Salute globale
La Cooperazione italiana per la Salute globale
 

Roma, 03 apr - (Agenzia Nova) - In occasione dell’Anno europeo per lo sviluppo, indetto per il 2015 dal Consiglio e dal Parlamento europeo, il mese di aprile è dedicato al tema della Salute, al quale fanno riferimento molti degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg) - in particolare il quinto e il sesto - fissati dalla comunità internazionale nel 2000. La Salute costituisce da sempre uno dei settori prioritari dell’intervento della Cooperazione italiana poiché, oltre a essere annoverata tra i diritti universali, è la condizione essenziale per lo sviluppo umano ed economico delle popolazioni. Dal punto di vista strategico, la Cooperazione mira al rafforzamento dei sistemi sanitari di base, sostenendo quelle azioni che promuovono misure adeguate a contrastare i fattori di rischio sociali e ambientali, garantire la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, potenziare servizi a favore delle classi più vulnerabili (donne e bambini). Il 7 ottobre 2014 è stato presentato al Comitato Direzionale l’aggiornamento dei Principi Guida della Cooperazione italiana per la Salute globale. Il nuovo documento, frutto di un lavoro di consultazione allargato al sistema della cooperazione italiana che ricalca l’impianto ancora valido dei Principi Guida redatti nel 2009, riconosce la salute come diritto umano fondamentale e promuove l’accesso universale a servizi sanitari di qualità per soddisfare i bisogni di salute senza incorrere in difficoltà finanziarie legate al loro pagamento. In tale contesto, la Cooperazione italiana intende contribuire alla salute globale rinforzando la lotta alle diseguaglianze e il diritto alla salute. La salute è infatti fra i settori prioritari d’intervento della Cooperazione italiana, dal momento che interseca fattori decisivi per lo sviluppo della società, dall’istruzione ai determinanti socioeconomici, ma anche perché l’Italia può vantare una lunga e positiva tradizione in questo campo. In base al nuovo documento, la Dgcs intende conseguire: la strategia integrata di cure primarie come piattaforma per organizzare i servizi sanitari in modo efficace, efficiente, appropriato e sostenibile al fine di conseguire il più alto livello di salute raggiungibile nello spirito di responsabilità e di autodeterminazione dei popoli; l’accesso universale ai servizi sanitari e sociali, senza discriminazioni di carattere economico, culturale, religioso, di genere o di provenienza geografica, anche con offerta attiva ai gruppi di popolazione più svantaggiati; il rispetto, la dignità, l’autonomia, i diritti delle persone nell’accesso ai servizi sanitari e la capacità di risposta dei servizi alle aspettative delle persone; l’assegnazione delle risorse e la programmazione dei servizi sanitari in base ai bisogni, identificati dalle istituzioni dei paesi partner nel rispetto dei diritti delle persone con la partecipazione attiva delle comunità e degli attori sociali; il rafforzamento, anche in termini di qualità delle cure, dell’assistenza materna, neonatale e infantile tramite approcci integrati nell’offerta di servizi, azioni efficaci a livello delle comunità e interventi sul versante della domanda, favorendo in particolare l’assistenza prenatale, l’assistenza al parto con personale addestrato e l’accesso a cure ostetriche di emergenza e l’assistenza post-natale e nella prima infanzia.

 
 
L’impegno della Cooperazione italiana
 

Roma, 03 apr - (Agenzia Nova) -  La salute rappresenta uno dei principali settori di intervento per la Cooperazione italiana allo sviluppo che vanta una lunga e positiva tradizione in questo campo. Nel 2014 la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo ha erogato circa 62,5 milioni di euro per interventi nel settore sanitario, di cui quasi 28 milioni destinati ai Paesi africani. Le iniziative della Cooperazione italiana sono principalmente volte a offrire assistenza ai Paesi partner per migliorare le politiche e le pratiche in campi prioritari quali: l’organizzazione e gestione dei servizi sanitari di base, il controllo delle malattie trasmissibili, l’igiene ambientale, le emergenze mediche e chirurgiche, la lotta contro la mortalità materna e infantile, il controllo delle malattie croniche e degenerative, la promozione e protezione dei diritti delle persone con disabilità. In tale ambito, la Cooperazione italiana opera nelle seguenti aree prioritarie di intervento: salute dell’infanzia (Mdg n.4); salute materna (Mdg n. 5); controllo delle malattie trasmissibili (Mdg n. 6); rafforzamento dei sistemi sanitari; malattie sociali e tumori; efficacia degli aiuti. Per quanto concerne la salute dell’infanzia, il quarto Obiettivo del Millennio si pone come meta la riduzione di due terzi, entro il 2015, della mortalità infantile tra i bambini sotto i 5 anni di età a partire dal 1990. La Cooperazione italiana, con iniziative bilaterali e anche attraverso il ricorso all’articolo 15 (sostegno al bilancio nel settore della salute), ha contribuito alla riduzione della mortalità infantile sotto i 5 anni di vita tramite la forte azione a sostegno dei servizi sanitari e la formazione del personale sanitario in Etiopia, Niger, Mozambico, Sudan, Marocco, Tunisia, Iraq, Afghanistan e Burkina Faso. Nel campo della salute materna, il quinto Obiettivo di Sviluppo del Millennio prevede la riduzione di tre quarti della mortalità registrata nel 1990 entro il 2015 e l’accesso universale alla salute riproduttiva. In tale contesto, nel 2013 la Cooperazione italiana ha collaborato con i partner nei paesi che registrano elevati indici di mortalità materna, operando per il miglioramento dei servizi di base e dei programmi di lotta ai tumori della sfera femminile (Tunisia), di prevenzione e controllo dei rischi in gravidanza, incentivando l’assistenza al parto con l’impiego di personale di idonea qualificazione coadiuvato da volontari di comunità e promuovendo l’accesso alle cure ostetriche di emergenza in caso di complicazioni del parto e del puerperio. In Mozambico, la stima del tasso di mortalità materna nel 2011 è di 408 per 100 mila nati vivi, dato immutato rispetto a quello del 2003, che dimostra la difficoltà a mitigare efficacemente questo importante problema di salute pubblica.
 

