La Romania al voto

 

 
Le elezioni più difficili dopo il comunismo
 
Bucarest, 9 dic 2012 - (Agenzia Nova) - Sono in corso in Romania le votazioni per il rinnovo del parlamento. I seggi si sono aperti alle ore 7 locali (le 8 italiane) e si chiuderanno alle 21 (le 20 in Italia). Dopo quattro anni durante i quali si sono succeduti quattro governi e tre premier, i romeni sono chiamati alle urne in un momento di crisi economica senza precedenti. L’ultima legislatura è stata senza dubbio quella più complicata dalla caduta del regime comunista nel dicembre del 1989. Negli ultimi quattro anni sono infatti cambiate più volte le alleanze e ci sono state vere e proprie “migrazioni” di parlamentari da una formazione politica all’altra, impensabili fino a poco tempo prima.

Nel 2009 per la prima volta un governo, quello guidato da Emil Boc, è stato costretto alle dimissioni con l’approvazione di una mozione di sfiducia. Al secondo governo Boc, durato fino al febbraio 2012, è succeduto quello di Razvan Ungureanu, rimasto in piedi soltanto per tre mesi prima di essere sfiduciato. Infine, pochi mesi or sono il presidente Traian Basescu è stato sospeso per la seconda volta, dopo quella del 2006. In termini di risultati economici, questi mutamenti politici hanno sortito effetti poco positivi per i cittadini: in quattro anni sono stati costruiti soltanto 250 chilometri di autostrada per una spesa di 12 miliardi di euro (in base a dati pubblicati dal ministero dei Trasporti), il debito pubblico è raddoppiato superando i 50 miliardi di euro, gli stipendi pubblici sono stati tagliati del 25 per cento, l’Iva è aumentata dal 19 al 24 per cento e i fondi europei assorbiti sono stati pari a soli 1,9 miliardi di euro.

Le proteste popolari non sono mancate, in particolare nell’ultimo anno. Iniziato con una serie di manifestazioni di massa che si sono estese a tutto il territorio nazionale, il 2012 ha segnato un leggero risveglio nell’interesse della cittadinanza nei confronti della politica, e la protesta si è cristallizzata su due schieramenti: filo-Basescu e anti-Basescu. Le manifestazioni popolari hanno fatto cadere due governi in meno di sei mesi: quello di Boc e quello di Ungureanu. L’Unione sociale liberale (Usl) è riuscita così ad avere la meglio sulla maggioranza guidata dalla formazione politica sotto l'ala protettrice del presidente Basescu, il Partito democratico liberale.

Per paura di perdere la poltrona nella futura legislatura, molti liberali democratici lasciato il partito e si sono aggiunti chi ai liberali, chi ai socialdemocratici e persino ai conservatori (formazioni politiche che compongono l'Usl), pur di consentire alla nuova alleanza di avere una maggioranza parlamentare e varare un governo guidato del leader socialdemocratico Victor Ponta. L'arrivo di Ponta a Palazzo Victoria (sede del governo) è stato immediatamente segnato da contrasti con il presidente Basescu. Il parlamento ha subito trovato delle ragioni per sospendere di nuovo il capo dello stato, ma il referendum per la destituzione di Basescu non ha dato i risultati sperati. Ed ora, alla vigilia delle elezioni legislative, continua la guerra tra Basescu e Ponta.

Dopo dispute su temi istituzionali, economici, di politica estera e persino di sport, il presidente Basescu ha iniziato ad attaccare l’avversario, senza esitare ad impeigare termini quali “mafioso e bugiardo”. Per quanto la guerra tra Ponta e Basescu monopolizzi da sette mesi i programmi televisivi e le prime pagine dei giornali, i romeni, tuttavia, sembrano reagire girando nuovamente le spalle alla politica. I sondaggi più ottimisti prevedono infatti un’affluenza alle urne non superiore al 40 per cento.

