Nikolic a Roma

 

 
Napolitano: non chiederemo il riconoscimento del Kosovo
 
Roma, 9 ott - (Agenzia Nova) - L'Italia non chiederà alla Serbia di riconoscere il Kosovo per entrare nell'Unione europea. Lo ha detto oggi al Quirinale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante una conferenza stampa congiunta con l'omologo serbo, Tomislav Nikolic, alla sua prima visita a Roma, dove incontrerà anche il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini. “Noi non siamo tra quei paesi e governi dell'Unione europea che pongono pregiudizialmente la richiesta del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo (…) per lo sviluppo de negoziati di adesione. Naturalmente c'è un linea comune di politica estera dell'Ue, ma questa linea purtroppo non è ancora sufficientemente consolidata ci sono diversità di punti di vista. Ciascun governo che ponga dei problemi al riguardo si assume le sue responsabilità. Ciò che conta è che al di là delle dichiarazioni pubbliche dei singoli governi, tutta l'Ue si impegni seriamente nel negoziato con la Serbia per una positiva conclusione di questo negoziato”, ha detto Napolitano.

La Serbia, da parte sua, è pronta a parlare con i massimi rappresentanti del Kosovo attraverso il suo primo ministro, Ivica Dacic, ma non riconoscerà mai l'indipendenza di Pristina. “Adesso siamo pronti a parlare con i rappresentanti del Kosovo al livello più alto e il nostro capo del governo sarà a capo di queste trattative”, ha affermato Nikolic, precisando che “la Serbia non accetterà mai l'indipendenza del Kosovo né adesso né in futuro”. Dopo aver incassato lo status di paese candidato all'adesione, la Serbia è in attesa di ottenere una data per l'avvio dei negoziati veri e propri. Per Nikolic, dunque, la questione del Kosovo “non può essere un ostacolo” all'ingresso del paese balcanico nella comunità europea. “Non possiamo rinunciare a un pezzo della nostra sovranità e della nostra terra. Stiamo conducendo dei colloqui con la parte albanese e cercheremo di ottenere dei risultati”, ha detto ancora il presidente serbo. “Nel momento in cui siamo già candidati all'adesione non è possibile inventare nuove condizioni per avviare le trattative”, ha quindi affermato Nikolic, in riferimento alle pressioni subite da alcuni paesi membri (Germania in testa, ndr) per riconoscere la sovranità di Pristina. 
 

 Giorgio Napolitano e Tomislav Nikolic al Quirinale

 

Nikolic: aprire nuova fase degli investimenti italiani
 
Roma, 9 ott - (Agenzia Nova) - Le relazioni tra Italia e Serbia sono “eccellenti” e la collaborazione economica ha visto un “notevolissimo sviluppo” grazie ad una “significativa espansione degli investimenti diretti italiani”. Lo ha dichiarato oggi a Roma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante una conferenza stampa congiunta con il capo dello stato serbo, Tomislav Nikolic, alla sua prima vista in Italia. “Grandi gruppi e molte piccole e medie imprese operano in Serbia e noi accogliamo con grande favore l'impegno dei nostri investitori”, ha detto Napolitano, precisando che si tratta di “un contributo all'economia in Serbia corrispondente all'interesse di entrambi i paesi e dell'Europa”. Il presidente Nikolic, da parte sua, ha definito “molto solidi” gli investimenti italiani in Serbia. “Abbiamo firmato anche l'accordo energetico”, ha ricordato il capo dello stato serbo in riferimento al via libera del governo di Belgrado all'accordo intergovernativo di cooperazione energetica del 2009. “Siamo aperti e disponibili a entrare con voi in una fase superiore. Voglio sottolineare che gli scambi con l'Italia sono ormai pari a quelli con la Russia: si tratta di un dato molto importante. Cercheremo di risolvere tutti i problemi e le problematiche che riguardano il nostro paese”, ha detto il presidente serbo.     La conferenza stampa al termine dell'incontro al Quirinale
 
Gli scambi commerciali e gli investimenti italiani
 
Roma, 9 ott - (Agenzia Nova) - Gli investimenti in Serbia di Fiat, del Gruppo Maccaferri e di Benetton stanno entrando in una fase cruciale. Il Lingotto ha già iniziato a produrre nello stabilimento Kragujevac la nuova 500 Large, ormai sul mercato. L’impianto dovrà produrre tra i 200.000 e i 300.000 veicoli all’anno, mentre il governo serbo si è impegnato a versare entro marzo 60 milioni di euro circa nella joint venture “Fiat Automobili Srbija”. Il Gruppo Maccaferri, attivo nel paese con la società mista (51 per cento Seci energia, 49 Elektroprivreda Srbjie) Ibarske Elektrane, è in attesa della ratifica del parlamento dell’accordo intergovernativo con l’Italia sulla cooperazione energetica, recentemente approvato dal governo: l’obiettivo è quello di avviare la costruzione di centrali idroelettriche già nel 2013. La società Benetton sta costruendo a Nis (Serbia del sud) un centro tessile in cui, entro l’anno prossimo, lavoreranno inizialmente 2.000 operai ed entro il 2014 si arriverà a 2.700 impiegati.

