Rome Atlantic Forum

Il nuovo concetto strategico dell'Alleanza
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - Il contributo del Comitato atlantico italiano al nuovo Concetto strategico della Nato e il futuro delle relazioni transatlantiche sono stati al centro del "Rome Atlantic Forum" svoltosi ieri alla Farnesina. Nel corso del forum è stata presentata una pubblicazione elaborata dal gruppo di lavoro sul Concetto Strategico costituito dallo stesso Comitato presieduto dal senatore Enrico La Loggia.
 
Il nuovo Concetto strategico della Nato attualmente in discussione, che sarà il settimo documento di policy dal 1949, andrà a sostituire quello approvato nel 1999 al summit di Washington. I precedenti documenti erano stati negoziati ed approvati dal Consiglio Atlantico. “Il Concetto strategico – si legge nel documento del 1999 – riafferma lo scopo permanente dell’Alleanza e stabilisce i suoi fondamentali compiti di sicurezza. Esso permette a una Nato trasformata di contribuire al contesto di sicurezza in evoluzione, sostenendo la sicurezza e la stabilità con la forza del suo impegno collettivo per la democrazia e per la risoluzione pacifica delle dispute. Il Concetto strategico guiderà la politica di sicurezza e di difesa dell’Alleanza, i suoi criteri operativi, l’assetto delle sue forze convenzionali e nucleari e l’organizzazione della difesa collettiva e sarà via via sottoposto a revisione alla luce dell’evoluzione del contesto di sicurezza”.
 
Per la prima volta, in seguito a una decisione del vertice Nato dei capi di stato e di governo tenutosi a Strasburgo nell’aprile scorso, il processo di elaborazione del Concetto Strategico è stato suddiviso in due fasi. La prima, avviata dal segretario generale con la nomina del “gruppo di 12 saggi” presieduto dall’ex segretario di Stato Usa Madeleine Albright e di cui fa parte l’ambasciatore Giancarlo Aragona, prevede la partecipazione degli esperti a seminari ed eventi nei Paesi membri e nei Paesi partner della Nato. Gli esperti elaboreranno un rapporto per il segretario generale Anders Fogh Rasmussen entro il primo maggio 2010. Successivamente, Rasmussen presenterà al Consiglio Atlantico un progetto di documento che sarà oggetto di negoziato, in vista dell’approvazione che dovrebbe aver luogo al summit previsto in Portogallo dal 19 al 21 novembre 2010.
 
Il Comitato atlantico italiano svolge da cinquant’anni attività di studio, formazione e informazione sui temi di politica estera, sicurezza ed economia internazionale, relativi all’Alleanza atlantica. Il Comitato assicura la presenza dell’Italia in seno all’Atlantic Treaty Association (Ata), organo di raccordo tra la Nato e le pubbliche opinioni dei Paesi membri, fondato all’Aia nel 1954 con il compito di promuovere la costituzione e coordinare le attività dei diversi Comitati atlantici nazionali.
 

Il Consiglio atlantico

 

 

Madelein Albright e Anders Fogh Rasmussen

 

Fini: l’Italia conferma l’impegno per l’Afghanistan
 

Roma, 24  nov - (Agenzia Nova) - L’Italia, che non ha mai fatto mancare il suo contributo all'Alleanza atlantica in ogni momento decisivo, intende contribuire con convinzione a far sì che essa continui ad assicurare quella cornice di sicurezza che è indispensabile rivisitare alla luce delle nuove minacce globali. Da ciò deriva innanzitutto "la conferma dell'impegno per la stabilizzazione e la ricostruzione dell'Afghanistan". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel suo intervento al forum sul nuovo concetto strategico della Nato. “In Afghanistan è in gioco la credibilità della Nato anche per il futuro", ha sottolineato Fini. Quella della Nato in Afghanistan è “una presenza militare che oggi implica in particolare l'addestramento delle forze armate afgane e che si accompagna ad un approccio più integrato con la dimensione civile”: un esempio che deve servire “come lezione di cui tenere conto per il nuovo concetto strategico”.