Sono in corso in Romania le votazioni per il rinnovo del parlamento. I seggi si sono aperti alle ore 7 locali (le 8 italiane) e si chiuderanno alle 21 (le 20 in Italia). Dopo quattro anni durante i quali si sono succeduti quattro governi e tre premier, i romeni sono chiamati alle urne in un momento di crisi economica senza precedenti. L’ultima legislatura è stata senza dubbio quella più complicata dalla caduta del regime comunista nel dicembre del 1989. Negli ultimi quattro anni sono infatti cambiate più volte le alleanze e ci sono state vere e proprie “migrazioni” di parlamentari da una formazione politica all’altra, impensabili fino a poco tempo prima.

Nel 2009 per la prima volta un governo, quello guidato da Emil Boc, è stato costretto alle dimissioni con l’approvazione di una mozione di sfiducia. Al secondo governo Boc, durato fino al febbraio 2012, è succeduto quello di Razvan Ungureanu, rimasto in piedi soltanto per tre mesi prima di essere sfiduciato. Infine, pochi mesi or sono il presidente Traian Basescu è stato sospeso per la seconda volta, dopo quella del 2006. In termini di risultati economici, questi mutamenti politici hanno sortito effetti poco positivi per i cittadini: in quattro anni sono stati costruiti soltanto 250 chilometri di autostrada per una spesa di 12 miliardi di euro (in base a dati pubblicati dal ministero dei Trasporti), il debito pubblico è raddoppiato superando i 50 miliardi di euro, gli stipendi pubblici sono stati tagliati del 25 per cento, l’Iva è aumentata dal 19 al 24 per cento e i fondi europei assorbiti sono stati pari a soli 1,9 miliardi di euro.

Le proteste popolari non sono mancate, in particolare nell’ultimo anno. Iniziato con una serie di manifestazioni di massa che si sono estese a tutto il territorio nazionale, il 2012 ha segnato un leggero risveglio nell’interesse della cittadinanza nei confronti della politica, e la protesta si è cristallizzata su due schieramenti: filo-Basescu e anti-Basescu. Le manifestazioni popolari hanno fatto cadere due governi in meno di sei mesi: quello di Boc e quello di Ungureanu. L’Unione sociale liberale (Usl) è riuscita così ad avere la meglio sulla maggioranza guidata dalla formazione politica sotto l'ala protettrice del presidente Basescu, il Partito democratico liberale.

Per paura di perdere la poltrona nella futura legislatura, molti liberali democratici lasciato il partito e si sono aggiunti chi ai liberali, chi ai socialdemocratici e persino ai conservatori (formazioni politiche che compongono l'Usl), pur di consentire alla nuova alleanza di avere una maggioranza parlamentare e varare un governo guidato del leader socialdemocratico Victor Ponta. L'arrivo di Ponta a Palazzo Victoria (sede del governo) è stato immediatamente segnato da contrasti con il presidente Basescu. Il parlamento ha subito trovato delle ragioni per sospendere di nuovo il capo dello stato, ma il referendum per la destituzione di Basescu non ha dato i risultati sperati. Ed ora, alla vigilia delle elezioni legislative, continua la guerra tra Basescu e Ponta.

Dopo dispute su temi istituzionali, economici, di politica estera e persino di sport, il presidente Basescu ha iniziato ad attaccare l’avversario, senza esitare ad impeigare termini quali “mafioso e bugiardo”. Per quanto la guerra tra Ponta e Basescu monopolizzi da sette mesi i programmi televisivi e le prime pagine dei giornali, i romeni, tuttavia, sembrano reagire girando nuovamente le spalle alla politica. I sondaggi più ottimisti prevedono infatti un’affluenza alle urne non superiore al 40 per cento.
 

Le elezioni in Romania

 
La netta vittoria del centrosinistra
 
Bucarest, 10 dic 2012 - (Agenzia Nova) - L'Unione sociale liberale (Usl), la coalizione al governo in Romania, ha vinto in 25 dei 41 distretti del paese. Lo ha detto Liviu Dragnea, segretario generale del Partito socialdemocratico, formazione politica che fa parte dell'Usl, citato dal quotidiano “Gandul' di Bucarest. I distretti in cui la maggioranza attuale ha ottenuto il 58 per cento dei voti sono Arges, Bacau, Botosani, Braila, Brasov, Buzau, Constanta, Dambovita, Dolj, Galati, Giurgiu, Gorj, Ialomita, Iasi, Ilfov, Mehedinti, Olt, Prahova, Suceava, Teleorman, Tulcea, Vaslui, Vrancea, Valcea e la capitale Bucarest. “Il numero dei seggi per l'Usl aumenterà”, ha assicurato Dragnea. Cattive notizie invece per l'Alleanza Romania giusta (Ard), composta dal Partito democratico liberale (Pdl), maggiore formazione politica dell'opposizione e dai partiti extraparlamentari Forza Civica e Partito nazionale cristiano dei contadini.

