L'Italia sostiene la Bosnia
 
Frattini rilancia la cooperazione con la Bosnia-Erzegovina
 
Sarajevo, 13 apr - (Agenzia Nova) - Con una lectio magistralis pronunciata presso l'università di Sarajevo ed un saluto al contingente militare italiano in Bosnia, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha concluso la sua visita in Bosnia-Erzegovina. Nel corso dei fitti colloqui con la leadership della confederazione, il capo della diplomazia italiana ha insistito sui passi necessari per  garantire l'avanzamento della Bosnia-Erzegovina sul cammino dell'integrazione nell'Unione europea e nella Nato. Frattini ha incontrato ieri sera e poi ancora oggi il suo omologo, Sven Alkalaj, con il quale ha firmato un protocollo di cooperazione tra i due ministeri degli Esteri. Questa mattina ha poi visto il diplomatico austriaco Valentin Inzko, che ricopre sia la carica di Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, sia quella di Rappresentante speciale dell'Unione europea. Di seguito ha incontrato il serbo-bosniaco Nebojsa Radmanovic e il croato-bosniaco Zeljko Komsic, entrambi membri della presidenza tripartita del paese balcanico.

In tre successivi appuntamenti, il ministro ha tenuto colloqui con il premier Nikola Spiric, i leader parlamentari Dusanka Majkic e Beriz belkic e, infine, il capo del governo della federazione croato-musulmana, Mustafa Mujezinovic. Non prevista dall' agenda ufficiale, invece, la colazione con il presidente della repubblica Srpska, Milorad Dodik, con il quale Frattini ha affrontato, in particolare, le questioni relative agli investimenti italiani nel settore dell'energia idroelettrica. A tutti il capo della diplomazia italiana ha ribadito il sostegno dell'Italia per raggiungere l'obiettivo della liberalizzazione dei visti d'ingresso nell'Ue entro l'autunno. Come per l'Albania, il capo della diplomazia italiana ha espresso l'auspicio che la Commissione europea esprima parere positivo alla liberalizzazione dei visti per i cittadini bosniaci "entro la fine di maggio", in modo che l'annuncio possa essere dato il 2 giugno prossimo, quando a Sarajevo si terrà la conferenza Ue-Balcani occidentali. Se questa agenda fosse rispettata, il Consiglio dei ministri dell'Ue potrebbe decidere prima dell'estate e i cittadini bosniaci potrebbero viaggiare liberamente all'interno dell' Unione già in autunno. Frattini ha insistito però anche sulla necessità di rilanciare il processo di riforme istituzionali subito dopo le elezioni politiche del prossimo ottobre.

Prima di ripartire per Roma, accompagnato dall'addetto militare italiano a Belgrado, generale De Vincentis, il ministro ha visitato Camp Butmir, sede del comando di Eufor, la forza di pace europea in Bosnia-Erzegovina, dove ha incontrato il comandante, generale Bair, e il comandante Nato a Sarajevo, il generale usa Bullard. Frattini ha infine salutato i militari italiani, intrattenendosi con il comandante del contingente, colonnello Paolo Sfarra, e con il colonnello dei carabinieri Paolo Coletta. Il ministro ha ringraziato gli uomini "per quanto avete fatto e state facendo", riferendo di aver "ricevuto per l'ennesima volta i complimenti del comandante" di Eufor e delle autorità bosniache. "Questo paese ci vuole bene", ha detto, anche perché "noi ci siamo comportati sempre con lealtà, mantenendo il nostro impegno anche quando altri si sono ritirati".
 

Il ministro Frattini e Nebojsa Radmanovic

© Agenzia Nova

 

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, con l'Alto rappresentante per la Bosnia Erzegovina, Valentin Inzko

Foto Antonio Scattolon

 

