Intervista a Lagumdzija
Investimenti e integrazione europea al centro della visita
 
Roma, 19 lug - (Agenzia Nova) - La visita a Roma del ministro degli Esteri bosniaco, Zlatko Lagumdzija, ha evidenziato almeno due aspetti: il primo è che Sarajevo si aspetta che Roma continui a sostenere le imprese italiane che hanno scelto di investire in Bosnia-Erzegovina; il secondo è che l’Italia si conferma uno dei maggiori “avvocati” a Bruxelles all’adesione europeo di tutti i paesi dei Balcani. In un’intervista concessa a “Nova”, il capo della diplomazia bosniaca ha detto che la Bosnia-Erzegovina intende consolidare gli investimenti delle imprese italiane “in tutte le parti del paese”.  L’Italia persegue nei Balcani, e in particolare in Serbia e Bosnia, una strategia energetica che prevede la produzione di un enorme quantità di energia da fonti rinnovabili (si parla di più di 1.500 gigawatt/ora annui) da importare nel paese attraverso il Montenegro, per raggiungere entro il 2020 la riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas serra, l'aumento dell'efficienza energetica del 20 per cento e la quota del 20 per cento di fonti di energia rinnovabili, come previsto dalle direttive europee. L’impresa italiana più attiva in questo progetto è Seci energia, controllata del Gruppo Maccaferri.

“Abbiamo discusso di questo progetto” con il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, ha detto Lagumdzija, “e abbiamo detto che dovremmo consolidare il portafoglio degli investimenti nell’energia, soprattutto nella Federazione”, ovvero l’entità musulmana e croata del paese. “Speriamo che presto ci sarà un processo per trovare partner internazionali attraverso una gara trasparente: auspichiamo che le società energetiche italiane, sostenute dal governo italiano, saranno presenti. Pensiamo inoltre che sia importante che l’Italia sia presente in tutta la Bosnia-Erzegovina: alla Repubblica Sprska (l’entità serba, ndr) alla Federazione. Questo soprattutto quando si tratta di progetti multilaterali: non possiamo parlare di un progetto interstatale se da una parte non c’è uno stato”, ha affermato il ministro degli Esteri di Sarajevo.

Rispondendo a una domanda sui settori del paese dove le imprese italiane potrebbero investire di più, Lagumdzija ha affermato che “quando si tratta di investimenti è molto pericoloso ascoltare i politici”, perché sono sempre gli imprenditore a dover scegliere dove e come spendere i loro soldi: “Al massimo noi possiamo solo dare delle indicazioni: il ruolo del governo è quello di facilitare gli ostacoli e permettere gli investitori di migliorare”. Il ministro ha comunque incoraggiato le imprese italiane a puntare sull’energia, ma anche nell’agroalimentare, nei percorsi turistici legati al cibo, al vino dell’Erzegovina, ai percorsi religiosi e naturalistici, così come nella produzione di legname. “Adesso stiamo anche cercando di attrarre investitori nelle infrastrutture stradali, che vorremmo realizzare in concessione”, ha concluso Lagumdzija.

L’incontro con Terzi, avvenuto all’inizio di questa settimana, è stato per Lagumdzija “molto produttivo, incoraggiante” e all’insegna dei legami economici. “Abbiamo concordato degli accordi bilaterali che serviranno a rafforzare i nostri legami economici in modo concreto, come quelli sul riconoscimento reciproco di alcuni documenti e per evitare la doppia tassazione”, ha detto il capo della diplomazia bosniaca. “L’Italia è un paese che ci ha aiutato molto nelle dinamiche dell’Ue, della Nato e della regione. Questi tre aspetti sono i principali strumenti attraverso i quali possiamo rimodellare il nostro paese in uno stato più solido e coeso dal punto di vista sociale ed economico. Spero davvero che questo incontro darà una nuova spinta verso una maggiore cooperazione non solo bilaterale, ma speriamo anche multilaterale”, ha detto Lagumdzija.

Durante la conferenza stampa congiunta alla Farnesina, il ministro Terzi aveva assicurato che l’Italia è profondamente convinta che il futuro dei Balcani occidentali sia in Europa e che la Bosnia meriti di diventare membro a pieno titolo dell'Unione. "E' in corso un processo che deve portare Sarajevo a ottenere lo status di candidato all'adesione e successivamente una partnership per l'ingresso nell'Ue", aveva detto Terzi, ricordando che l'Italia sostiene anche l'avvicinamento di Sarajevo verso la Nato. Particolare attenzione è stata riservata alle tematiche di interesse regionale e in particolare alla creazione di una macroregione adriatico-ionica "che possa essere un elemento di stimolo alla cooperazione nei settori infrastrutturali, dell'energia e dell'ambiente tra i paesi delle due sponde dell'Adriatico", aveva affermato Terzi.

