Le rinnovabili in Romania

Quale futuro per le rinnovabili in Romania?
 
Bucarest, 26 giu - (Agenzia Nova) - Un folto numero di imprenditori e analisti ha partecipato oggi all’evento "Il futuro delle rinnovabili in Romania - aggiornamenti e valutazioni sulle novità legislative", organizzato a Bucarest dalla Camera di commercio italiana per la Romania (Ccipr), in collaborazione con la filiale locale di Confindustria. Al forum sono intervenuti anche il direttore generale dell’Authority nazionale per la regolamentazione nell'Energia, Otilia Marin, il consigliere del primo ministro Victor Ponta e segretario generale della Strategia nazionale di sviluppo 2019, Dante Stein, il direttore dell’Unità operativa dell’ente di distribuzione dell’energia elettrica, Mihai Cremenescu, il consigliere parlamentare della commissione Industria e Servizi, Silvia Vlasceanu e il rappresentante dello studio legale Tonucci & Partners, Pasquale Silvestro. Alla seconda parte dell'evento, ci sono state presentazioni da parte dei rappresentanti dello studio legale Tonucci & Partners, della compagnia di costruzione di impianti fotovoltaici Agatos Energy, della Banca Italo-romena e della filiale locale di Intesa SanPaolo.
 
Dato il tema del convegno, si è discusso delle modifiche apportate dall'esecutivo di Bucarest al sistema di aiuti statali tramite “certificati verdi”, i titoli vendibili assegnati per ogni megawatt di energia “pulita” prodotta. L'ordinanza d'urgenza del governo, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 17 giugno e che entrerà in vigore il primo luglio, è un mezzo per tentare di frenare i costanti aumenti dei prezzi dell'energia in Romania e per venire nell'incontro delle lamentele espresse dai grandi consumatori che acquistano i certificati verdi in base al grado d'inquinamento prodotto dalle loro imprese.
 
Nonostante il governo abbia criticato pubblicamente il formato dei sussidi statali ai produttori di energia rinnovabile, con la nuova ordinanza non si riduce il valore delle sovvenzioni ma se ne rinvia l’erogazione per qualche anno, evitando un taglio definitivo degli aiuti: al 2017 per le fonti idriche e fotovoltaiche e al 2018 per quelle eoliche. L’obiettivo della modifica è far guadagnare un po’ di tempo al settore industriale, soffocato dai costi degli aiuti, e evitare l’aumento delle bollette energetiche destinate ai consumatori finali. Oltre a ciò, l'esecutivo ha deciso di rinviare di tre anni anche la procedura di registrazione degli impianti. Misure simili sono state adottate nell’ultimo anno anche in paesi come Grecia e Spagna. Il governo ha ridotto anche il numero dei certificati verdi assegnati ai produttori di energia fotovoltaica da 6 a 4, mentre per quelli eolici il numero passa da 2 a 1 e per quelli idrici da 3 a 2.
 
L'intento dichiarato del governo, da un lato, è mettere da parte la “generosità” mostrata nei confronti del settore delle rinnovabili trovando un compromesso per consentire che si continui a investire nel settore, ma togliendo dalle spalle dei grandi consumatori industriali e dai consumatori finali i costi determinati dal sistema di aiuti statali per il settore delle rinnovabili. In questo momento l'energia rinnovabile in Romania determina infatti l'8 per cento del costo finale delle bollette: nel settore sono stati condotti investimenti complessivi pari a 3 miliardi di euro.
 
“Il 2013 è sicuramente delle rinnovabili in Romania”, ha precisato in merito al dibattito suscitato sulla situazione del settore l'ambasciatore italiano a Bucarest, Diego Brasioli. “Il segnale che ho colto da parte degli investitori, e sono molti quelli che ho incontrato negli ultimi mesi dall'inizio della mia missione, è che serve maggiore certezza sul quadro normativo e regolamentare a medio e breve termine, in quanto è fondamentale per prendere decisioni ponderate sugli investimenti”, ha sottolineato il rappresentante diplomatico italiano. Brasioli ha aggiunto che l’evento odierno rappresenta un’opportunità per “trovare un punto d’equilibrio fra le diverse posizioni”, quelle dei grandi gruppi industriali, del governo, degli investitori e della protezione ambientale. L'ambasciatore Brasioli ha inoltre precisato che “l'Italia crede e investe con grande decisione in questo paese e continuerà senz'altro a farlo”.
 
