Gli aiuti umanitari italiani
La Cooperazione italiana nel settore umanitario
 

Roma, 06 nov - (Agenzia Nova) - La Cooperazione italiana fornisce assistenza alle popolazioni vittime di crisi umanitarie determinate da eventi catastrofici, sia di origine umana sia naturale, con l’obiettivo di tutelare la vita, alleviare o prevenire le sofferenze e mantenere la dignità delle persone. La Cooperazione italiana si impegna per rispondere in modo rapido, efficace ed efficiente, in misura adeguata ai bisogni locali, in tutte le tre fasi dell’aiuto umanitario: prima emergenza;  emergenza;  post-emergenza. Nelle ore immediatamente successive alla catastrofe, ovvero nella prima emergenza, si interviene per salvare vite umane e arginare l’aggravamento della condizione delle persone colpite dalla crisi. In questa fase, la Cooperazione italiana risponde agli appelli delle Agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni appartenenti alla Croce Rossa, anche attraverso la predisposizione di trasporti di beni di prima necessità in coordinamento con il Deposito di Aiuti Umanitari delle Nazioni Unite a Brindisi. Nella successiva fase di emergenza si mira a garantire o ripristinare adeguate condizioni socio-economiche e di sicurezza per le popolazioni che hanno già ricevuto una prima assistenza, mentre nella fase di post-emergenza si interviene per favorire una transizione verso lo sviluppo a medio e lungo termine.
 

La Cooperazione italiana si impegna mediate l’avvio di iniziative multilaterali, ossia contributi d’emergenza erogati in risposta agli appelli delle Agenzie delle Nazioni Unite o degli organismi facenti parte della Croce Rossa; tramite il finanziamento di iniziative multi-bilaterali, ossia concordate a livello bilaterale con i Paesi colpiti ma realizzate da un Organismo Internazionale specializzato; e infine attraverso la costituzione di fondi ad hoc presso le Sedi diplomatiche o consolari all’estero, per finanziare iniziative bilaterali. Gli interventi di assistenza umanitaria della Cooperazione italiana prestano particolare attenzione a quei settori ritenuti cruciali per la sopravvivenza e il miglioramento delle condizioni essenziali di vita come la sicurezza alimentare e il sostegno all’agricoltura, l’accesso all’acqua ed ai servizi sanitari, la protezione dei rifugiati e degli sfollati, la promozione della condizione femminile, la tutela dei gruppi vulnerabili (minori e persone con disabilità), l’istruzione, la prevenzione e la riduzione del rischio di catastrofi. La Cooperazione italiana finanzia inoltre interventi nel settore dello sminamento umanitario per la bonifica delle aree contaminate dalla presenza di mine antiuomo, la fornitura di assistenza in loco alle vittime di tali ordigni, la promozione del “mine risk education” e lo svolgimento di attività di “advocacy” per la messa al bando delle mine anti-persona, come previsto dal Trattato di Ottawa. In considerazione del mandato e degli obiettivi che intende raggiungere, ogni intervento umanitario della Cooperazione italiana è da considerarsi a titolo gratuito (dono).
 
 
Il contesto internazionale
 

Roma, 06 nov - (Agenzia Nova) -  In ambito umanitario l’Italia aderisce alle principali convenzioni internazionali, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 e i trattati ad essa legati; le Convenzioni di Ginevra del 1949 sul diritto umanitario e i loro protocolli addizionali; la Convenzione di Ginevra del 1951 sui diritti del rifugiato; e la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia del 1989. Al fine di operare coerentemente nell’ambito della normativa internazionale, nel 2012 il Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo ha approvato (con delibera n. 64 del 08/06/2012) le Linee Guida sull'aiuto umanitario, predisposte in coordinamento con gli attori umanitari italiani e e ed in linea con ha adottato il Consensus Europeo sull’Azione Umanitaria, firmato dall’Italia nel 2007. Inoltre, l’Italia è parte della Good Humanitarian Donorship Initiative (Ghd) , un network informale di donatori internazionali istituito nel 2003 con l’obiettivo di facilitare l'avanzamento dei principi e delle buone pratiche nel settore dell’aiuto umanitario. 


