Gheddafi a Roma

 

La visita del leader libico: folklore, polemiche ma anche importanti intese economiche
 

Roma,1 set - (Agenzia Nova) -  I due giorni e mezzo di visita a Roma, dal 29 al 31 agosto, di Muhammar Gheddafi, per la quarta volta in Italia in poco più di un anno, hanno lasciato dietro di loro una scia di polemiche per gli interventi del leader libico sull'Islam e sull'immigrazione, ma hanno anche visto la sigla di una serie di accordi per un giro d’affari stimato in 20 miliardi, e una serie di intese da concretizzare che prevedono il coinvolgimento delle maggiori imprese italiane. I toni sopra le righe della visita (come del resto è nel carattere del personaggio), che ha visto partecipazioni di hostess, inviti alla conversione collettiva all’Islam, impreviste passeggiate notturne a Roma e varie kermesse, hanno sollevato proteste anche da settori della maggioranza, come i finiani e la Lega Nord.


Molti commentatori hanno accusato il premier Silvio Berlusconi di sacrificare la dignità per gli affari e il commercio con la Libia, che ha investito parte del proprio fondo sovrano in Italia negli scorsi anni. Berlusconi ha lodato invece le relazioni tra i due paesi nel corso di una cerimonia serale alla presenza di importanti nomi del mondo economico italiano, molti dei quali fiduciosi di poter ottenere contratti con il paese, ricco in riserve energetiche. Chi critica, ha detto, “è prigioniero del passato”.

   
 
Fra Italia e Libia scambi commerciali in crescita, domina il petrolio
 
Roma,  1 set - (Agenzia Nova) - Scambi commerciali in continua ascesa, con il petrolio in primo piano: così il quadro delle relazioni economiche tra Italia e Libia, che dopo l’apertura verso l’Occidente  sta portando avanti una strategia di espansione nei mercati internazionali. Nel contesto, l'Italia è diventata il terzo investitore europeo, con alcune delle sue imprese più importanti, a partire da Eni, Fiat, Finmeccanica, Impregilo e Telecom. Negli ultimi anni – riferisce il ministero dello Sviluppo economico – la Libia ha avuto un aumento del Pil rilevante, grazie alla rapida crescita del segmento “non-oil” (costruzioni, trasporti, telecomunicazioni e commercio) e all'aumentata capacità produttiva nel comparto “oil and gas”. L'economia libica rimane però fortemente dipendente dagli idrocarburi, che incidono per il 54 per cento del Pil, il 97 per cento delle esportazioni e il 75 per cento delle entrate fiscali.

La bilancia commerciale italo-libica nel 2000-2009 mostra un disavanzo costante e significativo, anche se nell'ultimo anno di crisi economica il deficit ha avuto una considerevole contrazione rispetto al 2008, pari a 7 miliardi di euro. Nel periodo gennaio-maggio 2010, invece, il passivo, confrontato con i primi cinque mesi dell'anno scorso, è tornato ad ampliarsi di oltre 500 milioni. Tra il 2000 e il 2009, il valore delle esportazioni è aumentato notevolmente, passando dal miliardo di euro del 2000 agli oltre 2,4 miliardi del 2009. E nei primi cinque mesi di quest'anno, l'export è cresciuto su base annua del 3,8 per cento. Anche le importazioni dalla Libia sono aumentate in misura considerevole: dai 6,4 miliardi del 2000 agli oltre 10,1 miliardi del 2009. Nel periodo gennaio-maggio 2010 l'import ha continuato a crescere, con un +13,4 per cento annuo. E dal 2005 la Libia entra costantemente nella top ten dei nostri principali fornitori mondiali. Un terzo del nostro export in Libia si basa sui prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, mentre poco meno del 20 per cento riguarda i macchinari e apparecchiature. Le importazioni, invece, si concentrano per due terzi nel comparto del petrolio greggio e per il 20 per cento in quello del gas naturale: se per il greggio la Libia è il nostro principale mercato di provenienza, per il gas è il terzo, alle spalle di Algeria e Russia. Per gli investimenti esteri diretti, poi, l'Italia è il terzo paese europeo per attività in Libia (esclusi gli investimenti nel settore “oil and gas”). Nel paese sono presenti circa 100 imprese italiane, prevalentemente collegate al comparto petrolifero, alle infrastrutture, ai settori della meccanica e dei beni strumentali e delle costruzioni. Anche le Pmi si stanno gradualmente avvicinando al mercato libico.

