La Cooperazione sanitaria italiana
Le aree di intervento
 

Roma, 08 mag - (Agenzia Nova) - La sanità costituisce uno dei settori prioritari dell’intervento della Cooperazione Italiana poiché, oltre a essere annoverata tra i diritti universali, è la condizione essenziale per lo sviluppo umano ed economico delle popolazioni. Dal punto di vista strategico, la Cooperazione mira al rafforzamento dei sistemi sanitari di base, sostenendo quelle azioni che promuovono misure adeguate a contrastare i fattori di rischio sociali e ambientali, garantire la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, potenziare servizi a favore delle classi più vulnerabili (donne e bambini). L’azione della Cooperazione a sostegno della sanità si avvale di più strumenti: il dono in via bilaterale, per il sostegno generale o settoriale ai governi nazionali e interventi mirati a favore delle comunità o tramite il canale multilaterale, con il sostegno alle principali organizzazioni internazionali attive in campo sanitario (principalmente Oms, Unicef, Unfpa). Per dotarsi di uno strumento adeguato e comprensivo che possa orientare il proprio intervento, la Cooperazione ha elaborato e approvato il documento: “Salute Globale: i principi guida della Cooperazione Italiana”, che viene aggiornato periodicamente per tenere conto dei mutati contesti politici ed economici che influenzano le modalità di intervento. In sintesi, i principi guida prevedono l’accesso universale ed equo ai servizi sanitari, il loro rafforzamento e la partecipazione attiva delle comunità, elemento quest’ultimo indispensabile per aumentare l’efficacia dell’intervento. Sono inclusi la ricerca scientifica, attraverso la promozione del partenariato internazionale, il sostegno ai servizi sanitari in situazioni di emergenza e/o fragilità istituzionale e la collocazione degli interventi nel quadro del processo dell’efficacia dell’aiuto. Particolare enfasi viene riservata alla lotta contro la mortalità materna e infantile tramite il rafforzamento dei sistemi sanitari e lo sviluppo delle risorse umane.


Le principali aree di intervento e le strategie adottate dalla Cooperazione Italiana nel campo sanitario possono essere classificati con riferimento agli Obiettivi del Millennio: Obiettivo del Millennio n. 4: riduzione nel 2015 di due terzi della mortalità sotto i 5 anni. La Cooperazione promuove e sostiene l’allattamento materno, la vaccinazione universale, l'igiene, il trattamento delle malattie più frequenti nell’infanzia, in particolare le diarree, le malattie respiratorie acute e la malaria. Obiettivo del Millennio n. 5: riduzione nel 2015 di tre quarti della mortalità materna registrata nel 1990 e accesso universale alla salute riproduttiva. La Cooperazione italiana opera per il miglioramento dei servizi di base e dei programmi di prevenzione e controllo dei rischi in gravidanza, incentivando l’assistenza al parto con l’impiego di personale adeguatamente formato per promuovere l’accesso alle cure ostetriche di emergenza in caso di complicazioni del parto e del puerperio. Per l’accesso ai servizi di salute riproduttiva la Cooperazione Italiana si avvale di programmi integrati di promozione dei diritti delle donne nei quali sono comprese, tra l’altro, la pianificazione familiare e la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Obiettivo del Millennio n. 6: riduzione della diffusione di Aids, malaria e altre malattie entro il 2015 e accesso universale alle cure per i malati di Aids. La Cooperazione italiana realizza interventi di lotta alle malattie trasmissibili in Paesi a alta endemia (prevalentemente in Africa Sub-sahariana) con il contributo di Ong, Istituti di ricerca e formazione e in collaborazione con l’Oms. Congiuntamente all’Oms, la Cooperazione Italiana ha sostenuto il controllo delle forme di Tubercolosi resistente ai farmaci e ha promosso l’integrazione dei servizi di cura per la Tb e l’Hiv/Aids perseguendo una delle strategie necessarie per ridurre la mortalità derivante dalle due malattie. Di particolare rilievo sono inoltre le attività di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale presso i gruppi a rischio e in particolare presso le bambine e giovani donne e le iniziative rivolte a prevenire la trasmissione del virus Hiv dalla madre sieropositiva al neonato (Pmtct).