Secondo i dati dell’ambasciata italiana in Serbia, i primi nove mesi dell’anno “confermano il difficile percorso d’uscita dalla crisi per l’economia serba” e nonostante “una flessione del prodotto interno lordo dell’1 per cento su base annua”, il valore delle esportazioni italiane in Serbia “è cresciuto nei primi sette mesi del 2012 del 24,5 per cento, per un totale di 813,2 milioni di euro”. Le importazioni serbe in Italia sono tuttavia scese del 20 per cento nei primi nove mesi dell’anno, in particolare a causa della contrazione della capacità produttiva dell’acciaio da parte serba. L’export complessivo del paese balcanico è cresciuto in generale a ritmi lenti nell’anno in corso.

“L'economia serba - afferma l’ambasciata - deve conseguire un'accelerazione del proprio processo di modernizzazione ed internazionalizzazione dell'economia, aumentando in particolare le esportazioni, per ambire a tassi di crescita più sostenuti”. Nei primi sei mesi del 2012 il valore complessivo dell’interscambio commerciale della Serbia è stato di 11,35 miliardi di euro, il 3,8 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il valore delle esportazioni è stato pari a 4,1 miliardi di euro, in aumento dello 0,6 per cento, mentre il valore delle importazioni è stato di 7,2 miliardi di euro ovvero il 5,7 per cento in più. L’Italia, comunque, “dà un fondamentale contributo” all’economia serba in qualità di “investitore strategico in ambito finanziario ed industriale”, riferisce l’ambasciata.

Le previsioni economiche per la fine dell’anno non solo ottimistiche ed è probabile che la crescita sarà pari a zero o leggermente superiore. La maniera più concreta per affrontare le sfide future, secondo l’ambasciata, risiede nelle “riforme strutturali volte a consolidare la stabilità del dinaro”, che nell'ultimo anno il dinaro ha oscillato in una banda di circa il 16 per cento del valore contro l'euro, “contenere la spesa pubblica e ad attrarre investimenti esteri, il perdurante sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali, e l'esigenza di continuare ad attrarre capitali stranieri: gli investimenti produttivi programmati in due aree del paese, la Vojvodina e l'area di Kragujevac, indicano significative direzioni per lo sviluppo dell’economia serba”.

Se si esclude l’importazione di energia dalla Russia, l’Italia è il secondo partner commerciale della Serbia, con circa 500, secondo l’ambasciata, aziende italiane presenti nel paese, per un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro. “L'interscambio ha toccato nel 2011 quota 2,014 miliardi di euro, per un saldo commerciale favorevole all’Italia di 304 milioni di euro. Il valore delle esportazioni italiane in Serbia è cresciuto nei primi 7 mesi del 2012, rispetto all’anno precedente, del 24,5 per cento, per un totale di 813,2 milioni di euro, mentre è negativo il dato relativo alle nostre importazioni (-20 per cento)”, riferisce la rappresentanza diplomatica italiana. “I settori in cui l’attuale presenza italiana è più significativa”, continua l’ambasciata, “sono quello finanziario, grazie ai gruppi Banca Intesa-San Paolo (prima banca nel paese) e Unicredit, quello assicurativo, grazie a Delta Generali e Sai-Fondiaria, e quello manifatturiero”.

Rilevanti prospettive di investimenti futuri, continua la rappresentanza italiana a Belgrado sono nel settore dell’energia, “in particolare le potenzialità idroelettriche del territorio serbo e la priorità formulata dalle autorità di Belgrado di aumentare e diversificare la propria produzione di energia, dischiudono prospettive di grande interesse per realizzare e gestire in Serbia impianti di generazione che producano energia ad uso del mercato locale o destinata all’export”. L’ambasciata individua inoltre “grandi elementi di interesse” anche nel settore delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Vanno segnalati ad esempio l’attiva presenza di Italferr, partner di Ferrovie di Serbia nell’opera di ammodernamento della rete nazionale; la partecipazione di attori italiani ad importanti progetti quali il Ponte Zezlj di Novi Sad, la modernizzazione di tratti della rete ferroviaria in Vojvodina e lungo l’asse Belgrado-Nis; l’interesse del progetto di Autostrada Bar-Belgrado ed i progetti di sviluppo della corrispondente tratta ferroviaria. “Da evidenziare inoltre le opportunità nel settore agroalimentare, specialmente in Vojvodina: le esigenze di modernizzazione tecnologica combinate alle ottime possibilità produttive del territorio determinano importanti opportunità per gli investitori”, riferisce ancora l’ambasciata.

In Serbia si sta poi consolidando un “polo tessile”: a far seguito alla presenza di aziende quali Pompea, Golden Lady, Calzedonia e Fulgar, è arrivato nel 2011 l'investimento del Gruppo Benetton, per un'importante produzione (6 milioni di capi annui) situata a Nis. “Altro settore di stretta attualità è quello dei trasporti aerei, per i quali si sono aperte importanti opportunità in ragione della liberalizzazione dei visti turistici per i cittadini serbi che viaggiano in Europa da inizio 2010”, continua l’ambasciata. “In questo contesto si inserisce l’inaugurazione di un ulteriore collegamento aereo Belgrado - Milano a partire dal 18 settembre 2012, operato da Alitalia - AirOne, portando a 24 i collegamenti settimanali tra Belgrado e i due principali aeroporti italiani”.
   Sergio Marchionne