Secondo lo stesso Dragnea, non solo l'Ard ha nettamente perso le elezioni con un risultato del 18 per cento, ma nemmeno i vertici dell'alleanza sono riusciti a vincere nei collegi elettorali in cui si sono candidati. Stando al segretario generale del Partito socialdemocratico, non hanno ottenuto un seggio nella futura legislatura il leader dei democratici liberali, l'ex presidente del Senato Vasile Blaga, il vicepresidente della stessa formazione politica, Cristian Boureanu, il presidente di Forza Civica, l'ex premier Razvan Ungureanu, il leader della piattaforma di centro destra Noua Republica, Mihail Neamtu. Una simile sorte era stata anticipata per l'ex ministro dello Sviluppo regionale e leader di spicco del Pdl, Elena Udrea.La situazione sembra essere invece cambiata: dalla città di Roman, nel distretto di Piatra Neamt, la vicepresidente del Pdl ha annunciato la sua vittoria. “Da qui, da Roman, faremo resistenza all’Usl”, ha detto la Udrea.
  Il neo presidente Victor Ponta
 
Lo strano aumento dei deputati
 
Bucarest, 10 dic 2012 - (Agenzia Nova) - Quello che tutti i sondaggi davano per scontato si è avverato nelle elezioni parlamentari di ieri in Romania: vittoria netta dell'Unione sociale liberale e bassa affluenza al voto. Secondo i dati ufficiali provvisori pubblicati oggi dall'Ufficio elettorale centrale (Bec), la coalizione di governo composta dal Partito socialdemocratico, Partito liberale, Partito Conservatore e con l'appoggio dell'Unione per il progresso della Romania si è aggiudicata una maggioranza confortevole sia nella Camera dei deputati con il 58,63 per cento delle preferenze al voto e del 60,03 per cento al Senato.

L'affluenza al voto si è confermata nelle previsioni dei sondaggi che indicavano una presenza alle urne intorno al 40 per cento sul totale dei 18,2 milioni di romeni con diritto al voto in patria e all'estero. Il tasso finale della affluenza, secondo il Bec, è stato del 41,62 per cento. Stando ai dati provvisori, della futura legislatura faranno parte anche l'Alleanza Romania giusta (Ard), con un risultato del 16,69 per cento alla Camera e del 16,95 per cento al Senato, il Partito del Popolo Dan Diaconescu (Ppdd), con il 13,53 per cento alla Camera e il 14,8 per cento al Senato, e l'Unione democratica dei magiari in Romania, con il 5,31 alla Camera dei deputati e il 5,40 al Senato.

Secondo il segretario generale del Partito socialdemocratico, Liviu Dragnea, il futuro parlamento conterà 550 membri, 80 in più rispetto alla precedente legislatura. Stando a Dragnea, in seguito al processo di redistribuzione dei mandati, nella Camera dei deputati si conteranno 382 deputati, mentre il Senato conterà 168 membri, rispettivamente 49 e 31 in più rispetto alla precedente legislatura. “Le aule del parlamento hanno solo 501 posti, il resto (dei deputati, ndr) dovranno stare sui balconi”, ha affermato ironicamente Dragnea. Il voto di ieri ha confermato la maggioranza dell'Usl, ma ha registrato anche un allontanamento degli elettori dalla precedente coalizione di governo, in particolare dal Partito democratico liberale (Pdl).