Il discorso all'università di Sarajevo
 

Sarajevo, 13 apr - (Agenzia Nova) - Dopo aver raggiunto il rettorato dell'università di Sarajevo, la più antica del paese, Frattini è stato accolto con grande calore dal rettore Faruk Caklovica che lo ha ringraziato per il sostegno dato dal suo paese alla Bosnia-Erzegovina e all'università di Sarajevo "in molti modi". Diverse istituzioni italiane finanziano infatti programmi dell'università, ed è significativo che - come ha ricordato Caklovica - il prossimo rappresentante della Bosnia-Erzegovina nel Consiglio di sicurezza dell'Onu abbia seguito uno dei master realizzati grazie al sostegno italiano. Frattini ha dedicato il suo applauditissimo discorso "a tutti coloro i quali hanno sofferto o perso la vita" negli anni dell'assedio di Sarajevo. Il ministro ha ribadito il forte sostegno dell' Italia all' integrazione di tutti i Balcani occidentali, ma anche della Turchia, nell' Unione europea, ricordando la necessità di "riscoprire le profonde radici del dialogo tra l'Occidente e l'Islam", tanto per confermare "la compatibilità dell' islam con la democrazia e i diritti umani, quanto come prova della capacità dell' Unione di accogliere diverse culture, senza rinnegare la propria identità". Frattini ha dunque "espresso dispiacere" per il "cauto approccio adottato in alcune capitali europee circa l' allargamento dell'Ue".

  L'università di Sarajevo
 
L’Italia sostiene l’adesione di Sarajevo alla Nato
 

Sarajevo, 13 apr - (Agenzia Nova) - L'Italia sostiene l'aspirazione della Bosnia-Erzegovina ad ottenere dalla Nato il "Membership action plan", primo passo verso l'adesione all'Alleanza atlantica, ma le autorità di Sarajevo devono dare un importante segnale politico, contribuendo con proprie truppe alla missione Isaf in Afghanistan: lo ha detto il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, dopo l' incontro avuto con due dei tre membri della presidenza tripartita del paese balcanico: il serbo-bosniaco Nebojsa Radmanovic e il croato-bosniaco Zeljko Komsic. L'esponente musulmano-bosniaco, Haris Silajdzic era infatti a Mostar per un incontro con il presidente serbo, Boris Tadic. Affrontando il tema del "Membership action plan", Frattini ha ribadito che "l'Italia sostiene il riconoscimento alla Bosnia-Erzegovina di questo status da parte della Nato. Ci auguriamo - ha però aggiunto il ministro - che prima del vertice di Tallin (dell' Alleanza, ndr), e cioè prima del 23 aprile, dalla leadership della Bosnia-Erzegovina giungano importanti segnali politici. Il primo punto riguarda la disponibilità a partecipare con propri soldati alla missione Isaf in Afghanistan. Il secondo punto riguarda il trattamento, la distruzione e l'uso di strumenti militari mobili e non mobili". Il capo della diplomazia italiana ha riconosciuto che queste questioni "non si possono risolvere il pochi giorni, ma abbiamo parlato con i presidenti di un segnale politico prima del vertice di Tallin".

La questione delle armi sollevata da Frattini riguarda i consistenti depositi di munizioni convenzionali ed armi leggere, rimasti sul territorio del paese dopo il crollo della Jugoslavia. Si tratta di materiale obsoleto, conservato in depositi mal controllati, e che dunque rappresentano un pericolo per la popolazione civile, oltre che un onere dal punto di vista finanziario. Le autorità di Sarajevo pensavano di poter vendere all'estero questo materiale, cui però nessuno è interessato. La Nato ne ha chiesto dunque la distruzione, che procede a rilento: le forze armate bosniache riescono a distruggere circa 1000-1500 tonnellate al mese, mentre l'Alleanza chiede di arrivare a 4-5 mila, "magari costituendo una apposita commissione", ha detto Frattini. Per ottenere il Membership action plan, la Bosnia deve infine attuare la divisione delle proprietà immobiliari delle vecchie forze armate jugoslave: caserme, comandi, depositi che lo stato non può assegnare alle entità - la Federazione croato-musulmana e la Repubblica Srpska - perché non è ancora stata approvata la legge quadro sulle proprietà pubbliche. Si tratta di un problema generale, che è causa di aspre frizioni tra le entità confederate da quando, nel 2004, l'Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina bloccò ogni trasferimento di proprietà statali alle comunità.

