L'accordo Serbia-Kosovo
Accordo storico raggiunto a Bruxelles
 

Bruxelles, 19 apr - (Agenzia Nova) - Ci sono voluti ben dieci round, neanche fosse un incontro di pugilato, ma alla fine ce l’hanno fatta: i rappresentanti di Serbia e Kosovo hanno raggiunto oggi a Bruxelles, alla decima tornata dei colloqui, uno “storico accordo”, come lo ha definito il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, per la “normalizzazione dei rapporti”, che tradotto dal linguaggio burocratico di Bruxelles non significa proprio riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, come si è affrettato ad annunciare il premier kosovaro Hashim Thaci, ma qualcosa di molto simile. In realtà l’accordo vero e proprio non è stato ancora ufficialmente firmato, in quanto al momento è stata siglata solo una “proposta di testo” basata su 15 punti fondamentali, come ha precisato il primo ministro serbo Ivica Dacic.

Le parti dovranno adesso tenere consultazioni interne per poi tornare a Bruxelles e siglare così lo “storico accordo” invocato da Barroso. Intanto oggi è stato compiuto un importante passo in visto di lunedì, giorno in cui si riuniranno i ministri degli Esteri dei 27 paesi membri dell’Ue per valutare i progressi compiuti dai due paesi. Parlando con i giornalisti al termine del dialogo con Pristina, il premier serbo Dacic ha detto che lunedì Belgrado invierà una comunicazione scritta all’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Catherine Ashton, mediatrice delle negoziazioni, per informarla ufficialmente della decisione presa. “Ringrazio la Ashton – ha affermato Dacic – il vicepremier Aleksandar Vucic e tutti i membri della delegazione. Prenderemo una decisione definitiva dopo una serie di consultazioni, per avere un’unica posizione sulla questione. O accettiamo tutti insieme, o rifiutiamo tutti insieme”.

"I negoziati sono conclusi. Il testo è stato firmato da entrambi i primi ministri”: così Catherine Ashton ha annunciato la fine del dialogo questo pomeriggio sul social network Twitter, sempre più veicolo di informazioni in tempo reale. “Voglio congratularmi con loro per la determinazione e il coraggio dimostrati in questi mesi”, ha scritto ancora la Ashton riferendosi alle due delegazioni. “Ciò che ora stiamo vedendo da parte di entrambi è un passo in avanti rispetto al passato e un passo ulteriore verso l’Unione europea”, ha “twittato” la baronessa britannica. Una curiosità: la Ashton ha ripetuto le stesse identiche parole scritte sul social network ai giornalisti accalcati all’ingresso del Servizio europeo per l’azione esterna.

“Abbiamo raggiunto un accordo – ha detto da parte sua il primo ministro kosovaro Hashim Thaci – che fungerà da base per la normalizzazione delle nostre relazioni, con la garanzia dell’Alto rappresentante Ashton. Di fatto, questo significa il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia”. Assai diversa è invece l’interpretazione del premier serbo Dacic, secondo il quale sono state accettate tutte le richieste di Belgrado sui punti più spinosi. Il punto nove, ha spiegato il premier serbo, è rimasto come voleva Belgrado, e riguarda la nomina di una capo della polizia di etnia serba per il territorio settentrionale del Kosovo, che vede una popolazione a maggioranza serbo-ortodossa. 

E’ stato modificato secondo le disposizioni di Belgrado, sempre secondo Dacic, il punto 14 sulla possibilità di concedere un seggio alle Nazioni Unite per il Kosovo. Più precisamente, sarebbe stata eliminata la frase secondo cui la Serbia non deve bloccare l’adesione di Pristina alle organizzazioni internazionali. “Oggi a Bruxelles non è stato sottoscritto nessun accordo, ma c’è stata solo una convergenza sul testo proposto dall’Unione europea”. Lo ha dichiarato il direttore dell’Ufficio per il Kosovo, Aleksandar Vulin, che ha partecipato alla decima tappa del dialogo con Pristina come membro della delegazione di Belgrado. “Oggi – ha osservato Vulin – è stata concordata la proposta finale del testo per un accordo fra le parti, e su questo testo adesso deve pronunciarsi il governo serbo e tutti gli altri organi competenti. Fino a che questo non avverrà – ha concluso Vulin – non si può dire che sia stato sottoscritto nessun accordo”.

