La riforma dell'Onu

Onu: centoventi paesi riuniti a Roma per la riforma
 

Roma - 16 maggio, 2011 - (Agenzia Nova) - Più di due terzi dei paesi membri delle Nazioni Unite (123 su 192) hanno partecipato oggi alla conferenza di Roma sulla Governance globale e la riforma del Consiglio di Sicurezza, fortemente voluta dall’Italia. Il dato è significativo perché per far passare la riforma è necessario il consenso dei due terzi dei paesi Onu. Tutti i rappresentanti degli stati membri che hanno preso la parola (fra cui anche Cina e Russia) sono stati unanimi nel dire che è assolutamente indispensabile riformare un sistema ormai datato, certamente inadatto ai cambiamenti in atto dal 1945 ad oggi. Persistono tuttavia opinioni contrastanti su questioni concrete, come il numero dei nuovi membri, la loro distribuzione geografica e lo stesso metodo di lavoro del Consiglio di sicurezza.

 

L’Italia crede fermamente che il dialogo e lo spirito di compromesso siano l’unica via per arrivare a una riforma che rafforzi il sistema delle Nazioni Unite come insieme, ha detto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, intervenendo alla conferenza. “L’approccio opposto di perseguire le divisioni e distorsioni parziali, porterebbe invece a danni incalcolabili sia al Consiglio di sicurezza sia al rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il ministro Frattini. Dello stesso avviso il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Joseph Deiss: “le nostre istituzioni devono adattarsi ai cambiamenti e alle sfide globali di oggi. Se non troviamo la determinazione per risolvere i problemi, le Nazioni Unite perderanno la loro credibilità. La nostra organizzazione verrà marginalizzata e le questioni importanti saranno discusse in altri forum e gruppi; vogliamo veramente questo?”, si è chiesto Deiss.

 

Frattini ha poi elencato una serie di proposte per la riforma del Consiglio di sicurezza e dell’Onu nel suo insieme. Il primo prevede di rafforzare del ruolo delle organizzazioni regionali: “l’Africa e l’Europa hanno sviluppato istituzioni integrate a livello continentale. Secondo alcune proposte avanzate a New York dovremmo dare più spazio alla dimensione regionale contemplando per esempio un ruolo più attivo per le organizzazioni regionali nello scegliere i loro rappresentanti al Consiglio di sicurezza”. Frattini ha poi citato come esempio l’Unione africana. Sempre a proposito di Africa, il ministro degli Esteri ha detto che non è adeguatamente rappresentata nell’ambito delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Concetto questo ribadito anche dal presidente Deiss e dai rappresentanti dei paesi africani nella discussione successiva.

 

 Frattini presiede la conferenza

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La proposta italo-colombiana
 

Roma - 16 maggio, 2011 - (Agenzia Nova) - Per capire il senso dell’incontro di oggi, che a parte i primi 30 minuti si è svolto a porte chiuse, è necessario ricordare che l’Italia guida insieme alla Colombia un gruppo di paesi contrari alla proposta del gruppo del G4 (Germania, Giappone, Brasile, India), che preme per allargare il Consiglio di Sicurezza in modo da poterci entrarvi anche loro come membri permanenti. L’iniziativa italo-colombiana, invece, propone di mantenere gli attuali cinque membri permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia), ma di allargare il numero di nuovi membri da 15 a 25, così da includere nuovi stati emergenti e sottorappresentanti.

 

L’Africa, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Joseph Bandabla Dauda, è profondamente “delusa dalla bozza del G4”, vorrebbe essere “meglio rappresentata” e vorrebbe peraltro “l’abolizione del diritto di veto”. Quest’ultimo aspetto è stato però definito “inaccettabile” da Gennady Gatilov, viceministro degli Esteri della Federazione Russa, secondo cui un allargamento può essere però “oggetto di un compromesso”.

