Nucleare, Bulgaria al voto

Il referendum non raccoglie l’interesse degli elettori
 
Sofia, 28 gen 2013 - (Agenzia Nova) - I risultati del referendum sul programma nucleare della Bulgaria confermano l’annunciata scarsa affluenza alle urne ma non segnano una chiusura definitiva del dibattito sulla costruzione di una nuova centrale nucleare nel paese. Ieri, i cittadini bulgari per la prima volta nella storia democratica del paese sono stati chiamati a utilizzare lo strumento di democrazia diretta e hanno risposto alla domanda “La Bulgaria deve sviluppare l’energia nucleare attraverso la costruzione di una nuova centrale?”. Secondo i dati ufficiali forniti dalla Commissione elettorale centrale bulgara i “sì” si attestano a una quota pari al 60,6 per cento (832.742 perone) mentre i “no” si fermano al 37,9 per cento (522.927 persone). I voti invalidati corrispondono all’1,4 per cento delle schede scrutinate. Restano ancora incerti, secondo quanto reso noto dal portavoce della Commissione elettorale centrale, Biser Trojanov, ha reso noto che i dati sull’affluenza saranno resi noti a breve: “Stiamo aspettando che le commissioni regionali ci inoltrino le loro relazioni, così da inserire nuovamente i dati ed effettuare un confronto per valutare eventuali errori”.
 
I dati sull’affluenza alle urne sono molto importanti: lo scrutinio non ha infatti raggiunto il quorum necessario, pari a 4,3 milioni di persone, ma con una quota di votanti pari o superiore al 20 per cento degli aventi diritto e la vittoria dei "sì", la legge bulgara prevede che la questione del programma nucleare debba essere rimandata al dibattito parlamentare. I risultati del referendum, comunque, non avranno nessun vincolo in caso di eventuale dibattito. I dati ufficiali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale indicano un’affluenza del 20,22 per cento. In controtendenza, invece, i voti dei cittadini bulgari che risiedono all’estero in cui si registra una dei “no”. Si sono espressi in maniera contraria il 50,8 per cento dei votanti bulgari residenti all’estero, mentre il 47,2 per cento ha espresso la propria preferenza per il “sì”. L’1,9 per cento dei voti, invece, è stato invalidato. Sono 4.348 i cittadini bulgari che hanno votato all’estero, in 44 seggi elettorali dove, secondo quanto riferito dall’agenzia d’informazione bulgara “Focus News”, non sono stati registrati incidenti.
  Il ministro degli Esteri bulgaro Nikolaj Mladenov

 

 
Le reazioni politiche all’esito del referendum
 

Sofia, 28 gen 2013 - (Agenzia Nova) - Il premier bulgaro, Bojko Borisov, ha commentato ieri i risultati del referendum, definendolo inutile e “il sondaggio più costoso nella storia bulgara”. Il primo ministro e la coalizione di governo fanno leva sui risultati dell'affluenza al voto, troppo bassa per raggiungere il quorum. Il leader del Partito socialista bulgaro (Bsp), Sergej Stanishev, ha indicato invece i dati relativi ai voti espressi che sono considerabili come una vittoria e "la prima sconfitta per il premier Borisov" in vista delle elezioni politiche che si terranno in Bulgaria a metà del 2013, in data ancora da stabilire. Il Bsp è stato il principale promotore e sostenitore del referendum.

 

Il ministro dell’Economia, dell’Energia e del Turismo, Deljan Dobrev, ha dichiarato che “solo poco più di 800 mila cittadini bulgari ritengono che il governo ha commesso un errore sospendendo il progetto della centrale nucleare di Belene”. Dobrev, intervistato dall’emittente televisive “Tv7”, ha aggiunto inoltre di essere sicuro che il parlamento difenderà la scelta del consiglio dei ministri in caso di eventuale dibattito, “in modo da concludere la questione della centrale nucleare di Belene una volta per tutte”. Il ministro bulgaro ha precisato che l’esito del referendum non preclude l’attività di governo per quanto riguarda la costruzione di un nuovo reattore per la centrale nucleare di Kozloduy, l’unica attiva nel paese. Dobrev ha aggiunto che la nuova unità dovrebbe essere ultimata entro la metà del 2013. Le parole del ministro seguono perfettamente la linea adottata dal governo nei commenti sull’esito del referendum.

 

Il leader del Partito socialista bulgaro (Bsp), Sergej Stanishev, parla invece di una vittoria in riferimento ai dati che emergono dai voti espressi dai cittadini. “La prima sconfitta per il premier Borisov”, così si è espresso Stanishev citato dall’agenzia di stampa bulgara “Focus News”. Secondo il leader socialista, infatti, la vittoria dei “sì” preannuncia quanto accadrà alle elezioni politiche che si terranno in Bulgaria a metà del 2013, in data ancora da stabilire. “Questo è l’inizio del cambiamento. Il comportamento del premier Borisov non rappresenta la volontà dei cittadini bulgari”, ha proseguito Stanishev, secondo cui il partito di governo, Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb), non può più “imporre la propria agenda alla società civile”. La questione del nucleare in Bulgaria, secondo Stanishev, non può però essere semplicemente ridotta a una causa di partito.

