Presidenza italiana dell'Ue
Il semestre italiano nel settore Sviluppo  
 

Roma, 05 ago - (Agenzia Nova) - Il primo luglio 2014 è iniziato il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (Ue), che si concluderà il 31 dicembre 2014. Per quanto riguarda il settore Sviluppo, il semestre cade in un momento cruciale per l’agenda internazionale, con l’avvicinarsi della scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg) e dell’importante appuntamento di Expo 2015, il cui tema scelto, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita", costituisce un terreno comune con le attività della Cooperazione italiana. Nel corso del semestre, a novembre, si terrà inoltre a Roma la seconda Conferenza internazionale sulla Nutrizione, co-organizzata da Fao e Oms, a testimonianza di come il tema della sicurezza alimentare e nutrizionale rappresenti una priorità tradizionale per l’Italia, utile anche a creare sinergie con Expo 2015. In tale contesto, nel corso del semestre di Presidenza l’Italia coordinerà l’azione dell’Ue verso il negoziato sulla nuova Agenda post-2015 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs), mirando alla definizione di una posizione comune degli Stati membri sugli aspetti di maggior rilievo. Un primo importante risultato in questo senso è stato raggiunto con l’adozione, lo scorso 2 giugno, di una nuova Comunicazione della Commissione Ue sul tema, che riflette pienamente le priorità italiane per quanto riguarda sicurezza alimentare, “gender”, inclusività, migrazione e sviluppo, “rule of law” e “good governance”. Obiettivo ulteriore che si auspica di ottenere nel corso del semestre italiano è l’adozione di Conclusioni del Consiglio che possano fornire un quadro di riferimento comune in vista del negoziato internazionale vero e proprio sui nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile che si aprirà nel 2015.

 
Per valorizzare l’azione italiana rispetto ai temi dello sviluppo, il semestre di Presidenza si è aperto con una riunione informale del Consiglio dei Ministri dello Sviluppo, che si è tenuto a Firenze il 14 e 15 luglio e ha attribuito la priorità ai temi della sicurezza alimentare e nutrizionale, del nesso migrazione e sviluppo e del ruolo del settore privato nello sviluppo. La Presidenza italiana sarà infine chiamata ad individuare le modalità di attuazione della recente Comunicazione sul ruolo del settore privato nello sviluppo, che sottolinea l’apporto fondamentale del settore privato europeo nella crescita economica dei Paesi partner e quindi nell’obiettivo di eradicazione della povertà. L’obiettivo sarà quello di concordare Conclusioni del Consiglio sulle azioni concrete dell’Ue per il sostegno del settore privato nei Paesi partner e per le modalità di collaborazione col settore privato europeo. Ulteriore obiettivo sarà quello di lanciare un foro di dialogo delle istituzioni Ue col settore privato per concordare le modalità più idonee di collaborazione. Infine, per accrescere la visibilità dell’azione della Cooperazione italiana e sensibilizzare l’opinione pubblica, è in corso di definizione, in collaborazione con differenti partner (Organizzazioni internazionali, Ong, sistema delle cooperative), un cartellone di eventi “collaterali” sul territorio sulle tematiche dello sviluppo, anche in previsione della partecipazione del sistema di Cooperazione ad Expo 2015.
 
 
I temi prioritari del semestre italiano
 

Roma, 05 ago - (Agenzia Nova) -  Migrazione e mobilità sono due temi determinanti per lo sviluppo e fortemente interconnessi con altri settore quali l'istruzione, la salute, i diritti umani, gli aiuti per lo sviluppo, la riduzione del rischio di catastrofi, lo sviluppo rurale e urbano, la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace. Come uno delle più potenti e immediate strategie di riduzione della povertà, il tema delle migrazioni è connesso al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Mdg) e costituisce parte integrante dello sviluppo sostenibile, in vista della discussione sull’Agenda per lo sviluppo post-2015. Nel mondo ci sono circa 232 milioni di migranti, che si stima aumenteranno di altri 30 milioni entro il 2030. Le rimesse verso i Paesi in via di sviluppo sono state stimate in circa 300 miliardi di euro nel 2013, il triplo del volume dei bilanci globali destinati agli aiuti allo sviluppo, mentre i risparmi dei Paesi in via di sviluppo derivanti dalla diaspora di migranti che vivono in Paesi ad alto reddito sono stimati essere superiori ai 367 miliardi di euro. Se ben governata, la migrazione può contribuire allo sviluppo umano dei migranti e delle loro famiglie, promuovendo opportunità di sviluppo sia nei Paesi di destinazione che in quelli di origine. La mobilità e la migrazione possono stimolare, ad esempio, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro e possono agire come strumento essenziale di recupero da shock economici e ambientali.