Per quanto riguarda l’integrazione all’Ue, Lagumdzija ha specificato a “Nova” di aver recentemente tracciato con Bruxelles un “percorso chiaro” per presentare entro fine anno una “candidatura credibile” all'Unione europea. “Alcune settimane fa abbiamo avviato con Bruxelles un dialogo di alto livello che ha prodotto una ‘roadmap’ per accelerare il percorso europeo. In questo senso sono state concordate alcune date che riguardano per esempio l’apertura di due nuovi capitoli negoziali sull’ambiente e sugli appalti pubblici. Abbiamo concordato che entro ottobre-novembre dovremmo inoltre armonizzare la nostra costituzione alla sentenza della Corte per i diritti umani”, ha precisato Lagumdzija, riferendosi alla cosiddetta sentenza "Sejdic-Finci" del Tribunale internazionale per i diritti umani di Strasburgo, che definisce discriminatorio l'attuale impedimento per i rappresentanti delle minoranze ad accedere alle più alte cariche dello stato.

“Abbiamo inoltre avviato una serie di attività”, ha proseguito Lagumdzija, “per mettere a punto dei meccanismi interni alla Bosnia-Erzegovina affinché nel dialogo con Bruxelles il paese parli con una sola voce. Abbiamo concordato i nostri ‘compiti da fare a casa’ nei prossimi tre mesi. Entro la fine dell’anno speriamo di presentare una candidatura credibile all’Ue”. Credibile, ha sottolineato il ministro, perché “non ha senso avviare un percorso che alla fine potrebbe risultare incompleto”.
   Il ministro degli Esteri bostiaco Lagumdzija con il suo omologo Giulio Terzi
 
La riforma costituzionale
 
Roma, 19 lug - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri della Bosnia-Erzegovina, Zlatko Lagumdzija, sta lavorando in collaborazione con i quattro partiti che formano la nuova coalizione nella Federazione (l’entità musulmana e croata del paese, ndr) a una bozza di riforma costituzionale “giusta e bilanciata”. Lo ha detto lo stesso capo della diplomazia bosniaca in un’intervista a “Nova”. La riforma si è resa necessaria a seguito alla cosiddetta sentenza "Sejdic-Finci" del Tribunale internazionale per i diritti umani di Strasburgo, che definisce discriminatorio l'attuale impedimento per i rappresentanti delle minoranze ad accedere alle più alte cariche dello stato.

“A Banja Luka, il partito di Milorad Dodik, presidente della Repubblica Srpska (l’entità serba, ndr) e leader dell’Alleanza dei social democratici indipendenti, e quello di Mladan Bosic, leader del Partito democratico serbo, hanno detto che studieranno tale proposta e vedere come funziona”, ha dichiarato il ministro. “Alcune persone”, ha proseguito Lagumdzija “stanno usando una questione seria come questa per manipolazioni politiche”. Il documento a cui sta lavorando il ministro degli Esteri prevedrebbe, in sostanza, la formazione di nuove circoscrizioni “de facto” etniche per tutelare il diritto di rappresentanza dei croati.

Secondo il quotidiano bosniaco “Oslobodjenje”, inoltre, la bozza limiterebbe il potere della presidenza tripartita. “La nostra proposta affronta anche la questione dei ‘cosiddetti’ altri, ovvero le minoranze ebraiche e rom, che è poi il maggior nodo evidenziato dalla sentenza della corte. Pensiamo che questa bozza sia giusta e bilancia. Abbiamo accorpato le questioni evidenziate dalla società civile alle nostre specifiche, tenendo conto della nostra società multi etnica e multi religiosa”, ha concluso Lagumdzija.
   Terzi con Lagumdzija
 