Dante Stein, consigliere speciale per l'economia del premier romeno Victor Ponta, ha esteso ai partecipanti un messaggio di “concretezza” da parte del capo del governo. “La Romania è in buone mani”, ha assicurato il rappresentante governativo, sottolineando come le autorità di Bucarest siano interessate a garantire le condizioni necessarie allo sviluppo del settore privato, senza il quale “il governo non può esistere come il settore privato non può esistere senza il governo”. Stein ha inoltre annunciato la riapertura dell'Agenzia nazionale per gli investimenti stranieri che dipenderà dal governo e dovrà funzionare come “uno sportello unico” per gli investitori stranieri. L’agenzia accompagnerà gli imprenditori stranieri nel loro percorso di investimenti in Romania, dall'arrivo nel paese fino alla conclusione della loro attività.
 
Stando al consigliere governativo, la riapertura dell’Agenzia per gli investimenti garantirà anche l’eliminazione del fenomeno della corruzione nei rapporti fra un’impresa estera e le autorità romene. “L'Italia è considerata da Bucarest più che un partner un amico”, ha aggiunto Stein. Il consigliere governativo ha annunciato inoltre la creazione nelle prossime settimane di una Coalizione per lo sviluppo della Romania che sarà un’unione di tutti i rappresentanti dei settori dell'economia, privato e statale. La coalizione sarà un canale di comunicazione tra il governo e il mondo delle imprese che potranno formulare suggerimenti e raccomandazioni sui provvedimenti legislativi.
 
Stein ha annunciato anche la creazione di una “task force” del primo ministro che si occuperà di elaborare le politiche strategiche di ciascun ministero in base agli obiettivi previsti. Dal canto suo, il presidente della Ccipr, Roberto Scagnoli, ha posto l’accento sull'importanza di fare chiarezza sul quadro legislativo delle rinnovabili. “Da tempo si discute di questa legge (il decreto sui certificati verdi), senza tuttavia avere una visione chiara. È importante fare leva sulla sostenibilità del business”, ha precisato il presidente della Camera di commercio italiana per la Romania. Scagnoli ha inoltre aggiunto che il sistema Italia, presente sul territorio romeno con la Ccipr, Confindustria e le sue sedi diplomatiche, mette a disposizione delle aziende i propri servizi e strumenti. Scagnoli ha infine concluso che la Ccipr si impegna a sostenere le esigenze dei propri associati.
 
Il presidente di Confindustria Romania, Mauro Maria Angelini, ha ricordato l'iter legislativo del sistema di aiuti statali per le energie rinnovabili nel paese e come questo sia stato fondamentale nell'attirare i capitali italiani. Riferendosi alla creazione della Coalizione per lo sviluppo della Romania annunciata dal consigliere Stein, il presidente di Confindustria ha riaffermato che l'organizzazione è già partner del governo e rappresenterà gli interessi dei suoi associati al di fuori della Coalizione. Angelini ha inoltre evidenziato i rapporti privilegiati tra Italia e Romania, dovuti all’importante interscambio commerciale, e alla significativa presenza di imprenditori italiani in Romania e viceversa.
 
A fine convegno, il consigliere parlamentare nella Commissione industria e servizi della Camera dei deputati romena Silvia Vlasceanu ha ricordato che oggi le commissioni parlamentari di Industria e servizi hanno deciso di rimandare alla sessione plenaria autunnale il dibattito e la votazione in parlamento dell'ordinanza di urgenza sui certificati verdi. “Non abbiamo voluto ratificare in parlamento una decisione del governo che è piena di imperfezioni”, ha precisato la Vlasceanu, secondo la quale molti deputati vogliono che l’esecutivo modifichi il testo dell’ordinanza. Il consigliere parlamentare ha aggiunto che i prossimi due mesi saranno un periodo di tempo sufficiente per valutare e chiarire le reazioni del mercato e degli operatori sulla questione della modifica del quadro normativo per il settore delle rinnovabili.
 