I cittadini sembrano aver punito con il loro voto gli esponenti della maggioranza che ha guidato il paese per tre anni con i governi di Emil Boc e Razvan Ungureanu, autori di una politica di dure misure di austerità. I membri di spicco del Partito democratico liberale, formazione politica allineata con il presidente della repubblica, Traian Basescu, sembrano essere oramai fuori dal gioco per il prossimi quattro anni. Quasi tutti i vertici del Pdl hanno perso nei loro collegi elettorali e personaggi come lo stesso presidente del partito, Vasile Blaga, l'ex presidente della Camera dei deputati, Roberta Anastase, l'ex ministero dei Trasporti e vicepresidente del Partito popolare europeo, Anca Boagiu, il segretario generale, Ioan Oltean e il vicepresidente della formazione politica, Cezar Preda, attendono ora la redistribuzione per vedere se riusciranno entrare nel futuro parlamento.
   
 
I risultati ufficiali
 
Bucarest, 14 dic 2012 - (Agenzia Nova) - L'Ufficio elettorale centrale romeno (Bec) ha inviato oggi per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale i risultati finali delle elezioni parlamentari del 9 dicembre scorso. Secondo i dati, il futuro parlamento sarà anche il più folto della storia post comunista della Romania, con 588 membri. I dati pubblicati oggi dal Bec indicano che l'Unione sociale liberale (Usl) si è aggiudicata 273 seggi nella Camera dei deputati seguita dall'Alleanza Romania giusta (Ard) con 56, seggi, il Partito del Popolo Dan Diaconescu (Ppdd) con 48 e l'Unione democratica dei magiari in Romania (Udmr) con 18 deputati. Solida maggioranza per l'Usl anche al Senato dove la coalizione di governo ha ottenuto 122 seggi, mentre l'Ard 24, il Pddd 21 e l'Udmr 9. L'amministrazione presidenziale ha reso noto all'inizio della settimana che il presidente della Repubblica, Traian Basescu, convocherà le consultazioni con i partiti della futura legislatura per la designazione del premier solo dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dei risultati ufficiali. Basescu ha chiesto inoltre ai politici di “non fare pressioni” sulla nomina del premier e non coinvolgerlo nelle dispute all'interno dell'Unione sociale liberale.    
 
La “resa” di Basescu
 
Bucarest, 17 dic 2012 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Romania, Traian Basescu, si è arreso di fronte alla realtà emersa dalle ultime elezioni e ha nominato il suo più acerrimo nemico, Victor Ponta, primo ministro del paese. “Bugiardo, mitomane, disgraziato e incapace” sono infatti solo alcune delle offese con cui Basescu ha apostrofato Ponta, co-presidente dell'Unione sociale liberale (Usl, coalizione di governo) e premier uscente, solo nelle ultime settimane. “Non posso dare il mandato di premier a chi ha dato un contributo significativo alla mia sospensione”, dichiarava circa un mese il capo dello Stato, ripercorrendo le tappe di un’estate che lo ha visto protagonista in negativo, quando la maggioranza guidata da Ponta ha votato per la sua sospensione dalla carica di presidente. Il capo dello stato si è “salvato” solo grazie alla bassa affluenza al referendum convocato il 29 luglio per la sua estromissione.

Da nemici politici irriducibili, Traian Basescu e i leader dell’Usl Victor Ponta e Crin Antonescu si trovano adesso in un nuovo contesto prodotto dalle elezioni parlamentari del 9 dicembre scorso. Il centrosinistra, approfittando anche dell'ondata di impopolarità che ha investito il presidente Basescu all'inizio dell'anno scorso, si è aggiudicata una larga maggioranza infarcendo la campagna elettorale con un messaggi “anti-Basescu”. La crisi politica di questa estate aveva messo in risalto l'ampio sostegno internazionale di cui gode il capo dello Stato e le perplessità di Bruxelles e Washington sul mancato rispetto dello stato di diritto da parte dell’Usl. Ora, con una vittoria così schiacciante, nessuno potrà più obiettare che la scelta del popolo fra il presidente Basescu da una parte e l'Usl dall'altra.

Nonostante la grande riservatezza nel commentare i risultati delle elezioni, Basescu è stato oggi “forzato” ad accettare la nomina di Ponta a primo ministro: del resto questa era l'unica opzione presentata dai partiti parlamentari. La designazione di Victor Ponta a premier è stata peraltro annunciata con un comunicato al posto della consueta conferenza stampa: un fatto piuttosto insolito per il cerimoniale romeno. Nell'ultima settimana di campagna elettorale il presidente, dopo un lungo silenzio stampa, si era reso protagonista di otto uscite in sette giorni, ciascuna sfruttata al massimo per criticare l'Usl e l'operato di Ponta alla guida del governo. Ironico il commenta del premier designato: “Siamo entrati nella normalità, cosa strana per noi negli ultimi anni”, ha dichiarato Ponto dopo la nomina.

