La crisi nel nord del Kosovo

I serbi rimuovono parte delle barricate
 
Pristina, 27 ott - (Agenzia Nova) - I serbi del nord del Kosovo hanno lasciato passare oggi i veicoli della Kfor, la missione militare internazionale a guida Nato in Kosovo, permettendo così i primi rifornimenti “via terra” verso alle truppe schierate nella parte settentrionale del paese. A causa delle numerose barricate (16 in totale) costruite più di un mese fa dai serbi per bloccare le strade che conducono ai valichi di frontiera di Jarinje e di Brnjak, la Kfor era stata costretta a rifornire le proprie truppe con gli elicotteri. Stamane due veicoli Kfor hanno percorso una corsia agibile della strada Kosovska Mitrovica-Ribarici, presso Zupce, dirigendosi verso il valico di frontiera di Brnjak (Gate 31).

La forza militare a guida Nato considera un “passo positivo” la parziale rimozione delle barricate nel nord del Kosovo, ma chiede libertà di movimento incondizionata per i propri militari, i membri di Eulex (la missione civile dell’Ue), delle altre istituzioni e dei civili. Lo ha detto il portavoce della Kfor, Uwe Nowitzki, chiedendo ai serbi locali di interrompere tutte le attività e di rimuovere completamente le barricate. Il portavoce ha confermato che una corsia sulla strada Kosovska Mittovica-Ribarici è stata aperta oggi alle 9 di mattina, aggiungendo che due veicoli della Kfor sono giunti senza problemi al valico Brnjak. 
 
“La decisione di far passare i contingenti di Kfor è il primo passo nella direzione giusta, ma questo non è sufficiente”, ha dichiarato ancora il portavoce della forza militare internazionale, Uwe Nowitzki. Secondo quanto riferisce l’agenzia serba “Beta” sul proprio sito internet, la strada era stata precendentemente sgombrata dai serbi locali che avevano rimosso parte delle loro barricate. Prima del passaggio i rappresentanti della Kfor hanno incontrato il sindaco di Zubin Potok, Slavisa Ristic, che ha loro ribadito che i serbi continueranno a controllare i luoghi dove le barricate sono state rimosse, nella convinzione che “la Kfor non intenda abusare della buona volontà del popolo serbo”. 
 
È stata rimossa anche parte delle barricate sulla strada che porta al valico di frontiera di Jarinje (Gate 1), per rendere possibile la circolazione almeno su una corsia della strada. Le barricate, secondo il piano approvato dai rappresentanti dei quattro comuni serbi del nord del Kosovo situati nell’area interessata dalla situazione di crisi, saranno parzialmente rimosse anche presso il ponte sul fiume Ibar, nella cittadina di Kosovska Mitrovica e all’entrata della cittadina di Leposavic, consentendo così il ripristino della libertà di movimento e del normale arrivo di rifornimenti dei militari della Kfor.
 
I cittadini serbi del nord del Kosovo da tempo sono in fermento e attuano diverse forme di protesta perché non accettano la decisione delle autorità di Pristina di assumere il controllo delle stazioni doganali confinanti con la Serbia e sono fermamente contrari alla presenza di agenti della polizia e delle dogane kosovaro-albanesi.
 
 

Militari della Kfor

 
Cronologia della crisi
 

Pristina 27 ott - (Agenzia Nova) - La “crisi delle frontiere” in Kosovo è esplosa il 25 luglio scorso, quando le autorità di Pristina hanno inviato le unità speciali di polizia presso i valichi di frontiera 1 e 31, al confine con la Serbia. La disposizione è stata impartita dal premier kosovaro, Hashim Thaci, al fine di impedire le importazioni dalla Serbia bloccate dal 20 luglio, in segno di protesta contro la posizione di Belgrado che si rifiuta di riconoscere i timbri doganali con i simboli dello stato indipendente del Kosovo e che, di fatto, attua a sua volta un blocco delle merci kosovare. L’operazione, che le autorità kosovare assicurano di aver deciso in maniera autonoma e senza consultare i partner internazionali, è stata contrastata in modo deciso dai civili di etnia serba. L’agente di polizia delle forze speciali “Rosu” Enver Zymberi ha perso la vita nei pressi del villaggio di Zupce, in seguito a una ferita d’arma da fuoco alla testa subita durante un’imboscata. Tre civili ed un altro agente delle forze speciali della polizia kosovara erano rimasti feriti nello stesso scontro. l'Interpol ha recentemente emesso un mandato di cattura nei confronti di cinque serbi del Kosovo. I cinque ricercati sono Ratomir Bozovic, Radovan Radic, Milovan Vlaskovic, Slobodan Vucinic e Dusan Jovanovic.

