Difesa: intervista a Hojs

Spese militari sempre più ridotte a causa della crisi
 

Roma, 21 set - (Agenzia Nova) - La Slovenia ha dovuto ridurre le sue spese militari a causa della difficile situazione finanziaria del paese e gli stanziamenti per la modernizzazione della difesa hanno già raggiunto un livello critico. Lo ha affermato il ministro della Difesa sloveno, Ales Hojs, in un’intervista a “Nova”, a pochi giorni dalla sua visita in Italia, dove ha incontrato l’omologo Giampaolo Di Paola con cui ha avuto “un colloquio franco e produttivo. La conversazione è stata incentrata sulla cooperazione bilaterale nel settore della Difesa, sulle Iniziative di cooperazione regionale e sui progetti multinazionali nell’ambito della Nato, con particolare attenzione alle missioni in Kosovo e Afghanistan”, ha detto Hojs.

 

Tornando alla difficile situazione economica del paese, simile a quella di altri stati membri dell’Ue, Hojs ha spiegato che “la Slovenia sta affrontando una dura sfida per conciliare le richieste della comunità internazionale e allo stesso tempo mantenere la spesa pubblica ad un livello sostenibile”. Per il ministro, è quindi necessario “ridefinire le priorità e allo stesso tempo tentare di usare le risorse disponibili in modo più efficiente. Dobbiamo inoltre impegnarci nella Smart Defense della Nato e nelle iniziative di ‘pooling and sharing’ all’interno dell’Unione europea”, ha aggiunto Hojs.

 

Il ministro ha ricordato nell’intervista che la Difesa slovena ha creato un “trasformation team” (gruppo di lavoro) che, “oltre a preparare un nuovo piano a medio termine, dovrà adattare la struttura militare alle nuove circostanze. E’ nostra intenzione mantenere dinamico il settore della Difesa e allo stesso tempo rispettare le richieste dell’Alleanza atlantica e dell’Unione europea”, ha detto Hojs. “Stiamo completando l’analisi su cui sarà basato il nostro piano a medio termine – ha aggiunto –. Dobbiamo individuare le nostre priorità e adattarle alle possibilità reali che abbiamo, anche nel settore degli appalti”.

 

A tale proposito, il ministro ha sottolineato come l’accordo firmato con la compagnia finlandese "Patria" per la conclusione del contratto con Lubiana rappresenti “la soluzione migliore per ciascuna parte, perché il contratto originale non era più attuabile”. Il ministro Hojs, pochi giorni fa, ha accolto con grande sollievo la notizia della fine del contratto tra il suo ministero e “Patria”. Il contratto, siglato nel 2006 tra il governo sloveno e la compagnia finlandese, prevedeva l’acquisto di 135 veicoli corazzati Apc, 110 dei quali completamente equipaggiati, per un valore totale di 278 milioni di euro.

 

 

 Il ministro della Difesa sloveno, Ales Hojs 

La Slovenia avrebbe dovuto prendere in consegna un totale di 86 veicoli quest’anno, ma ne ha accettati solo 30, per i quali ha pagato poco più di 74,5 milioni di euro. “La situazione economica non è molto promettente per quanto riguarda gli investimenti in equipaggiamento militare e nella modernizzazione dei nostri mezzi – ha continuato Hojs – e per ora non abbiamo accordi con nessuno per l’acquisto di altri veicoli corazzati”.

 

Le forze armate slovene attualmente sono impegnate in sei missioni internazionali per un totale di 430 effettivi. La maggioranza dei militari sloveni all’estero sono impegnati nelle operazioni della Nato e dell’Ue nei Balcani occidentali (Kfor in Kosovo ed Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina). “La stabilità e lo sviluppo della regione vicina è nel nostro interesse strategico – ha sottolineato Hojs – ed è per questo motivo che vogliamo mantenere una presenza militare sostanziosa finché sarà necessario”.

 

Oltre alle missioni nei Balcani e in Afghanistan, la Slovenia partecipa anche all’operazione antipirateria Eu Navfor Atalanta, davanti alle coste della Somalia, all’Unifil (missione dell’Onu in Libano) e alla missione di peacekeeping Untso (il cui scopo è vigilare sul rispetto dei trattati di pace stipulati separatamente fra Israele, Egitto, Giordania e Siria nel 1949 e sul rispetto del cessate il fuoco proclamato dopo la fine del conflitto arabo-israeliano del 1967). “Abbiamo anche preso parte alla missione dell’Onu Unsmis in Siria durante l’estate del 2012 inviando un osservatore militare – ha aggiunto Hojs –. E, al momento, non abbiamo in programma nuove missioni internazionali”.

 

“La cooperazione con i nostri alleati, in particolare Italia e Stati Uniti – ha continuato il ministro – nella missione Isaf, in Afghanistan, è molto positiva e mutuamente vantaggiosa. Rafforza il nostro impegno comune in Afghanistan, contribuisce alla sinergia dei risultati, rafforza l’efficacia operativa sul terreno e, cosa ancora più importante, alimenta la fiducia tra le diverse forze armate”. Riguardo alla cooperazione con l’Italia nel settore della Difesa, il ministro ha evidenziato come “sia sempre stata intensa e diversificata”, sia nelle missioni internazionali che nella protezione dello spazio aereo e nella formazione militare.

 

Italia e Slovenia hanno anche partecipato insieme a esercitazioni militari internazionali, come Adrion Strike 2012, Adrion Livex 2012 e l’europea Wind 2012. “Abbiamo anche apprezzato il ruolo attivo svolto dall’Italia nella creazione di un Centro di eccellenza multinazionale per la guerra in montagna, vicino Bled, in Slovenia”, ha spiegato Hojs. “Come ministro della Difesa – ha aggiunto – cercherò di mantenere i nostri contatti bilaterali ad un livello alto e, tenendo conto della nostra vicinanza geografica e culturale, sono convinto che la cooperazione possa essere ulteriormente intensificata”.

   Shama, Libano meridionale, il generale dell'esercito italiano Gaetano Zauner decora i militari sloveni inquadrati nella missione Unifil