Nel tener fede a tali impegni internazionali, l’Italia sviluppa la propria azione nel pieno rispetto dei quattro principi cardine dell’aiuto umanitario: umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Per quanto concerne il primo principio, l’aiuto umanitario nasce dall’esigenza primaria di portare assistenza senza discriminazione ai feriti sul campo di battaglia e alle vittime dei disastri naturali, di prevenire ed alleviare la sofferenza umana ovunque si verifichi. Il suo obiettivo è quello di proteggere la vita e la salute, ed assicurare il rispetto per l’essere umano. Esso promuove mutua comprensione, amicizia e cooperazione e la pace tra i popoli. Quanto al principio della neutralità, al fine di assicurarsi la fiducia di tutte le parti coinvolte chi svolge l’azione umanitaria non deve prendere posizione nel corso delle ostilità, o prendere parte in alcun caso a controversie di natura politica, razziale, religiosa o ideologica. Tale astensione è limitata esclusivamente dall’esigenza di denunciare il mancato rispetto del diritto umanitario. Per quanto riguarda il principio d’imparzialità, l’aiuto umanitario non fa alcuna discriminazione sulla base della nazionalità, della razza, delle credenze religiose e di classe, o dell’opinione politica. Il suo obiettivo è esclusivamente quello di alleviare le sofferenze dando priorità a coloro i quali soffrono condizioni di maggiore privazione. Infine, quanto al principio dell’indipendenza, l’aiuto umanitario è per sua stessa natura indipendente, ovvero svincolato da condizionamenti politici, economici, militari o di altra natura.

 
 
La risposta italiana alle emergenze
 

Roma, 06 nov (Agenzia Nova) - Il 2014 può essere definito un vero e proprio “annus horribilis” della politica internazionale, con ben quattro crisi umanitarie di livello 3 (il più alto): Siria; Iraq; Sud Sudan; Repubblica Centrafricana. A queste crisi si aggiungono il recente conflitto di Gaza e l’emergenza sanitaria legata dall’epidemia Del del virus Ebola in Africa Occidentale. Di fronte a simili sfide, una delle priorità del semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea è quella di garantire una migliore risposta alle emergenze attraverso un maggior coordinamento fra gli Stati membri. È con questo obiettivo, infatti, che dal 1 luglio fino al 31 dicembre 2014 l’Italia presiede il Gruppo di lavoro del Consiglio dell’Ue sugli aiuti umanitari ed alimentari (Cohafa).
 

In Siria, dopo oltre tre anni dall’inizio del conflitto, ammonta a quasi 11 milioni il numero delle persone bisognose di assistenza, di cui 45 per cento nelle aree controllate dal governo, 32 per cento in aree sotto controllo dell'Esercito Libero Siriano (Fsa), 18 per cento in aree controllate da Isis e 5 per cento in zone sotto il controllo curdo. Sono circa 6,5 milioni gli sfollati interni, mentre le vittime accertate avrebbero superato la soglia di 190 mila, anche se mancano dati ufficiali. I rifugiati siriani che hanno trovato riparo nei Paesi limitrofi sono circa 3,2 milioni, di cui la metà minori. La grande maggioranza dei profughi è concentrata in Libano (1.137.000), Turchia (1.065.000), Giordania (619 mila), Iraq (215 mila) ed Egitto (140 mila), conducendo sull’orlo del collasso la capacità dei Governi di accoglienza di assicurare i servizi essenziali ed innescando talvolta tensioni con la popolazione locale. L’85 per cento dei rifugiati siriani, infatti, non risiede nei campi bensì nelle comunità locali dei cinque paesi limitrofi, dove si registrano fortissime pressioni socio- economiche. Le Nazioni Unite indicano in 6,5 miliardi di dollari il fabbisogno finanziario necessario per fronteggiare la crisi umanitaria nel 2014. La cifra raccolta in occasione della Conferenza dei donatori di Kuwait City del 15 gennaio scorso arriva, tuttavia, a 2,4 miliardi di dollari, a dimostrazione di una certa “fatigue” della comunità dei donatori, a fronte di una crisi che dura da troppo tempo e per la quale non si intravvede ancora una soluzione politica. L’Italia è intervenuta immediatamente dopo lo scoppio del conflitto mettendo a disposizione sino ad oggi un contributo complessivo pari ad oltre 51 milioni di euro attraverso interventi a favore della popolazione sfollata all’interno del Paese (35 per cento del totale) e per sostenere gli sforzi dei Paesi di accoglienza dei rifugiati. 