 
 
I progetti italiani nel settore sanitario
 

Roma, 08 mag - (Agenzia Nova) -  Nel 2013 le Linee Guida e gli orientamenti di programmazione per il triennio 2013-2015 mantengono tra le priorità settoriali la salute e l’Africa Sub-Sahariana in ambito geografico: su un totale complessivo di stanziamento ordinario pari a 277,71 milioni di euro, il 48% è stato destinato all’Africa sub-sahariana. Nel 2013 l’impegno finanziario complessivo nel settore sanitario è stato di 34.304.085,59 euro come impegni di spesa e di 29.521.277,17 euro di erogato. Quanto ai crediti sanitari, nel 2013 è stato approvato un solo nuovo progetto a favore dell’Ecuador per un importo complessivo di 12 milioni di euro, mentre le erogazioni ammontano a euro 3.173.982,12 a favore di Honduras, Siria e Uruguay. In ambito sanitario, la Cooperazione italiana opera nelle seguenti aree prioritarie di intervento: salute dell’infanzia (Osm n.4); salute materna (Osm n. 5); controllo delle malattie trasmissibili (Osm n. 6); rafforzamento dei sistemi sanitari; malattie sociali e tumori;
efficacia degli aiuti; interventi d’emergenza.


Per quanto concerne la salute dell’infanzia, il quarto Obiettivo del Millennio si pone come meta la riduzione di due terzi, entro il 2015, della mortalità infantile tra i bambini sotto i 5 anni di età a partire dal 1990. La Cooperazione italiana, con iniziative bilaterali e anche attraverso il ricorso all’articolo 15 (sostegno al bilancio nel settore della salute), ha contribuito alla riduzione della mortalità infantile sotto i 5 anni di vita tramite la forte azione a sostegno dei servizi sanitari e la formazione del personale sanitario in Etiopia, Uganda, Mozambico, Sudan e Burkina Faso. In Mozambico, dal periodo 1996-2001 al periodo 2006-2011, il tasso di questo indicatore è diminuito dal 158 al 97 per mille (Ids 2011). A livello specifico, sono promossi e sostenuti: l’allattamento materno, la vaccinazione universale, l'igiene, la nutrizione, il trattamento delle malattie più frequenti nell’infanzia, in particolare le diarree, le malattie respiratorie acute e la malaria. Nel quadro di un paese come l’Afghanistan, dove la mortalità infantile, pur essendo stata ridotta negli ultimi 4 anni, rimane molto elevata (91%), la Cooperazione italiana contribuisce alla salute dell’infanzia attraverso un sostegno integrato volto al miglioramento dei servizi erogati da alcune strutture specialistiche preposte allo scopo (in particolare l’Ospedale Pediatrico Mofleh che dipende dall’Ospedale Regionale di Herat) realizzando sia attività che generano immediati benefici sia attività volte a creare condizioni di maggiore sostenibilità delle strutture interessate. Sempre nella stessa provincia e nel medesimo ambito di cure, nel 2013 con un finanziamento a Unfpa è stata avviata una nuova iniziativa per la protezione della salute delle donne e dei bambini di 3 distretti di difficile accesso. Inoltre, nell’autunno 2013 è iniziato, con un finanziamento all’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), un progetto di miglioramento delle cure presso l’Ospedale Esteqlal di Kabul specializzato nelle cure gineco-ostetriche e neonatali.
 

