Il giorno della Serbia all'Ue
Via libera dell'Ue allo status di candidato
 
Bruxelles, 28 feb - (Agenzia Nova) - Dopo ore di negoziati, il Consiglio Affari generali dell'Ue ha deciso di dare il via libera alla concessione dello status di paese candidato all'adesione alla Serbia. Anche la Romania, inizialmente reticente, ha espresso parere positivo sull'adesione serba, ma la decisione finale sul conferimento dello status di candidato a Belgrado sarà presa giovedì e venerdì dai capi di stato e di governo europei. “Sono stati negoziati molto difficili e duri”, ha ammesso il ministro danese per gli Affari europei, Nicolai Wammen, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. Alla fine, però, “tutti gli stati membri hanno deciso di raccomandare il conferimento dello status alla Serbia”.

Questa mattina le discussioni del Consiglio Affari generali sembravano partite sotto i migliori auspici e i rappresentanti dell’Ue si aspettavano una decisione favorevole in breve tempo. Col passare delle ore, tuttavia, la strada della Serbia ha cominciato ad apparire in salita. La minaccia di Bucarest – che nessuno aveva preso più di tanto sul serio – di bloccare il processo d’integrazione europea di Belgrado per via della tutela della minoranza valacca, considerata di origine romena, si è concretizzata. Tanto da spingere il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ad accusare la Romania di dimostrare “una mancanza di spirito europeo”.

Il capo della diplomazia di Stoccolma ha sottolineato come non sia “dignitoso” per un paese membro dell’Ue “sollevare questioni che non c’entrano nulla”, mentre “si cerca di far avanzare la Serbia e il Kosovo”. Lo stesso presidente serbo, Boris Tadic, non si aspettava probabilmente un’opposizione così ferma. “Capiamo le richieste avanzate dalla Romania sulla protezione della propria minoranza in Serbia”, ha detto, ricordando però che il suo paese “rispetta i più alti standard sui diritti umani, più alti persino di paesi membri dell’Ue”.

I dubbi di Bucarest gli sono sembrati dunque “non giustificabili”. Nei corridoi delle istituzioni comunitarie c’è chi sottolinea che le resistenze romene non siano direttamente legate al percorso di adesione all’Ue della Serbia. “La Romania voleva forse fare la voce grossa per via di quanto sta succedendo con il blocco del suo ingresso in Schengen”, hanno spiegato fonti comunitarie. Una strategia che secondo le stesse fonti “non ha portato a niente”, se non a “rendere più ostili gli stessi partner dell’Ue”.
  Il presidente serbo, Boris Tadic

 

Grande attesa per il vertice europeo del 1°marzo
 

Roma, 28 feb - (Agenzia Nova) - La raccomandazione di concedere lo status fatta dai ministri sarà esaminata dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi, durante il quale i capi di stato e di governo dei Ventisette sono chiamati ad assegnare ufficialmente lo status di paese candidato alla Serbia. “E’ un giorno positivo per tutto il processo di allargamento”, ha commentato il commissario all’Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele. In questo modo “viene aperta una nuova era nelle relazioni tra Belgrado e l’Unione europea”.

   
 

Le reazioni a Belgrado

 
Belgrado 28 feb - (Agenzia Nova) - Il premier serbo, Mirko Cvetkovic, ha dichiarato oggi che la raccomandazione per il conferimento dello status di candidato alla Serbia per l’adesione all’Ue è il risultato di tutto ciò che è stato fatto dall’inizio del mandato dell’attuale governo. “La candidatura va a coronare tutto il nostro lavoro dall’inizio del mandato. Abbiamo iniziato quando l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) non era ancora stato ratificato e oggi abbiamo ottenuto lo status di candidato”, ha detto Cvetkovic. Secondo quanto reso noto dall’emittente radiotelevisiva serba “B92”, il premier serbo ha aggiunto che lo status è la base di partenza per ulteriori riforme ed iniziative nel prossimo periodo. “Lo status di candidato è un passo in avanti verso l’adesione a pieno diritto nell’Ue e la Serbia dovrà ancora fare tanti passi nel percorso europeo, di cui alcuni saranno formali, ma altri saranno costituiti da riforme profonde che dovremo realizzare”, ha concluso Cvetkovic.

