Africa sub-sahariana
La missione del ministro Bonino 
 

Roma, 07 feb - (Agenzia Nova) - Tra il 5 e il 14 gennaio scorsi il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha effettuato due missioni che l’hanno vista prima in Ghana e Senegal, successivamente in Sierra Leone e Costa d’Avorio. La duplice missione del ministro si è svolta in concomitanza a pochi giorni dalla presentazione dell’Iniziativa Italia-Africa, presentata lo scorso 30 dicembre alla Farnesina alla presenza della stessa Bonino, del ministro della Cultura, Massimo Bray, e del ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge. L'iniziativa mira a rappresentare un momento di interlocuzione politica a tutto campo con i Paesi dell'Africa e un'occasione per rinnovare l'impegno italiano nel continente, in particolare nei settori della governance e dei diritti umani e civili, della prevenzione dei conflitti, dell'ambiente, dell'agricoltura, della cultura e delle infrastrutture. A testimonianza del rinnovato interesse italiano verso il continente, lo scorso 28 gennaio il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli è stato in visita in Etiopia, dove ha rappresentato l’Italia in occasione della 24ma sessione ordinaria del Consiglio esecutivo dell’Unione Africana (Ua). In tale occasione, con il vice ministro etiope delle Finanze e dello Sviluppo economico, Ahmed Shide, Pistelli ha siglato l’Accordo per l’esecuzione dell’Iniziativa denominata ”Contributo italiano all’Mdg Fund 2013-2015”, approvata dal Comitato Direzionale del 19 settembre 2013. Sempre durante la sua visita ad Addis Abeba, il Vice Ministro Pistelli ha poi partecipato, insieme al primo ministro etiope Hailemariam Desalegn, alla cerimonia di lancio della seconda fase del ”General Education Quality Improvement Project ( Geqip )”, un programma finalizzato al miglioramento della qualità del sistema educativo etiope che l’Italia sostiene con 7,5 milioni di euro.

 
 
La presenza della Dgcs nella regione
 

Roma, 07 feb - (Agenzia Nova) - La Cooperazione italiana in Africa sub-sahariana è tradizionalmente attiva nei settori della sanità, dell’educazione, dello sviluppo rurale, della sicurezza alimentare e della gestione delle acque oltre che delle infrastrutture, nei quali gode di indiscussa reputazione ed apprezzamento da parte dei beneficiari. Accanto a questi settori ne sono emersi dei nuovi, suscettibili di migliorare ulteriormente l’impatto positivo delle nostre iniziative e le sinergie con le componenti del Sistema Paese interessate a partecipare alla cooperazione allo sviluppo. Tra queste ultime rivestono particolare importanza le Università italiane, che si sono mostrate fortemente interessate ad approfondire la collaborazione con le Università africane, la cooperazione decentrata e il mondo delle Ong. Non a caso, anche su indicazione dell’Ocse, in un’ottica di migliore utilizzo delle risorse disponibili, negli ultimi anni la Cooperazione italiana ha intrapreso un percorso di concentrazione delle proprie risorse verso un numero limitato di aree e Paesi prioritari, cercando al contempo di coinvolgere, in particolare per lo sviluppo dell’Africa, energie e competenze messe in campo da altri protagonisti del mondo della Cooperazione e dal settore privato. La Cooperazione Italiana ha dunque impostato la sua azione nei confronti del continente africano puntando, tra l’altro, sull’approccio “Whole of the Country”, esposto in seno al G8 nel corso della nostra Presidenza nel 2009. Questo approccio è caratterizzato dall’aspirazione ad attivare tutti gli attori e gli strumenti essenziali per favorire dinamiche di sviluppo, senza limitarsi a quelli tradizionalmente legati all’aiuto pubblico ed alle istituzioni, ma anche quelli derivanti da investimenti privati ed appartenenti alla società civile. Un aiuto, in altri termini, affiancato dal settore privato e dalla società civile per promuovere una collaborazione integrata tale da creare un vero e proprio “Sistema Paese” della Cooperazione.