   
 
Fini: occorre un dialogo “trilaterale” con la Russia e l’Ue
 
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è necessario un “dialogo trilaterale” tra la Nato, l’Unione europea e la Russia che possa contribuire a convincere definitivamente Mosca che la Nato “non è più il nemico di ieri e che non c’è quindi più bisogno di resuscitare le vecchie zone d’influenza”. Nel suo intervento al forum organizzato alla Farnesina sul nuovo concetto strategico della Nato, Fini ha spiegato: “Le stesse relazioni con la Russia devono essere al centro delle riflessioni della Nato e dell'Ue”, in modo tale da costituire un incentivo per i Paesi un tempo satelliti del potere sovietico “a scrollarsi di dosso il peso di un’eredità storica che rischia talora di condizionare le loro stesse relazioni con Mosca”.
 
Il ritmo parallelo dell'ampliamento dell'Unione europea e della Nato, secondo la terza carica dello stato, “sta a dimostrare che l’Europa è una sola e che vincolo transatlantico e integrazione europea procedono di conserva rafforzandosi e non indebolendosi a vicenda”. L'Italia in particolare, “che nell'immediato dopoguerra ha saldamente e contemporaneamente ancorato la sua collocazione internazionale all'atlantismo e all'europeismo, non ha bisogno di prendere nessuna lezione a tale riguardo", ha sottolineato il presidente della Camera.
  Gianfranco Fini, Enrico La Loggia e Franco Frattini
 
Frattini: l’Italia in Afghanistan “senza se e senza ma”
 
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - L’Italia conferma il suo impegno in Afghanistan “senza se e senza ma”: sarà questo ciò che il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si sentirà dire dai rappresentanti del governo italiano in occasione della sua prossima visita in Italia: lo ha confermato il ministro degli Esteri Franco Frattini a margine del convegno alla Farnesina sul nuovo concetto strategico dell’Alleanza. Sarà un impegno, ha aggiunto il ministro, “a intensificare l’attività di formazione che (il presidente afgano Hamid) Karzai ha indicato come essenziale, ma anche a spiegare meglio l’obiettivo della missione in Afghanistan, un paese che rappresenta il caso esemplare di una Nato che agisce fuori area rispetto al concetto che cinquant’anni fa era il cuore dell'Europa”, ha aggiunto il ministro.
 
Aumentare il livello delle truppe italiane in Afghanistan è possibile, ma bisognerà prima avere certezze anche riguardo al programma strategico del nuovo governo di Karzai, ha detto ancora Frattini. Ai giornalisti che chiedevano notizie sul rientro dei 400 militari inviati in Afghanistan per rafforzare la sicurezza durante il periodo elettorale, il ministro ha spiegato che si tratta di una valutazione “che dovrà fare il governo collegialmente (,,,). In primo luogo bisogna vedere il programma strategico del governo Karzai”, ha sottolineato Frattini. “Aumentare il numero delle truppe si può, anzitutto sapendo per fare che cosa, dove e per quanto tempo”. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che “questo è il nuovo impegno che l’Italia prende con l’Afghanistan, ovvero accompagnare un programma di governo che abbia obiettivi e date certe”. Per la prima volta, ha ricordato il ministro, “Karzai ha introdotto un riferimento temporale e ha detto che nei cinque anni del suo mandato vuole afganizzare completamente il Paese. E’ una brutta parola ma rende l’idea”.
  Afghanistan: pattuglia italiana
 
Frattini: l’Alleanza sia il centro dei produttori di sicurezza
 

Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - Il nuovo Concetto strategico della Nato dovrebbe puntare a delineare “un’alleanza perno di sicurezza collettiva: non un poliziotto globale ma un’organizzazione che sappia porsi al centro di una rete globale di soggetti produttori di sicurezza”, lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al convegno sul nuovo concetto strategico della Nato. Frattini ha indicato le sei priorità che occorre porre al centro del dibattito: “Lo sviluppo di una visione della difesa collettiva basata sul concetto di sicurezza dei cittadini, che eviti la contrapposizione tra fautori di una difesa statica e interpreti di una difesa a distanza strategica; l’affermazione del legame transatlantico attorno ai valori comuni dell’Alleanza, con un’Europa più pronta a rischiare e a produrre sicurezza; l’accelerazione sulla politica dei partenariati; la piena cooperazione con la Russia per una ‘comunità della sicurezza’ che includa anche Mosca, e lo sviluppo dell’approccio integrato civile e militare per le opere di stabilizzazione, traendo insegnamento dalla missione in Afghanistan”.

