Forum Italia-Iraq

 

De Mistura, priorità sono nuove joint-venture
 
Roma, 23 mag 12:03 - (Agenzia Nova) - Il futuro del partenariato economico tra Italia e Iraq è rappresentato da joint-venture e nuovi investimenti delle nostre aziende nel paese mediorientale. Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, a margine dell’Iraq trade and investment forum, organizzato oggi alla Farnesina con la collaborazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido). “Attraversiamo un momento difficile per via della crisi finanziaria – ha ricordato de Mistura - ma restiamo l’Italia”.

A testimoniare l’importanza che il nostro paese dà al rilancio dell’economia irachena, ha sottolineato il sottosegretario, ci sono i 3,3 miliardi di euro di aiuto allo sviluppo stanziati dall’Italia negli ultimi anni per la ricostruzione dell’Iraq. De Mistura ha incoraggiato ora le imprese italiane a investire nel paese mediorientale in particolare tramite la costituzione di nuove joint-venture, e ha citato gli investimenti dell’Eni come esempio da seguire.

Il fatto che i colloqui della comunità internazionale con l’Iran sul programma nucleare di Teheran avvengano a Baghdad, secondo de Mistura, è “da solo la prova dell’importanza che l’Iraq vuole e si merita di avere”. Per ciò che concerne la situazione politica interna, ha detto inoltre il sottosegretario della Farnesina, “è importante che si trovi una formula win-win che permetta la convivenza tra le varie comunità del paese”.
  De Mistura
 
Belloni, forum come punto d’arrivo e di partenza
 
Roma, 23 mag 12:16 - (Agenzia Nova) - Il forum economico tra Italia e Iraq ospitato oggi dalla Farnesina è allo stesso tempo “un punto d’arrivo e un punto di partenza” per le relazioni tra i due paesi: lo ha affermato oggi il direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Elisabetta Belloni, intervenendo nel corso dell’Iraq trade and investment forum, organizzato dal ministero degli Esteri in collaborazione all’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido). Da un lato, secondo la Belloni, è arrivato “il momento di riconoscere quanto fatto dall’Italia per consentire l’avvio della crescita dell’Iraq dopo la guerra”.

Da questo punto di vista, il direttore della Cooperazione italiana ha citato i 3,3 miliardi di euro complessivi stanziati dall’Italia come aiuto allo sviluppo dell’Iraq negli ultimi anni. “Una cifra di tutto rispetto – ha osservato la Belloni – soprattutto in un momento di crisi finanziaria e di esiguità dei fondi a disposizione”. Dall’altro lato, il forum odierno rappresenta un punto di partenza: la conclusione delle attività di aiuto allo sviluppo per l’Iraq, ha spiegato, “non significa l’abbandono dei progetti” portati avanti dal nostro paese, ma che il partenariato italo-iracheno può cominciare a sostenersi da solo e a trovare nuove formule di sviluppo.

“Abbiamo voluto essere vicini al popolo iracheno anche attraverso lo strumento della cooperazione per consentire all’Iraq di riprendere rapidamente la via dello sviluppo”, ha detto inoltre la Belloni, aggiungendo che “la filosofia è ora quella di interloquire con la controparte irachena per creare nuove forme di partenariato e joint-venture”. Le priorità per la collaborazione tra i due paesi sono, in particolare, “l’agricoltura, con particolare riferimento all’irrigazione, il patrimonio culturale e lo sviluppo delle piccole e medie imprese”.
 

Elisabetta Belloni

 
Ex ministro Romani, straordinarie possibilità per le imprese
 

Roma, 23 mag 16:21 - (Agenzia Nova) - L’Iraq offre “straordinarie possibilità alle nostre imprese che vogliono partecipare allo sviluppo del paese”. Lo ha detto oggi il rappresentante per l’Iraq del ministero dello Sviluppo economico, Paolo Romani, intervenendo in apertura dell’Iraq trade and investment forum, organizzato dal ministero degli Esteri in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido). Romani ha precisato di non riferirsi “solo alle grandi risorse naturali”, ma anche “allo sviluppo della nuova classe imprenditoriale irachena”. L’ex ministro dello Sviluppo economico ha ricordato di aver partecipato recentemente a due missioni “molto importanti e interessanti” in Iraq, durante le quali si è cercato “di risolvere alcuni problemi che potevano essere d’inciampo nei rapporti tra i due paesi”.