  Il premier bulgaro Bojko Borisov
 
Il progetto della centrale nucleare di Belene
 
Sofia, 28 gen 2013 - (Agenzia Nova) - Il Bsp è stato il principale promotore e sostenitore del referendum. Tutto è cominciato con il contratto per la costruzione della centrale di Belene, firmato nel 2006 tra il governo bulgaro guidato da Stanishev e la società russa Atomstroyexport. Il progetto prevedeva un costo iniziale pari a poco meno di 4 miliardi di euro, aumentato nel corso degli anni. Per questo motivo le trattative sono state portate avanti per lungo tempo, sino a che nel marzo scorso il governo del premier Borisov ha deciso di porre fine al progetto poiché ritenuto “economicamente impraticabile”.
 
Atomstroyexport, società controllata da Rosatom, successivamente ha intentato una causa per 58 milioni di euro contro la Nek (la compagnia di distribuzione dell’energia in Bulgaria) presso il Tribunale di arbitrato di Parigi nell’estate del 2011. Rosatom ha chiesto al Tribunale un risarcimento di oltre un miliardo di euro per l’annullamento del progetto. Alcuni mesi fa il Bsp ha indetto una raccolta firme a sostegno del referendum per la ripresa del progetto. Il Bsp ha raccolto oltre 700 mila firme a sostegno della costruzione della centrale nucleare, ma una successiva verifica ha riscontrato che le firme valide erano poco più di 540 mila, un numero sufficiente per far partire la procedura referendaria.
 

 Il leader del Partito socialista bulgaro Sergej Stanishev

 

 
Il tema sul programma nucleare nazionale resta aperto
 

Sofia, 28 gen 2013 - (Agenzia Nova) - Per il momento la questione del programma nucleare della Bulgaria e della costruzione di una nuova centrale resta aperto. La composizione della futura legislatura in Bulgaria potrebbe essere fondamentale per giungere a una conclusione, positiva o negativa, di questo tema. La speranza del Bsp è che l’esito del referendum rappresenti il primo passo verso la vittoria delle prossime elezioni politiche. L’ultima indagine condotta dal Centro nazionale per lo studio dell’opinione pubblica, però, indica che al primo posto nell’indice di gradimento dei cittadini bulgari figura il Gerb, con il 24,2 per cento, seguito dal Bsp, al 19,5 per cento, dal Movimento per i diritti e le libertà (Dps, il partito dell’etnia turca, il cui risultato non è stato però reso noto) e dal Movimento dei cittadini per la Bulgaria (la lista dell’ex commissario europeo Meglena Kuneva) con 5,9 punti percentuali.

La Bulgaria deve raccogliere i frutti dall’esperienza referendaria modificando la propria legislazione, ma è necessaria la giusta volontà politica. È quanto espresso da un portavoce dell’agenzia Democracy International, l’organizzazione che si è occupata di monitorare il referendum. Secondo il rappresentante dell’organizzazione, per una maggiore funzionalità dello strumento di democrazia diretta in Bulgaria sarebbe necessario rendere più facile avviare il referendum e il quorum di affluenza alle urne per stabilirne la validità dovrebbe essere ridotto. Il portavoce ha aggiunto che nelle procedure di votazione di ieri non sono avvenute gravi violazioni. Gli inviati di Democracy International sono stati  gli unici presenti durante l’allestimento dei seggi, le procedure di votazione e lo spoglio dei voti.
 
Democracy International ha sede a Colonia in Germania e ha ricevuto l’invito a monitorare il referendum dal ministro degli Esteri bulgaro, Nikolaj Mladenov. Le attività di monitoraggio, che sono iniziate il 26 gennaio e termineranno il 29, serviranno a esaminare la legislazione e l’applicazione pratica della partecipazione diretta in Bulgaria, nel rispetto degli standard richiesti dal Consiglio d’Europa. Al termine delle attività di monitoraggio, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa bulgara "Focus News", gli osservatori elaboreranno una relazione che sarà spedita ai media e alle istituzioni entro un mese dal termine della missione. Secondo il ministro delle Finanze, Simeon Djankov, il referendum è costato al bilancio 20-25 milioni di lev (circa 10-12,7 milioni di euro) e non 14 milioni (circa 7 milioni di euro), come previsto. L' aumento dei costi è dovuto al combustibile utilizzato per riscaldare le sezioni elettorali situate nelle scuole.