 

A giudizio di Frattini, il nuovo concetto strategico dell’Alleanza, su cui si discuterà ufficialmente a partire dalla primavera prossima, deve tenere conto dello scenario internazionale profondamente cambiato rispetto al 1999, anno in cui fu approvato quello attuale. In particolare si tratta di trarre le conseguenze di queste mutate condizioni dello scenario globale e “tenere la Nato al passo coi tempi, senza pensare di doverne reinventare ruolo e funzioni basilari”. Frattini ha ricordato che in questi anni, nel suo impegno sul terreno, l’Alleanza ha di fatto aggiustato considerevolmente il suo profilo da “guerra fredda” alle diverse esigenze di sicurezza via via prospettatesi. “Non dimentichiamo ad esempio che la missione Nato in Afghanistan sta ormai entrando nel suo settimo anno di vita e che l’esperienza di Isaf sta modellando il futuro dell’Alleanza ancora prima che il nuovo concetto strategico possa teorizzarlo”, ha affermato il titolare della Farnesina.

 

La discussione sul nuovo del concetto strategico, ha aggiunto Frattini, deve giungere a “elaborare un nuovo manifesto che spieghi in modo accessibile a tutti la visione strategica della Nato del XXI secolo”. Il sostegno dell'opinione pubblica e dei parlamenti “è infatti sempre più decisivo, in particolare per lo svolgimento delle missioni di peace-enforcing e peace-keeping”. Fra le tante lezioni che è possibile trarre dall’esperienza in Afghanistan, ha sottolineato Frattini, “ve n’è una che merita particolare attenzione: l’importanza e al contempo la difficoltà di integrare meglio dimensione militare e impegno civile (...). In Afghanistan", ha detto il ministro, “abbiamo toccato con mano, in una misura forse mai sperimentata prima, come per stabilizzare certe complesse crisi regionali lo strumento militare sia senza dubbio indispensabile, ma non possa essere l’unico. Servono anche la ricostruzione civile, l’institution building, la cooperazione allo sviluppo, gli incentivi alla crescita economica e al commercio”.

 

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini

 
Frattini: l’Unione europea ha bisogno di un esercito comune
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito la necessità per l’Unione europea di dotarsi di un “esercito comune” che parta dalla volontà degli Stati membri e che potrebbe “fare da apripista per quelle cooperazioni rafforzate che il Trattato di Lisbona già oggi consente”. A margine del convegno sul nuovo concetto strategico della Nato, Frattini ha detto che “si dovrebbe guardare a una difesa europea realmente integrata”, pur rimanendo aperti “ai contributi di tutti”. Un eventuale esercito comune europeo, secondo il capo della diplomazia italiana, non entrerebbe in contrapposizione con le truppe dell’Alleanza atlantica: “Anzi, sarebbe quello che occorre alla Nato, sarebbe lo strumento per lavorare meglio e integrare Nato e Unione europea, cosa che finora non è accaduta come noi avremmo desiderato”, ha detto il ministro.
   

 

Il generale Camporini: nuove minacce e sfide alla sicurezza
 

Roma, 24 - nov - (Agenzia Nova) - E’ trascorso quasi un decennio da quando al vertice di Washington del 1999 la Nato adottò il suo attuale Concetto Strategico, spiega il capo di stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. Allora l'esigenza era quella di aggiornare il precedente, approvato a Roma nel 1991, al fine di registrare gli avvenimenti epocali accaduti negli anni Novanta e i conseguenti nuovi compiti di gestione delle crisi e di cooperazione (partenariati) assunti dalla Nato. Gli straordinari avvenimenti che hanno mutato lo scenario di sicurezza nel primo decennio di questo secolo, rendono nuovamente necessaria una revisione del Concetto al fine di mantenerlo non solo al passo coi tempi presenti ma anche in grado di affrontare quelli futuri. A Washington i capi di Stato e di governo avevano già chiara tale necessità e nelle conclusioni del Concetto scrivevano: “Il Concetto strategico (…) sarà sottoposto a costante revisione alla luce dell'evoluzione dell'ambiente di sicurezza”. Gli avvenimenti internazionali degli anni 2000 e la conseguente profonda trasformazione compiuta dalla Nato con i vertici di Praga (2002), Istanbul (2004), Riga (2006) e Bucarest (2008), hanno proiettato l’Alleanza in uno scenario di sicurezza profondamente mutato che presenta nuove minacce e più ampie sfide.