La vicepremier con delega all’Integrazione europea, Suzana Grubjesic, anche lei parte della delegazione, ha sottolineato la difficoltà dei negoziati, ma “Belgrado ha condotto un’operazione corretta e con senso dello stato”. Fra i primi congratularsi con la Ashton e i rappresentanti di Serbia e Kosovo è stato commissario europeo all’Allargamento, Stefan Fuele. “Questo è un giorno storico per la Serbia e il Kosovo, per l’intera regione dei Balcani occidentali e per l’Unione europea. Entrambe le parti - ha detto Fuele - possono contare sul pieno appoggio di Bruxelles per quanto riguarda il loro percorso di integrazione europea. Voglio congratularmi anche con i premier e le loro squadre. Questo accordo non sarebbe stato possibile senza il loro coraggio e impegno nel corso di negoziati difficili".

 

 Il premier del Kosovo, HashimThaci, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton, e il premier serbo, Ivica Dacic

© Consiglio Ue

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton, e il premier serbo, Ivica Dacic

© Consiglio Ue

 

 

 

 

 

 

 

  Il premier del Kosovo, HashimThaci, e l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton

© Consiglio Ue


"Entrambe le leadership - ha aggiunto Fuele - hanno dovuto trovare dei compromessi che per definizione non sono mai stati ideali per l’una o l’altra parte. Questo approccio consensuale aiuterà entrambi i paesi sul loro cammino verso l’Ue. E’ così che funziona l’Europa. Non siamo più deboli perché cerchiamo di raggiungere il consenso, ma al contrario siamo più forti perché siamo in grado di fare compromessi”. Fuele ha aggiunto di stare lavorando con la Ashton per completare le raccomandazioni da presentare al Consiglio affari generali di lunedì. “E’ cruciale ora che la leadership politica e l’opinione pubblica in Serbia e Kosovo sostengano l’accordo e si adoperino attivamente per metterlo in pratica. E’ un’opportunità che non possiamo mancare. E’ nell’interesse di tutte le parti coinvolte, della popolazione del Kosovo e di coloro che vivono in Serbia e nella regione”, ha concluso il commissario Ue.

Complimenti sono giunti anche da parte di José Manuel Barroso, presidente del Consiglio Ue. “Mi congratulo con entrambi i leader per il loro impegno e coraggio”, ha detto Barroso. “Vorrei anche congratularmi con Catherine Ashton per il suo instancabile impegno”, ha aggiunto. Un eventuale fallimento del dialogo sarebbe certamente ricaduto sulle spalle del capo della diplomazia europea, la baronessa britannica Ashton, mediatrice di tutti i colloqui tenuti fino ad oggi il cui mandato scadrà nel 2014. Il presidente della Commissione europea Barroso ha esortato Serbia e Kosovo ad “attuare rapidamente” l’accordo per proseguire il percorso verso l’Ue, un processo “fondamentale per la stabilità, la sicurezza e la prosperità dell'Europa sud-orientale e dell’Unione europea nel suo complesso”.

L’accordo raggiunto oggi tra Belgrado e Pristina è “storico”, ma rimane “fondamentale” la sua “attuazione”. E’ quanto ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, congratulandosi con i premier serbo e kosovaro per il loro impegno. “Invito entrambe le parti a proseguire con lo stesso approccio costruttivo per quanto riguarda l’attuazione dell’accordo”, ha detto Van Rompuy. L’attuazione è fondamentale per permettere “di avviare i negoziati di adesione con la Serbia e le trattative per un Accordo di stabilizzazione e di associazione con il Kosovo”.

Anche il relatore europeo per la Serbia, Jelko Kacin, si è congratulato per il risultato raggiunto nel corso della decima tappa del dialogo fra Belgrado e Pristina. In una nota, Kacin si congratula sinceramente per l’accordo raggiunto fra i premier Ivica Dacic e Hashim Thaci sulle competenze della comunità di municipalità serbe. "Questo accordo - ha osservato Kacin - è di portata storica, e rappresenta un vero passo in avanti verso il raggiungimento della stabilità della regione dei Balcani occidentali. Le due parti oggi hanno mostrato di avere avuto coraggio, ampie vedute e la volontà di scrivere una nuova pagina, assicurando così un futuro migliore per i loro cittadini. Occorre incoraggiarli - ha aggiunto - affinché proseguano nel costruire dei rapporti di amicizia, perché solo con questi si può assicurare il progresso economico e un percorso indisturbato verso l’integrazione europea".

