Donne e sviluppo
Anno europeo per lo sviluppo e questioni di Genere
 

Roma, 04 mar - (Agenzia Nova) - Con l’Anno europeo per lo sviluppo, proclamato per il 2015 dal Consiglio e dal Parlamento Europeo con il motto “il nostro mondo, la nostra dignità, il nostro futuro”, per la prima volta l’Unione Europea dedica un anno tematico alla sua azione esterna, e in particolare alla dimensione della cooperazione allo sviluppo, con l’obiettivo di informare, sensibilizzare, coinvolgere i cittadini europei sui temi della cooperazione e dello sviluppo globale. Ogni mese dell’Anno sarà dedicato a specifiche aree tematiche prioritarie per l’azione della cooperazione allo sviluppo: in tale contesto, il mese di marzo è dedicato al tema di Genere, in occasione della Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo. In molte parti del mondo, il semplice fatto di nascere donna costituisce una situazione di svantaggio. Molte donne subiscono discriminazioni durante tutta la loro vita: per esempio vengono tenute lontano dalla scuola da giovani, non possono accedere a posti di lavoro retribuiti in modo dignitoso, una volta cresciute, né a servizi sanitari di base per sé e i propri figli, e vengono private del diritto alla protezione sociale e all’eredità in età avanzata. Eppure, offrire alle ragazze le stesse possibilità di accesso all’istruzione che hanno i ragazzi, e alle donne le stesse risorse e opportunità degli uomini, sarebbe un bene per l’intera comunità. Ciò è particolarmente importante nei paesi e nelle comunità più poveri, dove le donne spesso sono la spina dorsale della vita economica. Lottare contro la discriminazione di genere non è solo moralmente giusto, è anche economicamente intelligente. A tal scopo, il 2 marzo a Riga la Presidenza di turno lettone dell’Unione Europea ha promosso un evento ad alto livello su empowerment femminile e sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di individuare politiche europee finalizzate idonee a garantire la parità dei diritti e l’accesso al mercato delle donne, nonché a trovare le risorse economiche per sbloccare il potenziale delle donne. L’evento cade inoltre a meno di un anno dalla scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e a 20 anni dall’adozione della Piattaforma d’azione di Pechino del 1995, costituendo l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti finora in tale ambito e per identificare le sfide attuali e le future priorità.

 
 
L’impegno della Cooperazione italiana
 

Roma, 04 mar - (Agenzia Nova) -  La Cooperazione italiana, nell’ambito di alcuni strumenti internazionali, presta da tempo particolare attenzione alle questioni di genere e all’empowerment delle donne. In particolare, l’obiettivo della parità tra donne e uomini e la promozione dei diritti delle donne sono sanciti ormai da decenni in convenzioni internazionali come la Cedaw (Convention on the Elimination of All Forms of Discriminations against Women, 1979) e la Piattaforma d’Azione risultato della Conferenza Onu di Pechino sulle donne (1995). Inoltre, queste tematiche sono ben presenti nel quadro degli obiettivi di sviluppo del Millennio (MDGs) e, a maggior ragione, nel processo di revisione dell’Agenda per lo sviluppo Post 2015 promosso dalle Nazioni Unite e nel dibattito intergovernativo dell’Open Working Group per lo sviluppo sostenibile emerso dalla Conferenza Rio+20. Le tematiche di genere rappresentano valori condivisi e principi fondamentali di azione anche per l’Unione europea (Ue), che persegue un approccio a doppio binario (twin-track approach) sulla parità di genere nella cooperazione allo sviluppo, prevedendo l’adozione di misure specificamente destinate ad affrontare le disuguaglianze di genere e allo stesso tempo integrando le questioni di genere in tutti gli aspetti della politica di sviluppo (mainstreaming). Già dal 2010, inoltre, la Ue si è dotata di un apposito “Eu Action Plan on Gender Equality and Women’s Empowerment in Development 2010-2015” (Gap).L’azione della Cooperazione italiana nel settore Gender ha registrato negli ultimi anni progressi significativi, tra cui si segnalano: l’adozione delle Linee Guida per l’uguaglianza di Genere e l’empowerment delle donne (approvate dal Comitato Direzionale nel novembre del 2010); l’introduzione, dal dicembre 2012, del nuovo Marker di efficacia, da applicare a tutte le iniziative della Dgcs, che considera la tematica di genere una delle principali questioni cross-cutting in tutte le iniziative e programmi della Cooperazione italiana, accanto alla riduzione della povertà e all’ambiente; la collaborazione tra la Dgcs e lo Iao (Istituto Agronomico per l’Oltremare), che dal 2012 ha promosso una ricerca per il mainstreaming di genere in iniziative legate allo sviluppo rurale (food security, climate change, green growth), i cui risultati sono stati presentati a un evento-seminario internazionale tenuto nell’ottobre 2012 con la partecipazione delle parti interessate, dei paesi partner e delle agenzie delle Nazioni Unite del settore agricolo e della nutrizione con sede a Roma (Fao, Ifad e Pam); la pubblicazione, nel novembre 2013, del terzo rapporto della Commissione Europea sui risultati del Eu Plan of Action on Gender Equality and Women’s Empowerment in Development (Gap), che sottolinea come il nostro Paese, a fronte di una ben nota contrazione generale dell’aiuto bilaterale, abbia di fatto aumentato il proprio supporto alle tematiche di genere che segnano nel periodo in esame un incremento del 39% sul totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano.

