con il settore bancario. Per agevolare l’acquisizione dei terreni agricoli, il governo di Bucarest ha elaborato una normativa per assegnare garanzie di stato a crediti bancari con un anticipo solo del 10 per cento. Stando al ministro, sette banche hanno già dato il loro consenso per la partecipazione al programma e altre sei sono in trattative avanzate con il ministero dell'Agricoltura.

Per il prossimo esercizio finanziario dell'Unione europea 2014-2020, il ministro ha inoltre precisato che la Romania avrà a sua disposizione per il settore agricolo circa 17 miliardi di euro e l’esecutivo romeno coprirà con propri fondi la differenza fra i fondi ricevuti dagli agricoltori romeni e la media europea. Costantin ha inoltre sottolineato la necessità di ricostruire un sistema nazionale di irrigazione che il governo intende avviare attraverso partenariati pubblico-privati. Riguardo i settore della pomicoltura e viticoltura, il ministro Constantin ha sottolineato che nel primo caso la Romania possiede circa 200 mila ettari di frutteti, di cui oltre la metà sono in stato di degrado, ma anche in queste condizioni sono in grado di coprire quasi integralmente il fabbisogno nazionale, mentre nel capo viticolo l'assorbimento del 100 per cento dei fondi europei a disposizione ha garantito uno sviluppo significativo del settore.

Su questi due rami del settore agricolo il ministro ha indicato la necessità di introdurre un sistema integrato con la costruzione di depositi per conservare i prodotti in associazione con produttori che garantiscono il continuo uso dei rispettivi spazi di stoccaggio. In merito all'introduzione del diritto di prelazione per l'acquisto di terreni agricoli ai cittadini romeni rispetto agli stranieri dal 1 gennaio del 2014 il ministro Constantin ha precisato a “Nova” che questa non può essere considerata una discriminazione in quanto è una misura già presente da due anni nel Codice civile. “Il potenziale dei terreni romeni è molto alto, e dobbiamo lavorare per valorizzarli meglio dal punto di vista delle irrigazioni, della tecnologia e della produzione e man mano che il numero dei terreni non lavorati si ridurrà questi arriveranno a valori di credito molto più elevati”, ha affermato il ministro. Constantin ha infine precisato che non si attende un grande afflusso di investimenti stranieri dopo la liberalizzazione dell'acquisto dei terreni agricoli e che questo succederà attraverso aziende serie che sono comunque già presenti sul mercato e contribuiscono pagando le tasse.

Sul diritto di prelazione ai cittadini romeni sull'acquisto di terreni il segretario generale della Ccipr, Adrian Dimache, ha precisato a “Nova” che alcuni elementi della rispettiva normativa avrebbero potuto essere riesaminate in quanto non necessarie perché potrebbero confliggere con diritti costituzionali o regolamentazioni europee. “Questa legge non è estremamente importante e alla fin fine gli investimenti nel settore agricolo vengono eseguiti sotto forma di società commerciali e molto spesso chi ha investito come persona fisica lo ha fatto per una questione di speculazione e l'agricoltura è uno di quei campi in cui preferiamo che la speculazione non aumenti i prezzi”, ha detto Dimache.

Il segretario generale della Camera di commercio italiana per la Romania si è detto dubbioso sul fatto che la liberalizzazione dell'acquisto di terreni agricoli per i cittadini stranieri determinerà un aumento dei prezzi nel prossimo periodo. “Non sarà questo il fattore che farà aumentare i prezzi. Quello che potrebbe influire è un eventuale fenomeno su larga scala in Romania. Quando tutti i terreni saranno ben identificati sarà facile comprare un terreno e allora probabilmente aumenteranno i prezzi anche perché sarà più facile accorpare i terreni in grandi superfici”, ha precisato Dimache.

Fra i rappresentanti degli imprenditori italiani nel settore agricolo c’era Mirco Maschio, l'amministratore delegato del produttore di attrezzature e macchinari agricoli Maschio Gaspardo, uno dei principali attori del mercato romeno. Maschio ha precisato a “Nova” che la legge sui diritti di prelazione non rischia allontanare i potenziali investitori stranieri dal settore agricolo romeno. “Non la vedo come un atto che comporti un aumento degli investitori come persone fisiche perché chi vuole svolgere un attività ha bisogno di finanziamenti e le banche hanno bisogno di un bilancio, dunque di una società, tanto più che ci sono tanti vantaggi fiscali a possedere una società e non operare come persone fisica”, ha precisato Maschio.

Anche l'Ad di Maschio Gaspardo si è inoltre detto sicuro che la liberalizzazione dell'acquisto di terreni porterà un brusco aumento dei prezzi nel settore agricolo. “Il paese sta crescendo e si sta adattando al livello europeo e di conseguenza i prezzi non possono che crescere ma non vedo fattori scatenanti”, ha sottolineato l'imprenditore italiano a "Nova". Stando ai dati presentati oggi durante il convegno le aziende italiane registrate in Romania possiedono circa 300 mila ettari di terreni agricoli, ovvero quasi il 25 del totale dei terreni agricoli posseduti da aziende con capitale straniero.
   