 
In occasione della Conferenza dei donatori di Kuwait City, l’Italia ha annunciato un “pledge” complessivo pari a 38 milioni di euro. Parte di questa quota - 21,4 milioni di euro (57 per cento) - è già stata deliberata o erogata sotto forma di fondi in loco presso le Ambasciate di Beirut, Amman e Baghdad, come contributo al Fondo Fiduciario per la ricostruzione della Siria o a favore di Agenzie o Organismi delle Nazioni Unite, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, e Comitato Internazionale della Croce Rossa. La restante quota è in via di approvazione o in fase di valutazione trattandosi di risorse a valere sul Decreto Missioni Internazionali relativo al secondo semestre 2014. La Cooperazione italiana intende effettuare ulteriori operazioni umanitarie, anche a beneficio della popolazione civile della regione curdo-siriana, attraverso trasporti di generi di prima necessità da realizzare in collaborazione con la Base Logistica delle Nazioni Unite di Brindisi o finanziando la realizzazione di iniziative a forte impatto sociale da parte delle Agenzie del sistema Onu e della Croce Rossa Internazionale. Nel frattempo, si è deciso di intervenire a favore della popolazione curdo-siriana vittima a Kobane dell'offensiva lanciata dalle forze dello Stato Islamico, con un contributo di emergenza di 300 mila euro sul canale multilaterale alla Federazione della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa.

 
In Iraq la crisi umanitaria innescata dall’offensiva degli islamisti dello Stato islamico nel nord dell’Iraq, nel giugno di quest’anno, ha provocato lo sfollamento di circa 1,8 milioni di persone, come riporta l’ultimo bollettino diramato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha). In risposta all’emergenza umanitaria, l’Italia ha finora messo a disposizione un “pledge” di 4 milioni di euro così distribuiti: 900 mila euro all’Unicef, 570 mila euro all’Unhcr, 500 mila all’Oms, 500 mila euro al Comitato internazionale della Croce Rossa, 250 mila euro al Pam e 150 mila euro alla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, e più di un milione di euro per interventi nel settore sanitario, dell’istruzione e della formazione professionale da attuarsi anche con la collaborazione delle Ong italiane già presenti nel Paese. Nel mese di agosto sono inoltre stati allestiti 6 voli umanitari messi a disposizione dall’Aeronautica militare per il trasporto di 50 tonnellate di acqua e biscotti energetici nonché da 200 tende da campo e da 400 sacchi a pelo.

 
In Sud Sudan le violenze scoppiate nel dicembre 2013 in Sud Sudan hanno aggravato la già drammatica situazione di emergenza in cui versava il Paese, innescando una crisi umanitaria classificata di livello 3 (il più alto) dalle Nazioni Unite. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), il conflitto ha provocato finora 1,4 milioni di profughi interni e 467 mila rifugiati nei Paesi vicini (Uganda, Etiopia, Sudan e Kenya), il 70 per cento dei quali sono donne e bambini, molti non accompagnati. Complessivamente sarebbero circa 4 milioni le persone che hanno bisogno dell’assistenza internazionale per sopravvivere, mentre circa 100 mila persone hanno dovuto trovare riparo nelle strutture della Missione di Pace dell’Onu (Unmiss) per sfuggire alle violenze. Per rispondere alle immediate necessità alimentari delle persone sfollate, già nella prima parte dell’anno la Cooperazione italiana è intervenuta sostenendo il piano di prima emergenza del Pam con un contributo di 750 mila euro, che ha permesso la distribuzione di cibo e alimenti ad alto contenuto proteico, anche attraverso il ricorso ad aerei ed elicotteri laddove le condizioni di sicurezza non permettano l’accesso via terra. Nel corso della Conferenza dei donatori di Oslo, la Cooperazione italiana ha annunciato un impegno complessivo di 3,5 milioni di euro, così ripartiti: 1 milione di euro sul canale bilaterale da realizzare in collaborazione con le numerose Ong italiane attive nel Paese per interventi volti al rafforzamento dei servizi di base e alla sicurezza alimentare; 500 mila euro sul canale bilaterale in continuità con gli interventi già avviati, se le condizioni di sicurezza lo consentiranno; 2 milioni di euro sul canale multilaterale per l'attuazione di progetti a forte impatto sociale affidati alle Agenzie del sistema delle Nazioni Unite: 1 milione di euro a Unicef, 750 mila euro a Unhcr e 250 mila euro al Pam. Ulteriori interventi, fino a un massimo di 3,5 milioni di euro, potranno essere approvati entro la fine dell’anno attingendo alle risorse del Decreto Missioni relativo al secondo semestre del 2014, sia favore della popolazione sfollata sudanese che dei rifugiati ospitati nei paesi limitrofi.