In quella occasione, ha sottolineato tuttavia Romani, “mi sono reso conto delle straordinarie possibilità che ha il nostro paese, le nostre imprese, i nostri imprenditori di partecipare allo sviluppo dell’Iraq”. Secondo il rappresentante del ministero per lo Sviluppo economico, l’Italia vuole dare “un segnale di continuità alla collaborazione con gli iracheni”: spesso, ha spiegato Romani, “ogni governo ha una propria politica. Il sistema paese italiano ha invece un’unica politica nei confronti dell’Iraq, e intende perseguirla con la determinazione che è appartenuta al vecchio esecutivo e che appartiene a quello attuale”.

   
 
Ambasciatore Barzani, Italia nostro primo partner europeo
 

Roma, 23 mag 17:14 - (Agenzia Nova) - “L’Italia è il primo partner europeo dell’Iraq”, e questo rappresenta un incentivo per il governo iracheno a trovare “più sbocchi per le imprese italiane e incoraggiare più imprenditori italiani a investire” nel paese mediorientale. Lo ha dichiarato oggi l’ambasciatore iracheno a Roma, Saywan Barzani, intervenendo in apertura dell’Iraq trade and investment forum, organizzato dal ministero degli Esteri in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido). “L’Iraq – ha rilevato Barzani – ha migliorato notevolmente la situazione di sicurezza nel paese, permettendo agli imprenditori di lavorare in un clima sereno”. Secondo il diplomatico, il governo di Baghdad e la Regione autonoma del Kurdistan sono fortemente interessati ad approfondire “i rapporti eccellenti” con l’Italia.

   
 
L'Iraq punta a rafforzale la produzione di gas e petrolio
 
L’Iraq ha un piano per la crescita molto ambizioso, come ha spiegato il vice ministro dell’Industria, Mohammad Abdulaah Mohammad. Il governo di Baghdad ha intenzione di portare “la produzione di petrolio da due a dodici miliardi di barili al giorno”, e di incrementare al contempo la produzione e l’esportazione di gas naturale. Un obiettivo da raggiungere “entro il 2017”, ha spiegato Mohammad, con la contemporanea creazione di una rete di piccole e medie imprese e di una grande catena d’impianti. A questo proposito, ha riferito il vice ministro, è stata creata “una commissione che lavora assieme al ministero del Petrolio con il compito di attrarre investitori nel settore petrolchimico e dei fertilizzanti”.

Mohammad ha sottolineato che “sono tanti i requisiti che incoraggiano gli investimenti stranieri in Iraq: la posizione geografica, nel cuore del Medio Oriente, le materie prime di cui è ricco il paese, con particolare riferimento a petrolio e gas, la manodopera qualificata”. Le imprese italiane interessate a investire nel paese mediorientale verrebbero coinvolte “in una road map delineata dal governo per trasformare l’Iraq in un’economia di mercato”.
  Chalati
 
Ministro Chalabi, il Kurdistan è la porta verso l’Iraq
 
Fra le regioni del paese di maggiore interesse per le imprese italiane c’è sicuramente quella del Kurdistan. Così come l’Iraq è un ponte fra Occidente e Oriente, secondo Sinan Chalabi, ministro del Commercio e dell’industria del governo del Kurdistan, la regione è “la porta verso l’Iraq”. “Abbiamo sofferto molto a causa della guerra, con più di 5 mila villaggi distrutti, e ancora osserviamo sulla nostra economia gli effetti negativi del conflitto. È arrivato ora il momento di cambiare, ricostruire, consolidare lo sviluppo. Abbiamo bisogno di voi”, ha detto Chalabi rivolgendosi ai tanti imprenditori italiani presenti alla conferenza.

La regione autonoma del Kurdistan, ha sottolineato il ministro, è “tra le più sicure dell’intero Medio Oriente” ed è ora soggetta “a molti investimenti perché diventi più appetibile per gli imprenditori stranieri”. In particolare, ha osservato Chalabi, “investiamo molto sulle risorse umane” e sulla creazione di “zone franche al confine con la Turchia e l’Iran”. “Possiamo già vedere alcuni risultati delle nostre politiche. Stiamo andando nella direzione giusta”, ha concluso il ministro.