Il maggiore investitore, in particolare, è l'Eni, presente in Libia dal 1959 con le società Eni Oil e Eni Gas e altre del gruppo operanti nel settore degli idrocarburi, come Saipem. Altro investitore importante è Iveco (gruppo Fiat), presente con una società mista e un impianto di assemblaggio di veicoli industriali. Fra le aziende più attive, poi, ci sono Impregilo, Enel Power, Telecom, Prysmian e Finmeccanica.
 

Fra Italia e Libia scambi commerciali in crescita, domina il petrolio

 
Siglati accordi fra Roma e Tripoli per un giro d’affari di 20 miliardi
 
Roma, 1 set - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha partecipato con i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti ai colloqui “sotto la tenda” fra il premier Silvio Berlusconi e il leader libico Muhammar Gheddafi, ne ha sintetizzato l’esito affermando che “sono andati bene: abbiamo parlato anche di economia internazionale e di come uscire dalla crisi”. Berlusconi e Gheddafi hanno discusso della situazione in Africa e delle prospettive di pace in Medio Oriente, ma l'attenzione maggiore è stata dedicata ai temi economici, in particolare alle possibilità di incrementare l'attività in Libia delle imprese italiane e alla collaborazione nel settore dell'energia. Gli effetti del Trattato d’Amicizia sembrano rendere ora più sicura una collaborazione economica di lungo termine tra i due paesi. Il programma è ricco e comprende la fornitura di un sistema satellitare di controllo delle frontiere terrestri libiche per migliorare il contrasto all'immigrazione clandestina, realizzato da Finmeccanica, un accordo per una fornitura militare che coinvolge sempre Finmeccanica, opere già previste come l'autostrada costiera che attraverserà la Libia dall'Egitto alla Tunisia, e altre ricche commesse come l'ammodernamento e completamento dell'intera rete elettrica libica, la rete ferroviaria e la metropolitana di Tripoli. Gli accordi, che riguardano almeno 20 imprese italiane, erano stati già messi a punto dai tecnici dei due paesi prima del vertice dei due leader. E’ stimato in 20 miliardi di euro il giro d'affari potenziale, dopo il pre-accordo siglato lo scorso anno da Finmeccanica con i fondi sovrani libici. Affari infine anche per il settore militare: è in via di definizione un ”memorandum di intenti” nel settore della Difesa. Anche qui in primo piano ci sarà Finmeccanica, anche se il progetto è ancora da riempire di contenuti, al momento coperti da riserbo.    Elicottero
 
Lotta all’immigrazione: Gheddafi, 5 miliardi l’anno o l’Europa diventa l’Africa
 
Roma, 1 set - (Agenzia Nova) - Cinque miliardi di euro l'anno per sostenere la Libia nella lotta all'immigrazione clandestina, Mediterraneo libero da flotte militari di paesi “non rivieraschi”, ovvero gli Usa. Dal palco della caserma Salvo D'Acquisto a Roma, con al fianco il premier italiano Silvio Berlusconi, il leader libico Muhammar Gheddafi avverte l'Europa che Tripoli “chiede all'Unione Europea che l'Europa offra almeno cinque miliardi di euro l'anno per fermare l'immigrazione non gradita”, altrimenti “l'Europa potrebbe diventare Africa, potrebbe diventare nera”. Un intervento di circa 40 minuti, contro poco meno di dieci impiegati da Berlusconi, per dire inoltre che il Mediterraneo, un “mare interno”, proprio per questa caratteristica “deve essere libero da flotte militari degli stati non rivieraschi”. Da Gheddafi sono arrivate parole di condanna per “Mussolini, Graziani e Balbo”, per i crimini commessi “dall'Italia fascista, non dall'Italia”, e il riconoscimento del “coraggio di Berlusconi” che ha consentito la firma di un trattato cercato senza successo da anni. Prima di lui il premier italiano aveva replicato a chi, dall'opposizione ma anche dalla maggioranza, ha criticato il rapporto di amicizia con il Colonnello: “E' un vantaggio per tutti che le relazioni tra Italia e Libia siano cambiate e siano così positive”, ha detto. “Chi non lo capisce  appartiene al passato ed è prigioniero di schemi superati. Noi invece vogliamo guardare al futuro, per il bene dei nostri figli”.
 
