La Dgcs per le donne
L'impegno dell'Italia per i diritti delle donne 
 

Roma, 07 mar- (Agenzia Nova) - La Cooperazione italiana, nel corso degli ultimi anni, ha realizzato una Strategia di genere incentrata sul rafforzamento delle iniziative in alcuni Paesi e sull’inizio di un’attività di mainstreaming nel settore dello sviluppo rurale. Tuttavia, nonostante i risultati raggiunti, i nuovi standard proposti a livello internazionale e europeo in materia di uguaglianza di genere e empowerment delle donne richiedono uno sforzo ulteriore al fine di valorizzare l’iniziativa della Dgcs su questi temi, non solo al proprio interno, ma anche rispetto al sistema italiano di cooperazione. Le iniziative volte all’empowerment delle donne del sistema italiano di cooperazione della Dgcs nel corso del 2013, per quanto riguarda gli indirizzi strategici, sono state orientate verso le priorità territoriali e tematiche della Dgcs: Africa sub-sahariana, Paesi in conflitto, Agricoltura, Salute e Protezione sociale. L’approccio metodologico che ha orientato il finanziamento delle iniziative nel corso del 2013 si è basato sui seguenti principi:  promuovere l’attuazione dei diritti umani nelle iniziative di cooperazione e, in coerenza con le politiche nazionali per l’uguaglianza di genere, assicurare un impegno specifico alla lotta alla violenza di genere e contro le Mutilazioni genitali femminili (Mgf), sostenendo le campagne avviate su questi temi a livello multilaterale. Il sostegno alle campagne internazionali contro la violenza di genere, e le Mgfè proseguito sul canale multilaterale attraverso il Fondo Unfpa/Unicef contro le Mgf e l’Economic Commission for Africa Uneca e attraverso il finanziamento ad iniziative bilaterali promosse dalle Ong, in particolare Npwj (No Peace Without Justice, Non c’è Pace Senza Giustizia) per il sostegno alle istituzioni e alla società civile africana nella attuazione della risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu per il bando della pratica delle Mgf, voatata il 20 dicembre 2012; Sostenere gli interventi a favore dell’uguaglianza di genere nei paesi “fragili” e nelle aree di conflitto; promuovere l’empowerment delle donne nello sviluppo locale, valorizzando in particolare valorizzare il ruolo economico e sociale che le donne svolgono in Africa sub-sahariana, attraverso il dialogo tra le istituzioni, la società civile e l’associazionismo femminile per realizzare una programmazione partecipata e efficace degli interventi di cooperazione rivolti alle fasce più vulnerabili della popolazione.

 
 
Lotta alle Mutilazioni genitali femminili 
 

Roma, 07 mar - (Agenzia Nova) - Il 6 febbraio scorso si è celebrata la Giornata internazionale contro le Mutilazioni genitali femminili (Mgf), una pratica contro cui la Dgcs è attiva sin dagli anni Ottanta, concentrando la propria azione soprattutto nella fascia saheliana dal Senegal al Corno d’Africa. La lotta contro le Mgf è considerata come affermazione di un vero e proprio diritto umano e si muove secondo tre direttrici: sanitaria, legislativa, educativa. In primo luogo, è necessario prevenire la pratica e curare le donne che l’hanno subita. Si deve poi promuovere una legislazione adeguata contro la pratica, sia nei Paesi dov’è tradizionalmente diffusa, sia nei Paesi di immigrazione. Infine è necessario far crescere nelle donne la consapevolezza dei loro diritti. L’abbandono della pratica delle Mgf contribuirebbe peraltro alla realizzazione di ben tre Obiettivi del Millennio (obiettivi 3, 4 e 5) relativi all’empowerment delle donne e all’eguaglianza tra i sessi, alla riduzione della mortalità infantile e al miglioramento della salute materna. Una prima campagna per la lotta alle Mgf, ”Stop Fgm!”, è stata lanciata nel 2002 dall’Ong internazionale ”Non c’è pace senza Giustizia” e da Aidos (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo). Nel 2004, alla conclusione di ”Stop Fgm!”, è partito un nuovo progetto, finanziato dalla Dgcs attraverso l’Unicef, che punta alla costruzione di un ambiente socio-culturale favorevole all’abbandono della pratica delle mutilazioni genitali. Si tratta del progetto ”Stream”, rivolto a 9 paesi africani (Gambia, Senegal, Mali, Burkina Faso, Sudan, Egitto, Gibuti, Kenya, Tanzania). Dal 9 al 10 settembre 2009 si è svolta alla Farnesina una ”Conferenza sulle Donne” durante la quale l’allora Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha lanciato apertamente il tema della lotta alle Mgf, ricordando di essere impegnato ”per una vera e propria strategia di prevenzione del fenomeno, anche attraverso una specifica azione internazionale della Cooperazione, assieme all’Unfpa (United Nations Population Fund) e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Dal 9 al 10 novembre 2009 si è svolta, in Burkina Faso, la conferenza ”Dal Cairo a Ouagadougou, verso l’abbandono definitivo delle Mutilazioni genitali femminili”, organizzata dalla Dgcs in collaborazione con ”Non c’è pace senza giustizia”.