 
Tali progressi testimoniano il positivo riconoscimento per un’azione sistematica che vede la Dgcs ricoprire il ruolo di “lead donor” per tale tematica in più di un Paese prioritario (in particolare in Palestina e in Senegal, ma anche in contesti di particolare delicatezza, come l’Afghanistan, con la creazione di unità per combattere la violenza contro le donne e il finanziamento di attività Ong per sensibilizzare la popolazione nelle zone rurali sui diritti delle donne). La Dgcs intende inoltre dotarsi di un Comprehensive Action Plan, ai cui cardini si sta lavorando, che possa contribuire in termini ancora più incisivi al miglioramento dell’iniziativa italiana sull’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, nel quadro dell’azione che il nostro Paese promuove ormai da tempo per migliorare l’efficacia della nostra azione di cooperazione. Più nello specifico, gli obiettivi dell’azione comprenderanno: l’elaborazione e la realizzare condivisa e multi-stakeholder di una “posizione italiana” su uguaglianza di genere e empowerment delle donne in vista del dibattito internazionale per la definizione dell’Agenda dello Sviluppo post 2015; la definizione di un piano di empowerment delle donne in vista di Expo 2015 e come tale principalmente incentrata sul ruolo centrale della donna nei settori della sicurezza alimentare e della nutrizione. La preparazione della partecipazione della Cooperazione italiana a Expo prevede del resto già un capitolo dedicato al “women empowerment”, che sarà dunque uno dei perni delle attività della Dgcs in quella sede; il miglioramento dell’efficacia dell’aiuto del “sistema italiano di cooperazione”, promuovendo l’effettiva trasversalità e universalità dell’obiettivo dell’uguaglianza di genere in tutta l’azione della cooperazione italiana.
 
 
In Italia la tematica Genere e Sviluppo è stata riconosciuta sistematicamente all’interno dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) con l’istituzione della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri (Dgcs), in base alla legge 49 del 1987. Tuttavia, solo agli inizi degli anni Novanta è stato istituito l’Ufficio per le donne, previsto dalla legge, e sono state previste le competenze specifiche all’interno dell’Unità Tecnica Centrale. La Conferenza dell’Onu sulle donne di Pechino nel 1995 ha costituito un momento di forte affermazione delle istituzioni per la parità tra donne e uomini in Italia e ha segnato l’avvio effettivo delle attività “Genere e Sviluppo” della Dgcs. Sulla base dei programmi avviati nel corso dei primi anni Novanta e di una particolare vocazione italiana all’intervento umanitario e alla promozione delle donne in situazione di conflitto, nel 1998 la Dgcs ha approvato le "Linee guida per la valorizzazione del ruolo delle donne e la promozione di un’ottica di Genere nell’aiuto pubblico allo sviluppo”, dopo un percorso di consultazione con le istituzioni nazionali di parità, le Ong e le esperte in tematiche di Genere e Sviluppo. Le Linee Guida hanno ispirato l’azione di programmazione della Dgcs dal 1999 in poi e hanno permesso un approccio sistemico alla valorizzazione delle tematiche di Genere nell’operato della stessa Dgcs, collocando stabilmente in ambito internazionale lo specifico contributo dell’Italia in materia di Genere e Sviluppo. Nella seconda metà degli anni Novanta vi è stata una crescita di sensibilità nel mondo delle Ong e una crescente attività delle associazioni delle donne, che hanno in molti casi stimolato l’intervento delle istituzioni locali, Comuni, Province e Regioni, insieme all’impegno dell’Unione europea, in particolar modo nelle aree colpite da conflitti. Finalmente, nel 2010, sono state pubblicate nuove "Linee Guida per uguaglianza di Genere ed Empowerment delle donne". La strategia italiana in materia di tematiche di Genere e sviluppo si è articolata sui seguenti criteri: incrementare la collaborazione della Dgcs con le istituzioni nazionali e decentrate, con le università e le Ong italiane per definire un approccio specifico che tenga conto delle esperienze realizzate dalle donne italiane nella partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del paese; stabilire relazioni durature con le donne delle istituzioni e della società civile sia a livello nazionale sia con i paesi partner di cooperazione al fine di promuovere la loro partecipazione; creare specifiche collaborazioni con il sistema multilaterale e con le agenzie multilaterali per la realizzazione di Piattaforme e Convenzioni internazionali in tema di politiche di Genere definite in sede Onu.