Il turismo responsabile
Il turismo responsabile  
 

Roma, 03 set - (Agenzia Nova) - Secondo il Rapporto 2014 della United Nation World Tourism Organization, nel 2013 la domanda di turismo internazionale ha mantenuto lo stesso slancio del 2012, con un aumento degli arrivi turistici internazionali pari al cinque per cento, passando dagli 1,035 miliardi del 2012 ai 1,087 miliardi del 2013. Per quanto riguarda le aree geografiche, a guidare la crescita in termini assoluti del turismo internazionale è stata ancora una volta l’Europa, che nel 2013 ha accolto 29 milioni di turisti in più rispetto al 2012, portando il totale a 563 milioni. La regione dell’Asia e Pacifico è quella che ha fatto registrare la più rapida crescita, con un incremento del sei per cento degli arrivi internazionali rispetto al 2012, mentre l'Africa ha conosciuto un incremento del cinque per cento, raggiungendo quota 56 milioni. Nelle Americhe gli arrivi internazionali sono cresciuti tre per cento, toccando quota 168 milioni, mentre nel Medio Oriente non si è registrata alcuna crescita.

 

Per turismo responsabile si intende comunemente quel tipo di turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell'ambiente e delle culture locali. Si tratta di un approccio nato alla fine degli anni Ottanta, che riconosce la centralità della comunità ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Il turismo responsabile favorisce quindi la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori, nel tentativo di evitare che ricavi dell'industria turistica rimangano in mano all'imprenditore o al gestore, senza risultare in un vero vantaggio per la popolazione locale. Secondo una ricerca condotta nel 2010 dall'Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, il 52,3 per cento degli italiani afferma di aver già sentito parlare di turismo responsabile e il 23,1 per cento si dichiara “molto interessato”. Le destinazioni più visitate sono in genere quelle che rivestono un interesse sia culturale che naturalistico; per gli ecoturisti italiani le mete preferite principali sono nel Sud del Mondo: Africa (in particolare Tanzania, Kenya e Repubblica Democratica del Congo), India e America latina (soprattutto Brasile, Ecuador, Perù, Messico e Cile).


Nella maggior parte dei casi, l'espressione "turismo responsabile" viene utilizzata con riferimento al turismo nei Paesi in via di sviluppo, dove risiede una parte considerevole del patrimonio ambientale mondiale (che l'ecoturismo si ripromettere di preservare) e dove spesso vivono popolazioni in difficoltà (che l'ecoturismo si ripromette di aiutare). I principi generali del turismo responsabile possono essere sintetizzati con il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente e in particolare dell'ecosistema e della biodiversità, con minimizzazione dell'impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo; il rispetto e la salvaguardia della cultura tradizionale delle popolazioni locali; la partecipazione attiva (se possibile) delle popolazioni locali nella gestione delle imprese ecoturistiche; la condivisione con le popolazioni locali dei benefici socio-economici derivanti dal turismo.


Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio e opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. Nella pratica, questa affermazione si traduce nella tendenza degli operatori turistici sensibili ai temi della responsabilità sociale d’impresa, della sostenibilità ambientale, della equità di genere e alle buone pratiche in generale, a fare molta attenzione a che il turismo responsabile sia ideato, realizzato e complessivamente gestito in maniera tale da non generare dei fenomeni di iniquità sociale ed economica, soprattutto a danno delle popolazioni delle regioni ospitanti il turismo stesso. Questo significa che tutti gli attori di una esperienza di turismo responsabile, e quindi il turista, l’organizzatore e la comunità locale ospitante devono essere consapevoli (e qualora non lo siano tutti noi dovremo operare affinché lo diventino) di essere ognuno, per ciò che lo riguarda, coinvolto in un rapporto che non deve essere focalizzato sulle esigenze solamente dell’uno o dell’altro, o nel quale le esigenze dell’uno prevalgono su quello dell’altro, bensì in una dinamica complessa in cui tutti devono rispettare, preservare (ed a volte ideare ex novo) gli equilibri funzionali ad una sana, sostenibile e redditizia sopravvivenza degli altri protagonisti dell’esperienza turistica.
 