Il 27 luglio alcuni estremisti serbi sono riusciti a dare alle fiamme il valico doganale di Jarinje, costringendo alla fuga gli agenti della polizia locale e il personale di Eulex. Come risposta alle iniziative di Pristina, i serbi locali hanno inoltre bloccato le strade che portano da Kosovska Mitrovica verso le stazioni di frontiera di Jarinje (Gate1) e Brnjak (Gate31), impedendo ai militari della Kfor di raggiungere i valichi. La situazione si è in seguito stabilizzata grazie a un accordo “ad interim” raggiunto dalle parti in conflitto a fine agosto con la mediazione della Kfor. La notte del 2 settembre a Bruxelles si è concluso il sesto round del dialogo tra Serbia e Kosovo con due accordi sui timbri doganali e i registri catastali. Come sottolineato dal capo dei negoziatori serbi, Borislav Stefanovic, i timbri doganali di Pristina d’ora in poi riporteranno solo l’indicazione: “Dogana del Kosovo”, senza altri simboli o stemmi legati alle autorità di Pristina. 

La tensione è tornata a farsi alta lo scorso 27 settembre, a seguito di nuovi scontri tra alcuni manifestanti serbi ed i contingenti di Eulex e della Kfor dispiegati presso i valichi doganali al confine con la Serbia. Al tentativo della Kfor di evitare la costruzione di valichi “alternativi” nelle immediate vicinanze del varco doganale di Jarinje, i dimostranti serbo-kosovari hanno lanciato bombe rudimentali ed esploso colpi d'arma da fuoco verso i militari. Il bilancio dei tafferugli è stato di alcune decine di feriti. La settima sessione del dialogo, prevista proprio il 27-28 settembre, non ha avuto luogo perché Belgrado contesta le modalità d’attuazione dell’intesa sulle dogane  definite da Ue, Nato e Kosovo che prevede una presenza minima di personale kosovaro (sia forze di polizia che funzionari doganali) ai Gates 1 e 31. 

Il dialogo tra Belgrado e Pristina, facilitato dall’Ue e avviato nel marzo scorso, ha consentito finora di raggiungere significative intese, nel corso di sei round negoziali, su temi come i registri catastali, lo stato civile, il riconoscimento dei titoli di studio, la libertà di movimento e i timbri doganali. Si è tuttora in attesa della data del settimo appuntamento dei colloqui, che avrebbe dovuto tenersi a fine settembre, nonostante il 12 ottobre la Commissione europea abbia deciso che la Serbia è pronta a diventare un paese ufficialmente candidato all’adesione all’Unione europea, ammesso che “s’impegni di nuovo nel dialogo con il Kosovo e applichi rapidamente gli accordi raggiunti finora”. La Serbia potrà aprire i negoziati di adesione con Bruxelles solo “nel momento in cui verranno compiuti ulteriori progressi nella normalizzazione delle relazioni” con Pristina.

Il 26 ottobre i rappresentanti dei quattro comuni serbi del nord del Kosovo (Leposavic, Mitrovica, Zvecan e Zubin Potok)  hanno proposto ai funzionari di Kfor ed Eulex la liberazione di una corsia su determinate strade nel nord per permettere alla missione della Nato di rifornire i militari che si trovano ai valichi di frontiera di Brnjak e Jarinje. I serbi del nord del Kosovo hanno lasciato passare oggi i veicoli della Kfor, la missione militare internazionale a guida Nato in Kosovo, permettendo così i primi rifornimenti “via terra” verso alle truppe schierate nella parte settentrionale del paese. A causa delle numerose barricate (16 in totale) costruite dai serbi per bloccare le strade che conducono ai valichi di frontiera di Jarinje e di Brnjak, la Kfor era stata costretta a rifornire le proprie truppe con gli elicotteri. Stamane due veicoli Kfor hanno percorso una corsia agibile della strada Kosovska Mitrovica-Ribarici, presso Zupce, dirigendosi verso il valico di frontiera di Brnjak (Gate 31).