 
Tuttavia, il nesso migrazione-sviluppo è assai complesso e richiede politiche specifiche per affrontare le sfide dello sviluppo. Anche se la migrazione ha un impatto cruciale per la cooperazione allo sviluppo e un grande potenziale per lo sviluppo sostenibile, la cooperazione internazionale ha finora trattato la migrazione come un problema marginale. Massimizzare i benefici delle migrazioni va oltre la cooperazione allo sviluppo ed è fondamentalmente nel conferire una coerenza nelle politiche per lo sviluppo. Alla luce di tutto ciò, il Consiglio Sviluppo dell'Ue riconosce che la migrazione dovrebbe essere considerata un fattore di crescita inclusiva e sostenibile nell’ottica delle discussioni per il Post-2015 e che le rimesse e gli investimenti provenienti dalla diaspora sono fonti innovative di finanziamento per gli Obiettivi post-2015. Vi è infatti un crescente consenso sul fatto che la migrazione debba essere integrata nel programma di sviluppo post-2015 a livello globale, come riconosciuto nel documento finale approvato al termine della riunione ad alto livello delle Nazioni Unite sulla migrazione internazionale e lo sviluppo del 2013. Per questo, come riconosciuto nella Comunicazione della Commissione europea sull’Agenda di sviluppo post-2015, è necessario seguire un triplice approccio al tema: in primo luogo, l'integrazione dei diversi aspetti legati alla migrazione può essere meglio attuata attraverso una varietà di obiettivi e traguardi relativi, ad esempio, alla riduzione della povertà, alla crescita economica, al lavoro dignitoso, a società più inclusive, alla lotta alla disuguaglianza, all'istruzione e alla salute; in secondo luogo, gli obiettivi e gli indicatori dovrebbero essere disaggregati per gruppi vulnerabili, tra cui i migranti e i rifugiati; infine le discussioni post-2015 offrono la possibilità di concordare obiettivi specifici volti, ad esempio, a migliorare le condizioni dei migranti, riducendo i costi delle rimesse e creando delle partnership con gli esponenti della diaspora, riconoscendo loro il ruolo di promotori attivi dello sviluppo.
 