Nel campo della salute materna, il quinto Obiettivo di Sviluppo del Millennio prevede la riduzione di tre quarti della mortalità registrata nel 1990 entro il 2015 e l’accesso universale alla salute riproduttiva. In tale contesto, nel 2013 la Cooperazione italiana ha collaborato con i partner nei paesi che registrano elevati indici di mortalità materna, operando per il miglioramento dei servizi di base e dei programmi di prevenzione e controllo dei rischi in gravidanza, incentivando l’assistenza al parto con l’impiego di personale di idonea qualificazione coadiuvato da volontari di comunità e promuovendo l’accesso alle cure ostetriche di emergenza in caso di complicazioni del parto e del puerperio. In Mozambico, la stima del tasso di mortalità materna nel 2011 è di 408 per 100 mila nati vivi, dato immutato rispetto a quello del 2003, che dimostra la difficoltà a mitigare efficacemente questo importante problema di salute pubblica. In una vasta area africana che va dal Sudan al Kenya, Uganda e Repubblica democratica del Congo è stato incentivato il ricorso alle cure prenatali attraverso la formazione ecografica di personale infermieristico (azione di task shifting - indicazione della Dichiarazione di Kampala) nonché attraverso intense attività di formazione di ostetriche. Per quanto riguarda l’accesso ai servizi di salute riproduttiva, la Cooperazione italiana si avvale inoltre di programmi integrati di promozione dei diritti delle donne nei quali sono comprese, tra l’altro, la pianificazione familiare, la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, la lotta alle Mutilazioni genitali femminili.
 

Quanto al controllo delle malattie trasmissibili, il sesto Obiettivo di Sviluppo del Millennio si propone di fermare e ridurre la diffusione di Aids, malaria e altre malattie entro il 2015, oltre a garantire l’accesso universale alle cure per i malati di Aids. Per quanto riguarda la Cooperazione italiana, questo settore è quello che ha maggiormente risentito della riduzione dei fondi. Risentono della mancanza di fondi anche i programmi in collaborazione con l’Oms, attraverso i quali la Cooperazione sosteneva il controllo delle forme di Tubercolosi farmacoresistenti promuovendo l’integrazione dei servizi di cura per la Tb e l’Hiv/Aids che rappresenta una delle strategie necessarie per ridurre la mortalità derivante da dette malattie. Di particolare rilievo sono le attività in corso in Tanzania mirate alla prevenzione della trasmissione del virus Hiv dalla madre sieropositiva al neonato (Pmtct) e la realizzazione di un laboratorio ad elevata sicurezza biologica per l’isolamento dei virus delle febbri emorragiche ad alta contagiosità. La tubercolosi è una delle principali problematiche sanitarie in Afghanistan, dove le conseguenze della malattia sono esacerbate da anni di conflitto, sottosviluppo e sfollamenti di massa. In questo contesto, la Cooperazione italiana contribuisce alla realizzazione del Programma nazionale per il Controllo della tubercolosi attraverso un finanziamento all’Oms utilizzato per potenziare i servizi diagnostici e terapeutici ponendo un’attenzione particolare alle categorie più svantaggiate e vulnerabili e ai casi resistenti. In Burkina Faso è in corso un programma di Lotta alla malaria attraverso il controllo della diffusione della malattia nelle donne e nei bambini e la prevenzione delle complicazioni delle crisi malariche.
 