   
 
Africa occidentale: Senegal, B. Faso e Guinea
 

Roma, 07 feb (Agenzia Nova) - Secondo le Linee Guida triennali 2013-2015 della Dgcs, sono quattro i Paesi prioritari della nostra Cooperazione nella regione dell’Africa Occidentale: Senegal, Niger, Burkina Faso e Guinea. Il Senegal è Paese di tradizionale priorità per la Cooperazione italiana in Africa Occidentale e ha beneficiato, dal 1985, di oltre 292 milioni di euro a dono e 129 milioni di euro a credito d’aiuto. Gli aiuti della Cooperazione italiana, fino al 2010, sono stati concentrati principalmente nel settore della lotta alla siccità ed alla desertificazione, dello sviluppo rurale e dello sviluppo sociale, con una forte attenzione alla tutela dei diritti delle donne e dei minori. Dal 2010, con l’elaborazione del Programma Paese 2010-2013, sono stati identificati, in linea con l’esercizio di divisione del lavoro condotto in ambito Ue a cui l’Italia ha preso parte attivamente, tre settori principali di intervento: agricoltura e sviluppo rurale; settore privato e sviluppo economico locale; protezione sociale e genere. Testimonianza di tale condiviso impegno sono stati da un lato il rinnovo dell’Accordo quadro di cooperazione avvenuto nel dicembre 2010, e dall’altro la contestuale stipula del Protocollo Triennale di cooperazione 2010-2013, in via di conclusione, nell’ambito del quale sono stati previsti interventi per circa 60 milioni di euro, nonché la predisposizione di un nuovo Programma triennale 2014-2016, che delinea nuovi interventi per un totale di circa 45 milioni di euro (di cui 30 a credito d’aiuto e 15 a dono). L’esercizio di programmazione ha inteso dare avvio ad un processo di concentrazione dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, identificando tre assi prioritari di intervento della Cooperazione Italiana nel Paese: Agricoltura, Protezione Sociale (con particolare riferimento alle problematiche gender) e Settore Privato (come motore principale dello sviluppo economico locale).

 

Per quanto riguarda il Niger, nonostante il Paese sia stato spesso attraversato da instabilità politica, la Cooperazione italiana ha cercato di mantenere costanti dagli anni Ottanta i flussi di aiuto a favore del Niger. Complessivamente, nel periodo 1984-2012, sono stati destinati al Paese finanziamenti a dono per un totale di quasi 135 milioni di euro. L’Italia ha svolto in passato il ruolo di capofila nel settore della lotta alla desertificazione, finanziando interventi realizzati con Unops, il Cilss (Comité permanent Inter-Etats de Lutte contre la Sécheresse dans le Sahel) e la Fao. Da rilevare, in tale contesto, è il Programma di sviluppo locale nell’Ader Doutchi Maggia (Pdl/Adm), noto come “Progetto Keita”, del valore di circa 50 milioni di euro e durato circa 25 anni, con il quale l’Italia ha brillantemente contribuito a rilanciare l’agricoltura in una delle zone più aride del Sahel, concentrando la strategia di intervento da un lato sullo sviluppo sostenibile tra cambiamenti climatici e pressione umana, e dall’altro sull’acqua come fattore essenziale di sviluppo. Dal 2006 l’azione italiana si è estesa anche al settore sanitario, con un programma di formazione che risponde all’importante domanda di rafforzamento delle capacità e di miglioramento delle risorse umane, carenti nel Paese, nel rispetto dei principi di ownership e di armonizzazione degli interventi. Più di recente, oltre a sostenere la tradizionale presenza di organizzazioni non governative sul territorio nigerino, la Cooperazione italiana ha operato a favore di Niamey attraverso interventi di emergenza per un valore di circa 4,6 milioni di euro nel quadriennio 2008-2012. A seguito di una richiesta nigerina, l’Italia si è inoltre impegnata, in occasione della Tavola rotonda sul finanziamento del Piano di sviluppo economico e sociale 2012-2015 del Niger, tenutasi a Parigi il 13 e 14 novembre 2012, ad assicurare un credito di aiuto di 20 milioni di euro a sostegno del programma nazionale sulla sicurezza alimentare, in collaborazione con l’Ifad. L’intervento è stato deliberato nel 2013 ed è attualmente in fase di avvio. Oltre alla sicurezza alimentare, la strategia per il triennio 2013-2015 prevede il rafforzamento della capacità di risposta alle emergenze (“disaster preparedeness”) e il supporto alle istituzioni (“capacity e institution building”) e al decentramento.

