La "nuova fase" del Kosovo

 

Finisce il “controllo” internazionale
 
Pristina, 10 set - (Agenzia Nova) - Il Kosovo è da oggi un paese indipendente e pienamente sovrano. Con l’ultima riunione del Gruppo di monitoraggio internazionale (International steering group, Isg), formato da 23 paesi europei più Turchia e Stati Uniti dopo della dichiarazione di indipendenza di Pristina del 17 febbraio 2008, si è conclusa dopo quasi cinque anni la supervisione internazionale dell’indipendenza del Kosovo. Scopo primario dell’Isg era quello di sostenere la piena attuazione della proposta del 26 marzo 2007 dell’inviato speciale dell’Onu, Martti Ahtisaari, così come di aiutare lo sviluppo democratico, il buon governo, la multi etnicità e lo stato di diritto in Kosovo. Chiude i battenti l’Ufficio civile internazionale, anche se rimarrà aperto per attività amministrative fino a dicembre, ma senza alcun potere legale. Nulla cambierà per invece per le missioni internazionali in Kosovo, Eulex e Kfor. Resta sul terreno il problema dell’enclave serba del nord del Kosovo, tuttora “de facto” fuori la giurisdizione di Pristina.  

 Kosovo: Fine Indipendenza 

     
Hoxhaj, “nuovo capitolo della nostra storia”    
     
Roma, 14 set - (Agenzia Nova) - La fine della supervisione internazionale dell’indipendenza apre un “nuovo capitolo della storia del Kosovo” e Pristina è pronta ad avviare con Belgrado un processo di “normalizzazione delle relazioni”. A dirlo è il ministro degli Esteri del Kosovo, Enver Hoxhaj, in un’intervista a “Nova”. “Negli ultimi cinque anni il Kosovo è stato il grado di attuare gli standard internazionali e in particolare il piano Athisaari: l’implementazione di questo piano ha trasformato il nostro paese in una società e in uno stato democratico, multietnico e pluralista”, afferma il ministro, aggiungendo che la fine del “controllo” internazionale non modifica solo la natura delle istituzioni a livello nazionale, ma conferisce al governo di Pristina maggiore sovranità.

Il cambiamento è soprattutto a livello locale: le enclavi serbe, ad esempio, possono creare “un sistema di governo locale con molti diritti e competenze”, spiega il ministro Hoxhaj. Vale la pena ricordare che la maggior parte dei serbi vive a sud del fiume Ibar, confine naturale che separa le “tre municipalità e mezzo” (Leposavic, Mitrovica nord, Zubin Potok e Zvecan) della regione del Kosovo settentrionale, roccaforte dell’enclave serba finanziata da Belgrado. La fine della supervisione dell’indipendenza, dunque, non fa altro che proseguire un processo di decentralizzazione del potere già iniziato cinque anni fa.

Questo “nuovo capitolo di storia” è stato scritto anche grazie al contributo dell’Italia, presente con il sottosegretario Marta Dassù all’ultima riunione del Gruppo di monitoraggio internazionale (International steering group, Isg) tenuta lunedì a Pristina. “Siamo molto grati all’Italia per il supporto che ci ha garantito negli ultimi cinque anni nel costruire la nostra società democratica e multietnica”, riferisce Hoxhaj. Il Kosovo, ricorda il ministro, è partito praticamente da zero: “In cinque anni abbiamo creato nuove istituzioni politiche, strutture di governo a livello centrale e locale, abbiamo gettato le basi per la libera economia di mercato, un nuovo sistema dell’istruzione, del welfare e della sanità. Abbiamo creato nuove strutture di sicurezza e di polizia".

E’ stato un esercizio di ‘state building’ "che è avvenuto in diverse fasi e a diversi livelli”, spiega Hoxhaj, ricordando che “l’Italia ha giocato un ruolo cruciale in questi cinque anni in termini di sostegno politico, diplomatico, sociale e finanziario”. L’incontro con la Dassù ha fornito per altro una buona occasione per discutere di rapporti bilaterali e di Unione europea. “A livello bilaterale, abbiamo discusso di come rafforzare la cooperazione economica e commerciale, ma anche nel campo dell’istruzione e nella cultura. Sarebbe molto importante se riuscissimo in futuro a firmare degli accordi in questo senso”, prosegue Hoxhaj.

Il Kosovo è l’unico paese dei Balcani a non godere della liberalizzazione dei visti: prima di recarsi in un qualsiasi paese dell’Unione europea, i cittadini kosovari devono necessariamente passare per le ambasciate. “Abbiamo discusso di come ricevere ulteriore sostegno in termini di agenda europea e di liberalizzazione dei visti, in modo che i nostri cittadini possano viaggiare liberamente nei paesi dell’Ue”, riferisce il capo della diplomazia kosovara, che con ogni probabilità sarà a Roma nel mese di ottobre.