Per quel che concerne il rafforzamento dei sistemi sanitari, la Cooperazione italiana, anche in collaborazione con le Regioni, gli Enti Locali e le Ong, ha operato per migliorare la qualità e la quantità dell’assistenza fornita dalle strutture sanitarie e per garantire l’accesso alle cure alle popolazioni e ai gruppi più vulnerabili. Continua l’assistenza tecnica in Etiopia dedicata al funzionamento dei sistemi d’informazione sanitaria e alla programmazione, gestione e finanziamento dei sistemi di servizi. In Repubblica democratica del Congo si è appena concluso un progetto a sostegno dei servizi sanitari distrettuali la cui valutazione finale ha dato esiti molto positivi. In alcuni paesi a medio reddito la Dgcs è impegnata nella realizzazione di interventi ospedalieri che riguardano sia il miglioramento infrastrutturale che la formazione del personale medico e infermieristico anche utilizzando lo strumento del credito d’aiuto (Giordania, Siria -prima della crisi-, Kosovo, Mozambico, Egitto, Iraq). In Albania, attraverso due programmi (Riabilitazione ed equipaggiamento di 5 Poliambulatori e Potenziamento del Centro traumatologico nazionale di Tirana) si è cercato di migliorare le condizioni di lavoro delle strutture sanitarie del Paese, così come è avvenuto nel Salvador e in Honduras dove il sostegno all’Ospedale di Chalchuapa e all’Hospital Maria, ha contribuito ad offrire servizi sanitari di migliore qualità. Con gli indicatori economici e sociali tra i più bassi al mondo (172 su 187 Paesi nell’Indice di Sviluppo Umano di Undp), la situazione del sistema sanitario in Afghanistan è particolarmente difficile. Inserito nel quadro dei programmi sanitari nazionali, il contributo italiano è indirizzato al miglioramento di alcune strutture ospedaliere e sanitarie di base nell’area di Kabul ed Herat realizzando attività dirette al rafforzamento dell’organizzazione e della gestione, allo sviluppo infrastrutturale, alla fornitura di beni strumentali, alla formazione specialistica e di base ad esempio nel trattamento delle ustioni negli Ospedali di riferimento nazionale Esteqlal e Indira Gandhi di Kabul e Regionale di Herat. In Mozambico, il Programma “Sostegno allo sviluppo delle Risorse Umane del Settore Sanitario” è finalizzato a sostenere l’incremento del volume e della qualità dei servizi sanitari con focalizzazione nelle Province di Sofala e Maputo, tradizionali aree di presenza della Cooperazione Italiana. Il programma ha finora finanziato 24 corsi di livello medio per tecnici sanitari, 56 borse di studio universitarie e 12 seminari di formazione continua. Inoltre, ha riabilitato le infrastrutture degli istituti di formazione interessati a Maputo e nella provincia di Sofala, fornendo loro anche materiali didattici e informatici e mezzi di trasporto. In Iraq la cooperazione sanitaria si è concentrata sul trasferimento di know-how al personale ospedaliero grazie a contributi dati ad alcune Istituzioni Universitarie italiane o allo sviluppo di gemellaggi fra Aziende Ospedaliere irakene e italiane. La Cooperazione italiana, inoltre, partecipa al processo dell’International Health Partnership in Etiopia, Mozambico, Kenya, Sudan e Uganda mirato ad armonizzare i contributi dei donatori alle priorità dei Paesi utilizzando in misura sempre crescente lo strumento del contributo al bilancio generale dello Stato e settoriale per rafforzare i sistemi sanitari e incrementare l’efficacia dell’aiuto allo sviluppo. Si conferma la constatazione che non sempre i Paesi beneficiari sono in grado di gestire con trasparenza i finanziamenti derivanti dal Budget support. Ad esempio in Kenya e Sudan è possibile intervenire solo con interventi bilaterali in gestione diretta. In Palestina, dopo una fase critica di circa due anni, è stato approvato nel 2013 un vasto programma di rafforzamento del sistema di salute di base nelle aree Sud del Paese. Con il supporto della Seconda Università di Napoli, è stato avviato un programma di formazione di chirurgia mini invasiva per i sei principali ospedali della Palestina.
 

