Intervista a Mohamud
Italia-Somalia: riparte un antico rapporto
 

Roma, 19 set - (Agenzia Nova) - “La Somalia e l’Italia hanno una relazione molto antica, vecchia ormai di oltre un secolo. È una relazione che riguarda tanto i governi che le società civili. Storicamente, l’Italia è stato il paese europeo a colonizzare la Somalia, nel diciottesimo secolo e agli inizi del successivo, e da allora i due popoli hanno importanti legami, praticamente da ogni punto di vista”. Lo ha detto in un’intervista esclusiva a “Nova” il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud. “Questo rapporto così stretto ha portato ad un livello di fiducia molto alto tra i due popoli. Basti ripensare alla Seconda guerra mondiale, quando l’Italia era un paese sconfitto e la Somalia veniva occupata dagli inglesi. Quando fu chiesto ai somali da chi volessero essere preparati per l’indipendenza, noi abbiamo scelto l’Italia. Questa è una prova della fiducia reciproca che esiste tra i nostri popoli”.

 
Il presidente ha aggiunto che” dal 1950 al 1960 l‘Italia ha preparato la Somalia a divenire uno stato moderno, attraverso l’amministrazione fiduciaria dell’Afis. Questo fu il primo momento nella storia somala in cui fu costruito uno stato moderno, e l’Italia è stato il paese che ha gettato le basi di questo nostro stato. Oggi in Somalia si può vedere che tutte le leggi e le consuetudini giuridiche sono ancora regolate da leggi di origine italiana, alcune delle quali sono anche in lingua italiana”.
 
Anche il settore della sicurezza in Somalia è stato un prodotto del rapporto con l’Italia, secondo Sheikh Mohamud, “così come la stessa struttura delle nostre Forze armate è ispirata all’Italia. Questo vale anche per le leggi finanziarie del bilancio dello stato: sono tutte leggi italiane. Tuttavia, negli ultimi 20 anni queste leggi non sono più state emendate ed aggiornate. Questo è uno dei motivi principali perché siamo venuti oggi qui in Italia. Affinché il governo italiano possa supportare il governo somalo per rivedere e riformare la cornice giuridica del paese”.
 
Tra Italia e Somalia vi è anche un discorso d’integrazione economica, “a partire dalle numerose proprietà italiane in Somalia che appartengono a cittadini italiani ed anche al governo italiano. Il livello delle relazioni tra Italia e Somalia è così antico e consolidato che gli italiani sono le persone con la maggiore capacità di comprensione delle questioni somale. A questo si aggiunge un altro aspetto: noi somali abbiamo perso tutto ciò che riguarda la nostra storia nella guerra civile somala. Archivi, dati statistici, informazioni, banche dati, tutto. Per noi questo della memoria è un aspetto molto importante. E l’Italia è l’unico paese al mondo che conservi ancora una traccia documentale della nostra identità storica nei suoi archivi. Questo è un altro settore che noi riteniamo molto importante. Con il vostro aiuto vogliamo riscoprire da dove veniamo. Perché abbiamo perso la memoria della nostra storia”.
 
“Negli scorsi 22 anni ci sono stati anche molti italiani morti in Somalia – ha aggiunto il presidente somalo -. Vorrei portare alle loro famiglie le mie condoglianze, e la mia vicinanza alle persone sequestrate che in Somalia hanno perso la loro libertà. Il nostro messaggio oggi agli italiani è ‘Noi siamo qui. Siamo tornati. Dopo 22 anni’. L’Italia ha la conoscenza, la cultura ed i legami storici per ridare vita, ancora una volta, allo stato somalo. Fu l’Italia che iniziò questo processo 60 anni fa. Oggi c’è un'altra opportunità per l’Italia, e noi siamo venuti qui a chiedervi di coglierla”.
 
Il presidente ha parlato inoltre degli accordi recentemente stipulati con il Jubaland e delle conseguenze sulla questione del Somaliland. “Negli anni Novanta la Somalia si è frammentata dividendosi in regioni e gruppi di potere. È per questo motivo, dopo tale processo di frammentazione, che abbiamo deciso di utilizzare il modello federale. Questo è scritto nella costituzione. Uno dei mandati del mio governo è proprio fare del mio paese un paese federale – ha detto il presidente -. L’anno che abbiamo trascorso al governo, lo abbiamo in buona parte speso per coinvolgere tutte le diverse realtà territoriali del paese, ascoltando le loro aspirazioni, i loro bisogni e le loro priorità. È sulla base di questo che il governo federale somalo sta preparando un nuovo approccio politico per costruire la federazione, mentre il nostro parlamento sta creando le basi legali per la federazione. In passato la Somalia è stato un governo altamente centralizzato, e questo è il primo momento nella storia in cui dobbiamo seguire un processo di devoluzione del potere, dal centro alla periferie”.
 