 

Per quanto concerne le attività di cooperazione in Burkina Faso, uno dei partner storici della Cooperazione italiana, in più di 25 anni di interventi Ouagadougou è stata destinataria di 107 milioni di euro a dono. La Cooperazione italiana è intervenuta tradizionalmente nei settori sanitario e dello sviluppo rurale, senza far mai mancare, tuttavia, la propria solidarietà per iniziative di emergenza. Nel quadro degli interventi di emergenza in risposta alla crisi umanitaria che ha colpito la regione del Sahel, la Cooperazione italiana ha destinato al Burkina Faso aiuti umanitari per un totale di oltre 2,6 milioni di euro nel biennio 2012-2013, focalizzati nei settori della sicurezza alimentare e della protezione dei rifugiati. Già nel luglio 2012 è stata predisposta un’operazione umanitaria (per 315 mila euro) per l’invio di 31 tonnellate di beni di prima necessità, kit sanitari e prodotti alimentari ad alto contenuto energetico, distribuiti in collaborazione con Unhcr ai rifugiati maliani nel campo di accoglienza di Mentao. Con un contributo finanziario di 500 mila euro sempre a Unhcr, si sono inoltre sostenute le attività nei settori dell’acqua, dell’igiene e della protezione nei cinque campi profughi gestiti dalle Nazioni Unite. In collaborazione con la Fao, nonché con le Ong italiane ed internazionali, è stata inoltre avviata un’iniziativa multi - bilaterale di 700 mila euro diretta all'assistenza di 4.750 famiglie a rischio nelle regioni centro-settentrionali del Paese, per attività di contrasto alla malnutrizione e all’insicurezza alimentare attraverso il sostegno alla produzione agricola ed il rafforzamento della capacità di risposta locale. Infine, in risposta all’afflusso di rifugiati maliani a seguito della crisi umanitaria, nel 2013 è stata disposta la creazione di un Fondo in loco del valore di 1 milione di euro, per interventi nei settori dell’agricoltura, della protezione e della salute a favore dei profughi maliani e delle comunità ospitanti. E’ attualmente in corso la procedura di selezione delle Ong incaricate di realizzare progetti a valere sulle risorse in questione. Sul canale bilaterale, vi è al momento in corso, nell’ambito del Programma di sostegno alla realizzazione del Piano nazionale di sviluppo sanitario, una sola iniziativa nel settore della lotta alla malaria (seconda fase, del valore di circa 2,2 milioni di euro), per il quale il Burkina Faso è divenuto uno degli osservatori più importanti ed all’avanguardia del mondo. L’obiettivo della seconda fase è quello di potenziare il Centro medico con Antenna chirurgica (Cma) del distretto sanitario 30 di Ouagadougou (poi chiamato distretto di Bogodogo), fatto nascere dal primo intervento che la Cooperazione italiana ha finanziato a partire dal 2003, per un valore di poco meno di due milioni di euro.

 

In Guinea sono previsti, in collaborazione con le Ong, anche attraverso lo strumento del credito d’aiuto, interventi pilota focalizzati sul sostegno all’imprenditorialità locale (Pmi), l’attivazione di processi di inclusione finanziaria (dalla micro-finanza alla promozione di casse rurali cooperative), programmi in campo sanitario e il supporto alle istituzioni centrali e locali (capacity e institution building).

 
 
Africa orientale: Sudan, Sud Sudan e Kenya 
 

Roma, 07 feb - (Agenzia Nova) - In Africa orientale, altra area di grande interesse per la Cooperazione italiana, sono tre i Paesi prioritari individuati nelle Linee Guida 2013-2015 della Dgcs: Sudan, Sud Sudan e Kenya. Sia in Sudan che in Sud Sudan la Cooperazione italiana è tradizionalmente presente con interventi nei settori di più immediato impatto sulla vita delle popolazioni quali la sanità, l’educazione, la sicurezza alimentare, lo sviluppo urbano e lo sminamento umanitario. Nella delicata fase di transizione che segue la nascita di due Stati indipendenti, la Cooperazione italiana ha inteso mantenere un approccio bilanciato fra Nord e Sud.