 

Il vertice di Strasburgo-Kehl che il 4 aprile 2009 ha celebrato il 60esimo anniversario dell'Alleanza, ha dato avvio allo studio di un Concetto strategico rinnovato che permetta alla Nato di affrontare con efficacia le minacce moderne e le sfide future. L'iniziativa del Comitato atlantico italiano, volta a promuovere una riflessione sul nuovo Concetto strategico, s'inserisce in questa prospettiva, con l’ambizione di offrire un utile contributo nazionale al dibattito avviatosi nell’Alleanza che conta di adottare il nuovo Concetto in occasione del vertice programmato in Portogallo nel 2010.

  Afghanistan: truppe britanniche impegnate nella provincia di Helmand
 
Luciolli: legame transatlantico essenza politica dell'Alleanza
 
Roma, 24 - nov - (Agenzia Nova) - Nel nuovo Concetto strategico della Nato il ruolo del legame transatlantico dovrebbe essere riconsiderato e rivalutato con un'importanza e una rilevanza accresciuta: lo ha detto Fabrizio Luciolli, segretario generale del Comitato atlantico italiano, nel suo intervento al Rome atlantic forum. Luciolli ha aggiunto che "il legame tra le due sponde dell'Atlantico non va più considerato solo uno strumento per rendere efficace la sicurezza collettiva, ma un valore da rafforzare e come tale indicato tra gli scopi nella prima parte del Concetto strategico".
 
Un'altra considerazione di Luciolli riguarda invece il "cuore" dell'Alleanza stessa e in particolare il ruolo dell'art.5 sulla mutua assistenza tra le nazioni, in caso di attacco o aggressione armata ad una di esse. Secondo Luciolli la cooperazione tra gli stati membri deve diventare un imperativo in tutti i casi in cui l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata (come recita l'art.4 della Carta atlantica), estendendo le consultazioni reciproche a minacce relative alla sicurezza energetica e ai cambiamenti climatici.
 
Anche secondo Luciolli è necessario puntare su un rafforzamento della relazione tra Nato e Ue. "La riforma della politica europea di sicurezza - ha aggiunto il segretario del Comitato atlantico italiano - rende sicuramente ineludibile oggi un aggiornamento politico, strutturale ed operativo dei rapporti di cooperazione tra Nato e Unione europea". Luciolli ritiene che sia necessario "andare oltre gli accordi di divisione del lavoro internazionale", ma dato che una soluzione politica al problema dei rapporti Nato-Ue non è ancora percorribile, per ora bisognerebbe adottare un approccio "bottom-up" (dalla base) per consentire alle due organizzazioni di operare in maniera sinergica.
  Il Presidente Usa, Barack Obama, in visita a Pechino

 

Vicenzino: più "realismo" nella politica estera Usa

 
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - Il nuovo Concetto strategico della Nato dovrebbe partire da considerazioni di "realpolitik". Lo sostiene Mario Vicenzino, direttore esecutivo del Global strategy project, nel suo intervento al Rome Atlantic Forum, piuttosto critico riguardo alcuni aspetti della politica estera dell'attuale presidente statunitense, Barack Obama. "Alle buone intenzioni di Obama - afferma Vicenzino - non sono seguiti i fatti. Sia l'annullamento del progetto di scudo missilistico nell'Est europeo che la mancanza di una strategia chiara per l'Afghanistan rappresentano delle importanti criticità nell'amministrazione democratica". Vicenzino auspica tuttavia che gli Usa e la Nato adottino una strategia più appropriata per il futuro dell'Afghanistan: "piuttosto che portare la democrazia in Afghanistan in un'ottica occidentale - conclude - bisognerebbe adattarsi alla realtà tribale di quel paese e garantirgli per lo meno un governo rappresentativo".
   