 Il convegno "Il futuro delle rinnovabili in Romania - aggiornamenti e valutazioni sulle novità legislative"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presidente della Camera di commercio italiana per la Romania, Roberto Scagnoli 

     
Brasioli, il settore richiede un cambio di strategia    
     
Bucarest, 26 giu  - (Agenzia Nova) - Le aziende italiane in Romania dovranno cambiare strategia per quanto riguarda il settore dell’energia da fonti rinnovabili. Lo afferma a “Nova” l’ambasciatore italiano a Bucarest, Diego Brasioli, a margine del convegno “Il futuro delle rinnovabili in Romania” tenuto oggi nella capitale romena. Il governo romeno ha deciso di rinviare di qualche anno l’erogazione dei certificati verdi, cioè i titoli vendibili assegnati per ogni megawatt di energia “pulita” prodotta, scatenando le proteste degli investitori del settore. “Uno dei problemi principali è la difficoltà di quantificare quale sarà l’impatto della normativa, perché ancora non è completamente chiara quale sarà l’applicazione della norma, soprattutto per quanto riguarda la normativa secondaria: è questo che gli imprenditori vogliono e chiedono da tempo”, riferisce il diplomatico italiano. “E’ evidente - prosegue Brasioli - che ci sarà un cambio di strategia e un focus diverso”.

Anche se il settore delle energia da fonti rinnovabili rappresenta oggi “un grande punto interrogativo” per gli investitori, Brasioli ritiene che “in generale la Romania è un paese di sicuro interesse per gli imprenditori, soprattutto quelli italiani”. L’Italia, continua il diplomatico, “è presente qui da molto tempo e continuerà ad esserlo: potranno cambiare i settori d’ investimento, ma la nostra presenza è talmente diversificata e tocca talmente tanti ambiti che è evidente che continuerà esserci un forte interesse”. Gli indicatori economici del paese balcanico sono favorevoli, prosegue Brasioli, soprattutto se rapportati alla situazione di perdurante difficoltà in Italia. “La piccola e media impresa italiana, ma anche i grandi gruppi, sono da sempre votati ad esplorare nuovi mercati, e in Romania non possono che trovare un terreno fertile, anche per la straordinaria vicinanza culturale: il nostro è un rapporto che va al di là dell’amicizia ed quasi di familiarità”, conclude l’ambasciatore.
   L'ambasciatore italiano a Bucarest, Diego Briasoli
 
Dimache, incertezza rischia di contagiare altri settori
 

Bucarest, 26 giu - (Agenzia Nova) - L’incertezza che in Romania circonda il settore l’energia da fonti rinnovabili potrebbe contagiare comparti dell’economia anche più importanti di quello delle “green energy”. Lo ha detto oggi a “Nova” Adrian Dimache, segretario generale Camera di commercio italiana per la Romania, a margine del convegno “Il futuro delle rinnovabili in Romania” tenuto oggi a Bucarest. Il governo romeno intende sospendere fino al 2017 l’erogazione dei certificati verdi, cioè i titoli vendibili assegnati per ogni megawatt di energia “pulita” prodotto, scatenando le proteste degli investitori del settore. “Spero che nel lungo periodo non ci sia alcun impatto, anche perché la Romania deve raggiungere certi target imposti dalla Commissione europea per non incorrere in una procedura di infringement, e se non ci andrà saranno le aziende a mandarcela”, ha affermato Dimache.

Il segretario della Camera di commercio italiana ritiene impossibile prevedere l’impatto della nuova normativa nel breve periodo. “Questo dipende da considerazioni politiche difficilmente prevedibili e dalla pressione dei grandi consumatori. La legge come è scritta adesso non è fatta bene. La speranza è che ci si riesca mettere una pezza. Ci sono aziende che hanno messi soldi basandosi su un certo tipo di orizzonte legislativo: il nostro ruolo è quello di tutelare questi investitori”, ha affermato ancora Dimache. “Il vero rischio è che questa poca chiarezza si trasmetta anche ad altri settori, diffondendo il timore che la regolamentazione del paese non sia sufficientemente lineare e prevedibile: l’effetto potrebbe portare ad un ritiro di investimenti molto più importanti e di altra natura” ha concluso Dimache.

 

 Adrian Dimache, segretario generale Camera di commercio italiana per la Romania