Pristina è in attesa del “Progress report” della Commissione europea di ottobre e di ultimare lo studio di fattibilità, prima tappa sulla strada di avvicinamento del piccolo paese balcanico all’Ue. “Posso dire che abbiamo fatto un grande lavoro per raggiungere tutti gli standard e i criteri per la liberalizzazione dei visti. Allo stesso tempo abbiamo avviato negli ultimi cinque anni, ma soprattutto negli ultimi 12 mesi, delle riforme nelle aree che ci sono state indicate. Speriamo che ad ottobre la Commissione europea raccomandi l’apertura dei negoziati per il Processo di stabilizzazione e associazione”, spiega ancora Hoxhaj.

La Serbia, come è noto, non riconosce l’indipendenza della sua ex provincia meridionale. Grazie alla mediazione dell’Unione europea, tuttavia, negli ultimi mesi i rappresentanti di Pristina e Belgrado hanno raggiunto a Bruxelles diversi accordi di tipo tecnico su questioni concrete come il catasto, i diplomi universitari, le targhe automobilistiche e così via. Il famoso “dialogo” si è poi interrotto a causa delle elezioni politiche anticipate in Serbia e da allora non è mai più ripreso. Il nuovo presidente serbo, Tomislav Nikolic, si è detto disponibile a trattare personalmente con i rappresentanti di Pristina, portando i colloqui ad un “alto livello politico”. Il vero problema, tuttavia, è che molti accordi raggiunti in precedenza sono rimasti solo sulla carta.

“Abbiamo raggiunto diversi accordi: alcuni sono stati attuati, altri no”, riferisce Hoxhaj. “Per noi - prosegue il ministro kosovaro - ci sono due documenti di cruciale importanza: quello sulla gestione integrata delle frontiere, dove abbiamo deciso di adottare un modello europeo su come dirigere i nostri confini; quello sulla partecipazione ai forum regionali. E’ tempo che la Serbia inizi ad attuare questi due accordi, dopodiché saremo pronti ad avviare il dialogo politico”. La chiave per sbloccare questa situazione d’impasse si chiama “normalizzazione delle relazioni”, termine molto “in voga” di recente negli ambienti diplomatici europei.

“Siamo più che interessati ad avviare un processo che chiamiamo di normalizzazione delle relazioni, e che dovrebbe includere il ruolo delle strutture di sicurezza e di polizia nel nord del Kosovo e allo stesso tempo portare ad un formale riconoscimento della Repubblica del Kosovo da parte della Repubblica di Serbia”, spiega Hoxhaj, dicendosi pronto ad avere con Belgrado “relazioni normali, proprio come con la Macedonia, l’Albania, il Montenegro e tutto il resto dei paesi dei Balcani”. Il capo della diplomazia kosovara non ha confermato (ma nemmeno smentito) la notizia di un possibile incontro a New York a fine mese tra il premier Hashim Thaci e il presidente serbo Nikolic: “Non abbiamo alcuna informazione su questa iniziativa”, taglia corto Hoxhaj, rivelando però negli Usa incontrerà sicuramente il capo della diplomazia italiana, Giulio Terzi.
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   Ministro Hoxhaj
 
Giffoni, “si apre una nuova fase”
 

Roma, 11 set - (Agenzia Nova) - La fine della supervisione dell’indipendenza del Kosovo “non è la fine di un percorso, ma l’apertura di una nuova fase” il cui obiettivo finale è la piena legittimazione internazionale e la stabilità dei Balcani. E' quanto afferma l’ambasciatore italiano a Pristina, Michael Giffoni, in un’intervista a “Nova” . “Questa nuova fase si fonda su tre capisaldi: il proseguimento delle riforme interne e in particolare il passaggio all’agenda europea; la ripresa del dialogo con Belgrado e l’attuazione degli accordi raggiunti precedentemente; la piena legittimazione internazionale, che sarà possibile solo dopo aver raggiunto i primi due obiettivi”, dice Giffoni.

Il diplomatico italiano spiega che cosa comporti, a livello istituzionale, la fine della supervisione internazionale dell’indipendenza: “Non ci sarà più l’Ufficio civile internazionale, che era sostanzialmente incaricato di sovraintendere l’attuazione del piano Athisaari nell’ambito della legislazione e della vita civile e amministrativa locale”. Il piano del diplomatico finlandese Martti Athisaari, ufficialmente denominato Proposta generale di accordo per lo status del Kosovo, “è stato completamente incorporato nel quadro legislativo kosovaro”. E’ questo il vero cambiamento a cui si è giunti, anche grazie al notevole lavoro di produzione legislativa del parlamento di Pristina, che nella sola giornata di venerdì scorso ha approvato ben 22 emendamenti costituzionali.

Si tratta di disposizioni e principi su questioni concrete, come la protezione delle minoranze, dei siti religiosi e del decentramento amministrativo, a cui il parlamento del Kosovo è giunto dopo tre mesi di intense attività. “Ora non c’è più bisogno di un ‘guardiano’ che vigili sulla prima fase del cammino del Kosovo”, prosegue il diplomatico italiano, specificando che si è “aperto così un nuovo capitolo del consolidamento costituzionale kosovaro”.
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 Incontro con Ministro Hoxhaj