“Da un lato dobbiamo creare un paese federale, ma questo deve essere fatto in funzione di basi legali e costituzionali che ancora non sono state decise. Nel frattempo stiamo raggiungendo e coinvolgendo le comunità, aprendo con loro un dialogo. Ci sono ovviamente delle linee di differenziazione nella federazione. Il Jubaland è sicuramente una di queste. Il Puntland è un'altra, ma prossime entità stanno per nascere a breve. La Somalia è nel processo di federare il paese. Con il primo ministro Enrico Letta ed il ministro degli Esteri Emma Bonino abbiamo discusso anche delle esperienze del vostro paese su come trasferire le esperienze amministrative italiane. Stiamo costruendo una federazione, e questo processo sarà completato per il 2016, quando ci saranno le prime elezioni in Somalia”.
 
Per quanto riguarda la cooperazione tra Roma e Mogadiscio nel settore della sicurezza, il presidente ha ricordato che “l’Italia è parte della missione dell’Unione europea di addestramento, recentemente trasferita dall’Uganda alla Somalia. Ora questa missione è a Mogadiscio e la maggioranza di essa è composta da italiani. Questi soldati italiani dovranno addestrare, ma anche assistere, le forze armate somale. L’Italia rappresenta un partner strategico per le forze armate somale e ieri abbiamo firmato un accordo bilaterale di cooperazione militare tra i due paesi, che si affianca al lavoro che l’Italia sta facendo nel campo multilaterale del settore della riforma della sicurezza”.
 
“Una delle ragioni di questo rapporto privilegiato, come ho detto, è legata alla nostra storia – ha aggiunto Sheikh Mahmoud -. Nel 1960 le prime istituzioni e forze di sicurezza furono create dagli italiani. Ora siamo nella stessa situazione, quella di ripartire da zero. E ancora una volta l’Italia è nella migliore posizione per aiutare la Somalia a ricostruire le proprie forze di sicurezza. Ci sono tante potenzialità tra i due paesi anche in questo settore, il cui sviluppo è necessario per proteggere le vite delle persone fisiche, ma anche i diritti dell’uomo in Somalia”.
 
Sulla pirateria in Somalia, infine il presidente ha sottolineato che, “Primo: la Somalia non ha una storia di pirateria. Sono migliaia di anni che siamo in questa parte del mondo e questa è la prima volta che vi sono dei pirati in Somalia. La pirateria non fa parte della cultura e dello stile di vita somalo, ma vi è stata introdotta da circostanze particolari. Secondo, la pirateria inizia dalla terra. Sono persone provenienti dalla terra che si sono date alla pirateria in mare. Adeso la pirateria in mare è divenuta pressoché zero. Ci sono ancora alcuni piccoli incidenti qua e là, ma il fenomeno è sostanzialmente scomparso. Il problema è che i ragazzi che fanno i pirati sono ora tornati sulla terra e lì si nascondono. Gli effetti di una guerra civile così prolungata hanno fatto si che la Somalia abbia perso due generazioni. Un ragazzo che nel 1990 aveva 5 anni, oggi ne ha 28. Probabilmente ha figli e moglie. Ma non ha gli strumenti per sfamarli. Tutto ciò che sa fare è usare un fucile, e niente altro”.
 
“Questo è uno dei motivi di vulnerabilità della nostra gioventù – ha continuato Sheikh Mohamud -. Una gioventù che può essere reclutata da ogni tipo di estremisti, che siano al-Shabaab o pirati. Anche questo è anche uno dei motivi per cui siamo venuti in Europa, a Bruxelles, due giorni fa. Con la Ue abbiamo preparato il ‘Somali compact’, che abbiamo condiviso oggi con il vostro primo ministro ed il ministro degli esteri. Per sostenere la Somalia nella riabilitazione di questi ragazzi, affinché il loro futuro non sia più la pirateria. Le missioni navali antipirateria sono ancora necessarie per rendere sicure le rotte marittime, ma a mio avviso non dovranno restare ancora a lungo. Due cose sono molto importanti per raggiungere questo obiettivo: riabilitare i giovani pirati, e ricostruire le forze di sicurezza marittime somale, per proteggere le coste somale dalla pesca illegale e dal deposito di rifiuti tossici. Sarà la riforma del settore della sicurezza a far sparire la pirateria in Somalia”.
 

Il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, incontra l'ad di Eni, Paolo Scaroni