 

Il Sudan dal 2000 ad oggi ha beneficiato di erogazioni a dono per un valore complessivo di oltre 135 milioni di euro. In questi ultimi anni, la dimensione finanziaria del nostro impegno è dipesa in larghissima misura dagli stanziamenti del decreto missioni. I settori di intervento privilegiati dalla Cooperazione italiana permangono quello sanitario, dell’educazione di base, dello sviluppo urbano, della sicurezza alimentare e dello sminamento umanitario. Nell’ultimo triennio, la Cooperazione italiana ha erogato finanziamenti per oltre 20 milioni di euro, dei quali 4,6 nel 2012 a valere sul decreto missioni. Area geografica cui la Dgcs dedica particolare attenzione è il Sudan orientale (in particolare, lo Stato di Kassala), dove la Cooperazione italiana è presente sin dal 2003 con progetti in tre settori: acqua e igiene, sminamento e sanità (i primi due sul canale multilaterale, il terzo sul bilaterale). A livello centrale (Kassala città) la Cooperazione italiana fornisce da anni assistenza al locale Ministero della Sanità e alla scuola di formazione paramedica. Con un programma sanitario biennale a gestione diretta, del valore di 2 milioni di euro, avviato nel 2011, l’assistenza della Cooperazione italiana si è estesa anche ai Ministeri della Sanità degli Stati di Gedaref e Mar Rosso, che completano quello che è l’est Sudan “geografico”. In virtù dell’esperienza acquisita dalla Cooperazione italiana in Sudan orientale, la Commissione Ue ha recentemente deliberato di affidare all’Italia la realizzazione di due componenti del "Programma di rafforzamento dei servizi sanitari" nel Sudan Orientale, finanziato dal decimo Fondo Europeo di Sviluppo (Fes) per l’importo di circa 11 milioni di Euro. Si tratta del primo caso in cui la Cooperazione italiana, nel ruolo di “implementing partner”, realizza un progetto di cooperazione delegata per conto dell’Ue. Ciò rappresenta un importante riconoscimento per la qualità del lavoro svolto dalla Dgcs in Sudan nel campo sanitario. Per il 2014 sono stati posti in programmazione nuovi interventi per circa due milioni di euro sul canale bilaterale: un programma di sostegno allo sviluppo dei sistemi sanitari degli Stati di Gedaref, Red Sea e Kassala ad integrazione del programma di cooperazione delegata della Ue (programma triennale del valore di totale di circa 1,5 milioni di euro); un programma triennale di riduzione della povertà del (circa 3 milioni di eEuro nel triennio) ed una nuova iniziativa di supporto alle politiche in favore delle persone disabili (del valore totale, nel triennio, di circa 1,5 milioni di euro).

 

In Sud Sudan la Cooperazione italiana è presente da diversi anni, in particolare nello Stato dei Laghi (Rumbek) e concentra i suoi interventi nel settore sanitario ed in quello educativo. Una tradizionale presenza è inoltre assicurata dal settore non governativo, particolarmente attivo nel sostegno agli ospedali della regione, alla salute materno-infantile ed alla riabilitazione dei portatori di handicap. Già nei mesi precedenti alla formale proclamazione dell’indipendenza del nuovo Stato (luglio 2011), la Cooperazione italiana ha attivamente partecipato all’esercizio di programmazione congiunta (Joint Programming) della Commissione Europea, connesso alla stesura del programma di sostegno al Ssdp (Southern Sudan Development Plan), attraverso importanti contributi nella definizione dei settori chiave su cui concentrare i futuri interventi. Questo nella convinzione che il futuro del Sud Sudan rappresenta un’occasione unica per la Ue di contribuire, in maniera coordinata, alla costruzione del nuovo Stato. Nel corso del 2012, il sostegno italiano al Sud Sudan è stato assicurato attraverso le risorse stanziate con il “decreto missioni”, per circa 4,5 milioni di euro sul canale multilaterale ordinario. Con le risorse stanziate a favore del Sud Sudan dal decreto missioni 2013, che sul canale multilaterale ordinario ammontano ad 1,3 milioni di euro, è stato concesso un ulteriore contributo ad Unops per attività nel settore sanitario. A valere sul canale d'emergenza, è stato inoltre approvato un intervento, del valore di 500 mila euro, realizzato attraverso Ong italiane con esperienza in loco, nello Stato dei Laghi.