Dopo gli interventi dei due leader, le celebrazioni sono proseguite con una danza di un gruppo folkloristico libico, poi con l'esibizione di 30 cavalieri berberi. A seguire, il carosello del Quarto reggimento dei Carabinieri a cavallo, lungamente applaudito da Gheddafi e Berlusconi che hanno seguito tutta la cerimonia seduti vicini sul palco d'onore. Una lunga esibizione, terminata solo alla mezzanotte, dopo la quale Gheddafi e Berlusconi hanno raggiunto - con la limousine del leader libico - il vicino circolo ufficiali della caserma, dove si è tenuto un ricevimento per circa 800 invitati, tra cui numerosi esponenti del mondo politico, economico e finanziario. Seduti al tavolo d'onore con Berlusconi e Gheddafi, l'ambasciatore di Tripoli, Abdulhafed Gaddur (che funge anche da interprete) e la delegazione libica, unitamente a quella italiana (accanto a Berlusconi, il ministro degli Esteri Franco Frattini, quello della Difesa Ignazio La Russa, dell'Interno Roberto Maroni, e i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.
   Immigrati
 
Ue: la richiesta di 5 miliardi contro l’immigrazione è “sovrastimata”
 

Roma, 1 set - (Agenzia Nova) - La richiesta della Libia di un aiuto di almeno 5 miliardi di euro l'anno per lottare contro l'immigrazione clandestina è “sovrastimata”: lo ha detto un portavoce della Commissione, Matthew Newmann, aggiungendo tuttavia che “la Commissione crede che attraverso il dialogo e una cooperazione completa sia possibile migliorare la situazione. L'esecutivo europeo fa tutti gli sforzi possibili per migliorare il dialogo con le autorità libiche per prevenire l'immigrazione irregolare proveniente dall'Africa”. Pur riconoscendo che molto poteva essere fatto “per sviluppare la cooperazione con la Libia su tutte le questioni relative all'immigrazione”, Newmann ha sottolineato che “molto può essere fatto insieme con somme nettamente inferiori a quelle evocate dal colonnello Muhammar Gheddafi”, lunedì sera a Roma. La Commissione europea ha investito 50 milioni di euro su due progetti legati ai migranti con Tripoli, ha sottolineato dal canto suo la portavoce incaricata della politica di Allargamento, Angela Filote. “Siamo pronti a sviluppare una cooperazione di lungo periodo con la Libia su tutte le questioni legate all'immigrazione”, ha aggiunto. Sono in corso negoziati tra Bruxelles e la Libia in vista della conclusione di un accordo di partenariato. Da tempo Tripoli chiede finanziamenti e materiale per la sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri.

   
 
Frattini: dell’immigrazione discuteremo al vertice Ue-Ua di novembre
 
Roma, 1 set - (Agenzia Nova) -  Il finanziamento di 5 miliardi di euro l'anno da parte dell'Unione europea alla Libia è una questione “che non è stata mai esaminata e mai discussa” e che sarà affrontata “in sede europea”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, ieri, prima di un discorso alla University of Washington-Rome Center: “Immagino che sarà trattata al vertice fra Unione euroepa e Unione africana in programma a novembre proprio in Libia”. Quanto alla richiesta formulata ieri dal leader libico Muhammar Gheddafi durante la sua visita in Italia, il titolare della Farnesina ha sottolineato che si è trattato di “un ragionamento che hanno fatto tutti gli altri leader arabi del Nord Africa: noi non vogliamo e non possiamo essere i gendarmi d'Europa”. Da questo discende che l'Europa “deve finalmente avere una politica migratoria, che si debbono destinare molti fondi ai Paesi d'origine dei migranti e si devono aiutare i Paesi di transito a far fronte a un peso enorme che loro hanno”.    
 
Frattini: massima trasparenza sulle partecipazioni di Tripoli in aziende italiane
 
Roma, 1 set - (Agenzia Nova) -  L'Italia garantirà la “massima trasparenza in tutte le partecipazioni” della Libia in imprese del nostro paese. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, rispondendo in particolare a una domanda sui rischi di una scalata della Libia in Unicredit, banca di cui due entità legate a Tripoli controllano una quota di circa il 7 per cento, rendendo lo stato nordafricano il primo azionista del gruppo bancario di Piazza Cordusio. “Abbiamo istituito proprio al ministero degli Affari esteri”, ha ricordato il titolare della Farnesina prima del suo intervento alla University of Washington-Rome Center, “un comitato strategico per monitorare la presenza dei fondi sovrani. Noi vogliamo garantire che le procedure siano trasparenti e conformi alle regole internazionali. Lo abbiamo sempre fatto, ad esempio con il Qatar e il Kuwait e lo faremo anche con la Libia”.