Kacin ha dichiarato inoltre di ritenere che i rappresentanti della comunità serba del Kosovo abbiano una grande responsabilità nell’accettare l’accordo e partecipare alla sua messa in atto. "Oggi – ha concluso – è il primo giorno in cui la comunità serba nel Kosovo non è più divisa fra coloro che vivono a nord e coloro che vivono a sud del fiume Ibar". Kacin ha infine precisato di aspettarsi che il Consiglio europeo a giugno riconosca i progressi compiuti nei rapporti fra le due parti, come pure i risultati delle riforme interne portate avanti da Belgrado, e che venga concessa alla Serbia una data di inizio per i negoziati di adesione, e al Kosovo venga consentito di proseguire verso l’Accordo di associazione e stabilizzazione.

 

 


 Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il presidente del Consiglio europeo, Herman Va Rompuy

© Commissione europea

 

La Nato e la forza militare dell'Alleanza atlantica in Kosovo Kfor saranno pronte a sostenere l’attuazione dell’accordo raggiunto tra Belgrado e Pristina “al meglio delle nostre capacità e all’interno del nostro mandato”. E’ quanto ha affermato il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen. “Mi congratulo con tutti i partiti per il loro approccio costruttivo per trovare una soluzione duratura nel dialogo tra Serbia e Kosovo e sono molto felice che la Nato abbia contribuito alla conclusione di un accordo storico”, ha detto Rasmussen.

“E’ stato un processo lungo, ma di successo - ha detto ancora il numero uno della Nato - e questo accordo rappresenta un grande passo avanti per la pace e la sicurezza regionale e darà un nuovo slancio all'integrazione euro-atlantica dei Balcani occidentali”. Secondo la stampa serba, intanto, Belgrado ha ottenuto rassicurazioni dalla Nato sul fatto che le forze di sicurezza kosovare non potranno entrare nel territorio del nord, precisando che le pattuglie di Pristina potranno entrare solo nel caso di calamità naturali e anche in quel caso con il consenso della Nato e della comunità serba. Le rassicurazioni sono arrivate nel corso dell’incontro avvenuto nella sede dell’alleanza atlantica fra i vertici Nato e le delegazioni di Belgrado e Pristina.
  Bersagliere in servizio presso la  Kosovo Force della Nato

© Kfor Chronicle

     
I 15 punti dell'accordo    
     

Il primo punto dell’accordo prevede la creazione di una “una Associazione-Comunità di municipalità a maggioranza serba in Kosovo. L’adesione sarà aperta a qualsiasi altro comune, a condizione che le parti siano d’accordo”. Il punto numero due precisa che l’Associazione dei comuni serbi “sarà stabilita per legge” e “il suo scioglimento può avvenire solo con una decisione dei comuni partecipanti”. Inoltre, “garanzie giuridiche saranno fornite dalla legge applicabile e dal diritto costituzionale (tra cui la regola della maggioranza dei due terzi)”. Il terzo punto prevede che le strutture della Comunità siano “stabilite sulla stessa base dello statuto vigente dell’Associazione dei Comuni del Kosovo, ad esempio: presidente, vice presidente, assemblea, consiglio”. Il quarto punto, fra i più criticati dall’opposizione kosovara a Pristina, include quanto segue: “In conformità con le competenze fornite dalla Carta europea dell’autonomia locale e dal diritto del Kosovo, i comuni partecipanti hanno il diritto di cooperare collettivamente nell’esercizio delle loro competenze attraverso la Comunità-Associazione”; inoltre, quest’ultima “avrà completa supervisione delle aree di sviluppo economico, istruzione, sanità, pianificazione urbana e rurale”.

Il punto cinque dell’accordo prevede che l’Associazione dei comuni serbi eserciti “altre competenze aggiuntive eventualmente delegate dalle autorità centrali”. Il sesto punto garantisce alla Comunità-Associazione “un ruolo di rappresentanza presso le autorità centrali e avrà un posto nel consiglio consultivo delle comunità a tale scopo. Nel perseguimento di questo ruolo è prevista una funzione di monitoraggio”. Il punto sette precisa che “ci sarà una sola forza di polizia in Kosovo, chiamata la polizia del Kosovo” e che “tutti i corpi di polizia nel nord del Kosovo dovranno essere integrati nel quadro della polizia del Kosovo: gli stipendi saranno erogati solo dalla polizia del Kosovo”.