 
Verso un'agenda di sviluppo post 2015
 

Roma, 05 ago (Agenzia Nova) - Quella attuale è una fase cruciale per la discussione sui nuovi Obiettivi di sviluppo per il post-2015. Proprio nel mese di luglio il Gruppo di lavoro sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs) ha infatti adottato per acclamazione 17 obiettivi che saranno sottoposti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel mese di settembre, inaugurando così l’ultima fase delle negoziazioni che condurranno all’adozione dell’Agenda di sviluppo delle Nazioni Unite post-2015. Il risultato dei lavori preparatori riflette in diversi punti le priorità già individuate dall’Ue e dai suoi Stati membri, compresi gli obiettivi in campo ambientale, nonché in settori quali l'accesso alla giustizia e il funzionamento delle istituzioni. Con il lancio, probabilmente a partire dalla fine del 2014, dei negoziati intergovernativi che porteranno al vertice del 2015, l'Ue è chiamata quindi ad avviare negoziati dettagliati per definire obiettivi e traguardi precisi. Ciò richiederà continue discussioni interne durante il corso del 2014, basandosi sul contenuto della comunicazione della Commissione del 2 giugno e tenendo conto del dibattito in seno alle Nazioni Unite. L'obiettivo è quello di adottare delle conclusioni del Consiglio entro la fine dell'anno, al fine di fornire una posizione dell'Ue chiara e dettagliata in vista dei negoziati nel vertice 2015. La proposta della Commissione contenuta nella Comunicazione del 2 giugno invita, in particolare, ad affrontare questioni di interesse globale quali la povertà, la disuguaglianza, la salute, la sicurezza alimentare, l'istruzione, la parità di genere, l'acqua, l'energia sostenibile, il lavoro dignitoso, la crescita inclusiva e sostenibile, il consumo e la produzione sostenibili, la biodiversità, il degrado del suolo, il mare e gli oceani. Il quadro post 2015 dovrebbe inoltre adottare un'impostazione basata sui diritti e occuparsi di giustizia, uguaglianza ed equità, buon governo, democrazia e stato di diritto, mirando a società pacifiche e libere dalla violenza. La Comunicazione sarà discussa dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento europeo. L'esito di questa discussione servirà per orientare la posizione dell'Ue nei negoziati a livello delle Nazioni Unite e contribuirà alla preparazione della relazione del Segretario Generale dell'Onu sul quadro post 2015, che sarà pubblicata nel corso di quest'anno. Il documento individua le seguenti aree prioritarie in vista dell’Agenda di sviluppo post 2015: riduzione dalla povertà; lotta alle disuguaglianze; sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile; salute; educazione; uguaglianza di genere ed empowerment delle donne; stato di diritto, democrazia e governante; acqua e servizi igienici; energia sostenibile; occupazione e lavoro dignitoso per tutti; crescita inclusiva e sostenibile.

 
 
Quanto alla prima priorità, l’obiettivo di eradicare la povertà un tema centrale della Dichiarazione del Millennio. Il lavoro iniziato attraverso i Mdg deve essere completato e rafforzato, attraverso una visione multidimensionale della povertà che affronti le sue molteplici cause in tutti i Paesi. Gli obiettivi settoriali da raggiungere saranno: eliminare la povertà estrema; ridurre la percentuale di persone vulnerabili alla povertà estrema e che vivono con meno di due dollari al giorno; ridurre la percentuale di persone che vivono al di sotto di soglie di povertà nazionali, comprese le persone appartenenti a gruppi vulnerabili; ridurre i costi delle rimesse e della migrazione; garantire i diritti della terra, dei beni immobili e degli altri beni; costruire la resilienza e ridurre le morti e le perdite economiche causate da disastri. Per quanto concerne la lotta alle disuguaglianze, società più inclusive ed eque hanno più probabilità di vivere in pace, di generare sviluppo e crescita sostenibile a lungo termine e di recuperare più velocemente dalle crisi economiche. I benefici della crescita e dello sviluppo devono essere ampiamente condivisi a beneficio di tutti i membri del società. L'Agenda post-2015 dovrà quindi promuovere adeguati investimenti in tutte le persone, in particolare quelle più svantaggiate, sulla base di pari diritti e pari opportunità, fornendo un accesso sicuro e non discriminatorio al reddito ai servizi sociali. Riguardo al terzo punto, garantire la sicurezza alimentare e contrastare la malnutrizione può impedire la trasmissione intergenerazionale della povertà e richiede l'accesso dei piccoli agricoltori -in particolare delle donne - alla terra, alle risorse, agli investimenti, ai mercati, al cibo nutriente e ad adeguati sistemi sanitari. Il nuovo quadro di sviluppo globale deve inoltre promuovere l’agricoltura e la pesca sostenibile e l'uso efficiente delle risorse. L'agricoltura e la pesca sostenibile sono fondamentali per lo sviluppo e per la sicurezza alimentare sostenibile, nonché per garantire un efficace adattamento ai cambiamenti climatici. Tra gli obiettivi settoriali: garantire l'accesso a cibo sicuro, sufficiente, accessibile e nutriente per sradicare la fame; porre fine alla malnutrizione, all’arresto della crescita dei bambini e allo spreco alimentare; migliorare la produttività dell'agricoltura, della pesca e l'acquacoltura in modo sostenibile; ridurre la perdita e lo spreco di cibo.
 