In una vasta area africana che va dal Sudan al Kenya, Uganda e Repubblica democratica del Congo è stato incentivato il ricorso alle cure prenatali attraverso la formazione ecografica di personale infermieristico (azione di task shifting - indicazione della Dichiarazione di Kampala) nonché attraverso intense attività di formazione di ostetriche. Per quanto riguarda l’accesso ai servizi di salute riproduttiva, la Cooperazione italiana si avvale inoltre di programmi integrati di promozione dei diritti delle donne nei quali sono comprese, tra l’altro, la pianificazione familiare, la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, la lotta alle Mutilazioni genitali femminili. In quest’ultimo campo d’intervento la Cooperazione italiana interviene soprattutto a Gibuti e per il 2015 in Niger. Quanto al controllo delle malattie trasmissibili, il sesto Obiettivo di Sviluppo del Millennio si propone di fermare e ridurre la diffusione di Aids, malaria, tubercolosi e altre malattie entro il 2015, oltre a garantire l’accesso universale alle cure per i malati di Aids. Per quanto riguarda la Cooperazione italiana, questo settore è quello che ha maggiormente risentito della riduzione dei fondi. Risentono della mancanza di fondi anche i programmi in collaborazione con l’Oms, attraverso i quali la Cooperazione sosteneva il controllo delle forme di Tubercolosi farmacoresistenti promuovendo l’integrazione dei servizi di cura per la Tb e l’Hiv/Aids che rappresenta una delle strategie necessarie per ridurre la mortalità derivante da dette malattie. Di particolare rilievo sono le attività in corso in Tanzania mirate alla prevenzione della trasmissione del virus Hiv dalla madre sieropositiva al neonato (Pmtct) e la realizzazione di un laboratorio ad elevata sicurezza biologica per l’isolamento dei virus delle febbri emorragiche ad alta contagiosità. Nel 2014 la Cooperazione italiana si è impegnata a fondo con interventi per contrastare l’avanzata del virus Ebola soprattutto in Sierra Leone tramite Ong e l’Istituto Spallanzani di Roma. Interventi nel campo del controllo della tubercolosi sono stati condotti in Afghanistan, dove le conseguenze della malattia sono esacerbate da anni di conflitto, sottosviluppo e sfollamenti di massa. In questo contesto, la Cooperazione italiana contribuisce alla realizzazione del Programma nazionale per il Controllo della tubercolosi attraverso un finanziamento all’Oms utilizzato per potenziare i servizi diagnostici e terapeutici ponendo un’attenzione particolare alle categorie più svantaggiate e vulnerabili e ai casi resistenti. In Burkina Faso sono in corso programmi di Lotta alla malaria attraverso il controllo della diffusione della malattia nelle donne e nei bambini e la prevenzione delle complicazioni delle crisi malariche. Quanto al rafforzamento dei sistemi sanitari, la Cooperazione italiana, anche in collaborazione con le Regioni, gli Enti Locali e le Ong, ha operato per migliorare la qualità e la quantità dell’assistenza fornita dalle strutture sanitarie e per garantire l’accesso alle cure alle popolazioni e ai gruppi più vulnerabili. Continua l’assistenza tecnica in Etiopia dedicata al funzionamento dei sistemi d’informazione sanitaria e alla programmazione, gestione e finanziamento dei sistemi di servizi. In alcuni Paesi a medio reddito la Dgcs è impegnata nella realizzazione di interventi ospedalieri che riguardano sia il miglioramento infrastrutturale che la formazione del personale medico e infermieristico anche utilizzando lo strumento del credito d’aiuto (Giordania, Siria -prima della crisi-, Kosovo, Mozambico, Egitto, Iraq). In Albania, attraverso due programmi (Riabilitazione ed equipaggiamento di 5 Poliambulatori e Potenziamento del Centro traumatologico nazionale di Tirana) si è cercato di migliorare le condizioni di lavoro delle strutture sanitarie del Paese, così come è avvenuto in Honduras dove il sostegno all’Hospital Maria, ha contribuito ad offrire servizi sanitari di migliore qualità. In Afghanistan il contributo italiano è indirizzato al miglioramento di alcune strutture ospedaliere e sanitarie di base nell’area di Kabul ed Herat realizzando attività dirette al rafforzamento dell’organizzazione e della gestione, allo sviluppo infrastrutturale, alla fornitura di beni strumentali, alla formazione specialistica e di base ad esempio nel trattamento delle ustioni negli Ospedali di riferimento nazionale Esteqlal e Indira Gandhi di Kabul e Regionale di Herat. La Cooperazione italiana sostiene un programma finalizzato a sostenere l’incremento del volume e della qualità dei servizi sanitari con focalizzazione nelle Province di Sofala e Maputo, in Mozambico, e partecipa al processo dell’International Health Partnership in Etiopia, Mozambico, Kenya, Sudan e Uganda mirato ad armonizzare i contributi dei donatori alle priorità dei Paesi utilizzando in misura sempre crescente lo strumento del contributo al bilancio generale dello Stato e settoriale per rafforzare i sistemi sanitari e incrementare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo. Nel settore d’intervento legato alle malattie sociali e tumori, a seguito della dichiarazione delle Nazioni Unite del settembre 2011, le malattie degenerative sono diventate una priorità della salute globale. La Cooperazione italiana opera da anni per la prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie sociali e dei tumori, nell’ambito del suo generale sostegno ai sistemi sanitari nazionali. Di particolare rilievo sono i programmi di controllo del cancro al seno in corso in Tunisia dove si è appena concluso con ottimi risultati e in Palestina. Nell’ambito dell’efficacia degli aiuti, in tutti i Paesi in cui opera la Cooperazione italiana partecipa, anche in campo socio-sanitario, alle varie attività volte a favorire l’armonizzazione dell’aiuto da parte dei donatori, secondo i principi definiti nella “Dichiarazione di Parigi”. In diversi paesi, tra cui Kenya, Uganda, Sudan, Etiopia e Mozambico, la Cooperazione italiana, partecipa con gli altri donatori e con la società civile ed i governi alla elaborazione di piani nazionali e locali di sviluppo non solo in seno al settore sanitario, ma anche nel collegamento tra questo e gli altri settori dello sviluppo.
 
