Intervista a Imami

 

Albania: la Nato apra le porte ai Balcani occidentali
 

Roma, 5 feb 16:55 - (Agenzia Nova) - La sicurezza di un paese è strettamente connessa a quella degli stati che condividono i suoi confini ed è per questo che la Nato dovrebbe aprire le sue porte a tutte le nazioni dei Balcani occidentali. E’ quanto affermato oggi dal ministro della Difesa albanese, Arben Imami, in un’intervista concessa a “Nova” a margine della 58ma Assemblea generale dell'Atlantic Treaty Association (Ata) presso la sede del Nato Defense College a Roma. Per l'Albania l'ingresso in questa grande alleanza è stato un momento cruciale”, ha detto Imami, sottolineando come oltre il 96 per cento della popolazione albanese sostenga il ruolo di Tirana nella Nato. “In nessun altro paese la Nato gode di un appoggio così ampio – ha continuato Imami – il che significa che il nostro interesse nazionale è completamente focalizzato sull'Alleanza. Pertanto non abbiamo dubbi sul nostro futuro”.

 

“Al contrario pensiamo che la politica della porta aperta della Nato e auspicabilmente la membership di Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo nell'Alleanza rafforzerebbe la sicurezza dei Balcani", ha aggiunto il ministro, ricordando che i paesi dei Balcani occidentali collaborano già nell'ambito della Carta adriatica, associazione regionale nata nel 2003. Obiettivo dell'organizzazione è promuovere l’adesione delle nazioni balcaniche alla Nato, con il contributo degli Stati Uniti. La Croazia e l’Albania sono diventati membri dell'Alleanza atlantica nel 2009, mentre l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) è stata ostacolata dalla disputa sul nome con la Grecia. Nel 2008 alla Carta adriatica si sono uniti anche la Bosnia e il Montenegro.

 

“L’adesione alla Nato di un paese come la Macedonia rafforzerebbe la sicurezza dell’Alleanza così come quella degli altri paesi dei Balcani occidentali”, ha aggiunto Imami. “Non è facile però prendere una posizione favorevole o contraria alla Macedonia nel suo percorso d'adesione alla Nato, perché Macedonia e Grecia sono due paesi vicini all’Albania e auspichiamo che trovino una soluzione il prima possibile (alla disputa sul nome)”, ha spiegato il ministro. “L'ingresso di Skopje nella Nato, in ogni caso, è nell'interesse di tutti noi", ha detto ancora Imami, sottolineando come "a volte problemi non sostanziali aggravino la situazione e impediscano di trovare le giuste soluzioni".

 

Il ministro ha ricordato come la presenza della Nato in Kosovo abbia contribuito a garantire la stabilità e la sicurezza nell’area. “La cooperazione tra stati che condividono gli stessi confini e le stesse minacce è fondamentale – ha detto il ministro – ed è per questo che sosteniamo la Carta adriatica come partnership per la pace”. Per l’Albania anche la cooperazione con l’Italia è di grande rilevanza strategica. “Italia e Albania hanno un rapporto speciale, una storia comune e anche una partnership molto forte all'interno della regione adriatica e l’Italia è un paese importante per tutta la regione dei Balcani occidentali”, ha continuato Imami.

 

“Viviamo in aree diverse dello stesso 'lago', quel piccolo mare che è l'Adriatico, e Tirana auspica un ulteriore rafforzamento della cooperazione regionale, in particolare per la sorveglianza dello spazio marittimo contro qualsiasi forma di attività criminale”. A tale proposito il ministro della Difesa albanese ha ricordato che Roma e Tirana stanno lavorando insieme ad altre nazioni ad un sistema radar per il controllo dello spazio aereo e marittimo comune.

 

Il ministro ha infine ricordato come “anche all’interno dei suoi confini” l’Albania abbia intrapreso un processo di riforma della politica di sicurezza. La legge sulla riorganizzazione dei servizi segreti militari, approvata recentemente dal parlamento albanese, per Imami, è il coronamento di un lungo processo iniziato nel 2008. “La legge riflette tutti i cambiamenti che sono avvenuti all’interno dei servizi segreti militari negli ultimi quattro anni”, ha spiegato il ministro, sottolineando che la “nuova” Agenzia d’intelligence militare collabora attivamente con le rispettive strutture degli altri stati membri della Nato e dell’Unione europea.

   Il ministro della Difesa albanese, Arben Imami, con il luogotenente generale Arne Bard Dalhaug, comandante del Nato defense college