 
Nel campo della salute, intesa come “benessere” e non solo come “assenza di malattia”, si dovrà perseguire il raggiungimento di un’equa e universale copertura sanitaria di qualità. I potenziali obiettivi individuati sono: ridurre la mortalità infantile e materna e garantire una sicura riproduzione sessuale a livello universale; ridurre l’impatto delle malattie trasmissibili e non trasmissibili; raggiungere una copertura universale efficace ed equa ai servizi sanitari di qualità. Quanto all’educazione, l'accesso all'istruzione e ad una formazione di qualità per tutti i bambini, i giovani e gli adulti è un diritto umano fondamentale nel promuovere la cittadinanza attiva consentire alle società basate sulla conoscenza e innovativo. Tra gli obiettivi individuati: garantire l'accesso e il completamento dei cicli di istruzione di base; ridurre il tasso di analfabetismo tra la popolazione adulta; eliminare le disuguaglianze in materia di istruzione; rafforzare i legami tra istruzione, ricerca, innovazione, promozione e condivisione di conoscenza. L'uguaglianza di genere l'empowerment delle donne e il pieno godimento dei diritti da parte delle donne e delle ragazze in tutti i Paesi sono condizioni essenziali per lo sviluppo sostenibile, l'eliminazione della povertà e per affrontare il lavoro incompiuto dei Mdg. I temi principali in questo settore riguardano il mantenimento di un elevato impegno politico e il riconoscimento che l’empowerment e i diritti umani delle donne rappresentano una responsabilità universale; il rafforzamento dello Stato di diritto, la democrazia e la governance; l’aumento degli investimenti in parità di genere e attività di responsabilizzazione delle ragazze. I principali obiettivi settoriali prevedono: la prevenzione e l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze; la fine di ogni forma di discriminazione contro le donne; l’aumento della rappresentanza , la partecipazione e la leadership delle donne nei processi decisionali, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti; l'accesso universale e paritario delle donne ai servizi essenziali. Nel settore acqua e servizi igienici, il quadro di sviluppo post-2015 deve promuovere l'accesso ai servizi igienici, al fine di ottenere l'accesso universale all'acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari; migliorare la gestione integrata delle risorse idriche; migliorare l'efficienza idrica in tutti i settori; migliorare la qualità delle acque e ridurre l'inquinamento.
 
 
Per quel che concerne l’energia sostenibile, promuovere sistemi energetici sostenibili a bassa emissione di carbonio può portare ad enormi vantaggi in termini di riduzione della povertà, sviluppo sostenibile e lotta ai mutamenti climatici. In particolare, la nuova Agenda post-2015 dovrà garantire l'accesso universale a servizi energetici moderni; aumentare il tasso globale di miglioramento dell'efficienza energetica; aumentare la quota di energia rinnovabile nel mix energetico globale; abolire progressivamente i sussidi ai combustibili fossili dannosi per l'ambiente. Occupazione e lavoro dignitoso per tutti. L’offerta di un lavoro dignitoso è essenziale per contrastare la povertà e contribuire alla parità di genere , l'equità, la giustizia, la pace e la sicurezza. La creazione di posti di lavoro dignitosi, soprattutto in una prospettiva di sviluppo a lungo termine, rafforza inoltre la crescita. Un’attenzione particolare dovrà essere inoltre dedicata alle persone con disabilità, e la qualità del lavoro formale e informale. Tra gli obiettivi indicati, l’aumento dei posti di lavoro dignitosi e dei mezzi di sussistenza sostenibili per i giovani, gli anziani, le donne e tutti i gruppi vulnerabili; aumentare la quota di occupazione produttiva e il lavoro dignitoso nell'ambito dell'occupazione totale, in linea con i pilastri del lavoro dignitoso stabiliti dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo); aumentare la copertura di piani di protezione sociale e la progressiva attuazione di maggiori garanzie sociali; proteggere i diritti dei lavoratori migranti e sfollati nel rispetto delle norme e degli standard previsti dall’Ilo. Crescita inclusiva e sostenibile. La riduzione della povertà a lungo termine e la prosperità condivisa per tutti richiede una crescita inclusiva e sostenibile che garantisca la creazione di posti di lavoro dignitosi, attraverso l'efficienza delle risorse, e degli sforzi per attenuare i cambiamenti climatici. Le questioni fondamentali riguardano la promozione di un ambiente favorevole all'imprenditorialità, alle imprese, al commercio, agli investimenti e all'innovazione.
 