È oramai chiaro a tutti gli operatori di settore che non esiste una sola definizione di turismo responsabile, e che è non possibile (o meglio, non sarebbe ragionevole) dare una spiegazione accettabile di questa pratica identificandola (o peggio sovrapponendola), di volta in volta, con altre pratiche che, invece, ne sono solo accezioni o specificazioni, ovvero: “turismo consapevole”, “ecoturismo”, “turismo culturale”, “turismo comunitario”, “turismo sostenibile”, “turismo equo-solidale”. Il turismo responsabile, in realtà, può essere attuato attraverso la somma di queste pratiche, o attraverso la scelta di realizzare viaggi che si ispirino anche solo ad una di esse, che però sia correttamente esercitata e non entri in conflitto con le altre. Ad ognuna di queste pratiche, infatti, si deve riconoscere la dignità di specificazione del turismo responsabile, ma al tempo stesso nessuna di esse, se vuole tradursi in un esempio autentico di turismo responsabile, può pretendere di non avere riguardo e rispetto delle implicazioni che sono sottese e che discendono dalle conseguenze altre.

 
 
La tutela ambientale
 

Roma, 03 set - (Agenzia Nova) -  L’ecoturismo attuato nel rispetto dell’ecosistema costituisce sicuramente una buona pratica, ma se questa si riducesse solo al rispetto dell’ambiente e non contenesse in se stessa anche gli elementi basilari del rispetto dell’elemento umano e sociale che compartecipa alla sua attuazione (ad esempio quindi trascurasse di verificare e pretendere il rispetto dei diritti dei lavoratori coinvolti nella realizzazione del pacchetto eco-turistico), non sarebbe un autentico esempio di turismo responsabile, quanto piuttosto rischierebbe di divenire una pratica ingannevole che nasconde i propri vizi celebrando solo alcune sue virtù. Per quanto riguarda l'ecoturismo, si stima che il giro d'affari complessivo sia attorno al due per cento del mercato turistico complessivo, con potenziali di crescita annua del 20 per cento. Gli operatori e le agenzie di viaggio specializzati nel settore ecoturistico sono numerosi, ma in genere di piccole dimensioni. In alcuni casi, i percorsi eco turistici sostenibili sono promossi da Ong impegnate nella cooperazione internazionale. La maggior parte dei turisti responsabili ha tra i 30 e i 40 anni e sono desiderosi di sperimentare un viaggio che sia di scoperta e non solo di spostamento. La base della vita è rappresentata dagli ecosistemi in grado di funzionare naturalmente (foreste, fiumi, suoli, bacini) e dalla biodiversità che ospitano. Ciononostante, molto spesso le attività umane ne pregiudicano la funzionalità causando gravi danni a persone e ai processi ecologici. Gestire responsabilmente le risorse naturali significa impegnarsi nell'adempimento del diritto a un ambiente pulito e salubre e a un ecosistema che possa sostenere la vita delle generazioni presenti e future, come previsto dalla Dichiarazione di Stoccolma (1972) e dalla Conferenza di Rio (1992).


La tutela ambientale è un concetto ampio che comprende al suo interno la gestione sostenibile delle foreste e dei bacini idrici; l'utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili; un corretto e sano smaltimento dei rifiuti; la creazione di attività generatrici di reddito a partire dall'uso responsabile di prodotti animali e vegetali; la salvaguardia della biodiversità attraverso la valorizzazione di specie autoctone e delle aree protette; la promozione di turismo responsabile. Intervenire sulla tutela delle risorse naturali deriva dalla consapevolezza che il danno ambientale sia frutto di una gestione squilibrata e sia pertanto evitabile. L'utilizzo nel lungo periodo delle risorse naturali senza minarne la riproducibilità è possibile solo se accompagnato a pratiche sostenibili che consentono la rigenerazione degli ecosistemi e il perdurare dei processi naturali che sostengono la vita. Tale comportamento si ottiene anche attraverso l'educazione e la formazione delle popolazioni che abitano gli ecosistemi a rischio.