 

Il ministro degli Esteri bosniaco, Sven Alkalaj

 

Gli accordi economici tra Roma e Sarajevo
 
Sarajevo, 13 apr - (Agenzia Nova) - L'Italia e la Bosnia-Erzegovina hanno concordato l'avvio di negoziati per il raggiungimento di un accordo sulla protezione degli investimenti stranieri nel paese balcanico. Lo hanno annunciato il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, e il membro serbo-bosniaco della presidenza tripartita di Sarajevo, Nebojsa Radmanovic, al termine del loro incontro nella capitale bosniaca. "Abbiamo intenzione di negoziare un accordo per la protezione degli investimenti stranieri e un accordo per evitare la doppia tassazione", ha detto il capo della diplomazia italiana. Ciò "incoraggerà gli investitori stranieri che già sono molto interessati", alle opportunità offerte dalla Bosnia-Erzegovina, in particolare nel settore dell'energia idroelettrica. Frattini ha inoltre annunciato un segno di attenzione nei confronti dei cittadini della repubblica ex-jugoslava: il riconoscimento delle patenti di guida.

La cooperazione energetica italo-bosniaca punta inoltre a far raggiungere all'Italia gli obiettivi del 20/20, previsti dal pacchetto europeo energia-clima. La Bosnia è un paese con un altissimo potenziale idroelettrico. Secondo l' analisi dell' Istituto nazionale per il commercio estero, solo il 35 per cento del potenziale idroelettrico superiore ai 6.000 megawatt è attualmente sfruttato. A tale proposito si è registrato un accresciuto interesse dei gruppi italiani del settore per le opportunità di investimento in Bosnia, dovuto in parte anche alle interessanti prospettive che il progetto del cavo di interconnessione sottomarina tra Italia e Montenegro apre all'esportazione di energia rinnovabile verso il nostro paese. "L'Italia ha assunto l'impegno con l'Europa di aumentare entro il 2020 la produzione di energie rinnovabili del 20 per cento", ha ricordato Frattini nella conferenza stampa seguita alla firma di un accordo di cooperazione tra i ministeri degli esteri dei due paesi, e l'impegno prevede anche investimenti in paesi non appartenenti all'Ue. La Bosnia-Erzegovina, "come sapete, ha un'enorme potenzialità idroelettrica. Questo è il settore cui guardiamo maggiormente. Ci sono accordi sottoscritti per alcuni progetti, e altri sono in discussione".
 

Diga sul fiume Bosna 

 

 
I progetti più importanti
 

Sarajevo,13 apr - (Agenzia Nova) - I progetti italiani per lo sfruttamento delle risorse idroelettriche in Bosnia vedono la forte concorrenza dei tedeschi, in particolare di Rheinisch-Westfalisches Elektrizitatswerk (Rwe). Le aziende più attive sono la Seci Energia, holding del gruppo bolognese Maccaferri, e Terna, società responsabile in Italia della trasmissione dell'energia elettrica. La Seci ha chiesto la concessione di una grande centrale sul fiume Drina: Biuk Bjela visoka (450 megawatt per una produzione di 1150 gigwatt l'anno al costo di 450 milioni di euro). Ci sarebbe però da vincere la concorrenza dei tedeschi di Rwe. Inoltre bisogna guadagnare il consenso del governo del Montenegro, che dovrebbe cambiare alcune leggi a causa delle proteste ambientaliste per la salvaguardia di una vallata sul fiume Tara. In alternativa ci sarebbero da fare gli impianti di Buk Bijela niska, Foca, Paunci, Mrsovo, sul fiume Lim, l'affluente sinistro della Drina, e Cehotina.

Terna sta invece discutendo un memorandum di cooperazione con Elektroprenos, azienda della trasmissione di tutta la Bosnia-Erzegovina, per studiare una linea che andrò da Visegrad a Plevlie, in Montenegro per portare in Italia l' energia prodotta dalle centrali sul bacino della Drina tramite il cavo di interconnessione che sarà completato nel 2014. In Bosnia è attiva anche la vicentina Bosnia Hydropower Project, che sta progettando una serie di cinque centrali idroelettriche (Seganje, Iagodina, Veletovo, Dobrum e Vardiste) lungo il fiume Rzav per un investimento complessivo di 17 milioni di euro. La potenza sarà pari a 6,94 megawatt complessivi (36,20 gigwatt l'anno). Le centrali sono ancora in stato di progettazione, seppur avanzato, e l'inizio dei lavori dovrebbe essere imminente. I rallentamenti sono stati causati da problemi di ordine burocratico. I lavori dureranno dai due ai quattro anni. Da segnalare che l'azienda di Vicenza aveva consegnato all'inizio del mese scorso delle sovvenzioni economiche a fondo perduto alle famiglie bosniache colpite dall' esondazione del fiume Rzav avvenuta nel dicembre 2009.

  Il fiume Drina a Visegrad