La Serbia candidata all'Ue

L'Ue promuove Belgrado, ma resta il nodo del Kosovo
 
Bruxelles, 12 ott - (Agenzia Nova) - La Serbia è pronta a diventare un paese ufficialmente candidato all’adesione all’Unione europea, ammesso che “s’impegni di nuovo nel dialogo con il Kosovo e applichi rapidamente gli accordi raggiunti finora”. Allo stesso tempo, Belgrado potrà aprire i negoziati di adesione con Bruxelles, ma solo “nel momento in cui verranno compiuti ulteriori progressi nella normalizzazione delle relazioni” con Pristina. E’ la decisione presa questa mattina dalla Commissione europea, diversa da quella che era considerata la più quotata fino a poche ore prima della riunione del collegio dei commissari Ue.

In una prima bozza preparata dal responsabile dell’Allargamento e della politica di vicinato, Stefan Fuele, si dava il via libera alla concessione dello status di paese candidato all’adesione. Per avviare le trattative sui 35 capitoli negoziali, invece, la Serbia avrebbe dovuto fare ulteriori progressi nei rapporti con il Kosovo. La formula finale scelta dall’esecutivo comunitario lascia dunque tutte le possibilità aperte e affida ai ministri degli Esteri dell’Ue, che devono decidere all’unanimità, la responsabilità di valutare i passi avanti fatti dalle autorità serbe nel dialogo con quelle kosovare.

Belgrado avrà quindi due mesi, fino al Consiglio Ue di dicembre, per dimostrare ai Ventisette il suo impegno e ottenere, se non l’avvio delle trattative, almeno lo status di paese candidato all’adesione. Il percorso della Serbia si annuncia pieno di ostacoli. Come hanno spiegato a “Nova” fonti diplomatiche, ci sono alcuni paesi membri, in primis Francia e Regno Unito, “che tengono molto al Kosovo e il raggiungimento di una soluzione fra Belgrado e Pristina è ritenuto una condizione indispensabile per il processo d’integrazione europea della Serbia”.

Nel rapporto annuale su Belgrado pubblicato oggi dalla Commissione europea, si sottolineano comunque i numerosi progressi fatti dal paese balcanico nel raggiungimento degli standard dell’Ue. In particolare, Bruxelles pone l’accento sull’importanza dell’arresto degli ultimi due presunti criminali di guerra ricercati dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia: Ratko Mladic e Goran Hadzic. Passi in avanti sono stati fatti anche per il raggiungimento dei criteri politici, attraverso la creazione di un quadro legale e istituzionale che corrisponda agli standard europei e internazionali.
 

 Il presidente serbo, Boris Tadic, ed il presidente del Consiglio dell'Ue, Herman Van Rompuy

 
Le reazioni in Serbia al parere della Commissione
 

Belgrado, 12 ott - (Agenzia Nova) - Il presidente serbo, Boris Tadic, ha espresso soddisfazione per la decisione della Commissione europea, affermando che Belgrado è pronta a continuare il dialogo con Pristina e che la ripresa e il progresso dei colloqui sono espressa volontà della Serbia. Il primo ministro, Mirko Cvetkovic, ha valutato che le raccomandazioni rappresentano un importante riconoscimento dell’operato del governo. “Questo parere dimostra che la Commissione europea ha riconosciuto l’impegno della Serbia e le riforme che abbiamo realizzato”, ha detto Cvetkovic. Il premier ha precisato che i risultati raggiunti oggi non rappresentano il raggiungimento dell’obiettivo ma segnano comunque una data importante per l’attuale governo, che ha assunto tre anni fa quest’impegno partendo da zero. “L’attuale governo continuerà a lavorare per l’integrazione europea”, ha aggiunto Cvetkovic.