 

A partire dal 2010, la Cooperazione italiana ha affidato alla stessa Ong la realizzazione della campagna di sensibilizzazione e advocacy, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, finalizzata all’adozione della risoluzione per la messa al bando delle Mutilazioni genitali femminili da parte della stessa Assemblea generale. Il programma, suddiviso in più fasi per un valore complessivo di circa 1,2 milioni di euro, ha visto la realizzazione di una campagna d’informazione e sensibilizzazione diretta ai membri delle rappresentanze degli Stati africani presso le Nazioni Unite toccati dalla pratica delle Mgf, ai funzionari delle Agenzie Onu che lavorano sulle Mgf, ai parlamentari africani, ai rappresentanti della società civile e all’opinione pubblica. Esso è stato inoltre rivolto alle parlamentari e attiviste africane, per consolidare all’interno dei rispettivi Paesi la posizione a favore della Risoluzione, che è stata finalmente approvata dall’Assemblea Generale Onu nella seduta del 20 dicembre 2012. Una Conferenza tenuta presso il Senato e la Farnesina il 3-5 febbraio 2013, alla presenza di Chantal Compaoré, première dame del Burkina Faso ed assoluta protagonista di tale campagna, ed un ulteriore conferenza contro le mutilazioni genitali femminili tenutasi all’Auditorium di Roma lo scorso ottobre, hanno sottolineato l’importanza e l’impegno che l’Italia ha profuso per il raggiungimento della Risoluzione sulla messa al bando delle Mgf.

 

La Risoluzione 67/146, approvata il 20 dicembre 2012 dalle Nazioni Unite, è stata raggiunta dopo un impegno quasi decennale, che ha coinvolto attivamente anche la diplomazia italiana, la società civile, le Organizzazioni internazionali e soprattutto i Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno, in prevalenza africani, i quali si sono significativamente assunti l’ownership di presentare il testo della risoluzione in Assemblea generale. Il sostegno italiano ai programmi delle agenzie Onu si è concretizzato soprattutto attraverso la condivisione dell’approccio adottato dall’Unfpa e dall’Unicef, basato sulla definizione delle Mgf non solo come pratica lesiva dei diritti delle donne e della loro salute, ma anch come il risultato di condizionamenti sociali e culturali, sui quali occorre agire attraverso l’educazione e la sensibilizzazione. Tale approccio – cosiddetto ”Social approach” – ha sin qui portato a risultati significativi ed incoraggianti. Dall’inizio del Programma a fine 2012, 9.775 comunità in 15 Paesi hanno dichiarato pubblicamente l’abbandono della pratica; nel 2012 sono stati emessi 32 editti religiosi contro questa pratica e 3.144 strutture sanitarie hanno fornito prevenzione e assistenza alle donne che hanno subito mutilazioni genitali. Sul piano interno, già dal 2006 l’Italia ha adottato una legge contenente ”Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto della pratica delle mutilazioni genitali femminili”.

 
 
Le Linee Guida della Cooperazione italiana
 

Roma, 07 mar (Agenzia Nova) - In Italia la tematica Genere e Sviluppo è stata riconosciuta sistematicamente all’interno dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) con l’istituzione della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri (Dgcs), in base alla legge 49 del 1987. Tuttavia, solo agli inizi degli anni Novanta è stato istituito l’Ufficio per le donne, previsto dalla legge, e sono state previste le competenze specifiche all’interno dell’Unità Tecnica Centrale. La Conferenza dell’Onu sulle donne di Pechino nel 1995 ha costituito un momento di forte affermazione delle istituzioni per la parità tra donne e uomini in Italia e ha segnato l’avvio effettivo delle attività “Genere e Sviluppo” della Dgcs. Sulla base dei programmi avviati nel corso dei primi anni Novanta e di una particolare vocazione italiana all’intervento umanitario e alla promozione delle donne in situazione di conflitto, nel 1998 la Dgcs ha approvato le "Linee guida per la valorizzazione del ruolo delle donne e la promozione di un’ottica di Genere nell’aiuto pubblico allo sviluppo”, dopo un percorso di consultazione con le istituzioni nazionali di parità, le Ong e le esperte in tematiche di Genere e Sviluppo. Le Linee Guida hanno ispirato l’azione di programmazione della Dgcs dal 1999 in poi e hanno permesso un approccio sistemico alla valorizzazione delle tematiche di Genere nell’operato della stessa Dgcs e del Ministero degli Affari Esteri, collocando stabilmente in ambito internazionale lo specifico contributo dell’Italia in materia di Genere e Sviluppo. Nella seconda metà degli anni Novanta vi è stata una crescita di sensibilità nel mondo delle Ong e una crescente attività delle associazioni delle donne, che hanno in molti casi stimolato l’intervento delle istituzioni locali, Comuni, Province e Regioni, insieme all’impegno dell’Unione europea, in particolar modo nelle aree colpite da conflitti. Finalmente, nel 2010, sono state pubblicate nuove "Linee Guida per uguaglianza di Genere ed Empowerment delle donne".