 

La sala della conferenza

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Le posizioni di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia
 

Roma - 16 maggio, 2011 - (Agenzia Nova) - Secondo la Croazia i paesi dell’Europa orientale dovrebbero avere un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A dirlo è stato il ministro degli Esteri della Croazia, Goran Jandrokovic. “La Croazia è a favore di un allargamento (del Consiglio di sicurezza Onu, ndr) in base a distinzioni geografiche per includere i paesi sottorappresentati”, ha detto Jandrokovic, chiedendo poi “un ulteriore seggio permanente per i paesi dell’Est Europa”, oltre ovviamente a quello della Federazione Russa.

 

La Bosnia-Erzegovina, da parte sua, ha proposto altri uno o due seggi “est europei” non permanenti presso il Consiglio di Sicurezza, in modo da avere almeno un seggio garantito ogni venti anni. Lo ha detto il ministro degli Esteri del paese balcanico, Sven Alkalaj. “Il ruolo dell’Onu in Bosnia-Erzegovina è stato di grande aiuto in molte circostanze, ma non è stato ugualmente efficiente nel compiere i suoi doveri come tutti volevano. Per questo motivo il mio paese vorrebbe vedere l’Onu riformato in modo da essere più efficiente nei suoi sforzi”, ha detto il capo della diplomazia bosniaca.

 

Per quanto riguarda la riforma del Consiglio di Sicurezza, vero nodo cruciale dell’incontro di oggi, “la Bosnia-Erzegovina considera la questione molto importante e auspica una soluzione basata sul compromesso tra gli stati membri, sulla legge internazionale e sulle realtà geostrategiche di oggi”. Il ministro Alkalaj, infine, ha sottolineato che “ogni risoluzione in merito a tale problema che non rispetti il principio dell’equa rappresentanza creerebbe sfiducia presso gli stati membri e sarebbe di ostacolo all’intero processo di riforma”.

 

La Serbia, rappresentata dal ministro degli Esteri Vuk Jeremic, sostiene che il Consiglio di sicurezza debba essere allargato a più paesi e che tale riforma debba avvenire per consenso. Belgrado chiede inoltre maggiore trasparenza nelle dinamiche interne del Consiglio e sostiene l’idea di attuare in futuro una rappresentanza geografica più equa, soprattutto per i paesi che oggi non sono rappresentanti in modo appropriato.

 

I ministri degli Esteri di Montenegro, Bosnia e Serbia (Milan Rocen, Sven Alkalaj, Vuk Jeremic)

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Frattini: rafforzare il ruolo delle istituzioni regionali
 

Roma - 16 maggio, 2011 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, “chairman” della conferenza, ha sottolineato nel suo intervento il ruolo “sempre maggiore” delle istituzioni regionali nel futuro assetto delle Nazioni Unite: “L’Africa e l’Europa - ha detto il ministro - hanno sviluppato istituzioni integrate a livello continentale. Secondo alcune proposte avanzate a New York dovremmo dare più spazio alla dimensione regionale contemplando per esempio un ruolo più attivo per le organizzazioni regionali nello scegliere i loro rappresentanti al Consiglio di sicurezza”. Il riferimento del ministro è all’Unione Africana, che dovrebbe avere a rotazione almeno un posto nel Consiglio di Sicurezza, ma soprattutto all’Unione Europea.

 

Per quanto riguarda la composizione del Consiglio, il capo della diplomazia italiana ha detto che “il rinnovamento deve andare di pari passo con il miglioramento del metodo di lavoro”. Da questo punto “ci sono stati passi in avanti, ad esempio con un maggiore impegno del Consiglio nel consultare i paesi che contribuiscono militarmente” alle missioni Onu.

 

Infine Frattini ha evidenziato come un periodo di permanenza maggiore all’interno del Consiglio sicurezza conferisca maggiori diritti ma anche responsabilità. “L’obbligo di essere garanti della pace e della stabilità nel mondo implica qualifiche che ancora non state discusse abbastanza. Vi è pertanto una pressante necessità per i paesi che ambiscono ad avere maggiori responsabilità di discutere i principi generali di rappresentanza, partecipazione e coinvolgimento nel Consiglio di sicurezza”, ha concluso il ministro.

 

L'intervento del ministro Frattini

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