 
Nella Repubblica Centrafricana la violenta crisi politica iniziata a fine 2013 ha provocato un’emergenza umanitaria che oggi coinvolge circa 4,6 milioni di persone, di cui la metà bambini. Circa 535 mila persone sono sfollate internamente al Paese e, di queste, almeno 110 mila si trovano in 43 diversi siti nell’area di Bangui, mentre oltre 416 mila rifugiati sarebbero invece fuggiti nei Paesi limitrofi. Per questo motivo le Nazioni Unite hanno classificato la crisi umanitaria in atto di livello 3 (il più alto). La mancanza delle condizioni di sicurezza nella capitale Bangui e in altre aree del Paese rappresenta un serio ostacolo alla distribuzione degli aiuti umanitari e rappresenta una minaccia all’incolumità degli operatori umanitari. La Cooperazione italiana è intervenuta tempestivamente nel Paese con uno stanziamento iniziale nel 2013 pari a 500 mila euro per finanziare un intervento della Fao nel settore agro-alimentare, al fine di migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale della popolazione rurale vulnerabile, soprattutto femminile. Alcuni kit sanitari sono stati inoltre messi a disposizione per il tramite del Deposito delle Nazioni Unite di Brindisi e sono giunti a Bangui già lo scorso dicembre. In occasione della riunione dei donatori tenutasi il 20 gennaio scorso a Bruxelles, l’Italia ha annunciato la realizzazione di interventi umanitari nel corso del 2014 per un valore complessivo di 2 milioni di euro così ripartito: 1 milione di euro per un progetto Unicef nel settore della protezione dell’infanzia, per interventi di prevenzione delle violenze di genere, assistenza psico-sociale ai minori, formazione agli addetti ai servizi, prevenzione del reclutamento di bambini soldato, protezione infantile ed educazione; 1 milione di euro, in fase di valutazione, per un'iniziativa focalizzata nei settori della salute e della sicurezza alimentare da realizzare in collaborazione con le Ong italiane presenti nel paese o nella Regione, qualora le condizioni di sicurezza lo permettano. Lo scorso 10 febbraio è giunto a Bangui un primo aereo cargo con oltre 27 tonnellate di aiuti di emergenza, contenente teli di plastica, taniche, sistemi di potabilizzazione dell'acqua, zanzariere, kit igienici e forniture sanitarie. L’operazione umanitaria, realizzata in collaborazione con l’Ong Intersos, ha potuto assistere oltre 85 mila persone in condizioni disperate in 26 campi, senza alcun accesso ai servizi sanitari, riducendo così il rischio di diffusione della malaria e malattie connesse alle precarie condizioni igieniche. Il 9 aprile la Cooperazione italiana ha operato un secondo volo umanitario contenente medicine, alimenti ed attrezzature medicali raccolti dalle Associazioni “Maniverso” e “Amici per il Centrafrica” e dalla Caritas Diocesana di Treviso e destinate all’ospedale di “S. Pietro Celestino V” a Bimbo. L’Unione Europea ha deciso di dar vita ad strumento finanziario - il Fondo Fiduciario per la Repubblica Centrafricana - che consentirà ai Paesi membri di finanziare progetti focalizzati anche sugli aspetti di ricostruzione e di sviluppo, in un’ottica di complementarietà con le iniziative umanitarie. L’Italia ha espresso parere favorevole alla creazione di tale Fondo Fiduciario.