 

In Kenya i programmi della Cooperazione italiana sono concentrati nei settori dell’acqua e, in misura minore, della sanità ed il valore complessivo degli interventi in corso è quantificabile in circa 50 milioni di euro. Nel settore dell’acqua la Dgcs ha svolto nel 2010 il ruolo di Lead Donor e tutt’ora sono in corso due importanti interventi, a credito d’aiuto, per la gestione delle fasi conclusive dei progetti idraulici di Kiambere-Kirandich, del valore complessivo di ben 34 milioni di euro. Nel settore sanitario, è in fase di completamento l’ammodernamento e la ristrutturazione di alcune strutture sanitarie kenyote, nel quadro di un programma (del valore di circa 4 milioni di euro) di assistenza tecnica alle politiche di partenariato pubblico-privato per la fornitura di servizi sanitari di base. Grazie al programma di conversione del debito estero, inoltre, il Governo kenyota può destinare al finanziamento di progetti di sviluppo una parte delle risorse che avrebbe altrimenti dovuto utilizzare per ripagare il proprio debito estero nei confronti dell’Italia. Con le risorse liberate dall’accordo di conversione, sottoscritto nel gennaio 2007 per la durata di 10 anni e per il valore complessivo di 44 milioni di euro, stiamo realizzando in corso la realizzazione di numerosi progetti, ciascuno di importo limitato, ma di forte impatto in termini di riduzione della povertà e sostegno alle popolazioni locali. Sul canale dell’emergenza, la Cooperazione italiana ha prestato particolare attenzione ai rifugiati somali presenti nei campi di accoglienza di Dadaab, in favore dei quali, nell’ultimo triennio, sono state sviluppate iniziative per complessivi 4,3 milioni di euro tanto in via bilaterale (con il concorso di Ong italiane) quanto in collaborazione con le Agenzie internazionali. Nell’anno in corso si è conclusa un’operazione del valore di 200 mila euro, svolta in collaborazione con la Croce Rossa kenyota, per la distribuzione di generi alimentari e medicinali nella regione del Lago Turkana a beneficio di 5 mila persone.

 
 
Il Corno d'Africa: Etiopia e Somalia
 

Roma, 07 feb (Agenzia Nova) - Etiopia e Somalia sono i due Paesi prioritari della Cooperazione italiana nella regione del Corno d’Africa. In Etiopia nel maggio 2013 il Vice Ministro Pistelli ha firmato, nell’ambito di una sua visita ad Addis Abeba, il nuovo Programma Paese triennale 2013-2015, elaborato anche con il contributo da parte degli attori non statali coinvolti (società civile, settore privato, cooperazione territoriale) e che prevede nuovi programmi per un totale di 99 milioni di euro, di cui 65 milioni di euro a credito e circa 34 milioni di euro a dono. Il nuovo Programma Paese Italia-Etiopia (Ethio-Italian Cooperation Framework) si inserisce nell’esercizio pilota di programmazione congiunta (Joint Programming) tra gli Stati membri dell’Unione Europea, nell’ottica del perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Osm) e nel rispetto dei principi di Parigi e di Accra e per il quale sono previste risorse a credito di aiuto pari a 65 milioni di euro e quasi 34 milioni a dono. A questo ammontare si aggiungono gli importi a dono relativi all’assistenza tecnica, al coordinamento e al monitoraggio sulle iniziative da parte della cooperazione italiana. Il nuovo Programma Paese si focalizza su due settori prioritari di intervento: Agricoltura e Sviluppo agricolo (conseguenza della partecipazione italiana all’iniziativa, presa in ambito G8, “New Alliance for Security and Nutrion” per l’Etiopia) e Fornitura dei servizi di base: sanità, istruzione e “Wash”. Lo scorso 28 gennaio, in occasione della sua nuova visita in Etiopia per partecipare alla 24ma sessione ordinaria del Consiglio esecutivo dell’Unione Africana (Ua), il Vice Ministro Pistelli ha siglato con il Vice Ministro etiopico delle Finanze e dello Sviluppo economico, Ahmed Shide, l’Accordo per l’esecuzione dell’Iniziativa denominata ”Contributo italiano all’Mdg Fund 2013-2015”, approvata dal Comitato Direzionale del 19 settembre 2013. L’iniziativa si inserisce nel quadro del nuovo Accordo di Cooperazione per il periodo 2013-2015 ed è finalizzata a rinnovare il supporto italiano all’Mdg Fund per il periodo 2013-2015 con un contributo di 7 milioni di euro. Sempre durante la sua visita ad Addis Abeba, il Vice Ministro Pistelli ha poi partecipato, insieme al Primo Ministro etiopico Hailemariam Desalegn, alla cerimonia di lancio della seconda fase del ”General Education Quality Improvement Project (Geqip)”, un programma finalizzato al miglioramento della qualità del sistema educativo etiope che l’Italia sostiene con 7,5 milioni di euro. L’emergenza alimentare nel Corno d’Africa (che colpisce alcune regioni dell’Etiopia) ha indotto inoltre ad intensificare il nostro già importante impegno di cooperazione nel settore della sicurezza alimentare, allo scopo di avviare programmi di sviluppo rurale integrato (con componenti “trasversali” quali educazione, sanità, acqua), che inneschino dinamiche di crescita capaci di superare strutturalmente la cause profonde delle ricorrenti emergenze. Al contempo, tuttavia, sono state identificate iniziative nei settori dove siamo già presenti, quali sanità, educazione e sviluppo rurale, con un accento trasversale alle tematiche di gender. Dal 2004 la sede principale di scambio e discussione tra donatori nel Paese è il Dag (Development Assistance Group). L’Italia (insieme ad una trentina di donatori, bilaterali e multilaterali) vi partecipa attivamente, ricoprendo anche il ruolo di Presidenza in diversi tavoli di lavoro, al fine di condividere informazioni e strategie utili a migliorare l’efficacia delle iniziative di cooperazione.