 

Agenti della polizia kosovara

 

     
Le posizioni delle parti in causa
     

Pristina, 27 ott - (Agenzia Nova) - La Serbia ha provato, senza successo, a chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di condannare con un “messaggio chiaro” le azioni “unilaterali di Pristina nel Nord del Kosovo” e di riaffermare “lo status quo ante”. E’ quanto aveva detto il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, nel suo intervento seduta del Consiglio di sicurezza sulla situazione in Kosovo del 30 agosto. “La nostra regione è meno sicura, meno prevedibile e meno stabile a causa del sinistro piano dei kosovaro-albanesi di imporre un regime non voluto ai serbi del nord. Chiedo all’Onu di mandare un messaggio chiaro: tali azioni unilaterali non sono accettabili”, ha detto Jeremic, affermando che Pristina “ha violato gli accordi” con Eulex, la missione dell’Ue in Kosovo, inviando militari a Nord del fiume Ibar senza alcuna approvazione.

“I responsabili dell’ordine di inviare i militari oltre il fiume Ibar hanno violato un accordo con Euelex e devono essere perseguiti”, aveva detto Jeremic, rivolgendo al Consiglio di sicurezza una serie di domande: “Chi ha dato l’ordine di prendere queste azioni unilaterali il 25 luglio? Qualcuno nella comunità internazionale sapeva? Perché Eulex è scomparsa dal Nord del Kosovo, lasciando i serbi senza protezione? Cosa sarebbe successo se fossero stati i serbi a prendere queste azioni unilaterali?”. Il capo della diplomazia serba aveva poi ricordato che nel 2008 la comunità internazionale ha già tollerato le azioni unilaterali di Pristina, come la dichiarazione di indipendenza e i disordini che ne sono seguiti.

Il Kosovo, per bocca del ministro degli Esteri Enver Hoxhaj, aveva invitato la controparte serba a “smantellare definitivamente le sue strutture parallele illegali nel nord del Kosovo”, affermando che non è possibile tornare alla situazione antecedente al 25 luglio. Hoxhaj, prendendo la parola dopo l’omologo serbo Jeremic, aveva sottolineato come il processo di liberalizzazione dei visti con l’Ue e una gestione integrata dei confini con Bruxelles rimangano le priorità dell’attuale governo. “Il nostro impegno a favore della cooperazione regionale - aveva aggiunto Hoxhaj - ci ha permesso di raggiungere un accordo con la Serbia su questioni tecniche. I due governi hanno firmato tre accordi riguardanti la mobilità della popolazione, l'accesso ai registri dello stato civile e il mutuo riconoscimento dei diplomi universitari”. Tuttavia, aveva sottolineato Hoxhaj, la delegazione serba ha rifiutato di prendere parte alla riunione prevista a luglio scorso.

“Abbiamo solo applicato misure di reciprocità - aveva detto ancora Hoxhaj, in merito alla decisione del Kosovo di imporre l’embargo sui beni serbi - perché la Serbia ha rifiutato di accettare i timbri doganali kosovari, considerati invece “neutrali” da Onu e Ue”. Il capo della diplomazia di Pristina aveva poi accusato Belgrado di aver discriminato l’industria kosovara e i beni provenienti dal paese vicino, oltre che di aver diffuso “voci pericolose” sull’idea di una divisione etnica del nord del Kosovo. “Il presidente serbo, Boris Tadic, e altri alti funzionari del governo serbo hanno più volte proposto la divisione etnica del Kosovo (…) un’ipotesi per noi inaccettabile”, aveva detto Hoxhaj, aggiungendo che laddove le strutture parallele serbe esercitano un’autorità illegittima, i cittadini vivono “in cattive condizioni: si tratta di strutture criminali ostaggio di estremisti, paradisi dei trafficanti in tutti i settori dell’economia”.

Al centro della questione, dunque, ci sono le strutture parallele serbe: istituzioni “legittime” per la Serbia e “illegali” per le autorità del Kosovo. Il 23 agosto il cancelliere tedesco Angela Merkel, nel corso di una visita nella capitale serba, aveva chiesto espressamente a Belgrado di rinunciare alle sue istituzioni nella parte settentrionale del Kosovo. “Se la Serbia vuole ottenere lo status di candidato dovrebbe riprendere il dialogo e ottenere dei risultati; dovrebbe consentire a Eulex (la missione dell’Ue) di lavorare in tutte le regioni del Kosovo; dovrebbe abolire le strutture parallele senza crearne altre”, aveva sottolineato la Merkel. Per il presidente serbo Boris Tadic, tuttavia, la Serbia non rinuncerà alle sue istituzioni nel nord del Kosovo. “Lo avevo detto anche al cancelliere tedesco Angela Merkel, non sono strutture parallele, ma sono le uniche istituzioni nel nord del Kosovo che rendono possibile la vita alle persone e sono state elette in modo democratico”, aveva risposto Tadic il 4 settembre alla riunione del Comitato direttivo del Partito democratico di cui è presidente.

