Napolitano in Tunisia
Napolitano: Tunisia verso una società democratica
 
Roma, 17 mag - (Agenzia Nova) - Il popolo tunisino ha preso in mano il suo destino verso una società democratica e pluralista e di ciò può essere orgoglioso. Le libere elezioni di un'Assemblea costituente hanno aperto la strada alla scelta di un modello istituzionale rappresentativo attraverso un dibattito approfondito e trasparente". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un'intervista al settimanale tunisino "Réalités", in occasione della visita ufficiale di oggi in Tunisia.  
 
"La società civile tunisina uscita dalla rivoluzione, non condizionata da divisioni etniche e confessionali - ha osservato il capo dello stato - vuole difendere le libertà faticosamente conquistate. La Tunisia si muove sulla strada giusta, aiutata da una geografia favorevole, sorretta da un capitale umano qualificato, capace di uno sviluppo economico consistente e condiviso. Malgrado gli inevitabili passaggi difficili ancora da attraversare, il paese può diventare un esempio per i popoli mediterranei e medio-orientali che si sono liberati dal giogo di regimi autoritari".
 
Nel corso della visita Napolitano, accompagnato dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha incontrato il presidente tunisino, Moncef Marzouki. Il colloquio tra i due capi di stato ha consentito di discutere le più importanti questioni delle relazioni bilaterali e dell'agenda internazionale. Il presidente Napolitano ha incontrato anche il premier, Hamadi Jebali, e ha tenuto un intervento davanti all'Assemblea nazionale costituente preceduto da un colloquio con il presidente dell'Assemblea, Mustapha Ben Jaafar. Oggi Napolitano ha visitato presso l'Istituto italiano di cultura, la mostra di quadri e disegni del periodo tunisino di Maurizio Valenzi, parlamentare e sindaco di Napoli deceduto nel 2009, curata dal direttore dell'Istituto, Luigi Merolla, e da Lucia Valenzi.
 

 Napolitano a Tunisi


     
Napolitano: Tunisia esempio di cambiamento
     
Roma, 17 mag - (Agenzia Nova) - "Sono sommamente lieto e onorato di rivolgermi oggi all'Assemblea nazionale costituente di un paese che ha ispirato un moto spontaneo di libertà e democrazia attraverso il Mediterraneo e il mondo arabo". Lo ha detto oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo quanto riferisce il sito del Quirinale, nel corso della sua vista in Tunisia. Il presidente ha parlato di fronte all'Assemblea nazionale costituente, il parlamento tunisino: "La Tunisia ha destato emozioni e speranze che non si sono ancora sopite", ha dichiarato il presidente, ricordando come in quel luogo si siano gettate le basi per una nuova Tunisia, ma come ci siano altri paesi in cui ancora si combatte per la democrazia, "in particolare la Siria".
 
Secondo quanto dichiarato dal presidente Napolitano, la Tunisia rappresenta un esempio di come il cambiamento si possa ottenere attraverso le riforme e non attraverso l'uso della violenza. La Tunisia "ha stupito la comunità internazionale con il successo di una rivoluzione che rivendicava libertà e dignità per tutti, e oggi offre un esempio" di come sia possibile una transizione verso "uno Stato di diritto, una democrazia moderna e istituzioni trasparenti". Si tratta di una "strada ardua", secondo Napolitano, "ma i traguardi sono appaganti" e l'Italia conosce bene questo percorso per le sfide analoghe che il nostro paese ha affrontati alla fine della seconda guerra mondiale.
 
"Oggi tocca a voi", ha detto il presidente della Repubblica, rivolgendosi all'Assemblea tunisina, un luogo dove ha sentito "lo stesso senso della missione, la stessa sfida, la stessa esaltante capacità di plasmare una nascente democrazia. Voi, rappresentanti democraticamente eletti, siete gli architetti del futuro Stato tunisino". Napolitano ha indicato nell'importanza del consenso popolare il fondamento di una democrazia che diventa "vitale e vibrante solo se tutti i cittadini, uomini e donne, di qualsiasi credo religioso e appartenenza sociale, si riconoscono nella partecipazione alla cosa pubblica". Il capo dello Stato ha auspicato che "altri processi di transizione in corso nel mondo arabo possano seguire, ciascuno con le proprie specificità, analogo percorso".
 
In chiusura, il presidente della Repubblica ha ricordato il rapporto di tradizione amicizia tra Italia e Tunisia: "L'Italia, paese tradizionalmente partner ed amico della Tunisia, non ha fatto né farà mancare ad essa il proprio sostegno, in una fase storica così importante e ricca di opportunità e di promesse. La vicinanza dell'Italia troverà certamente espressione sia nei nostri rapporti bilaterali che nel contesto dell'Unione Europea e della più ampia famiglia euro-mediterranea".
 

