Intervista a Frattini

 

"Balcani regione strategica, pericoloso impedire l’integrazione”
     

Roma, 12 dic - (Agenzia Nova) - I Balcani sono un’area “assolutamente strategica per l’Europa” e sarebbe “miope” e “pericoloso” essere contrari all’allargamento dell’Ue ai paesi della regione. Lo ha detto oggi l’ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, in un’intervista telefonica a “Nova”. “L’Europa vive una fase di crisi grave. Una crisi che non è solo economica, ma anche politica. Se il veto di un paese su 27 impedisce la definizione di regole condivise sul governo politico dell’economia europea, come è accaduto l’altro giorno al Consiglio europeo, figuriamoci che cosa accade quando si parla di futuri e potenziali nuovi membri”, ha detto Frattini.

 

“C’è una fatica generale - ha osservato l’ex capo della diplomazia italiana - che dipende dalla percezione che le regole dell’Unione europea stentano ad essere condivise dagli attuali membri, e che quindi ulteriori allargamenti potrebbero condurre ad altre diversità di posizioni. Questo sentimento di stanchezza è a mio avviso molto pericoloso. Non si tiene conto che i Balcani sono un’area assolutamente strategica per l’Europa”. Questa "incertezza" e questo "senso di frustrazione", condiviso da molti paesi della regione balcanica, ha continuato Frattini, “se fosse lasciato alla deriva sarebbe davvero un pericolo per la nostra Europa”.

 

Solo l'Ue, ha proseguito Frattini, è in grado di fare da “collante per assopire le tentazioni nazionalistiche nei Balcani” ed evitare che la regione scivoli indietro verso il suo passato. “Più stabilità e più Europa nei Balcani equivalgono a più stabilità e più sicurezza per tutta l’Unione europea. Non facciamo un favore ai Balcani aprendogli le nostre porte, ma facciamo un favore anche a noi stessi”, ha detto l’ex titolare della Farnesina. “Le tensioni alle frontiere e tra comunità etniche vanno superate, ma l’unico modo per superarle è l’Europa”, ha detto Frattini. “Gli incidenti ai confini tra Serbia e Kosovo e le manifestazioni di piazza in cui si bruciano le bandiere dell’Ue sono segnali che se lasciati allo sbaraglio poi possono degenerare”, ha detto ancora l’ex ministro degli Esteri italiano.

 

Ancor più delle tensioni con il Kosovo, secondo Frattini, è stata la forte opposizione di Austria e Germania ad incidere sul rinvio a marzo della decisione dei capi di stato e di governo dell’Unione europea sulla candidatura della Serbia. Secondo l’ex titolare della Farnesina, “ha influito certamente la questione delle tensioni col Kosovo, ma ha influito ancor di più un clima purtroppo non positivo che alcuni paesi, soprattutto Germania e Austria, hanno voluto sottolineare", malgrado le prospettive di nuovo allargamento o di dinamica positiva per i paesi dei Balcani. Questo, ha sottolineato Frattini, "è un elemento molto preoccupante".

 

"Mi aspetto - ha proseguito - che a febbraio i ministri degli Esteri diano una valutazione pienamente positiva sia su Serbia che sul Montenegro, e che a marzo i capi di governo confermino questa valutazione". Se si perdesse l’occasione di febbraio, ha proseguito l’ex titolare della Farnesina, l’Europa attraverserà “un'altra grande battuta d’arresto”. Frattini ha auspicato che “questa battuta di arresto non ci sia”, sottolineando che “il governo italiano opera in assoluta continuità con quella che era la mia azione di politica internazionale”. Fatto, quest’ultimo, confermato anche dall'azione del nuovo ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, che “continuerà a battersi per una risposta positiva” da parte dell’Ue.

 

Lo scenario peggiore che si possa immaginare ora in Serbia è che il rinvio a marzo della decisione dei capi di stato e di governo dell’Unione europea sulla candidatura di Belgrado possa “privilegiare gli estremisti e coloro che non vogliono l’adesione all’Ue e che, in definitiva, non vogliono l’interesse della Serbia”. La notizia del rinvio è stata accolta con delusione da Belgrado, al punto che il vicepremier serbo con delega all’integrazione europea, Bozidar Djelic, ha rassegato le dimissioni, che al momento sono però state "bloccate" dal governo serbo. "Ho letto le dichiarazioni di Djelic", ha detto Frattini, “e spero che la decisione di congelare le dimissioni venga mantenuta".

