Kosovo: il caso Pacolli

 
Kosovo: Pacolli si è dimesso ma si ricandiderà
 

Pristina, 30 mar - (Agnzia Nova) - Il presidente del Kosovo, Behgjet Pacolli, ha rassegnato le dimissioni oggi, come stabilito dalla Corte costituzionale nel verdetto in cui giudica illegittima la sua elezione a capo dello stato. La Corte ha pubblicato oggi le motivazioni del giudizio. Il primo consigliere del presidente dimissionario, Ibrahim Gashi, ha annunciato che Pacolli si candiderà nuovamente alla guida del paese, dato che "lui non ha violato la Costituzione". Nel frattempo, il premier Hashim Thaci ha dichiarato che la prossima settimana verranno presi provvedimenti concreti per eleggere nuovamente il capo dello stato.

 

La Corte costituzionale del Kosovo ha reso note oggi le motivazioni del giudizio di illegittimità riguardante l’elezione del presidente della repubblica Behgjet Pacolli, avvenuta il 22 febbraio scorso. In un documento consegnato ai gruppi parlamentari e diffuso sul suo sito web, la corte ha confermato che, nel corso della votazione di febbraio, sono stati violati diversi paragrafi dell’articolo 86 della Costituzione: in particolare la procedura elettiva è stata giudicata “incostituzionale” per via dell'assenza del "quorum necessario per la validità del voto” e di "un candidato alternativo a Pacolli”. Non è stato giudicata illeggitima invece, la lunga interruzione avvenuta tra la seconda e la terza votazione in parlamento.
  Il presidente del Kosovo, Behgjet Pacolli
 
Kosovo: Corte costituzionale, elezione illegittima
 
Pristina, 30 mar - (Agenzia Nova) - La Corte costituzionale del Kosovo ha accolto la petizione della Lega democratica del Kosovo (Ldk, maggiore partito politica dell’opposizione) sull’incostituzionalità dell’elezione del capo di stato Behgjet Pacolli avvenuta il 22 febbraio 2011. La corte, in particolare, ha giudicato l’elezione avvenuta in parlamento alla terza tornata “contraria ai requisiti di cui all’articolo 86 della Costituzione della Repubblica del Kosovo e dei principi democratici sanciti in essa”, si legge in un comunicato emesso dalla massima istituzione giuridica del paese.
 
“La Corte costituzionale ha deciso all'unanimità di accogliere la petizione (dell’Ldk, ndr) e (…) ha dichiarato che la decisione dell'assemblea del Kosovo per quanto riguarda l'elezione del presidente della Repubblica (Pacolli, ndr), avvenuta il 22 febbraio 2011, è incostituzionale perché contraria ai requisiti di cui l’articolo 86 della Costituzione della Repubblica del Kosovo e dei principi democratici sanciti in essa ". Il testo integrale del verdetto sarà consegnato alle parti “presto”, riferisce il comunicato. Al momento non ci sono altri dettagli sulla decisione della corte.

Sei mesi d'instabilità politica

Il Kosovo non riesce a uscire da una situazione di impasse politica che dura ormai da sei mesi. Il 27 settembre 2010, l’allora presidente della repubblica, Fatmir Sejdu, aveva scelto di dimettersi dopo che la Corte costituzionale aveva decretato l’incompatibilità del doppio incarico (capo di stato e leader della Lega democratica del Kosovo, Ldk). Alle dimissioni di Sejdu erano seguite quelle dei ministri dell’Ldk, causando così la crisi di governo che ha poi portato alle prime elezioni parlamentari dalla dichiarazione d’indipendenza nel 2008. La chiamata alle urne di dicembre, tuttavia, si era rivelata assai problematica con le accuse, certificate anche dagli osservatori internazionali, di brogli. A gennaio si è dovuto ricorrere alla ripetizione del voto in alcune circoscrizioni: questo fatto ha causato ulteriori ritardi nella formazione del governo e nell’avvio del dialogo con Belgrado sotto il cappello dell’Unione europea. Nel momento in cui la comunità internazionale attendeva la formazione di un nuovo governo, su internet veniva pubblicato un rapporto del relatore speciale del Consiglio d’Europa, il parlamentare svizzero Dick Marty, contenente gravissime accuse nei confronti di Hashim Thaci, ex comandante dell’esercito di liberazione del Kosovo (Uck), allora premier uscente e leader del Partito democratico del Kosovo (Pdk). Secondo il rapporto, Thaci sarebbe stato a capo di un’organizzazione mafiosa responsabile di traffico d’armi, sostanze stupefacenti e organi umani nell’Europa dell’est.