Proteggere l'ambiente significa, quindi, anche operare per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali: accompagnare le comunità nella comprensione dei limiti ecologici entro i quali possono operare e nella stesura di piani di sviluppo locale per sfruttare le risorse naturali garantendone al contempo la conservazione. Con tale approccio, le comunità che abitano gli ecosistemi nei Paesi in via di sviluppo diventano attori chiave nei processi di decentramento politico, i quali delegano alle periferie la fornitura di servizi di base (energia, acqua, gestione dei rifiuti) e la responsabilità delle risorse locali (foreste, bacini idrografici, specie selvatiche). Infine, la tutela dell'ambiente, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, si accompagna spesso a ricadute positive nei processi di crescita socio-economica delle aree interessate: attività produttive di piccola scala che utilizzano le risorse in modo sostenibile per creare reddito realizzano un circolo virtuoso nel quale l'ambiente sostiene le attività economiche e viceversa. Inoltre, spesso sono le entità comunitarie a gestire le reti elettriche rurali, i comitati di bacino a proteggere le fonti e decidere dell'equa spartizione dell'acqua, le comunità locali incaricate della gestione forestale. È quindi importante appoggiare questi attori nell'identificazione di partner strategici, anche al fine di veicolare i principi di trasparenza, integrità e partecipazione.

 
 
Il progetto della Cooperazione italiana in Guatemala
 

Roma, 03 set (Agenzia Nova) - Povertà e ricchezza coesistono in Guatemala: questo Paese possiede uno dei tesori biologici più importanti del pianeta, con 19 ecosistemi, 300 microclimi e più di 30 vulcani. Inoltre ospita anche moltissime aree protette tra cui Antigua, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1979, e Città del Guatemala, con i suoi gioielli dell’architettura coloniale. Infine è anche il cuore dell’archeologia Maya, di cui Tikal è certamente l’esempio più maestoso. In Guatemala, accanto a ladinos e garifuna, esistono 23 gruppi etnici che rimangono però la parte più povera ed esclusa della popolazione. Sono discendenti diretti degli antichi Maya, ognuno con il proprio abbigliamento (traje), una propria lingua e costumi peculiari. La Dgcs, in collaborazione con l’Ong Progetto Continenti, ha avviato nel 2009 un ambizioso progetto, denominato “Dallo sfruttamento turistico allo sviluppo locale: il turismo di comunità in America Centrale. L’esperienza del Guatemala”. L’iniziativa, realizzata in partnership con Aitr (Associazione Italiana Turismo responsabile), Inguat (Instituto Guatemalteco de Turismo), Fenatucgua (Federación Nacional de Turismo Comunitario de Guatemala) e Fundebase (Fundación para el Desarrollo y el Fortalecimiento de las Organizaciones de Base), è nata con l’intento di offrire occasioni di riflessione sul tema del turismo responsabile. In particolare, il progetto ha voluto promuovere e valorizzare l’esperienza del “turismo comunitario” come scelta di viaggio etica e responsabile e opportunità per il viaggiatore di entrare direttamente in contatto con la quotidianità di luoghi e popoli in un’ottica di incontro e scambio reciproco. Il progetto ha prodotto una vera e propria Guida per il turista, nata da un viaggio alla scoperta di un Guatemala lontano dai circuiti turistici tradizionali. Tutti i progetti segnalati nella Guida favoriscono un turismo a beneficio delle popolazioni Maya del Guatemala, che rispetta le bellezze naturali e archeologiche del Paese, ad oggi ancora quasi del tutto incontaminate.