 
Grande opportunità per aziende italiane nell’agricoltura
 
Bucarest, 04 dic - (Agenzia Nova) - La Romania rappresenta “una grande opportunità per le aziende italiane nel campo dell’agricoltura per tre motivi: perché è uno dei paesi in cui l’agricoltura possiede la più grande varietà di colture: da quelle estensive di cereali a quelle specifiche della zona che possono interessare i mercati internazionali. Il secondo motivo è che si parte da un livello già alto ma vi è ancora molto da fare, poiché in molte zone del paese si lavora ancora con un agricoltura di sussistenza. Il terzo motivo per cui è interessante stare in Romania, è l’ingente quantità di fondi strutturali che l’Ue sta dedicando a questo paese". Lo ha detto a "Nova" Roberto Scagnoli, presidente della camera di Commercio italiana in Romania, nel corso della conferenza "Il futuro dell’agricoltura in Romania fra strumenti comunitari e finanziari”, che si è svolta questa mattina a Bucarest.

L'italia dovrebbe avere un ruolo privilegiato in Romania "perché ha una storia simile a quella romena. Anche noi veniamo da un'agricoltura di sussistenza, e da questa siamo stati capaci di passare a un'agricoltura di tipo industriale, perfettamente integrata nelle politiche europee. Abbiamo imparato nel tempo a gestire i fondi dell'Ue nel modo migliore possibile e, soprattutto, rispetto gli altri paesi l'Italia vanta una tradizione agroalimentare specifica, conosciuta in tutto il mondo. Inoltre, come la Romania, punta più sulla qualità che sulla quantità", ha continuato Scagnoli.

Il nuovo modo di interagire “tra le associazioni degli imprenditori e il governo è rivoluzionario e innovativo, e fa sì che il ruolo assegnato alle associazioni di imprenditori sia oggi fondamentale. Noi possiamo veicolare gli interessi degli investitori verso il governo, e il governo ci ascolta perché capisce che le nostre esigenze, una volta soddisfatte, possono portare un maggior gettito fiscale e una maggiore crescita economica, e di conseguenza un miglioramento delle condizioni del paese”, ha concluso il presidente della camera di Commercio italiana per la Romania.
   
     
 
Le industrie italiane possono vincere nel settore agricolo
 
Bucarest, 04 dic - (Agenzia Nova) - La Romania come tutti i paesi in via di modernizzazione “offre vaste opportunità a chi le sa cogliere. Ma allo stesso tempo, visto il processo di modernizzazione e ristrutturazione, presenta alcune difficoltà strutturali. E' qui, però, che le ditte italiane con la loro grande tradizione nel settore dell’agricoltura, le loro capacità e la notevole flessibilità possono vincere”: lo ha detto a “Nova” il consigliere del primo ministro Victor Ponta, Dante Stein, nel corso della conferenza "Il futuro dell’agricoltura in Romania fra strumenti comunitari e finanziari”, che si è svolta questa mattina presso la camera di Commercio italiana in Romania. L’agricoltura romena "offre grandi margini di crescita per chi investe in aziende agricole e per chi investe in operazioni commerciali collaterali, come la vendita di input e macchinari”, ha continuato Stein.

"La camera di Commercio italiana in Romania - ha aggiunto - svolge un ruolo estremamente attivo e propositivo in questo processo di consultazioni, avendo promosso la costituzione di un gruppo di lavoro specifico dedicato alle banche, il cui scopo è proporre soluzioni specifiche e sistematiche capaci di aumentare il grado di finanziamento del settore agricolo romeno”. Tutto questo processo "può solo arricchire la Romania creando valori aggiunti, posti di lavoro e, naturalmente, maggiori entrate per lo Stato. Fondamentale, quindi, l'impegno di tutti gli attori”, ha concluso il consigliere del primo ministro.
   
 
Ambasciatore Brasioli, settore agricolo chiave per crescita del paese
 
Bucarest, 04 dic - (Agenzia Nova) - Quello agricolo è un settore chiave per la crescita della Romania e per la crescita imprenditoriale italiana, che è già forte. Lo detto a “Nova” l’ambasciatore italiano a Bucarest, Diego Brasioli, a margine della conferenza “Il futuro dell’agricoltura in Romania fra strumenti comunitari e finanziari”, che si è svolta questa mattina presso la camera di Commercio italiana in Romania. Gli investimenti principali "riguardano il settore dei cerali, degli allevamenti, della produzione dei formaggi, e il settore vinicolo - ha continuato Brasioli - . Importantissima è anche la presenza di gruppi italiani di fama internazionale attivi nella produzione di macchinari agricoli". L’Italia è molto presente, ha detto l'ambasciatore, "ma può fare ancora molto per contribuire allo sviluppo della filiera agricola romena, grazie al ruolo di leader che in alcuni settori specifici di questo campo è giocato dalle nostre aziende. Basti pensare al settore idrico, fondamentale, così come all’industria della conservazione".

Il nostro paese ha anche un altro primato: "Occupa, in Romania, la prima posizione nella classifica dei paesi che investono in territori agricoli - ha spiegato Brasioli -. Se prendiamo il totale della superficie agricola in Romania detenuta da stranieri, un quarto fa capo a investitori italiani. E' una quota cospicua, che caratterizza la volontà dei nostri investitori non solo di detenere terreni, ma anche di farli fruttare svolgendo attività produttive". Per far crescere il flusso di investimenti italiani in Romania, ha concluso Brasioli, "si guarda con grande attenzione a quanto la Romania sta facendo su due settori specifici: lo snellimento delle procedure di erogazione dei fondi comunitari e l’identificazione dei terreni nel sistema di accatastamento”.