 
Schifani: compito della Nato è assicurare la stabilità
 

Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - E' innegabile che lo schieramento occidentale, di cui l'Alleanza atlantica costituisce il baluardo difensivo sin dalla sua fondazione, ha mantenuto sempre inalterato il suo ruolo di principale agente promotore di quei valori e principi che sono patrimonio consolidato non solo per i popoli occidentali: la Democrazia, quale forma di organizzazione politica della vita associata, e la Libertà, in tutte le sue espressioni, per i suoi popoli. Lo ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, in chiusura del Rome Atlantic Forum: "Se l'Alleanza tra i popoli dell'Europa e degli Stati Uniti nei primi cinquant'anni del dopoguerra ha perseguito una finalità 'difensiva' rispetto alla minaccia, allora reale e concreta, costituita dallo schieramento comunista, oggi, con l'evolversi degli scenari internazionali, la Nato si è tramutata in un’alleanza strategica", ha aggiunto Schifani.

 

Secondo il presidente del Senato "oggi è divenuto cruciale l'obiettivo di assicurare stabilità nelle aree dove è messa in pericolo dai conflitti regionali ed etnici, insieme all'impegno di prevenire i rischi correlati alla recrudescenza del terrorismo internazionale e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa". Per questo la Nato ha bisogno di una trasformazione che sappia abbinare qualità e capacità nuove, in una strategia politica complessiva che consenta di prevenire le crisi, anche attraverso un più ampio ricorso agli strumenti del dialogo e del partenariato.

 

Renato Schifani tra i militari italiani a Herat

 

Flanagan: rafforzare il ruolo dell'Ue sul piano internazionale

 
Roma, 24 nov - (Agenzia Nova) - "La cooperazione tra la Nato e l'Unione europea si è sviluppata sensibilmente negli ultimi anni nell'ambito di missioni internazionali come quella in Bosnia (dove la missione dell'Alleanza "Sfor" ha ceduto il passo all'operazione Altea assegnata all'Eufor). Tuttavia esistono ancora impedimenti politici che devono essere superati per garantire una profonda e sistematica cooperazione tra le due organizzazioni. Lo afferma Stephen J. Flanagan, vicepresidente e direttore dei programmi di sicurezza internazionale del Centro di studi strategici e internazionali (Csis), in un'intervista rilasciata a Agenzia Nova, in occasione del Rome Atlantic Forum, tenuto ieri alla Farnesina. Come spiega Flanagan, "con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l'Ue è destinata a diventare un attore più forte sulla scena internazionale e sia la Nato che gli Stati Uniti (il partner più importante dell'Ue nell'Alleanza atlantica) confidano in un rafforzamento della sua politica estera e di sicurezza".
 
"Le due amministrazioni del presidente Usa, George Bush, e quella attuale di Barack Obama vogliono un partner europeo più forte". A tale proposito, ricorda Flanagan, Washington ha creato una commissione congiunta Usa-Ue per la discussione di temi strategici, come la sicurezza e la politica energetica. "Gli Stati Uniti temono un'Europa divisa - spiega Flanagan - che non sappia portare avanti una politica estera e di sicurezza comune". Per una maggiore collaborazione tra l'Ue e la Nato è anche necessario, tuttavia, che gli alleati europei impegnino più forze nella missione in Afghanistan. "Se Washington decide di inviare altri 40 mila uomini in Afghanistan - aggiunge l'esperto del Csis - sicuramente ci sarà bisogno di nuove truppe europee, anche alla luce del fatto che il Canada intende ritirare il suo contingente da quel paese entro il 2011".
 
La cosa più importante, in questo momento, è però lo sviluppo civile dell'Afghanistan e in particolare l'addestramento della polizia e dei militari "nel rispetto dello stato di diritto". Per quanto riguarda invece l'entrata di nuovi membri europei nella Nato, Flanagan ritiene che ancora i tempi non siano maturi per l'ingresso della Macedonia, dell'Ucraina o della Georgia, per via delle difficili situazioni politiche interne dei tre paesi. "La Nato e l'Ue devono comunque mantenere aperto il dialogo con l'Ucraina e la Georgia - conclude Flanagan - e Bruxelles in particolare deve approfondire i legami con quei paesi, in vista di una loro futura integrazione che garantirebbe una maggiore stabilità della regione dominata fino a pochi anni fa dall'ex Urss".
  Blindato italiano a Kabul