Il 25 gennaio 2011, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione sul rapporto Marty, chiedendo alla missione dell’Ue in Kosovo, l’Eulex, di condurre delle indagini approfondite sui crimini commessi durante e dopo il conflitto in Kosovo alla fine degli anni Novanta. La stessa missione dell’Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo si è recentemente impegnata ad indagare sulle accuse contenute nel rapporto preparato dall’ex magistrato svizzero Dick Marty. Lo ha affermato a marzo il capo di Eulex, Xavier Bout de Marnhac, durante un intervento alla commissione Esteri del Parlamento europeo a Bruxelles. Poco dopo è arrivata la notizia dell’arresto di undici veterani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) e del mandato di arresto nei confronti dell’ex ministro dei Trasporti kosovaro e parlamentare del Pdk (Partito democratico del Kosovo, prima forza politica del paese), Fatmir Limaj. Tutti sono accusati di presunti crimini di guerra commessi dodici anni fa. L’operazione di Eulex ha causato una serie di polemiche e proteste che hanno messo in discussione la stessa presenza della missione europea in Kosovo. Ieri, infine, è arrivata la dichiarazione della Corte Costituzionale, che ha definito l’elezione del presidente della Repubblica Behgjet Pacolli come “contraria ai requisiti di cui all’articolo 86 della Costituzione della Repubblica del Kosovo e dei principi democratici sanciti in essa”. La situazione di Pacolli, da un punto di vista prettamente giuridico-costituzionale, è diversa da quella Sejdu, a cui era stata contestata la violazione dell’articolo 88 della Costituzione (“il presidente non può esercitare alcuna funzione dei partiti politici”). Il contesto di Pacolli, secondo quanto riferito dalla stessa corte, riguarda invece il momento dell’elezione in parlamento e non lo svolgimento di mansioni politiche “extra”. 
   

 

L’articolo 86 della Costituzione che sarebbe stato violato
 

Pristina, 30 mar - (Agenzia Nova) - La Corte costituzionale del Kosovo ha dichiarato che l’elezione del presidente della Repubblica Behgjet Pacolli è “contraria ai requisiti di cui all’articolo 86 della Costituzione della Repubblica del Kosovo e dei princìpi democratici sanciti in essa”. L’articolo 86, che regola l’elezione in parlamento del capo dello stato, è diviso in sei commi. Punto primo: “Il presidente deve essere eletto dall’Assemblea a scrutinio segreto”. Punto secondo: “L’elezione del presidente deve svolgersi non oltre 30 giorni dalla fine del mandato dell’attuale presidente in carica”. Punto terzo: “Ogni cittadino kosovaro può essere nominato come candidato presidente, presentando le firme di almeno 30 deputati dell’Assemblea. I parlamentari possono firmare solo per un unico candidato”.

Il quarto comma dell’articolo 86 della Costituzione stabilisce che “il presidente deve essere eletto da una maggioranza pari a due terzi dell’Assemblea”. Il quinto comma, invece, riguarda l’elezione al terzo turno: “Se non viene raggiunta la maggioranza pari a due terzi dell’assemblea nelle prime due votazioni, si tiene una terza votazione tra i due candidati che ricevono il maggior numero di voti alla seconda votazione, e il candidato che riceve la maggioranza di tutti i deputati viene eletto presidente”. Il sesto e ultima comma della Costituzione sancisce che “se nessun candidato viene eletto presidente alla terza votazione, si scioglie il parlamento e s'indicono nuove elezioni entro 45 giorni”.

La Corte costituzionale non ha specificato quale comma dell’articolo 86 sia stato violato, per questo al momento è molto difficile tracciare scenari. È tuttavia chiaro che la situazione di Pacolli è diversa da quella di Fatmir Sejdu, ex presidente della repubblica e allo stesso tempo leader della Lega democratica del Kosovo (Ldk), dimessosi il 27 settembre 2010. In quel caso la corte aveva decretato l’incostituzionalità del doppio incarico sancita dall’articolo 88 della Costituzione (“il presidente non può esercitare alcuna funzione dei partiti politici”). Il contesto di Pacolli, secondo quanto riferito dalla stessa corte, riguarda invece il momento dell’elezione in parlamento e non lo svolgimento di mansioni politiche “extra”.

   Corte costituzionale del Kosovo
 
Ashton e Fuele non temono ripercussioni sul dialogo con la Serbia
 
Pristina, 30 mar - (Agenzia Nova) - L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, e il commissario all’Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele, prendono atto della sentenza che ha dichiarato illegittima l’elezione a presidente del Kosovo di Behgjet Pacolli, ma non temono ripercussioni sul dialogo tra Pristina e Belgrado iniziato poche settimane fa. Lo ha dichiarato questa mattina a Bruxelles Maja Kocijancic, uno dei portavoce della Commissione europea. “Rispettiamo la decisione della Corte costituzionale kosovara, ci sono procedure interne da seguire in caso d’irregolarità – ha detto –. Non appena saranno pubblicati, analizzeremo i dettagli della sentenza, poiché per il momento abbiamo visto solo il comunicato stampa reso noto a Pristina”.
 
L’esecutivo comunitario si aspetta ora “che tutte le parti interessate lavorino per trovare il più presto possibile una soluzione ai problemi” rilevati dalla Corte costituzionale. Alla domanda di un giornalista, che chiedeva se quanto deciso ieri possa avere conseguenze negative sul dialogo tra il Kosovo e la Serbia, la Kocijancic ha escluso tale possibilità. “Nei negoziati l’interlocutore kosovaro è il governo, che ha nominato la propria delegazione – ha spiegato –. Ci aspettiamo che il dialogo vada avanti, dopo i primi risultati positivi, e non crediamo che possano esserci ripercussioni negative”.
 
La portavoce della Commissione Ue ha poi respinto l’accusa che le istituzioni comunitarie stiano dando assoluta priorità alle trattative tra Pristina e Belgrado, senza tenere conto della democrazia e dello stato di diritto in Kosovo. “Il dialogo si basa sulla risoluzione approvata nel settembre scorso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite – ha affermato –. Si tratta del risultato di un processo ben preparato e che continuerà ad andare avanti”. Allo stesso tempo, l’Unione europea ribadisce “l’importanza di avere istituzioni democratiche, è qualcosa su cui la nostra posizione rimane invariata e su cui poniamo sempre l’accento”.
Lo scorso 22 febbraio l’Ue aveva accolto con favore l’elezione di Pacolli alla presidenza del Kosovo. La portavoce del commissario Fuele, Natasha Butler, aveva detto che la Commissione europea era al corrente “delle difficoltà verificatesi durante il voto in seno al parlamento kosovaro”. Tuttavia, le istituzioni comunitarie non avevano nascosto la propria soddisfazione per una decisione che era vista come un passo in avanti nella prospettiva dell’avvio del dialogo con la Serbia. I kosovari e i serbi si sono in effetti incontrati solamente due settimane dopo a Bruxelles, sotto la mediazione del diplomatico britannico Robert Cooper. Dopo la decisione della Corte costituzionale di Pristina, la posizione espressa il mese scorso dall’esecutivo comunitario appare oggi piuttosto azzardata.
   Stefan Fuele e Catherine Ashton

 
L'ambasciatore italiano Giffoni: situazione non facile
 
Pristina, 30 mar - (Agenzia Nova) - La decisione della Corte costituzionale kosovara di giudicare incostituzionale l’elezione del presidente Behgjet Pacolli getta il paese in una situazione “preoccupante”: lo ha detto in un’intervista telefonica a “Nova” Michael Giffoni, ambasciatore italiano a Pristina e rappresentante dell’Unione europea nel nord del Kosovo. “E’ troppo presto per delineare degli scenari. Ancora non abbiamo a disposizione l’intero dispositivo del parere della Corte costituzionale. Certo non è una situazione semplice in questo momento. C’è sicuramente preoccupazione. Speriamo se ne esca nel modo più semplice e indolore possibile”, ha detto Giffoni.
 
L'ambasciatore italiano in Kosovo ha dichiarato di voler capire “come è stato motivato il parere e se possibile procedere ad una ripetizione della procedura parlamentare per l’elezione del presidente”. Secondo il comunicato stampa diramato ieri dalla stessa Corte costituzionale, l’elezione di Pacolli è illegittima perché “viola i requisiti di cui l’articolo 86 della costituzione”, che regola "in toto" l’elezione del presidente della repubblica in parlamento. “Al momento non è dato sapere qual è il punto critico”, ha detto Giffoni.
 
“Il quorum - ha continuato l'ambasciatore italiano- c’era nel momento in cui è cominciata la sessione. Mancavano solamente i deputati della Lega democratica del Kosovo. La sessione era quindi regolare. Il presidente del parlamento (Jakup Krasniqi, ndr) aveva verificato con esito positivo tutti i requisiti preliminari, convocando la commissione per esaminare i criteri di eleggibilità di Pacolli. Dopodiché il presidente ha annunziato l’inizio delle votazioni”.
 
Il leader dell’Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr) Pacolli è stato eletto presidente della Repubblica il 22 febbraio scorso con 62 voti favorevoli, quattro contrari e un voto non valido. Il parlamento lo ha eletto al terzo turno a maggioranza semplice (l’assemblea legislativa kosovara è formata da 120 deputati), dopo due votazioni fallite. Prima dell’inizio delle votazioni i deputati dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Akr) e di Vetevendosje sono usciti, ma la seduta era già iniziata ed era pertanto regolare.“A questo punto il problema potrebbe essere la terza votazione e l’interruzione che c’è stata. Ripeto: al momento fare scenari sulla base di questi elementi è troppo presto”, ha detto Giffoni.
 
I partiti dell’opposizione kosovara, Ldk (Lega democratica del Kosovo) e Aak (Alleanza per il futuro del Kosovo) avevano da subito annunciato l’intenzione di chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla legittimità dell’elezione di Pacolli. Secondo il quotidiano “Koha Ditore”, a essere ritenuta “sospetta” è proprio la pausa effettuata dall’assemblea prima della terza votazione, al termine del quale Pacolli ha ottenuto, contrariamente a quanto accaduto con le due precedenti votazioni, il quorum necessario all’elezione per due soli voti.
  L'ambasciatore italiano a Pristina, Michael Giffoni, con il presidente del Kosovo, Behgjet Pacolli