Nell’ultimo incontro tra Tadic e i rappresentanti dei comuni serbi della zona, tenuto il 24 ottobre a Belgrado, è stata sottolineata la necessità di lasciare che gli uomini delle missioni internazionali si muovano liberamente, ma a condizione che essi non trasportino agenti kosovari delle dogane. Dopo cinque ore di colloquio il presidente Tadic e i rappresentanti serbi hanno concordato che l’unico modo per difendere gli interessi della comunità serba è evitare la violenza e qualsiasi azione degli estremisti. Tadic ha espresso la sua convinzione che i serbi del nord della regione debbano fare in modo che la situazione resti calma senza accettare provocazioni. Il presidente serbo ha chiesto inoltre che le missioni internazionali Kfor ed Eulex non intraprendano azioni decise unilateralmente. 

Il sindaco del comune di Zubin Potok, Slavisa Ristic, ha dichiarato da parte sua che una soluzione per la rimozione delle barricate non è affatto vicina. “E’ importante che dal presidente Tadic abbiamo ricevuto assicurazione che l’accordo sui timbri doganali non prevede il controllo di doganieri kosovari ai valichi di frontiera di Brnjak e Jarinje, come ha affermato negli ultimi giorni il capo della missione dell’Ue in Kosovo, Xavier de Marnhac", ha dichiarato Ristic. Il rappresentante del comune serbo ha aggiunto che Tadic ha molto insistito sulla continuazione del dialogo con la Kfor ed Eulex e che alle missioni internazionali sia concessa libertà di movimento. “Siamo d’accordo, ma insieme al popolo e all’Assemblea decideremo che cosa fare e come continuare la nostra lotta. Per adesso le barricate rimangono e non permetteremo il transito finché la situazione non tornerà come prima, cioè valichi di frontiera senza doganieri e agenti di polizia kosovari”, ha concluso Ristic. La notte nei pressi delle barricate è passata comunque senza incidenti.

  Il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic
     
Il ruolo di Eulex e Kfor
     

Pristina, 27 ott - (Agenzia Nova) - Da parte serba sono state espresse forti critiche all’operato tanto della Kfor quanto di Eulex, entrambe percepite come missioni che hanno agito a tutela delle iniziative di Pristina nel nord del Kosovo e pertanto in presunta violazione della loro neutralità. La Kfor ha smentito di aver trasportato ai valichi di frontiera con la Serbia i funzionari doganali e della polizia di Pristina, affermando di aver portato solo gli agenti di Eulex, l'agenzia europea per il rafforzamento dello stato di diritto nel Kosovo. A dirlo è stato il generale tedesco e comandante della Kfor Erhard Drews, aggiungendo che la Kfor si è limitata a garantire la sicurezza dell'operazione. "La Kfor non è un'agenzia per il trasporto dei funzionari della polizia di Pristina. Noi assistiamo solo in ciò che riguarda la sicurezza, questo è il nostro mandato", ha dichiarato il Drews a fine ottobre.

Il generale della Nato ha sottolineato, tuttavia, che i serbi locali devono rimuovere tutte le barricate e consentire la libera circolazione di tutti indistintamente. "Io devo compiere la nostra missione, che consiste nel garantire libertà e sicurezza di movimento, ed alcune azioni sono necessarie per raggiungere lo scopo. Non mi piace farlo, e per fortuna le nostre mosse tattiche non hanno causato nuovi problemi seri né ai soldati della Kfor, né ai cittadini, ed io spero che sarà così anche in futuro".

Il capo dell'Eulex, il belga Xavier de Marnhac, ha ribadito in una recente visita ai valichi doganali al confine con la Serbia che gli agenti della missione europea, in collaborazione con i militari della Nato, sono “al lavoro per attuare l'accordo sui timbri doganali che è stato raggiunto a Bruxelles il 2 settembre, nel quadro del dialogo tra Pristina e Belgrado facilitato dall’Ue. “E' molto importante per noi a parlare direttamente con gli agenti della polizia e delle dogane sul posto. Stanno facendo un gran lavoro per sostenere lo stato di diritto in circostanze difficili. Vorrei ringraziare i nostri agenti della polizia e delle dogane per il loro duro lavoro continuo”, ha dichiarato de Marnhac.

 

Agenti dell'Eulex