 
   
Il sostegno al Global Fund    
     
Roma, 03 apr - (Agenzia Nova) - L’Italia vanta una consolidata tradizione di impegno nella lotta alle grandi pandemie, tradottasi tra l’altro nel varo di importanti iniziative multilaterali, una su tutte il Fondo Globale per la Lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria (Global Fund). Il Global Fund è nato su impulso della presidenza italiana del G8 del 2001 e il nostro Paese vi ha contribuito fino al 2008 per oltre 1 miliardo di dollari. L’Italia è attualmente l’ottavo contributore del Fondo e per il triennio 2014-2016 ha formulato un pledge di 100 milioni di euro. In tale ottica, sono quattro i teatri che la Dgcs considera di “azione privilegiata”: Afghanistan, Etiopia, Burkina Faso e Sudan. In questi Paesi infatti sono già presenti expertise adeguate in loco in campo sanitario e sociale, che potrebbero coadiuvare la nostra azione senza costi aggiuntivi, almeno in una prima fase. Il Fondo è un’iniziativa di partenariato pubblico-privato, cui aderiscono 44 Stati (inclusi tutti i G8 e nove paesi europei non-G8), organismi internazionali (come la Commissione europea, la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids) e associazioni private (World Economic Forum, Global Alliance for Vaccines and Immunization, Gates Foundation), Ong e organizzazioni della società civile. Grazie ai programmi finanziati dal Fondo (in oltre 140 Paesi), 7,3 milioni di persone hanno ricevuto un trattamento antiretrovirale per l’Aids con importanti ricadute in Nigeria, Mozambico, India e Uganda. Inoltre sono state distribuite più di 450 milioni di zanzariere impregnate per proteggere bambini e famiglie dalla malaria e 12,3 milioni di persone sono state trattate per la tubercolosi. Il Fondo è inoltre divenuto il principale finanziatore multilaterale nel settore della salute globale, raccogliendo l'82 per cento dei finanziamenti internazionali per la lotta alla tubercolosi, il 50 per cento di quelli per la lotta alla malaria e il 21 per cento per la lotta all'Aids. Lavorando con i propri partner, il Fondo esso ha contribuito a salvare oltre 8,7 milioni di vite e l'Africa ha ridotto di un terzo i decessi correlati all’Aids negli ultimi sei anni.