Il capo della delegazione dell’Ue in Serbia, Vincent Degert, ha dichiarato che lo status non solo è importante per la Serbia, ma anche per la regione e la stessa Ue. “Per la Serbia la candidatura rappresenta un passo avanti verso l’adesione, con l’avvio dei negoziati”, ha detto Degert. “I passi da compiere sono chiari e penso che siano realizzabili. Siamo soddisfatti della collaborazione della Serbia con il Tribunale penale internazionale dell’Aia e con il livello delle riforme realizzate. Dobbiamo ancora lavorare sulle relazioni tra Belgrado e Pristina”, ha aggiunto Degert, ricordando che anche in quella direzione la settimana scorsa è stato fatto un passo importante. Il diplomatico europeo ha poi sostenuto che il progresso della Serbia verso l’Ue rappresenta uno stimolo per il progresso dell’intera regione. “Dopo l’ingresso della Croazia nell’Ue, lo status di candidato per la Serbia è una buona notizia per la prospettiva europea di altri paesi della regione, perché l’Europa sta promuovendo una politica di riconciliazione, stabilità e prosperità”, ha concluso Degert.

Il capo negoziatore serbo per il dialogo con Pristina, Borislav Stefanovic, ha dichiarato che ottenendo lo status, la Serbia ha dimostrato di essere un paese normale e prospero e con un chiaro futuro. “Certi processi sono irreversibili e noi stiamo andando nella buona direzione”, ha detto inoltre Stefanovic, aggiungendo che il percorso di adesione all’Ue è un processo lungo e difficile, di cui una delle fasi più importante da superare è certamente il conseguimento dello status.

“L’accordo tra Belgrado e Pristina era l’anello mancante per la candidatura”, ha detto il segretario del Movimento europeo in Serbia, Maja Bobic. In un’intervista rilasciata all'emittente radiotelevisiva “Rts”, la Bobic ha detto che lo status avrà particolare importanza per i progetti di sviluppo economico e regionale. “Nel prossimo periodo le istituzioni pubbliche e la società serba dovranno realizzare ulteriori riforme in quasi tutti i settori, in particolare quelli della giustizia, dei diritti umani e degli affari interni”, ha sottolineato Bobic.

Contrariamente alle reazioni positive della coalizione di maggioranza, l’opposizione serba sta cercando di minimizzare il successo delle forze politiche al governo. Tomislav Nikolic, presidente del più forte partito dell’opposizione, il Partito progressista serbo (Sns), ha dichiarato che “come cittadino della Serbia” è felice del progresso del paese verso l’Ue, sottolineando tuttavia che con l’accordo con Pristina il governo serbo ha ratificato la frontiera con il Kosovo. “Perché l’accordo non andava bene due o tre anni fa, perché all’epoca avevate più coraggio e determinazione nel rifiutare certe cose?”, ha retoricamente chiesto Nikolic agli esponenti del governo.

Anche altri partiti dell’opposizione stanno cercando di minimizzare l’importanza del successo odierno, preoccupati che l’attuale coalizione possa usarlo come arma alle prossime elezioni parlamentari. “Anche se la candidatura senza la data d’inizio dei negoziati non vale niente, lo status è una buona notizia per la Serbia”, ha detto il vicepresidente del partito Nuova Serbia (Ns), Dubravka Filipovic. “Il partito democratico attualmente al governo non vincerà le prossime elezioni sulla base di questo successo, perché i risultati e la situazione economica del paese sono molto negativi”, ha spiegato Filipovic, ricordando che in Croazia l’Unione democratica Croata-Hdz ha perso le ultime elezioni a causa dei negativi risultati economici, nonostante sia stata la stessa formazione politica a portare la Croazia nell’Ue.
  Il premier serbo, Mirko Cvetkovic
     
Terzi: il posto di Belgrado è in Europa    
     
Roma 29 feb - (Agenzia Nova) - “Il posto della Serbia è in Europa, come l’Italia sostiene da tempo”: così il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha commentato la decisione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea di proporre il conferimento a Belgrado dello status di candidato all’adesione all’Ue. “In linea con una direttrice prioritaria di politica estera nella quale crediamo con convinzione da anni – ha dichiarato Terzi - l’Italia si è fortemente impegnata anche in queste ultime ore a Bruxelles affinché emergesse un’indicazione netta sulla concessione dello status di paese candidato alla Serbia, che ha dimostrato di adempiere in pieno a tutte le condizioni richieste”.

“La mia forte aspettativa - ha proseguito il capo della diplomazia italiana - è che il Consiglio europeo di domani apra le porte dell’Europa alla Serbia e consenta l’avvio della vera e propria fase negoziale. L’Europa - ha concluso il ministro Terzi - non può sottrarsi a questa scelta politica di fondamentale portata per promuovere la stabilità e lo sviluppo dell’intera regione balcanica”.
  Il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi