La Dgcs per i rifugiati
Rifugiati, richiedenti asilo e sfollati
 

Roma, 05 feb - (Agenzia Nova) - La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, adottata il 28 luglio del 1951, definisce “rifugiato” colui che, "a causa di un timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova al di fuori del Paese di cui ha la cittadinanza, ed è impossibilitato, a causa di tale timore, ad avvalersi della protezione di questo Paese". In questo senso, come specificato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il concetto di rifugiato va distinto da quello di migrante: questi ultimi scelgono di spostarsi al fine di migliorare le prospettive future di se stessi e delle loro famiglie mentre i rifugiati sono costretti a spostarsi per salvare le loro vite e preservare la loro libertà. Essi non hanno alcuna forma di protezione dal proprio Stato e, se altri Paesi non li accolgono, rischiano di essere condannati a morte o destinati ad una vita privata dei diritti fondamentali.

 
Il termine rifugiato viene spesso erroneamente confuso con quello di richiedente asilo: quest’ultimo è una persona che si definisce rifugiato, ma la cui richiesta non è stata ancora valutata dalle autorità competenti. I sistemi nazionali di asilo hanno appunto lo scopo di valutare e decidere quali richiedenti asilo abbiano effettivamente i requisiti necessari per vedere accolta la loro richiesta di protezione internazionale. Durante gli spostamenti di massa delle popolazioni - specialmente quelli causati da conflitti o da violenze generalizzate - non c’è mai il tempo e la capacità di condurre interviste individuali per tutti coloro che hanno attraversato i confini di uno Stato, né di solito risulta necessario, dal momento che in tali circostanze è generalmente evidente il motivo per cui queste persone sono fuggite. Come risultato, questi gruppi sono spesso dichiarate rifugiati “prima facie”, i quali vengono riconosciuti sulla base della loro nazionalità, piuttosto che a seguito di un esame su base individuale. La Convenzione di Ginevra del 1951, relativa allo status dei rifugiati, e il Protocollo di New York del 1967 rappresentano ad oggi gli unici strumenti internazionali a carattere universale che danno una definizione di rifugiato, stabilendo diritti e doveri dello stesso nei confronti dei Paesi di accoglienza, nonché gli obblighi che gli Stati assumono divenendone parti. La Convenzione definisce la categoria di persone cui gli Stati parte si impegnano ad offrire protezione, tutelandone i diritti, primi fra tutti quello a non essere espulso o respinto, in qualsiasi modo, nel Paese d’origine o in un altro Paese in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero a rischio e quello, implicito, ad avere accesso alla procedura per l’accertamento dello status di rifugiato. Con il termine sfollati (in inglese Internally Displaced Persons, o IDPs) ci si riferisce, invece, alle persone costrette ad abbandonare le proprie case per gli stessi motivi dei rifugiati ma che, a differenza di questi, non hanno attraversato un confine internazionale. Non esistono statistiche certe sul numero di sfollati nel mondo. Il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per gli sfollati stima che il numero di si attesti intorno ai 27,5 milioni.
 
 
I rifugiati nel mondo
 

Roma, 05 feb - (Agenzia Nova) -  Secondo il rapporto Global Trends 2013, pubblicato lo scorso 20 giugno dall’Unhcr, il numero di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni registrati nel 2013 in tutto il mondo ha superato il numero di 50 milioni per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale: alla fine del 2013 si contavano 51,2 milioni di profughi, ben sei milioni in più rispetto ai 45,2 milioni del 2012. Questo massiccio incremento è principalmente dovuto alla guerra in Siria, che alla fine dello scorso anno aveva già costretto 2,5 milioni di persone a diventare rifugiati e altri 6,5 milioni sfollati interni. Anche in Africa si è assistito a nuovi casi gravi di esodo forzato, in particolare nella Repubblica Centrafricana e, verso la fine del 2013, anche in Sud Sudan. I dati relativi alle migrazioni forzate contenuti nel rapporto Global Trends riguardano tre gruppi diversi: i rifugiati, i richiedenti asilo e gli sfollati interni. Il numero relativo ai rifugiati ammonta a 16,7 milioni di persone a livello globale, 11,7 milioni dei quali sono sotto il mandato dell’Unhcr, mentre i rimanenti sono stati registrati dall’organizzazione sorella dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (Unrwa). Questi numeri sono i più elevati rilevati dall’Unhcr dal 2001. Inoltre, alla fine del 2013 più della metà dei rifugiati sotto il mandato dell’agenzia (6,3 milioni) era in esilio da più di cinque anni.

 
Complessivamente, gli afgani, i siriani e i somali - che insieme rappresentano oltre la metà del totale dei rifugiati a livello mondiale - costituiscono le nazionalità maggiormente rappresentate tra le persone di cui l’Unhcr si prende cura, mentre paesi come il Pakistan, l’Iran e il Libano hanno ospitato un maggior numero di rifugiati rispetto ad altri stati. Se si guarda alle diverse regioni, l’Asia e il Pacifico hanno ospitato il maggior numero di rifugiati, complessivamente 3,5 milioni di persone. L’Africa sub-sahariana ha accolto 2,9 milioni di persone, mentre il Medio Oriente e il Nord Africa hanno visto arrivare sui loro territori 2,6 milioni di migranti forzati. Oltre ai rifugiati il 2013 ha visto 1,1 milioni di persone presentare domanda di asilo, la maggior parte dei quali nei paesi sviluppati (nel 2013 la Germania è diventato il paese con il più elevato numero di nuove domande di asilo). Un numero record di 25.300 domande di asilo sono state presentate da minori (bambini che sono stati separati dai genitori o minori stranieri non accompagnati). I cittadini siriani hanno presentato 64.300 domande, più di qualsiasi altra nazionalità, seguiti dai richiedenti asilo provenienti dalla Repubblica democratica del Congo (60.400) e dal Myanmar (57.400). Per quanto riguarda gli sfollati interni, hanno raggiunto la cifra record di 33,3 milioni di persone, rappresentando l’incremento più elevato rispetto a ogni altro gruppo di cui si parla nel rapporto Global Trends. Altri 98.400 rifugiati sono stati reinsediati in 21 Paesi diversi.
 
Per quanto riguarda i rifugiati, sono attualmente 3.725.685 quelli siriani registrati dall’Unhcr (secondo i dati aggiornati al 26 gennaio 2015), di cui 1.154.593 ospitati in Libano, 1,552,839 in Turchia, 621.918 in Giordania, 235.563 in Iraq, 136.717 in Egitto. Ammonta a 963.268, invece, il numero totale di rifugiati somali negli otto Paesi di accoglienza della regione: 426.638 in Kenya, 244.886 in Etiopia, 236.803 in Yemen, 24.040 in Uganda, 19.745 a Gibuti, 7.957 in Egitto, 3.049 in Eritrea, 150 in Tanzania. Un’altra area calda è il Sud Sudan, dove il conflitto ha provocato finora 1,4 milioni di profughi interni e 630.237 rifugiati nei Paesi vicini (Uganda, Etiopia, Sudan e Kenya), il 70 per cento dei quali sono donne e bambini, molti non accompagnati. Nella Repubblica Centrafricana la violenta crisi politica iniziata a fine 2013 ha provocato un’emergenza umanitaria che oggi coinvolge circa 4,6 milioni di persone, di cui la metà bambini, con circa 535 mila persone sfollate internamente al Paese - di cui almeno 110 mila si trovano in 43 diversi siti nell’area di Bangui - mentre oltre 416 mila rifugiati sarebbero invece fuggiti nei Paesi limitrofi. Per quanto concerne i rifugiati palestinesi, sono 4.830.151 quelli rifugiati nei campi profughi gestiti dall’Unrwa, di cui 2.034.641 vivono nei 10 campi profughi allestiti in Giordania; 1.203.135 negli 8 campi presenti nella Striscia di Gaza; 741.409 nei 19 campi presenti in Cisgiordania; 486.946 nei 9 campi profughi in Siria; 441.543 nei 12 campi profughi in Libano.
 
 
L'azione della Cooperazione italiana
 

Roma, 05 feb (Agenzia Nova) - In Iraq la Cooperazione contribuisce attivamente alle operazioni delle Nazioni Unite, in particolare dell’Unicef, leader nella risposta umanitaria anche nel settore acqua e igiene, per assicurare ai rifugiati accesso ad acqua potabile, servizi igienici e protezione dei minori. Con un contributo di 800 mila euro si sostiene l’Unicef per interventi nel settori della protezione, dell’acqua e dell’igiene nei campi rifugiati di Darashakran e Qushtapa, con particolare attenzione ai minori. In collaborazione con Unhcr, sono invece realizzati interventi per 500 mila euro per la fornitura di beni di prima necessità, cure mediche e supporto psico-sociale ai rifugiati siriani nei campi profughi - anche in collaborazione con l'Ong italiana Un Ponte Per (Upp) - , nonché per la realizzazione di progetti ad impatto immediato a favore di rifugiati e comunità ospitanti nei tre Governatorati della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno. Nei Governatorati di Erbil e Dohuk sono inoltre in corso attività di emergenza a gestione diretta volte a favorire l’accessibilità e la qualità dei servizi di base nei settori socio-sanitario ed educativo assicurando protezione alle categorie più vulnerabili per i rifugiati siriani, per gli sfollati iracheni e le comunità ospitanti, sotto il coordinamento dell’Ambasciata d’Italia in Baghdad/Ufficio di Erbil realizzate con il concorso delle Ong italiane operanti nella Regione.

 
In Giordania la Cooperazione italiana è intervenuta finanziando programmi alimentari del Pam, fornendo assistenza alimentare neonatale tramite l’Unicef ed Ong locali e sostenendo l’assistenza sanitaria dei rifugiati siriani ospitati tramite l’OMS e con l’allestimento dei due presidi sanitari presenti nei campi di Zaatari e Azraq. In quest’ultimo l’intervento italiano s’inquadra in un più ampio progetto finanziato e coordinato a livello europeo e finalizzato alla creazione di un Health Center, in collaborazione con vari partner Ue e con la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e Mezze Lune Rosse (Ficross). Nel 2014 è infine intervenuta nei settori della protezione e dell’assistenza ai rifugiati con Unhcr (1 milione di euro) e Cicr (1.050.000 euro), della sicurezza alimentare tramite il Pam (1 milione di euro), per la tutela dell’infanzia e dell’istruzione con Unicef (600 mila euro), per la formazione e l’assistenza dei migranti tramite Oim (500 mila euro) ed infine per la prevenzione delle violenze di genere con UnWomen (500 mila euro). Di grande rilievo è l’intervento condotto dall’Ambasciata d’Italia in Amman, con fondi dell’Ufficio emergenza della Cooperazione italiana e con il concorso di Ong idonee, nei settori della promozione della condizione femminile, della salute e della protezione dei rifugiati. L’iniziativa è volta a garantire sostengo ai rifugiati siriani che hanno trovato rifugio nei campi e in insediamenti informali nelle aree di Irbid e Amman e nei Governatorati di Zarqa, Aqaba, Madaba garantendo il necessario supporto anche alle comunità ospitanti.

 
In Libano, a fronte di una popolazione di circa 4 milioni di libanesi, si registra una presenza di rifugiati de facto pari a circa 1,5 milioni di unità (1,2 milioni sono i soli rifugiati registrati da Unhcr) con i quali la popolazione libanese ospitante condivide le scuole, le risorse idriche, i centri sanitari e il territorio. La gravità delle condizioni dei rifugiati siriani in condizioni di vulnerabilità (4 su cinque sono donne e bambini) trova un diretto riflesso nel disagio sociale delle fasce più vulnerabili della popolazione libanese. La Cooperazione italiana è presente nell’intero Paese con una articolata serie di interventi di emergenza, sul canale bilaterale, miranti a fronteggiare la profonda crisi umanitaria sotto il coordinamento dall’Ambasciata d’Italia in Beirut e con un ampio coinvolgimento delle Ong italiane (idonee) operanti nel Paese. Le attività, realizzate ed in corso, sono orientate al rafforzamento ed alla riqualificazione dei servizi ambientali, socio-sanitari ed educativi di base disponibili per le fasce più vulnerabili della popolazione siriana e libanese ed alla protezione dei rifugiati. Particolare attenzione viene riservata a progetti realizzati di concerto con le municipalità libanesi interessate, finalizzati alla creazione di attività generatrici di reddito sia per i rifugiati siriani che per le fasce vulnerabili della popolazione libanese, nonché alla riabilitazione di strutture scolastiche pubbliche, garantendo il sostegno agli studenti siriani e libanesi più vulnerabili promuovendone l’integrazione e il miglioramento della qualità delle attività educative. Notevole sostegno è stato dato alle Nazioni Unite con contributi a Unicef (1.900.000 euro) per interventi nel settore dell’istruzione, dell’acqua e dell’igiene, ad Unhcr (1,7 milione di euro) in attività multisettoriali rivolte al rafforzamento dei servizi di base , al Pam (un milione di euro) per l’assistenza alimentare mediante la distribuzione di voucher elettronici, a Ilo (400 mila euro) per migliorare i servizi all’impiego e rispondere al bisogno crescente di lavoro sia per i rifugiati che per le comunità libanesi più vulnerabili. Ulteriore supporto sarà fornito in collaborazione con Undp (700 mila euro) per assicurare l’inclusione economica e sociale delle fasce più povere della popolazione, con particolare attenzione alle donne e ai giovani, attraverso la realizzazione di attività di cash for work, che riguarderanno principalmente interventi per la conservazione e la salvaguardia ambientale, la sanità e l’igiene pubblica. Al Cicr sono stati invece destinati 500 mila euro soprattutto per attività di natura sanitaria.