 
Subito dopo lo scoppio dell’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, nell’aprile scorso, la Cooperazione italiana ha disposto un finanziamento di 440 mila euro all’Oms per la realizzazione di attività nei Paesi più colpiti. A seguito dell’aggravarsi della crisi, è stata approvata un’iniziativa bilaterale dell’importo di 1,2 milioni per attività di cura, prevenzione e formazione condotte dalle Ong italiane presenti nella regione, nonché per l’invio di personale medico italiano specializzato, in particolare proveniente dall’Ospedale “Spallanzani” di Roma. L’ospedale è un centro di eccellenza a livello internazionale per la cura delle malattie infettive e ha già dispiegato un Laboratorio mobile in Guinea Conakry e in Liberia. Attraverso la Base umanitaria delle Nazioni Unite di Brindisi, l’Italia ha inoltre finanziato - per un importo di oltre 20.000 euro in favore di due Ong italiane attive nel Paese (Emergency ed Engim) - la spedizione in Sierra Leone di materiale e attrezzature mediche di facile consumo. Nei prossimi mesi la Cooperazione italiana intende realizzare ulteriori interventi, per un totale di 5 milioni di euro, ipotizzando un contributo di 2 milioni di euro al sistema di risposta delle Nazioni Unite e il finanziamento del fondo in loco presso l’Ambasciata italiana ad Abidjan con 3 milioni di euro. A tali risorse si aggiungerà una parte del pacchetto aggiuntivo pari a 50 milioni di euro annunciato dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Accogliendo il pressante appello dell’Oms, l’Italia ha infine fatto stato della disponibilità a mettere a disposizione degli assetti nazionali per la realizzazione di eventuali operazioni di evacuazione di personale sanitario ed umanitario internazionale, secondo modalità operative ed a condizioni finanziarie che dovranno essere valutate di volta in volta dalle autorità nazionali.

 
Per far fronte alla crisi umanitaria a Gaza provocata dall’operazione militare “Margine protettivo” iniziata lo scorso luglio, l’Italia ha immediatamente prestato soccorso alla popolazione della Striscia di Gaza inviando già lo scorso 5 agosto un volo umanitario per Tel Aviv contenente 30 tonnellate di generi di prima necessità: tende, potabilizzatori, generatori elettrici, taniche e serbatoi per l’acqua, kit sanitari. La Cooperazione italiana è intervenuta, con un contributo di 700 mila euro, a supporto delle attività realizzate dalle Agenzie delle Nazioni Unite e dalle Organizzazioni della Croce Rossa già presenti sul territorio. In collaborazione con il nostro Consolato a Gerusalemme, è stata poi lanciata un’iniziativa del valore di 2 milioni di euro, grazie alla quale è stato possibile agire prontamente attraverso la distribuzione di farmaci, attrezzature mediche e beni di prima necessità. In occasione della recente conferenza del Cairo per la ricostruzione della Striscia di Gaza, l’Italia ha inoltre annunciato un nuovo pacchetto di aiuti per un totale di 18,7 milioni di euro così ripartito: 1 milione di euro a supporto della attività di Unrwa a favore di profughi privi di alloggio;  2,5 milioni di euro per progetti bilaterali a forte impatto sociale, gestiti dalle Ong italiane operanti in loco, per assistenza igienico-sanitaria, sicurezza alimentare, riabilitazione e accesso ai servizi di base; 200 mila euro per attività di sminamento umanitario realizzate dalle Nazioni Unite; 15 milioni di euro in forma di credito d’aiuto, destinato alla realizzazione di un piano di edilizia sociale a Gaza che consentirà di fornire alloggi a circa 20 mila persone. La riabilitazione delle infrastrutture è infatti una delle priorità identificate nell’ambito del “National Early Recovery and Reconstruction Plan for Gaza”, di recente predisposto dall’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).