Nel settore d’intervento legato alle malattie sociali e tumori, a seguito della dichiarazione delle Nazioni Unite del settembre 2011, le malattie degenerative sono diventate una priorità della salute globale. La Cooperazione italiana opera da anni per la prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie sociali e dei tumori, nell’ambito del suo generale sostegno ai sistemi sanitari nazionali. Di particolare rilievo sono i programmi di controllo del cancro al seno in corso in Tunisia dove si è appena concluso con ottimi risultati e in Palestina. Nell’ambito dell’efficacia degli aiuti, in tutti i paesi in cui oper la Cooperazione italiana partecipa, anche in campo socio-sanitario, alle varie attività volte a favorire l’armonizzazione dell’aiuto da parte dei donatori, secondo i principi definiti nella “Dichiarazione di Parigi”. In diversi paesi, tra cui Kenya, Uganda, Sudan, Etiopia e Mozambico, la Cooperazione italiana, partecipa con gli altri donatori e con la società civile ed i governi alla elaborazione di piani nazionali e locali di sviluppo non solo in seno al settore sanitario, ma anche nel collegamento tra questo e gli altri settori dello sviluppo. In Mozambico, ad esempio, il Prosaude è un Fondo comune di supporto diretto al bilancio dello Stato nel settore della salute. Il suo fine è la realizzazione del Piano Sanitario Nazionale 2013-2017 e dei suoi piani settoriali annuali, oltre all’obiettivo più di ampio raggio di rafforzare la capacità dello Stato di gestione del proprio sistema sanitario. Il Prosaude è gestito direttamente dal Ministero della Salute del Mozambico, in collaborazione con un gruppo di organismi di finanziamento bilaterali e multilaterali, in linea con i principi definiti ad Accra, Parigi e Busan per l’armonizzazione, l’allineamento e il rispetto della titolarità (ownership) nelle politiche di cooperazione allo sviluppo. Il Prosaude prevede meccanismi di monitoraggio, verifiche regolari del progresso nelle diverse attività e meccanismi di dialogo regolare fra donatori e Governo. Grazie ai successi raggiunti, nell’ambito della cooperazione sanitaria è considerato un modello per altri paesi in via di sviluppo. Le attività di coordinamento mensili interdonatori e governo-donatori condotte in Afghanistan hanno compiuto notevoli passi avanti. Per la definizione e l’implementazione delle attività settoriali il Ministero della Sanità Pubblica ha recentemente istituito 10 Commissioni di lavoro che vedono la partecipazione dei donatori e delle Agenzie delle Nazioni Unite. In Palestina il coordinamento in ambito europeo è particolarmente intenso in vista del processo di programmazione congiunta previsto per il 2016. In questa ottica l’Italia ha ripreso il ruolo di leader del settore salute.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gli interventi d'emergenza 
 

Roma, 08 mag (Agenzia Nova) -  Nel settore degli interventi di emergenza nel 2013 la Cooperazione italiana è intervenuta in varie situazioni di emergenza o di conflitto in Asia (Afghanistan, Pakistan), Medio Oriente (Palestina, Siria, Libano), Africa (Somalia, Rdc, Mali, Kenya e Mozambico), in collaborazione con Ong italiane o con le Nazioni Unite per assicurare la funzionalità minima dei servizi sanitari e nutrizionali essenziali nelle aree di crisi e di afflusso di rifugiati e sfollati. In Palestina le attività di emergenza riguardanti il settore della salute hanno permesso di migliorare le condizioni di salute della popolazione della striscia di Gaza. Inoltre in Area C a Beit Jalla è stata realizzata una clinica mobile per ovviare al divieto di costruire nuovi edifici dall’Autorità israeliana.
 