Le relazioni e i progetti regionali
 
Roma, 19 lug - (Agenzia Nova) -  Il collegamento stradale tra Dubrovnik (Ragusa) e il resto della Croazia attraverso il territorio della Bosnia-Erzegovina è certamente più sensato della costruzione di un ponte sulla penisola di Peljesac. Lo ha detto in un’intervista a “Nova” il ministro degli Esteri di Sarajevo, Zlatko Lagumdzija. “La mia opinione personale è che bisogna collegare l’area di Dubrovnik al resto del paese usando la logica e il buonsenso, non politiche spicce di basso livello. Se seguiremo questi principi sono sicuro che il ponte di Peljesac non sarà la soluzione. Il passaggio attraverso la Bosnia è più logico se si guarda anche ad un contesto più ampio, come quello dell’Iniziativa adriatico ionica e la realizzazione di un corridoio adriatico ionico. Ci sono molte idee ‘strane’ su questo ponte: le persone sono molto creative quando vogliono creare confusione”, ha detto Lagumdzija.

Lagumdzija ha smentito le voci di un suo presunto conflitto personale con il primo ministro croato, Zoran Milanovic. “Ci conosciamo e siamo amici da prima che lui divenisse primo ministro e io vicepremier e ministro degli Esteri. Dieci giorni fa abbiamo tenuto un incontro molto lungo e fruttuoso durante il summit croato di Dubrovnik. Abbiamo affrontato le questioni rimaste aperte da più di dieci anni, concordando di unirle in unico pacchetto”, ha spiegato il ministro bosniaco, citando fra le questioni più urgenti “i confini tra Croazia e Bosnia, alcuni valichi di frontiera, il nostro libero accesso al porto di Ploce, l’accesso della Croazia alla Bosnia per connettere l’area di Dubrovnik al resto del paese, i progetti comuni per accelerare il processo di adesione europea”.

Sui delicati rapporti con la Serbia, invece, il ministro ha auspicato che “Ivica Dacic e Tomisloav Nikolic”, rispettivamente premier designato e presidente della Serbia, “abbiano imparato le lezioni del passato e che le loro decisioni future siano positive per la Bosnia-Erzegovina e la regione”. “Stiamo monitorando strettamente la situazione del nuovo governo in Serbia”, ha ammesso il capo della diplomazia bosniaca. “Per ora i nuovi leader serbi stanno inviando messaggi relativamente moderati. Qualcuno sta cercando di capire cosa passa per la loro testa. La verità è che nessuno lo può sapere se non loro stessi. Dobbiamo vedere se leadership serba cercherà di essere un partner regionale davvero positivo, se sarà capace di risolvere i problemi interni in senso economico e sociale, oppure se cercherà di fuggire dai suoi problemi”, ha detto Lagumdzija.

Il titolare della diplomazia bosniaca ha auspicato che i nuovi leader serbi abbiano imparato dagli errori dell’ex presidente jugoslavo, Slobodan Milosevic. “Qualcuno ha detto che quando Milosevic aveva problemi in Serbia, ne creava altri fuori dal paese. Più creava problemi fuori dalla Serbia, maggiori erano i problemi irrisolti nel paese. Alla Milosevic ha perso il potere perché ha perso credibilità in patria, non fuori. Spero che Dacic e Nikolic abbiano imparato alcune lezioni e spero che le loro azioni saranno davvero positive. Le relazioni di vicinato hanno sempre due vie: la maniera in cui ci si comporta avrà sempre una risposta adeguata. Spero che la Serbia riceverà da noi il massimo”, ha detto Lagumdzija.

Secondo il capo della diplomazia bosniaca, infine, Ankara gioca un ruolo significativo nei Balcani, dove ha creato ormai due assi: Turchia-Bosnia-Serbia e Turchia-Bosnia-Croazia.  “Penso che tutti vogliano giocare un ruolo positivo nei Balcani, compresa ovviamente la Turchia. La politica turca nella regione è orientata alla cooperazione e all’integrazione. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha avviato due troike: una Turchia-Bosnia-Serbia e Turchia-Bosnia-Croazia e la lista dei problemi è oggi certamente minore. La Turchia ha un ruolo significativo all’interno della Nato e sostiene la nostra l’integrazione. Ankara lavora in stretta connessione con i partner in Slovenia, Croazia, Ungheria e Bulgaria, creando una sorta di ‘gruppo di amici della Bosnia’ per quanto riguarda l’allargamento dell’Alleanza”, ha detto Lagumdzija. Dal punto di vista dell'economia, il capo della diplomazia bosniaca ha definito la Turchia “una grande potenza, con una crescita molto significativa”, sollecitando infine una collaborazione “più proficua”.
   Riunione del ministro degli Esteri Terzi e Lagumdzija