 
Il ruolo del settore privato
 

Roma, 05 ago - (Agenzia Nova) - Nei Paesi in via di sviluppo il settore privato rappresenta il 90 per cento circa dei posti di lavoro e riveste quindi un ruolo centrale nella lotta contro la povertà. Il suo contributo è inoltre importante per gli investimenti nella produzione agricola sostenibile, soprattutto se si pensa che entro il 2050 il mondo sarà abitato da nove miliardi di persone. Il settore privato, grazie all’innovazione e agli investimenti in soluzioni a basse emissioni di carbonio orientate a un uso efficiente delle risorse, è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano nella transizione verso un’economia verde inclusiva. Grazie alle potenzialità di generare una crescita inclusiva e sostenibile nei paesi in via di sviluppo, gli attori privati – imprese, intermediari finanziari, associazioni e organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro – assumono un ruolo sempre più attivo ai fini dello sviluppo, sia come finanziatori che come partner di governi, organizzazioni non governative (Ong) e donatori. Nell’ultimo decennio la Commissione ha erogato in media 350 milioni di euro l’anno per lo sviluppo del settore privato; questo importo, sommato all’assistenza allo sviluppo e agli investimenti privati degli Stati membri, fa dell’Unione un attore chiave del processo di sviluppo del settore privato dei paesi partner. Con la creazione di strumenti finanziari regionali combinati, la Commissione ha cominciato inoltre a introdurre nuovi sistemi per realizzare gli obiettivi di sviluppo nel settore privato. L’uso strategico delle sovvenzioni le consente di attrarre ulteriori risorse a sostegno degli investimenti infrastrutturali e dell’accesso al credito a beneficio di micro, piccole e medie imprese. L’Unione comincia inoltre a ricorrere a strumenti finanziari innovativi, come le garanzie, per spronare le banche commerciali a concedere prestiti alle Pmi e per attrarre capitale di rischio nei fondi che concedono prestiti alle Pmi o investono in progetti di efficienza energetica delle Pmi. Il coinvolgimento del settore privato quale fonte di finanziamento è inoltre favorito dal diffondersi di strumenti combinati in collaborazione con le istituzioni finanziarie per lo sviluppo. La presente comunicazione riporta una serie di esempi di interventi riusciti dell’Unione a sostegno dello sviluppo del settore privato, che possono ispirare azioni future.