Anche il vicepremier con delega all’Integrazione europea, Bozidar Djelic, ha salutato oggi il parere positivo della Commissione sulla candidatura della Serbia, affermando che la valutazione ottenuta è il risultato di tutto il lavoro che la Serbia ha compiuto completando la sua collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell’Aia (Tpi), realizzando le riforme e contribuendo alla sicurezza e alla cooperazione regionale. “In questi difficili momenti di crisi e disordini nel nord del Kosovo, dobbiamo sottolineare che si tratta del miglior risultato possibile per la Serbia. Le condizioni proposte dalla Commissione che riguardano il dialogo con Pristina sono conosciute e non implicano il riconoscimento del Kosovo”, ha detto Djelic. Il vicepremier ha aggiunto che la Serbia cercherà di ottenere il sostegno di ogni paese membro dell’Ue per il summit dei leader dell’Unione che si terrà nel prossimo dicembre. “Questo traguardo, per quanto sia importante, non è l’ultimo. Il nostro prossimo obiettivo è l’inizio dei negoziati di adesione all’Ue, sulla cui strada ci aspettano ancora tanto lavoro e molte sfide” ha concluso il vicepremier.

 

 

 Il presidente serbo, Boris Tadic

Il ministro serbo degli Esteri, Vuk Jeremic, dopo l’incontro con il suo omologo italiano Franco Frattini tenutosi oggi a Belgrado, nel corso della conferenza stampa congiunta ha reso noto che il parere della Commissione non influenzerà la politica della Serbia verso il Kosovo. “La nostra politica verso il Kosovo non cambierà per il parere della Commissione”, ha detto Jeremic. Diverso da quello della maggioranza deglille autorità politiche di Belgrado, il punto di vista del vice presidente del Partito progressista (Sns, il maggior partito d’opposizione), Aleksandar Vucic, che ha sostenuto che lo status di candidato all’adesione non risolverà i problemi cruciali del paese, ma che ciò sarà possibile solo con un nuovo governo che attui le riforme. “Ottenere lo status non risolverà i nostri problemi più impellenti e importanti, cioè la difficile situazione economica e il basso standard di vita dei cittadini. Per risolverli occorre un nuovo governo, pronto ad attuare le riforme”, ha detto Vucic, aggiungendo che a causa dell’incapacità del governo attuale la Commissione europea non ha stabilito la data d’inizio dei negoziati per l’adesione.

Un'altra formazione politica dell’opposizione, il Partito radicale serbo (Srs), ha reso noto oggi con un suo comunicato la propria posizione, cioè che il parere della Commissione europea corrisponde in realtà ad un ricatto, perché alla Serbia si chiede esplicitamente di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. “Il comportamento dell’Ue verso la Serbia è ovvio. Non è mai dalla nostra parte. Il suo obiettivo è la disintegrazione completa del nostro paese. Questo è un comportamento vergognoso, e traspare chiaramente da ogni presa di posizione sulla Serbia. E’ un ricatto, e dovrebbe essere chiaro a tutti”, ha detto il capogruppo parlamentare del Partito radicale, Dragan Todorovic. I militanti e i funzionari del Partito radicale hanno protestato oggi a Belgrado davanti alla sede della presidenza serba, chiedendo l’immediata sospensione del processo di candidatura della Serbia per l’adesione all’Ue. Nella lettera che intendevano consegnare di persona al presidente Tadic, se non fossero stati bloccati dalla polizia, i radicali affermano che la politica filo-europea dell’attuale governo ha subìto una sconfitta totale e che il governo ha rinunciato al Kosovo. “Penso che il vertice politico serbo e l’opinione pubblica abbiano ricevuto il chiaro messaggio che un ulteriore progresso sul percorso d’integrazione europea dipenda direttamente dalla risoluzione della questione del Kosovo, nel quadro dell’agenda concordata nel settembre 2010 tra il presidente serbo Boris Tadic e l’Alto rappresentante dell’Ue, Catherine Ashton”, ha affermato l’analista politico Dejan Vuk Stankovic.

 

 Il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic

© Agenzia Nova

     
Fuele: l'adesione è a portata di mano  

 

     

Belgrado, 13 ott - La Serbia ha fatto un passo avanti verso l’Unione europea e l’apertura dei negoziati per l’adesione è adesso a portata di mano. Lo ha detto il commissario europeo per l’Allargamento e la politica europea di vicinato, Stefan Fuele, in un articolo pubblicato sul quotidiano belgradese “Blic”. Fuele ha sottolineato che la Serbia ha lavorato faticosamente per ottenere una raccomandazione positiva della Commissione europea per lo status del candidato. “Mi congratulo con la Serbia per tutte le riforme, i progressi e l’impegno politico portati avanti fino a questo punto. La prospettiva dell’apertura di negoziati di adesione è ora a portata di mano”, ha detto Fuele.