Il punto otto, inoltre, afferma che “ai membri di altre strutture di sicurezza serbe sarà offerto un posto in strutture equivalenti del Kosovo”. Il punto numero nove, anch’esso particolarmente contestato dall’opposizione kosovara, recita quanto segue: “Vi sarà un comandante di polizia regionale per le quattro municipalità settentrionali a maggioranza serba (Leposavic, Mitrovica nord, Zubin Potok e Zvecan). Il comandante di questa regione sarà un serbo del Kosovo nominato dal ministero degli Interni da una lista fornita dai quattro sindaci, a nome della Comunità-Associazione. La composizione della polizia del Kosovo nel nord rifletterà la composizione etnica della popolazione dei quattro comuni. (Ci sarà un altro Comandante Regionale per i comuni di Mitrovica sud, Skenderaj e Vushtri). Il comandante regionale dei quattro comuni del nord collaborerà con gli altri comandanti regionali”.

Il punto numero dieci affronta invece la spinosa questione della giustizia: “Le autorità giudiziarie - si legge - saranno integrate e opereranno all’interno del quadro giuridico del Kosovo. La Corte d’Appello di Pristina fisserà un collegio giudicante composto da una maggioranza di giudici serbo-kosovari, responsabile per tutte le municipalità a maggioranza serba in Kosovo. Una divisione di questa Corte d’Appello, composta da personale amministrativo e magistrati, siederà permanentemente a Mitrovica nord. Ogni sezione della divisione di cui sopra sarà composta da una maggioranza di giudici serbi del Kosovo”.

Secondo Daniel Serwer, docente di gestione dei conflitti presso la Johns Hopkins University, ex ministro consigliere presso il Dipartimento di Stato Usa negli anni Novanta e negoziatore durante il primo accordo raggiunto ai colloqui di pace di Dayton, “il quadro è chiaro: i comuni a maggioranza serba del Kosovo - scrive il professore statunitense - avranno autonomia di ampio respiro nei propri affari, come previsto dal piano Ahtisaari. Ma la polizia, la giustizia e le strutture elettorali parallele devono essere integrate nel quadro costituzionale e giuridico del Kosovo. Questo è esattamente ciò che ha chiesto il cancelliere tedesco Angela Merkel: la fine delle strutture parallele e l'accettazione da parte della Serbia dell’integrità territoriale del Kosovo, pur con un ampio autogoverno della comunità serba”.

Il punto numero undici prevede l’organizzazione di elezioni locali nel Kosovo settentrionale entro il 2013, “con la facilitazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e in conformità con la legge del Kosovo e gli standard internazionali”. Il punto dodici stabilisce che “il programma di attuazione, incluso un calendario, deve essere presentato entro il 26 aprile: l’attuazione del presente accordo seguirà il principio della trasparenza dei finanziamenti”. Il punto numero 13 prevede che “le discussioni su energia e telecomunicazioni saranno intensificate tra le due parti e completate entro il 16 giugno”. Particolarmente importante appare il punto numero 14: “Si è convenuto - si legge - che nessuna delle due parti bloccherà o incoraggerà altri a bloccare il progresso del lato opposto, nei rispettivi percorsi europei”. Secondo Belgrado, tale punto in precedenza includeva anche l’adesione di Pristina alle Nazioni Unite e all’Osce. Secondo il premier serbo Ivica Dacic, questa versione più “soft” del punto 14 ha impedito un riconoscimento, più o meno esplicito, dell’indipendenza kosovara. Il punto numero 15, infine, prevede la creazione di un “comitato di attuazione stabilito dalle due parti con la facilitazione della Ue”.

   
 
Le raccomandazioni positive della Commissione Ue
 

Bruxelles, 22 apr - (Agenzia Nova) - L’Unione europea dovrebbe avviare i negoziati di adesione con la Serbia e dare il via alle trattative sull’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con il Kosovo. E’ quanto si afferma nei rapporti di primavera adottati oggi dalla Commissione europea, mentre proprio in questi minuti a Lussemburgo i ministri degli Esteri dei Ventisette stanno discutendo del processo d’integrazione europea di Belgrado e Pristina. L’annuncio dell’approvazione delle raccomandazioni favorevoli dell’esecutivo comunitario è stato dato su twitter dal commissario all’Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele. 

Il Consiglio Ue di oggi non dovrebbe comunque prendere nessuna decisione sull'avvio dei negoziati con la Serbia e il Kosovo. A confermarlo è stato questa mattina il ministro degli Esteri irlandese, Eamon Gilmore, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. “Ci sono stati progressi importanti nel dialogo e questa mattina la Commissione europea presenterà i propri rapporti sulla Serbia e sul Kosovo”, ha spiegato Gilmore. In ogni caso, quella di oggi sarà soltanto “una discussione” ed è “improbabile” che si arrivi a decisioni su Belgrado e Pristina. 