 
Per quanto riguarda il supporto ai rifugiati palestinesi, la Cooperazione italiana interviene in prima persona e collabora con le Agenzie Onu, in particolare la Fao, per migliorare le condizioni nutrizionali della popolazione di Daara, Homs, Damasco, Aleppo ed Idlib e zone adiacenti, tramite la distribuzione di derrate alimentari e sostenendo la produzione cerealicola di famiglie colpite dal conflitto. Sostiene inoltre il programma del Pam per la distribuzione di derrate alimentari. Sono oltre 30 mila i rifugiati palestinesi in Libano, principalmente localizzati nei campi di Beddawi, Nahr El Bared e nella periferia di Tripoli. Le famiglie di rifugiati sono ospitate dalla popolazione palestinese residente in Libano sia nei campi che nelle altre aree (gatherings) a concentrazione palestinese (oltre ai 12 campi ufficiali, in Libano sono identificati circa 42 zone di concentrazione di rifugiati palestinesi). Il contributo italiano ad Unrwa ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei residenti nei campi profughi e di garantire l’assistenza sanitaria ai rifugiati palestinesi, migliorandone le condizioni di salute e di igiene. La Cooperazione interviene in Libano anche in coordinamento con le Ong italiane presenti nel Paese per la terapia e l’inserimento scolastico dei bambini palestinesi e per il rafforzamento dell’offerta di servizi sociali ed educativi a favore dei minori palestinesi dei campi profughi di Nahr el Bared e Beddawi, oltre a sostenere finanziariamente la riforma dei servizi sanitari di Unrwa. Inoltre, la Dgcs è impegnata per fornire migliori opportunità educative ed empowerment dei bambini ed adolescenti palestinesi, promuovendo il dialogo con i coetanei libanesi, nei campi Palestinesi di Naher Al Bared, Ein El Helweh e Rashidiye. In Siria circa metà dei rifugiati palestinesi residenti sono direttamente coinvolti nel conflitto, intensificatosi dal dicembre 2012 nell’area di maggiore concentrazione di rifugiati palestinesi, in particolare nel campo palestinese di Yarmouk, alla periferia di Damasco, il più grande campo palestinese esistente in Siria. Molti palestinesi hanno perso la propria caso e sono ospitate nei locali di Unrwa (scuole, centri di formazioni, cliniche) adibiti ad alloggi temporanei. L’Italia contribuisce a garantire i servizi essenziali e le disponibilità di aiuti alimentari, per migliorare le condizioni di vita della popolazione colpita dal conflitto. Ha inoltre stanziato 2 milioni di euro ad Unrwa in risposta alla crisi siriani per il sostegno di interventi di assistenza umanitaria ai profughi palestinesi ospitati in Siria, Libano e Giordania.