Napolitano con Marzouki

 

 
A giugno il forum sulle "nuove opportunità da cogliere"
 

Roma, 17 mag - (Agenzia Nova) - Il prossimo 14 giugno si terrà a Tunisi un forum di due giorni sugli investimenti intitolato "La nuova Tunisia. Le sfide da affrontare e le nuove opportunità da cogliere". Lo ha annunciato il ministro tunisino dell'Investimento e della Cooperazione internazionale, Riadh Bettaieb, durante un suo intervento a Firenze il 30 marzo scorso, dove si era recato per partecipare al seminario "Cooperare per la democrazia". Il ministro ha confermato l'intento delle nuove autorità tunisine di aprire il paese a una nuova era pluralistica, moderna e di pari opportunità, come forme di garanzia per chi vorrà investire nel paese nord africano. Bettaieb ha, inoltre, confermato il ruolo strategico dell'Italia nella creazione di posti di lavoro in Tunisia.

   
     
Un paese in trasformazione
     
Roma, 17 mag - (Agenzia Nova) - La visita ufficiale del capo dello Stato risulta importante per riprendere la cooperazione tra i due paesi, non solo dal punto di vista politico e strategico, ma anche sul piano economico e commerciale. Italia e Tunisia, infatti, sono sempre state legate da partnership importanti, e la visita del presidente Napolitano servirà a rinsaldare questi legami, allentati dopo le rivolte popolari che hanno coinvolto lo stato nordafricano tra il dicembre del 2010 e l'inizio del 2011.
 
Dopo gli eventi del dicembre 2010, che hanno dato il via alla cosiddetta primavera araba, la continuità con i valori espressi dalla "rivoluzione dei gelsomini" continua a rappresentare la priorità nell'agenda politica della Tunisia. Per chi dall'estero, invece, volge lo sguardo verso Tunisi, l'interesse principale riguarda la vittoria elettorale del partito islamico Ennahda e le conseguenze politiche di questo risultato. La rivoluzione, infatti, per la maggioranza degli osservatori esterni ha aperto numerose incognite sul futuro del paese, soprattutto se si tiene conto dei diversi fattori culturali che alimentano l'identità tunisina.
 
Per comprendere la nuova Tunisia, bisogna raffrontarla con alcune date salienti dell'esperienza politica precedente. Il 14 gennaio 2011, giorno della fuga dell'ex presidente Zine el Abidine Ben Ali, rappresenta una sorta di continuum storico se raffrontato con il recente passato. Come rileva un rapporto d'approfondimento della banca Intesa Sanpaolo, le aspettative politiche ed economiche della nazione tunisina di oggi non sono molto differenti da quelle del 1978 e del 1984, anni dominati dalle proteste popolari. Un dato comune è l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, nel nostro caso contestualizzato nella recente crisi economica globale. Gli anni '80 per la Tunisia rappresentano il periodo in cui una nuova generazione cerca un proprio spazio politico vitale, così come un anno fa i giovani tunisini chiedevano prospettive concrete per il loro futuro.
 
Dopo anni di soprusi, la rivoluzione del 2011 rappresenta, secondo il documento, la volontà della popolazione tunisina di non piegarsi ancora e subire nuove ingiustizie. La tragedia umana del giovane tunisino Mohammed al Bouazizi, che si suicidò dopo il sequestro del suo banco di frutta, dando il via alle manifestazioni sfociate nella "primavera araba", è stata il gesto estremo di una ribellione che ha sconvolto l'assetto politico del paese. La nuova generazione tunisina, memore del passato, ha deciso di non voler rivivere il fallimento politico di quella precedente. Se, però, in questo c'è un punto in comune col passato, fondamentale è il distacco tra le due esperienze, ovvero un livello d'istruzione, di comunicazione e di visione del mondo notevolmente maggiore da parte della generazione giovanile tunisina odierna.
 
La fase iniziale della primavera tunisina è stata improvvisa, veloce e con effetti epidemici per tutta l'area del Nordafrica. Rispetto, però, ad altre esperienze rivoluzionarie del mondo arabo, il caso tunisino si è articolato con maggiore celerità e, soprattutto, con un minore coinvolgimento diretto dei reparti militari. Questa particolarità deriva dalla formazione culturale del paese, dalla maggiore apertura tunisina verso l'esterno e, in particolare, dalla mancanza di interessi petroliferi rilevanti all'interno del territorio nazionale.
 
Il vuoto politico creatosi al termine della fase rivoluzionaria ha costituito la prima sfida per le autorità tunisine che dovevano portare al completamento la transizione democratica. Le conseguenze economiche nel breve periodo sono state evidenti sin da subito: il paese ha registrato una netta battuta d'arresto nel turismo in entrata (considerando solo quello italiano, si è registrato un calo del 66 per cento nel 2011 rispetto all'anno precedente). Una conseguenza ampiamente prevista e che gli operatori del settore avevano già preannunciato agli inizi del 2011.
 
Per superare le emergenze economiche saranno necessarie strategie definite e una pianificazione nel lungo periodo. La disoccupazione, che ha toccato una quota del 18,9 per cento nell'ultimo trimestre del 2011, continua ad alimentare la tensione sociale colpendo in modo particolare i giovani. Proprio i protagonisti della rivoluzione rappresentano ancora l'anello più vulnerabile sul piano economico, e per questo motivo allo stato tunisino si richiedono nuove politiche di sviluppo. Progetti di questo genere, però, necessitano di investimenti esteri, e lo sforzo delle autorità tunisine per attrarre investimenti e creare occupazione si sta dimostrando notevole. Intesa Sanpaolo conferma, infatti, l'attenzione continua da parte del governo di Tunisi verso accordi bilaterali, trattative e programmi di cooperazione.
 