Anche il ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, seppur congratulandosi per l’accordo raggiunto venerdì scorso, ha sottolineato che oggi si tratterà di “esaminare in maniera approfondita l’intesa”. Il capo della diplomazia belga, Didier Reynders, ha evidenziato dal canto suo che la Serbia e il Kosovo hanno dimostrato il proprio impegno e che l’Ue “deve tenerne conto per far avanzare entrambi i processi d’integrazione europea”.

 

 Il Commissario europep all'Allargamento, Stefan Fuele

© Commissione europea

 
Decisioni su avvio negoziati rinviate a giugno
     

Bruxelles, 22 apr - (Agenzia Nova) - L’accordo raggiunto venerdì scorso tra la Serbia e il Kosovo è “storico” e permetterà a entrambi di fare importanti progressi nel processo d’integrazione europea. Prima di prendere qualsiasi decisione, tuttavia, il Consiglio Ue e i paesi membri dovranno esaminare i dettagli dell’accordo e i rapporti adottati oggi dalla Commissione europea. E’ quanto ha riferito il ministro degli Esteri irlandese, Eamon Gilmore, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue, al termine del Consiglio Affari generali svoltosi a Lussemburgo. “L’intenzione è arrivare a giugno a una decisione sull’avvio dei negoziati di adesione con la Serbia e sull’inizio delle trattative sull’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con il Kosovo”, ha spiegato Gilmore. 

La Commissione europea ha adottato i rapporti soltanto questa mattina e i rappresentanti degli stati membri hanno avuto le loro prime reazioni”, ha detto il ministro irlandese, sottolineando che la questione tornerà sul tavolo dei Ventisette il 24-25 giugno, in vista del vertice dei capi di stato e di governo del 27-28 giugno. “Durante la riunione in molti hanno sottolineato che si tratta di un momento storico per Belgrado e Pristina, ma anche per l’Ue nel suo insieme”, ha detto Gilmore. Gli ha fatto il commissario all’Allargamento, Stefan Fuele, secondo cui l’accordo di venerdì è una “pietra miliare” e dimostra che la Serbia e il Kosovo “guardano al futuro” piuttosto che rimanere “intrappolati nel passato”.

 

 Il ministro degli Esteri irlandese, Eamon Gilmore, presidente di turno del Consiglio Ue

© Consiglio Ue

 
La vittoria di Catherine Ashton
 

Roma, 18 ott - (Agenzia Nova) - Le raccomandazioni della Commissione Ue per l’avvio dei negoziati di adesione con la Serbia e per l’inizio delle trattative sull’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con il Kosovo “rappresentano una rottura con il passato” e “un passo in avanti per il loro futuro europeo”. Lo ha affermato l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, commentando i rapporti positivi approvati oggi dall’esecutivo comunitario. “Vorrei rendere omaggio ai leader di Serbia e Kosovo per il loro coraggio”, ha detto la Ashton. Dello stesso avviso il commissario all’Allargamento, Stefan Fuele, secondo cui Belgrado e Pristina hanno dimostrato di “guardare al futuro” piuttosto che rimanere “intrappolati nel passato”. Per questo motivo, entrambi “meritano di andare avanti nelle prospettive d’integrazione europea”, ha affermato Fuele. 

La relazione sulla Serbia sottolinea che il paese è riuscito a migliorare “visibilmente” le relazioni con il Kosovo, impegnandosi attivamente nel dialogo mediato dall’Ue. E’ inoltre continuata l’attuazione degli accordi già raggiunti, in particolare per quanto riguarda la gestione integrata delle frontiere, la rappresentanza del Kosovo nelle sedi regionali, la protezione del patrimonio religioso e culturale e l’accettazione dei diplomi universitari. Il rapporto mette in evidenza inoltre gli sforzi compiuti da Belgrado per rafforzare lo stato di diritto, l’indipendenza delle istituzioni, la libertà dei media e la tutela delle minoranze. Per questi motivi, secondo la Commissione europea, la Serbia merita di avviare i negoziati di adesione con l’Ue.