Il leader socialdemocratico avrà ora a disposizione dieci giorni per comporre il governo e presentarlo in parlamento per ottenere la fiducia. Il leader socialdemocratico ha ribadito la volontà di creare un governo di “riconciliazione nazionale” ed ha aperto alla possibilità di includere anche l'Unione democratica dei magiari in Romania (Udmr) malgrado l'opinione contraria degli alleati del Partito liberale e del Partito conservatore. Ponta ha inoltre annunciato che entro giovedì la squadra di governo sarà rponta, così come il programma di governo. La fiducia in parlamento è prevista per venerdì, così da convocare sabato il primo Consiglio di ministri del nuovo esecutivo.

I negoziati per la suddivisione dei ministeri sono già iniziati e secondo la stampa di Bucarest vi sarebbero già delle frizioni tra le formazioni che compongono l'Usl, il Partito socialdemocratico, il Partito liberale e il Partito conservatore. Fra i ministeri ancora “in bilico” figurano quello per i Fondi europei (che in realtà deve essere ancora creato, ndr): i socialdemocratici propongono Eugen Teodorovici, consigliere personale di Victor Ponta, mentre i liberali spingono per l'europarlamentare Ramona Manescu. Incerta è anche la futura guida del ministero delle Finanze: il suo attuale titolare, Florin Georgescu, ha già fatto sapere di voler tornare a fare il vicegovernatore della Banca centrale.

Il futuro ministro delle Finanze pubbliche potrebbe essere il liberale Daniel Chitoiu, attuale ministro dell'Economia, mentre i socialdemocratici propongono Constantin Nita. Ma lo scontro fra liberali e socialdemocratici coinvolge anche i ministeri dei Trasporti e della Difesa. Il secondo governo guidato dal premier Victor Ponta sarà basato, secondo le dichiarazioni dello stesso leader socialdemocratico, sul “modello di organizzazione della Commissione europea”. Lo scopo dovrebbe essere quello di creare una “connessione diretta” tra i ministri del governo romeno e Bruxelles e, soprattutto, di preparare il terreno per la riorganizzazione territoriale-amministrativa della Romania: l’idea è quella di dividere il paese in poche regioni con maggiori poteri.

Il governo di Ponta avrà un totale di 22 ministri: la novità oltre al ministero dei Fondi europei sarà l’istituzione di un dicastero per le Grandi opere che coordinerà i progetti strategici nazionali come la costruzione di autostrade, il miglioramento della navigabilità del Danubio, la realizzazione di canali di irrigazioni e di aeroporti. Il ministero dell'Economia sarà suddiviso in tre dicasteri distinti, Energia, Commercio e Turismo; idem per il ministero dell'Interno, che verrà diviso in due portafogli, uno dell'Interno e l'altro dell'Amministrazione pubblica. Infine, l'Unione sociale liberale sta pensando anche alla creazione di un ministero del Controllo, che raggrupperà istituzioni come la guardia di finanza, l'autorità doganale, l'ispettorato statale per l’edilizia, la polizia forestale.

Victor Ponta è nato il 20 settembre 1972 nella città di di Baia di Fier, nel sud della Romania. Nel maggio di quest'anno è diventato il più giovane primo ministro nella storia del paese all'età di 39 anni n. Di mestiere procuratore, si è laureato in giurisprudenza all'Università di Bucarest e possiede un corso di formazione avanzata presso l'Università di Catania. Parla inglese e francese e ha come modelli il rivoluzionario argentino Che Guevara e l'ex premier britannico Tony Blair. Il suo mentore politico e artefice della sua ascesa professionale è l'ex premier e presidente del Partito socialdemocratico, Adrian Nastase, ora detenuto per fatti di corruzione dopo una condanna a due anni di carcere ricevuta dall'Alta corte di cassazione e giustizia. Victor Ponta è sposato e ha due figli da due matrimoni.
  Ponta stringe la mano a Basescu