“Tenendo a mente gli straordinari progressi ottenuti nelle riforme, con la comprensione che la Serbia si impegnerà di nuovo nel dialogo con il Kosovo e che inizierà ad applicare gli accordi raggiunti fino ad oggi velocemente e con buona volontà, la Commissione ha raccomandato che la Serbia diventi un candidato all’adesione all’Ue”, ha precisato Fuele. Il commissario europeo ha sottolineato in particolare i progressi compiuti dall’esecutivo di Belgrado nella riforma della giustizia e nel difendere la stabilità macroeconomica del paese. Molto bene anche la collaborazione con le istituzioni giudiziarie dell’Onu.

“L’estradizione di Ratko Mladic e Goran Hadzic presso il Tribunale penale internazionale dell’Aia e le storiche visite del presidente serbo, Boris Tadic, a Srebrenica e a Vukovar dimostrano che la Serbia si sta confrontando con il passato e sta contribuendo al miglioramento della riconciliazione nella regione”, ha sottolineato Fuele. "Tuttavia, il dialogo con Pristina rimane una questione aperta", ha poi detto il commissario all’Allargamento, aggiungendo che “soluzioni a tutte le difficili questioni aperte possono essere basate sul dialogo e sulla cooperazione in quanto valori europei". L’Unione europea, comunque, “crede nella Serbia”, ha continuato il commissario per l'allargamento. “Crediamo che Belgrado sia grado di affrontare tutte queste difficili questioni e che possa andare avanti nei negoziati di adesione all'Ue”, ha sottolineato Fuele.

  Il commissario europeo all'Allargamento, Stefan Fuele
     
Le reazioni della stampa serba
     

Belgrado, 13 ott - (Agenzia Nova) - Dominano oggi sulle prime pagine dei quotidiani serbi i titoli sul parere positivo della Commissione europea reso noto ieri a Bruxelles, e le sue raccomandazioni al Consiglio europeo per il conseguimento dello status di candidato all'adesione della Serbia. Tutti i quotidiani di Belgrado sottolineano che questa buona notizia è stata condivisa dalla Serbia con il capo della diplomazia italiana, Franco Frattini, ieri in visita ufficiale a Belgrado. Il quotidiano "Blic" riporta le parole del ministro: “L'Italia è il più convinto avvocato della Serbia nell'Unione europea e veglierà sulle tappe del suo processo d'integrazione affinché nessuno ponga ulteriori richieste in corso d'opera".

Titolando "Frattini e Tadic sulle relazioni bilaterali", il quotidiano "Vecernje Novosti" cita ancora il ministro degli Esteri italiano in occasione del suo incontro con il presidente serbo Boris Tadic: "Sono molto soddisfatto di essere a Belgrado oggi, quando la Commissione conferma giustamente tutti gli sforzi che la Serbia ha compiuto". "Serbi, meritate la candidatura", titola invece il giornale "Kurir", che riporta le parole di Frattini dopo il colloquio con il ministro degli Esteri Vuk Jeremic, con le quali il ministro italiano giudica assolutamente meritato lo status di candidato all'adesione all’Ue per Belgrado. Per quanto riguarda la data d'inizio dei negoziati, Frattini ha detto che "desidera incoraggiare tutte le forze politiche serbe, perché non permettano che le possibili divergenze danneggino gli interessi e il percorso d'integrazione europea della Serbia’’. Il quotidiano "Danas" scrive "Siate fieri", citando ancora Frattini: "L’Ue vuole mantenere la parola che ha dato alla Serbia, ma ad ogni prossima fermata ci saranno controlli per vedere se tutto va bene. L’Italia sarà sempre presente per incoraggiare la Serbia e per assicurare che nessuno possa chiederle di pagare un biglietto ad un prezzo più alto. Le regole del gioco non si cambiano mentre il gioco è in corso", ha spiegato il ministro italiano.