 
A supporto dei rifugiati Saharawi in Algeria il contributo italiano ha tradizionalmente in passato i programmi delle Agenzie Onu Unhcr, Pam e Unicef a favore dei circa 90 mila rifugiati Saharawi ospitati nei 5 campi delle Nazioni Unite (La’youn, Aswerd, Smara e Dakhla) nell’area di Tindouf. Nel 2014 si è garantita continuità agli interventi di assistenza alimentare per il contrasto della malnutrizione acuta e dell’anemia, sostenendo il Pam con un contributo di 250 mila euro per la distribuzione di cibo ed il supporto nutrizionale ai gruppi vulnerabili, in collaborazione con l’Ong italiana Cisp. E’ inoltre in fase di realizzazione una iniziativa di 750 mila euro realizzarsi in collaborazione con l’Unicef volta a garantire una serie di servizi primari nella salute e nell’istruzione a favore dei bambini nelle scuole, oltre che a favorire l’inserimento sociale dei giovani presenti nei campi dell’area di Tindouf. Per quel che concerne, invece, l’assistenza ai rifugiati sud sudanesi, già nella prima parte del 2014 la Cooperazione italiana è intervenuta sul canale multilaterale sostenendo il piano di prima emergenza del Pam con un contributo complessivo di 750 mila euro che ha permesso la distribuzione di cibo e alimenti ad alto contenuto proteico, anche attraverso il ricorso ad aerei ed elicotteri laddove le condizioni di sicurezza non permettano l’accesso via terra. Per quanto riguarda le ulteriori risorse a disposizione per il 2014, annunciate nel corso della Conferenza dei donatori di Oslo, l’impegno complessivo della Cooperazione italiana è ammontato a 3,5 milioni di euro, così ripartiti: 1 milione di euro per interventi sul canale bilaterale da realizzare con il concorso delle numerose Ong italiane attive nel Paese per assistenza umanitaria alle popolazioni vittime della crisi in atto nonché per interventi volti, in via prioritaria, al rafforzamento dei servizi di base e alla sicurezza alimentare; 500mila euro, sempre sul canale bilaterale, in continuità con gli interventi in fase di avvio, se le condizioni di sicurezza lo consentiranno; 2 milioni sul canale multilaterale per l'attuazione di progetti a forte impatto sociale da affidare alle Agenzie del sistema delle Nazioni Unite: 1 milione a Unicef, 750 mila euro a Unhcr e 250 mila euro al Pam per sostenere interventi urgenti di sicurezza alimentare. Nello specifico, il progetto realizzato da Unhcr in collaborazione con la Ong internazionale Nonviolent Peaceforce (Np) mira a garantire protezione e ridurre i rischi di violenza per 227 mila sfollati interni vulnerabili attraverso attività di “protection monitoring”, “advocacy” e supporto ai “network comunitari di protezione” a favore di donne, disabili, bambini e minori non accompagnati, nonché soggetti con particolari esigenze o esposti a violenza sessuale e di genere. Il contributo italiano sostiene il rafforzamento degli interventi di protezione per gli sfollati sia all’interno che all’esterno dei centri per la Protection of Civilians (Poc) di Unmiss, allo scopo di raggiungere anche le popolazioni sfollate vulnerabili scarsamente servite e situate in aeree remote difficilmente accessibili. Sono inoltre previste attività formative e di supporto a beneficio di gruppi di donne per l’aiuto reciproco (i cosiddetti Women Peacekeeping Teams - Wpt) all’interno della comunità di appartenenza su questioni relative alla protezione femminile. Infine, sono previste attività di distribuzione di beni di prima necessità e la fornitura di servizi di assistenza medica d’urgenza, servizi psicosociali o ad altri servizi ritenuti opportuni a favore dei gruppi più vulnerabili.
 