 

"So che il presidente Boris Tadic ha grande considerazione per Djelic, e lo stesso vale per il primo ministro Mirko Cvektovic”, ha proseguito Frattini, ricordando come la decisione del vicepremier sia maturata “da un impegno personale” e sia una “dimostrazione di serietà”. L’ex ministro degli Esteri italiano ha auspicato che il gesto di Djelic possa “semmai dare scossa per mettere a sopire tutti i dubbi residui sulla strada della Serbia verso l'Ue”.

 

Per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina, invece, il rischio è che la “stanchezza” di "certi paesi europei" possa riaccendere focolai mai del tutto spenti. “La Bosnia è il paese che pone maggiori difficoltà e maggiori problemi. E’ difficile però chiedere ai leader nazionali bosniaci di fare di più, se non daremo segnali forti”, ha detto Frattini. “Concordo sulla forte delusione di non vedere ancora in Bosnia un governo e delle istituzioni funzionanti dopo il grande lasso di tempo che ha fatto seguito alle elezioni”, ha aggiunto l’ex titolare della Farnesina, sottolineando tuttavia che per “chiedere di più, bisogna anche essere disposti a dare di più”. Secondo Frattini è necessario “far evolvere gradualmente l’Ufficio dell’Alto rappresentante della comunità internazionale e farlo diventare una struttura davvero rappresentativa dell’Unione europea: la risposta è, ancora una volta, più Europa”.

 

Chi sta mostrando progressi, secondo Frattini, è l’Albania. Il paese delle aquile ha certamente bisogno di riforme condivise, ma secondo l’ex ministro degli Esteri italiano il clima che si è instaurato tra le due forze che si contrastano, la maggioranza di centrodestra del premier Sali Berisha e l’opposizione socialista guidata da Edi Rama, è “da apprezzare”. “Questa fase positiva è iniziata quando alla guida di una delegazione dell’Unione europea, con il mio collega greco Stavros Lambrinidis cercammo alcuni mesi fa di promuovere tale riconciliazione. La partita è riuscita”, ha detto Frattini. Secondo l’ex titolare della Farnesina, l’Albania necessita di riforme a partire da “meccanismi di forte controllo del parlamento, che però non paralizzino l’attività di governo”, per poi passare alle “regole per estirpare la corruzione all’interno degli apparati pubblici” e “alla riforma elettorale, che il premier Berisha ha offerto come gesto di riconciliazione ai socialisti di Rama”.

 

Romania e Bulgaria sono nell’Unione europea dal 2007, ma stanno pagando a caro prezzo una “stanchezza politica” che nulla a che a vedere con i requisiti per aderire allo spazio Schengen, ma che “molto a che a fare che con l'idea che, in fondo, lo spazio di libera circolazione dentro l’Ue sia da rivedere”, ha proseguito Frattini “Sono stato in Europa il responsabile dell’allargamento di Schengen ai nuovi paesi membri, e le regole che nel 2007 avevamo stabilito erano molto precise e molto trasparenti”, ha detto l’ex titolare della Farnesina, ricordando che Sofia e Bucarest “hanno raggiunto le caratteristiche tecniche necessarie per entrare”. Secondo l’ex capo della diplomazia italiana, ad essere messo in dubbio, in realtà, è lo stesso concetto di libera circolazione dei cittadini.

 

“Questo sarebbe un errore molto grande. Restringere quella grande libertà che è la libera circolazione nello spazio europeo sarebbe un passo indietro a cui l’Italia dovrebbe opporsi con tutte le forze”, ha detto Frattini. L’ex ministro italiano ha aggiunto che i “flussi di lavoratori irregolari e di rom che qualche volta commettono reati” sono proporzionalmente minimi “rispetto alla grandissima massa della popolazione romena e bulgara, che certamente è composta di persone che si sentono e sono cittadini europei”. Secondo Frattini è “assurdo” che bulgari e romeni non possano godere della libertà di circolazione, “specialmente dopo che i requisiti tecnici sono stati completati”.

 

La Croazia, recentemente “premiata” dall’Ue con la firma del trattato di adesione, col tempo renderà merito al governo uscente della premier Jandranka Kosor, sconfitta il 4 dicembre scorso alle urne dalla coalizione di centrosinistra guidata da Zoran Milanovic, per aver comunque raggiunto un risultato storico. “Come spesso accade il tema che preme alla gente è quello della situazione economica e del rischio crisi. Chi governa paga comunque in termini di consenso anche se realizza un risultato storico per il proprio paese, come quello realizzato dalla Croazia”, ha detto Frattini. “Il popolo croato si renderà conto e renderà merito ovviamente al governo uscente di questo risultato, ma il prezzo pagato si collega alla responsabilità di governo che in un momento di difficoltà internazionale non poteva certo impedire da solo le conseguenze della crisi”, ha concluso l’ex capo della diplomazia italiana.

  Franco Frattini

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