 
Per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo del settore privato, la Commissione è determinata a rimanere un importante partner di governi e associazioni di categoria dei paesi in via di sviluppo: il suo intento è facilitare un contesto commerciale che favorisca la crescita dell’imprenditoria locale e la creazione di posti di lavoro dignitosi in grado di generare entrate pubbliche e permetta di sfruttare le opportunità offerte da mercati mondialmente integrati. A tal fine la Commissione cercherà nuovi modi per sfruttare le potenzialità del settore privato in quanto partner finanziario, agente esecutivo, consulente e intermediario. Lo scopo è rendere più efficace e efficiente il sostegno dell’Ue, non solo per quanto riguarda lo sviluppo del settore privato locale, ma anche in altri ambiti della cooperazione allo sviluppo: energie sostenibili, agricoltura e agroindustria sostenibili, infrastrutture digitali e fisiche, ecologia e settori sociali. Il sostegno dell’Unione allo sviluppo del settore privato e il suo impegno nei confronti degli attori privati locali e internazionali sarà guidato da una serie di principi chiari, che si propongono come fonte di ispirazione per gli Stati membri, le istituzioni finanziarie e altri partner dello sviluppo dell’Ue: dare centralità all’occupazione, all’inclusione e alla riduzione della povertà: i programmi e i partenariati vanno concepiti in modo da contribuire alla riduzione della povertà (per esempio tramite la creazione di posti di lavoro dignitosi, migliori condizioni occupazionali, una transizione progressiva dall’economia informale a quella formale) e all’autoaffermazione economica di donne e ragazze, giovani e gruppi vulnerabili; adottare un approccio differenziato.. Il settore privato ricopre realtà molto disparate: imprenditoria individuale, grandi multinazionali, istituti finanziari, imprese che generano profitti, imprese sociali incentrate sugli individui, cooperative, organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro. Questi soggetti possono operare su base locale, nazionale, regionale o internazionale, in aree rurali o urbane, nel settore formale o informale e in contesti nazionali estremamente diversi. Il loro contributo allo sviluppo risponde pertanto a condizioni e incentivi diversi e necessita di conseguenza un sostegno e un impegno differenziati; creare opportunità grazie a soluzioni di mercato: se da un lato l’intervento dei donatori non deve falsare le condizioni di mercato, dall’altro l’assistenza va messa ulteriormente a frutto quale fattore in grado di stimolare lo sviluppo dei mercati nei paesi partner. È ancora in parte poco sfruttata la possibilità di offrire opportunità commerciali agli imprenditori locali nel quadro di programmi di sostegno improntati al mercato – che coinvolgono per esempio le imprese locali come partner esecutivi o fornitori di lavori e servizi – o di programmi sociali che trasferiscono risorse monetarie – le quali, rispetto alle risorse in natura, offrono il vantaggio di sostenere il potere d’acquisto e quindi la domanda delle popolazioni a basso reddito; seguire criteri chiari per la concessione del sostegno diretto a attori privati: laddove l’aiuto pubblico allo sviluppo è inequivocabilmente giustificato per gli interventi di meso e macrolivello, al microlivello può rivelarsi efficace accelerare lo sviluppo delle imprese locali e sopperire a carenze di mercato o a condizioni di investimento sub-ottimali.
 
 
Tuttavia, per ottenere risultati in termini di sviluppo e sostenibilità, evitare distorsioni di mercato e ridurre i rischi di immagine e di fiducia, il sostegno a imprese o intermediari finanziari tramite sovvenzioni dirette, servizi di sviluppo imprenditoriale sovvenzionati, o sotto forma di garanzie, assicurazioni o finanziamenti agevolati, va deciso nel rispetto di criteri chiari. La Commissione europea ha quindi elaborato una serie di principi guida che integrano le norme emananti dai regolamenti finanziari e sono sostanzialmente in linea con le regole applicate da altri partner allo sviluppo; tener presente le diverse realtà locali e le situazioni di fragilità: affinché l’assistenza dell’Unione sia più incisiva e efficiente sotto il profilo dei costi, è fondamentale che il sostegno allo sviluppo del settore privato tenga conto della realtà nazionale e che le priorità siano individuate in risposta alle esigenze e al grado di sviluppo e di vulnerabilità del paese partner. Approcci specifici sono particolarmente importanti nei paesi fragili o colpiti da conflitti, posti spesso davanti alla necessità di dover creare opportunità occupazionali e economiche che permettano di ricucire il tessuto sociale e di ripristinare la pace e la stabilità politica; porre l’accento sui risultati: il sostegno e i partenariati per lo sviluppo del settore privato devono essere accompagnati, a tutti i livelli, da un impegno volto a potenziare la misurazione e la valutazione dei risultati in termini di sviluppo; garantire la coerenza degli ambiti di intervento che incidono sullo sviluppo del settore privato dei paesi partner: per assicurare un approccio globale e far sì che la politica di sviluppo e gli altri ambiti di intervento dell’Ue si rafforzino e si sostengano a vicenda, è prioritario non solo garantire interventi che non compromettano le prospettive di sviluppo dei paesi partner ma anche continuare a assicurare lo stretto coordinamento tra i diversi servizi della Commissione e con gli Stati membri. La comunicazione della Commissione del 2012 su commercio, crescita e sviluppo enuclea una serie di approcci per realizzare questo obiettivo nel quadro delle politiche commerciali e di investimento.