La questione più importante sarà capire quale modello di sviluppo il paese vorrà seguire. L'origine dei flussi degli investimenti esteri, necessari alla ripresa del paese, potrà avere implicazioni non solo sulla situazione economica, ma anche su quella politica. Una delegazione di imprenditori sauditi si è recentemente recata in Tunisia per valutare ogni opportunità di investimento, attraverso forme di partnership con imprenditori tunisini. L'esito di questa visita ha portato a possibili investimenti nel settore sanitario e in quello agricolo. Opportunità sono emerse anche per quanto riguarda il turismo, per cui si valutano le potenzialità della città di Qairawan, considerata patrimonio dell'umanità e una delle città sante dell'Islam.
 
La vittoria elettorale di Ennahda, formazione che si definisce islamica, democratica e moderna, costituisce un argomento particolarmente discusso dagli osservatori esterni. Gli interrogativi principali riguardano soprattutto le posizioni che il paese potrebbe assumere in tema di interpretazione delle leggi e della loro applicazione. Questi dubbi, però, sono stati fugati, secondo il rapporto di Intesa Sanpaolo, grazie a tre fattori principali: le dichiarazioni ufficiali del partito che ne mettono in evidenza la linea moderata; le continue affermazioni di alti esponenti governativi e dello stesso presidente della repubblica, Moncef al Marzuki, che non vi sarà posto per gli estremismi nella Tunisia post rivoluzionaria. Una serie di fattori politici interni mostrano in effetti una chiara tendenza a dare un minor peso al radicalismo religioso nella vita pubblica del paese.
 
Nella nuova Tunisia, l'elemento politico di derivazione religiosa non è in contrasto con la parte più secolarizzata della società, anche se esiste certamente una forma di competizione sul piano culturale ed economico. Ennahda rappresenta un elemento di coesione tra la Tunisia e l'Arabia Saudita, e questo dovrebbe permettere al partito di consolidare la propria posizione politica grazie ai flussi d'investimento provenienti dal mondo arabo e musulmano. Sul piano politico, però, il partito non vanta una consolidata esperienza, e questo non gli consente di governare senza attuare alleanze con le altre forze politiche in campo.
 
La sfida più urgente per la Tunisia guidata da Ennahda sarà, quindi, la formazione di un nuovo modello di società. Un compito non certo facile, viste le dinamiche politiche interne in continua evoluzione e il sentimento di competizione da parte di formazioni rivali pronte a unirsi per ridurre il peso politico dei religiosi. I leader di Ennahda saranno perciò chiamati ad affrontare una serie di compromessi: cercar di adeguare la propria visione di derivazione religiosa con il sistema culturale tunisino, e riuscire a convincere anche gli investitori non appartenenti al mondo arabo e musulmano a scegliere la Tunisia come partner economico affidabile.
 

 Tunisia un paese in trasformazione

     
Intenso l'interscambio commerciale con l'Italia
     
Roma, 18 apr - (Agenzia Nova) - L’Unione europea deve rafforzare la politica comune di vicinato e rinunciare alla strategia ereditata dalle strutture coloniali nel loro approccio ai paesi extraeuropei del Mediterraneo. E’ quanto affermato oggi da Elmar Brok, eurodeputato tedesco e presidente della commissione Esteri del Parlamento europeo, nel suo intervento al convegno “Unione europea e strategie di stabilizzazione politica e sociale dei paesi extraeuropei del Mediterraneo”, organizzato a Roma dalle Fondazioni De Gasperi e Konrad Adenauer e a cui ha assistito anche il capo dello stato italiano, Giorgio Napolitano.

“Non dobbiamo tagliare i fondi alla politica europea di vicinato – ha detto Brok – perché è una strategia importante per la nostra sicurezza”. Brok ha spiegato che per rifondare la comunità euro mediterranea, dopo le esperienze del processo di Barcellona e dell’Assemblea euro mediterranea, bisogna fare il possibile per promuovere l’integrazione commerciale all’interno della regione e garantire stabilità e sicurezza. “Malgrado le divergenze di carattere politico tra alcuni paesi europei, il nostro obiettivo è comune: garantire democrazia, stabilità e una migliore distribuzione della ricchezza”, ha aggiunto l’europarlamentare tedesco.

Per Brok, la questione della sicurezza è fondamentale anche per la tutela delle comunità cristiane nei paesi arabi. “I copti in Egitto rappresentano il 15 per cento della popolazione e se non garantiamo loro protezione dobbiamo aspettarci una nuova ondata di migrazione cui non siamo pronti”. Brok ha fatto quindi l’esempio della Turchia, un paese che è riuscito a coniugare Islam e democrazia e ha permesso “enormi passi in avanti” anche nell’ambito della crisi siriana e della questione iraniana.