In risposta alla crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana, la Cooperazione italiana è intervenuta tempestivamente per recare sollievo alle sofferenze della popolazione mettendo a disposizione un volo umanitario in collaborazione con l’Ong Intersos, che ha trasportato teli di plastica, taniche e serbatoi per l’acqua, zanzariere, kit igienici e forniture sanitarie per assistere circa 85 mila persone in 26 campi nell’area di Bangui; un contributo milione di euro è stato destinato al settore della sanità e della sicurezza alimentare. La risposta italiana rientra nell’ambito dell’appello internazionale lanciato dalle Nazioni Unite per un ammontare complessivo di 551 milioni di dollari e volto a fornire assistenza umanitaria alla popolazione centrafricana. In risposta all’aggravarsi dell’epidemia di febbre emorragica causata dal virus Ebola in Guinea, nell’aprile 2014 la Cooperazione italiana si è attivata per sostenere il piano di risposta epidemiologica urgente lanciato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’ appello dell’Oms - del valore complessivo di 2 Milioni di dollari Usa - prevede lo svolgimento di attività di controllo della diffusione del virus in collaborazione con il Ministero della Salute guineano, che dal gennaio scorso ha registrato 122 casi sospetti e 80 morti in diverse aree nel sud del paese (distretti di Guekedou, Macenta e Kissidougou), con casi accertati anche nella capitale Conakry. Il contributo italiano intende contribuire alla riduzione del tasso di mortalità e morbilità nelle zone del paese colpite dal virus, attraverso la realizzazione delle seguenti attività: invio urgente di esperti e forniture mediche a supporto delle attività di coordinamento, controllo e prevenzione dell’infezione e di quelle di diagnostica di laboratorio per il monitoraggio e l’isolamento dei possibili focolai di virus ebola; fornitura di medicine, equipaggiamento medico e materiale necessario per l’isolamento dei pazienti e per l’adozione delle misure sanitarie intese a proteggere il personale; rafforzamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica nelle aree colpite e in quelle dei paesi confinanti, in particolare Sierra Leone e Liberia, al fine di prevenire una ulteriore diffusione dell’epidemia; attività di coordinamento e supporto logistico con gli altri partner coinvolti nella risposta d’emergenza (Croce Rossa, Unicef e Medici Senza Frontiere).
 

In Siria la Cooperazione italiana ha stanziato nel settembre 2013 un contributo di 1,2 milioni di euro a seguito della decisione del Governo giordano di aprire un nuovo campo profughi nei pressi della città di Azraq, nel governatorato di Zarqa, verso il confine con l’Arabia Saudita. Il contributo prevede la fornitura e l’istallazione di una struttura prefabbricata, che dovrà essere allestita dalla Protezione Civile italiana come ospedale da campo al fine di migliorare l’assistenza sanitaria ai profughi siriani ospitati nel campo di Azraq. L’iniziativa s’inquadra in un più ampio progetto finanziato e coordinato a livello europeo e finalizzato alla creazione di un Health Centre nel nuovo campo di Azraq. Il progetto sarà realizzato in collaborazione con il Monitoring and Information Centre (Mic) della Commissione Europea (Direzione Generale Echo), con vari partner Ue e con la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e Mezze Lune Rosse (Ficross).
 

Infine, in Iraq la Cooperazione italiana ha deciso di destinare un contributo multilaterale di emergenza di 150 mila euro alla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ficross) per sostenere il piano d’azione lanciato a seguito delle violenze registrate a partire dal gennaio 2014 nella Provincia occidentale di Al Anbar. Il piano di emergenza della Ficross è svolto di concerto con la Mezza Luna Rossa irachena ed il Comitato Internazionale della Croce Rossa per fornire assistenza a 25 mila persone per un periodo di tre mesi. In particolare, il piano prevede il rafforzamento delle capacità della Mezza Luna Rossa irachena attraverso incentivi per il personale, nonché supporto tecnico e formazione al fine di assicurare un’efficace risposta all’emergenza umanitaria in atto. Saranno, inoltre, assicurati interventi di assistenza alla popolazione sfollata da Fallujah, Al Saqlawiya e Al-Ramadi, attraverso la fornitura di beni di prima necessità a circa 2.000 famiglie e la distribuzione di razioni alimentari per un mese a 5.000 famiglie vulnerabili. Sempre in Iraq, nel settembre 2013 la Dgcs ha deciso di destinare un contributo multilaterale di emergenza al Cicr di 500 mila euro per sostenere l’Appello di emergenza dell’Organismo per l’Iraq, volto a mitigare gli effetti negativi della perdurante instabilità e violenza in atto nel Paese. Nel 2014 continuerà la collaborazione con le Autorità per rafforzare le capacità di risposta ai bisogni delle comunità locali vulnerabili, in termini di igiene, salute pubblica e cure mediche.