Anche il documento sul Kosovo evidenzia progressi in una serie di priorità riguardanti lo stato di diritto, l’amministrazione pubblica e la tutela delle minoranze e il commercio. L’Accordo di stabilizzazione e associazione permetterebbe a Pristina di fare un “passo importante” nel suo cammino verso l’Europa. Il Consiglio dei ministri dell’Ue sta discutendo in questi minuti entrambi i rapporti della Commissione europea. Il ministro degli Esteri irlandese, Eamon Gilmore, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue, ha spiegato questa mattina che oggi ci sarà soltanto “una discussione” ed è “improbabile” che si arrivi a decisioni su Belgrado e Pristina. Anche il ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, seppur congratulandosi per l’accordo raggiunto venerdì scorso, ha sottolineato che oggi si tratterà di “esaminare in maniera approfondita l’intesa”.

 

 L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Catherine Ashton

© Consiglio Ue

     
I preparativi per attuare l’accordo
     

Bruxelles, 22 apr - (Agenzia Nova) - Serbia e Kosovo si apprestano a rendere esecutivo lo “storico” accordo raggiunto venerdì scorso a Bruxelles sulla normalizzazione dei rapporti, mentre dalla Commissione europea arriva un primo importante via libera al percorso europeo dei entrambi. Sia Belgrado che Pristina si sono subito mobilitate per approvare quello che per ora resta soltanto una “proposta” di accordo, ma che con ogni probabilità assumerà carattere ufficiale entro questa settimana. Il governo e il parlamento di Pristina hanno già dato il loro via libera al piano in 15 punti proposto dall’Alto rappresentante europeo per la politica estera di sicurezza, Catherine Ashton.

L'Assemblea parlamentare kosovara ha approvato con 89 voti a favore, cinque contrari e un'astensione, la risoluzione per la normalizzazione delle relazioni con la Serbia. L’intesa è stata sostenuta dal Partito democratico del Kosovo (Pdk, governo), la Lega democratica del Kosovo (Ldk, opposizione), l’Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr, governo) e l’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak). Contrari, invece, i deputati del movimento di opposizione Vetevendosje e il presidente dell’Assemblea parlamentare, Jakup Krasniqi. Secondo il premier Thaci, alcuni punti dell’accordo tra Kosovo e Serbia potrebbero “lasciare l’amaro in bocca”, ma bisogna capire che si tratta comunque di “un compromesso”.

Il capo del governo ha letto il testo dell’accordo in aula, soffermandosi su alcuni punti chiave, in particolare sul punto numero nove, che prevede un comandante di polizia regionale di etnia serba regionale per le quattro municipalità settentrionali del Kosovo (Leposavic, Mitrovica nord, Zubin Potok, Zvecan), scelto in base a un elenco fornito dai quattro sindaci. "Capisco che questo punto possa lasciare l'amaro in bocca e incitare dibattiti, ma dovrebbe essere chiaro che l'accordo raggiunto è un compromesso. I comandanti regionali rispetteranno comunque la catena in comando”, ha detto Thaci. 

Parlando del punto numero 11, che prevede l’organizzazione di elezioni comunali nei comuni del nord nel 2013, con la facilitazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), Thaci ha dichiarato le consultazioni si svolgeranno entro l’autunno di quest'anno. Il voto, ha proseguito il capo del governo, “sarà agevolato da parte dell'Osce, in linea con le leggi del Kosovo e con gli standard internazionali: questo significa che finalmente, dopo 14 anni di mancanza di democrazia e di libere elezioni, i cittadini del Kosovo settentrionale avranno l'opportunità di eleggere, senza alcun timore e attraverso un processo elettorale legittimo, che avverrà in linea con le leggi della Repubblica del Kosovo, i loro legittimi leader che attueranno le leggi del nostro Stato". 
 

 

 L'Assemblea parlamentare del Kosovo

© Assemblea parlamentare del Kosovo

A Belgrado il governo ha dato il via libera al testo dell’accordo già questa mattina. L’esecutivo ha quindi incaricato i ministeri, le organizzazioni e gli uffici competenti di prendere le misure necessarie per portare a compimento quanto previsto nel testo preparato dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton. Il governo ha inoltre raccomandato di proseguire nel completamento degli accordi presi in precedenza con i rappresentanti delle istituzioni di Pristina. Intanto il parlamento serbo ha fissato per venerdì la seduta plenaria in cui è previsto il dibattito sul testo dell’accordo fra Belgrado e Pristina. Lo hanno deciso i capigruppo parlamentari convocati in una riunione dal presidente dell’Assemblea, Nebojsa Stefanovic. Sempre venerdì, inoltre, è previsto a Belgrado l’arrivo del commissario all’Allargamento dell’Unione europea, Stefan Fuele.    Belgrado, la sede del parlamento serbo

© Parlamento della Repubblica serba