 

La strategia italiana in materia di tematiche di Genere e sviluppo si è articolata sui seguenti criteri: incrementare la collaborazione della Dgcs con le istituzioni nazionali e decentrate, con le università e le Ong italiane per definire un approccio specifico che tenga conto delle esperienze realizzate dalle donne italiane nella partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del paese; stabilire relazioni durature con le donne delle istituzioni e della società civile sia a livello nazionale sia con i paesi partner di cooperazione al fine di promuovere la loro partecipazione; creare specifiche collaborazioni con il sistema multilaterale e con le agenzie multilaterali per la realizzazione di Piattaforme e Convenzioni internazionali in tema di politiche di Genere definite in sede Onu. Nel corso del 2013 la preparazione della Peer Review dell’Ocse/Dac, il dibattito sull’agenda Post-2015 e la decisione della Dgcs di contribuire alla realizzazione dell’Expo 2015 di Milano con programmi concreti che valorizzino il ruolo delle donne nella sicurezza alimentare e nella nutrizione hanno reso evidente come sia necessario promuovere una maggiore conoscenza e capacità di attuazione degli attuali standard internazionali da parte della Dgcs e di altri del sistema italiano di cooperazione (Ministeri, Regioni, settore privato, Università e Ong). La verifica dell’efficacia del meccanismo istituzionale per la realizzazione delle “Linee Guida per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne” secondo gli indirizzi di programmazione della Dgcs per il triennio 2013-2015 - che stabiliscono le modalità di definizione del Piano italiano per l’efficacia degli aiuti - ha messo in luce la necessità di un sistema di valorizzazione della tematica “Genere e sviluppo” all’interno della Dgcs. Per raggiungere questo risultato si sono utilizzati i seguenti criteri operativi: verificare la realizzazione dalle Linee Guida della Dgcs per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, nella programmazione dei finanziamenti strategici nei paesi e nei settori prioritari; dare continuità all’attuazione della linea di politica estera del Mae in materia di diritti umani, attraverso il contributo alle attività finalizzate alla lotta alla violenza di genere e delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza su Donne e Pace; monitorare le modalità di utilizzo del Gender marker per tutte le attività del “sistema italiano di cooperazione” e proseguire nell’azione di mainstreaming dell’uguaglianza di genere nelle attività di sviluppo rurale e sicurezza alimentare, anche in vista della partecipazione della cooperazione italiana all’Expo 2015.

 

Tali verifiche hanno messo in luce la necessità di accrescere la capacità di rendere “trasversale” (cross cutting) l’attenzione all’uguaglianza di genere attraverso: un sistema di analisi delle risorse destinate a tale scopo (applicazione del Gender Marker); l’utilizzo di indicatori che consentano di verificare l’efficacia delle iniziative; un indirizzo strategico che dia conto in tutte le fasi dell’attività di cooperazione (dalla programmazione alla valutazione ex-post) dell’applicazione del principio di uguaglianza di genere e dell’attuazione di una approccio a “doppio binario” (twin-track), che consenta di utilizzare anche specifiche iniziative per l’empowerment delle donne. Queste capacità, rese oggi necessarie dall’evoluzione della collaborazione con l’Unione europea (Ue/Devco) sui nuovi meccanismi dell’aiuto (blending, joint programming) e dalla necessità di contribuire al “Plan of action on gender equality and women’s empowerment in development 2010-2015”, costituiranno oggetto del lavoro per l’uguaglianza di genere nel corso del prossimo biennio.