 
La Cooperazione Italiana contribuisce inoltre agli sforzi dell’Unhcr per sostenere il programma di assistenza umanitaria e di protezione rivolto ai rifugiati eritrei ospitati in Etiopia nei campi di Barahle e Aysaita. Il contributo italiano è volto ad assicurare ad oltre 20 mila rifugiati eritrei l’accesso ai servizi essenziali quali alloggio, assistenza alimentare, acqua potabile, igiene, salute di base, educazione e protezione. Sono attualmente in corso in Somalia progetti di cooperazione umanitaria e di emergenza per un importo complessivo pari a 2,5 milioni di euro, fra cui interventi multisettoriali volti a contrastare la denutrizione delle popolazioni più vulnerabili tramite Cicr, attività nel settore dello sminamento umanitario tramite Unmas, oltre ad attività di coordinamento e miglioramento della risposta umanitaria tramite Ocha. Nella Repubblica Centrafricana la Cooperazione Italiana è intervenuta tempestivamente con uno stanziamento iniziale nel 2013 pari a 500 mila euro per finanziare un intervento della Fao nel settore agro-alimentare, al fine di migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale della popolazione rurale vulnerabile, soprattutto femminile. Alcuni kit sanitari sono stati inoltre messi a disposizione per il tramite del Deposito delle Nazioni Unite (Unhrd) di Brindisi e sono giunti a Bangui nel dicembre dello stesso anno. In occasione della riunione dei donatori tenutasi il 20 gennaio 2014 a Bruxelles, l’Italia - accogliendo l’appello delle Nazioni Unite e della Commissione Europea – ha annunciato la realizzazione di nuovi interventi umanitari per il 2014 per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Si tratta nello specifico di un progetto nel settore della protezione dell’infanzia del valore di 1 milione di euro realizzato tramite Unicef, che prevede in prima battura interventi di prevenzione delle violenze di genere (Gvb) e attività di assistenza psicosociale ai minori, oltre che attività di formazione agli addetti ai servizi e di prevenzione del reclutamento di bambini soldato. Una seconda tranche ha potuto sostenere attività cruciali nel settore della protezione infantile e dell’educazione. In particolare, nel settore della protezione sono previste attività di prevenzione delle violenze di genere (incluse quelle sessuali) e assistenza psico-sociale a favore di 250 sopravvissuti; assistenza psico-sociale a circa 10 mila minori colpiti dalla guerra, anche attraverso la creazione di spazi a misura di bambino; capacity-building per attori e operatori locali; prevenzione del reclutamento forzato di minori nei gruppi armati. Nella Repubblica democratica del Congo, a seguito del sanguinoso conflitto scoppiato nel dicembre 2013, la Cooperazione Italiana ha da sempre riservato particolare attenzione alla situazione umanitaria del Paese, sostenendo iniziative nei settori della salute, dell’acqua e dell’igiene e della sicurezza alimentare, a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare donne e bambini. Sul canale bilaterale si è appena conclusa un’iniziativa del valore di 500 mila euro volta al sostegno dei rifugiati e dei profughi di guerra, la protezione dell’infanzia abbandonata, delle donne e dei disabili, il rafforzamento dei servizi sanitari ed il miglioramento dell’accesso all’acqua potabile nella regione del Nord Kivu. L’intervento ha dato continuità ad una precedente iniziativa realizzata nel 2012 del valore di 700 mila euro. A questo si aggiunge una nuova iniziativa in fase di avvio per un importo di 500 mila euro. L’iniziativa a carattere socio-sanitario è stata finanziata sul canale dell’emergenza mediante la costituzione di un fondo in loco.

 
Infine, a supporto degli sfollati interni nel Mali e dei rifugiati maliani nei paesi limitrofi, la Cooperazione Italiana ha risposto in modo tempestivo all’emergenza umanitaria destinando nel 2013 un pacchetto di interventi focalizzati nei settori della sicurezza alimentare e della protezione delle popolazioni sfollate, per un valore complessivo di 3,75 milioni di euro, interamente erogati. In risposta alla grave emergenza umanitaria in Mali, la Cooperazione italiana è intervenuta in collaborazione con il Pam e il Comitato Internazionale della Croce Rossa per fornire assistenza alimentare e sostenere le attività di “school feeding” per quasi 30 mila bambini e bambine che frequentano la scuola primaria nelle aree del Mali settentrionale interessate dal conflitto. L’intervento del Cicr ha assicurato inoltre supporto tecnico per la vaccinazione di oltre un milione di capi di bestiame e ha fornito assistenza mantenendo una squadra medica ospedaliera nell’ospedale regionale di Gao. La Dgcs è intervenuta anche a sostegno delle attività dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) al fine di ridurre le tensioni intercomunitarie derivanti dal conflitto e dagli spostamenti della popolazione, rafforzando la coesione sociale e promuovendo la riconciliazione e la ripresa tramite la creazione di Community Planning and Peace Commitees. Sono attualmente in corso iniziative sul canale bilaterale per un valore di 1 milione di euro, realizzate con il supporto di Ong italiane . Gli interventi sono mirati a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni anche rinforzando la resilienza e la capacità delle comunità locali nelle aree del Centro e del Sud del Mali, in particolare Mopti, Sikasso e l’area rurale di Bamako. Dato il persistere della situazione di forte instabilità ed insicurezza nel nord del Paese e l’impatto umanitario dovuto ai conseguenti movimenti di popolazioni che hanno colpito anche i paesi confinanti nell’area del Sahel, è stato erogato un contributo di 1 milione di euro al Cicr per attività di prima assistenza nel settore agricolo e sanitario a favore degli agricoltori ed allevatori maliani residenti in aree remote del paese e delle popolazioni vulnerabili colpite dagli scontri . Sostegno per un valore di 1 milione è inoltre andato alle attività di assistenza alimentare realizzate dal Pam a favore dei rifugiati maliani in Niger. Infine come ulteriore risposta all’emergenza umanitaria, sul canale bilaterale, sono in corso di definizione nuovi interventi in Mali del valore di 1 milione di euro, stanziati con Decreto Missioni 2014 secondo semestre, che garantiranno continuità alle attività già realizzate.