 
 
Donne e sviluppo rurale 
 

Roma, 07 mar - (Agenzia Nova) - I programmi finalizzati all'empowerment economico delle donne realizzati nell'ultimo decennio dalla Dgcs sia sul canale bilaterale che su quello multilaterale (MyDel in America Centrale 2004-2011, Welod in Palestina 2008-2012, seguiti da Bamako 2008-2009 in Burkina Faso e in Senegal 2008-2011) molto spesso sono stati diretti al sostegno delle capacità delle donne nella trasformazione dei prodotti agricoli e della filiera alimentare, attraverso sistemi di assistenza tecnica e di microcredito. In questi anni principali Paesi partner dei programmi settoriali sono stati: Afghanistan, Albania, Mozambico, Libano, Brasile, Palestina, Senegal, Algeria, Guatemala, Argentina, Bolivia, Somalia, Pakistan, Bosnia Erzegovina, Repubblica Democratica del Congo, India, Etiopia, Egitto, Kenya, Ecuador, Myanmar, Malawi e Marocco. Nel complesso, la Cooperazione italiana si allinea con la media dei Paesi G8, con l'eccezione dell’uso di indicatori per verificare l’effettivo coinvolgimento delle donne nei programmi di sicurezza alimentare. Infatti, circa metà dei progetti prevede nella valutazione iniziale specifici obiettivi a favore dell'uguglianza di genere e dell'empowerment delle donne, ma solo il 7% presenta indicatori per verificare l’effettivo raggiungimento di questi obiettivi, rispetto a una media G8 che è del 38%. Proprio per superare questo limite tre anni fa si avviò il Programma Iao-Gender per analizzare le possibilità di mainstreaming delle tematiche di genere nel settore dello sviluppo rurale. Infatti, le linee programmatiche della Dgcs, a partire dal triennio 2009-201, prevedono l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne solo come un “cross cutting issue”, mentre lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare sono considerati settore prioritario di investimento. Inoltre, occorre mettere in evidenza che, dopo la crisi dei prezzi agricoli del 2008-2009, si è rinnovato da parte di organismi quali la Banca Mondiale, la Fao e l’Ifad l’esigenza di intervenire per la promozione delle donne in modo sistematico che ha recentemente portato alla creazione di uno specifico Gruppo di lavoro sull'empowerment delle donne rurali all'interno della New Alliance. I maggiori risultati della ricerca-intervento Iao-Gender sono stati i seguenti: l’avvio di una collaborazione per il mainstreaming tra gender expert e esperti settoriali e la creazione di una rete con gli attori partner nei paesi (soprattutto Burkina, Mozambico e Senegal) interessati; l’indicazione di alcune prospettive nuove (mercati, terra, agency) per lo sviluppo di empowerment delle donne e per la sicurezza alimentare in esperienze significative in Africa orientale (Burkina e Senegal) e in Mozambico; la fornitura di expertise per la definizione e l'utilizzo di indicatori per alcuni programmi (Senegal).

 

Il lavoro già avviato in preparazione dell'Expo 2015, in particolare quello del programma Women for Expo, mette in evidenza il ruolo materiale e simbolico che le donne hanno nel diritto al cibo e nella nutrizione e intende soprattutto valorizzare le idee e le soluzioni per un futuro sostenibile. La proposta di Women for Expo di realizzare una “Carta delle Donne” con dieci punti fondamentali da lanciare come messaggio fondamentale e come contributo all'Agenda del Post 2015 dovrà essere considerata nel lavoro preparatorio della Dgcs. La Cooperazione italiana può contribuire alla definizione della Carta partendo dalle “esperienze” positive e dai partenariati costruiti in alcune aree prioritarie (Centro America, Etiopia, Mozambico, Libano, Palestina, Senegal Ricerca Iao-Gender), ma anche facendosi attivo punto di riferimento per le Ong, la cooperazione decentrata, le università e i centri di ricerca del Nord e del Sud, il sistema multilaterale in modo da ottenere risultati non solo sul piano della visibilità nazionale, ma anche su quello internazionale e sull'efficacia delle politiche di sviluppo. A tal fine si propongono le seguenti possibili azioni da collocare nel prossimo biennio, all'interno del processo di preparazione dell'Expo 2015 e del dibattito Post 2015, ma certamente le Ong presenti avranno proposte da vagliare: coinvolgere la società civile, la cooperazione decentrata e il settore privato italiani e dei partner del Sud sull'efficacia dei programmi da loro gestiti di empowerment delle donne nello sviluppo rurale e nella sicurezza alimentare, che consideri la relazione tra i generi da una prospettiva ecosistemica e di sviluppo rurale; lanciare l'utilizzo sistematico degli “indicatori” di genere nei programmi (sviluppo rurale, acqua e nutrizione), finanziati dalla Dgcs, attraverso una campagna sostenuta anche dalle Ong e dai Paesi partner, con un “piano operativo” da presentare a livello internazionale nei primi mesi del 2015, in modo da accreditare Italia come interlocutore credibile; realizzare una sessione speciale su “Gender Local Development e Sustainable development Goals” in preparazione della Commission on the Status of Women che celebrerà Pechino+20.