 

In Somalia la strategia della Cooperazione italiana intende sostenere sempre più il Governo federale, attraverso programmi volti ad accrescere la visibilità del nuovo Governo nei confronti della popolazione e la sua capacità di fornire direttamente servizi. Lo scorso settembre, nell’ambito della Conferenza internazionale “New Deal for Somalia”, a Bruxelles, è stato promosso il Somali Compact, nel quale sono stati enunciati i cinque Peace e Statebuilding Goals (PSGs): Politiche inclusive; Sicurezza; Giustizia; Fondamenta economiche; Entrate e servizi. Il Somali Compact è basato sul “New Deal Strategy for Engagement in Fragile States”, adottato a Busan nel novembre 2011, un processo che promuove la riforma della strategia di erogazione degli aiuti diretti ai cosiddetti “Stati Fragili”. Per quanto riguarda la Cooperazione, l'Italia sarà co-lead insieme alla Norvegia del Psg 5, Revenue and Services, per tutto il 2014, nell’ambito del Somali Compact. Tra le iniziative attualmente in corso, si segnalano i due progetti affidati dal Governo somalo ad Unops, del valore complessivo di 11,8 milioni di euro, identificati nell’ambito dell’Accordo di Novazione del Commodity Aid del 1988, firmato dall'allora Ministro degli Esteri Franco Frattini il 21 settembre 2011. Nel corso del 2013 sono stati deliberati nuovi interventi a carattere multilaterale per circa 4 milioni di euro a valere sui fondi del “decreto missioni”: 500 mila euro sono stati assegnati ad Ocha sul canale dell’emergenza per assicurare le attività di monitoraggio, advocacy e di coordinamento umanitario nel paese. Il Comitato Direzionale del dicembre 2013 ha infine deliberato una nuova iniziativa di formazione, un corso per funzionari dell'amministrazione finanziaria somala denominato "Building a new fiscal framework in Somalia", in collaborazione con la Scuola superiore dell’Economia e delle Finanze “Ezio Vanoni”, che avrà luogo nei prossimi mesi. Nel corso del 2014, la Cooperazione italiana conta di poter finanziare nuove iniziative per un totale di almeno 5 milioni di euro (di cui circa 2 milioni a valere sul capitolo multilaterale ordinario ed i restanti sui fondi del Decreto missioni internazionali).

 
     
L'Africa australe    
     
Roma, 07 feb (Agenzia Nova) - Il Mozambico rappresenta il maggior beneficiario degli aiuti italiani nel continente africano. Nell’ambito dell’attuale Programma triennale di cooperazione, relativo al periodo 2010-2012 e sottoscritto dall’allora Sottosegretario Alfredo Mantica nel settembre 2010 a Maputo, sono stati previsti interventi per circa 100 milioni di euro (di cui 40 milioni a dono e 60 milioni di euro a credito d’aiuto). Nonostante la crisi finanziaria dell’ultimo biennio e le sue ripercussioni sul bilancio della Cooperazione italiana, la quasi totalità delle iniziative previste nel Programma triennale è attualmente in fase avanzata di esecuzione. Di particolare rilievo è il programma di sostegno al bilancio generale dello Stato, meccanismo considerato tra i più avanzati in termini di efficacia e ownership del Paese beneficiario. Dimensione e qualità dell’impegno italiano nel programma sono testimoniati dal nostro attuale esercizio, per il periodo maggio 2013-maggio 2014, della Presidenza del G19, il gruppo dei 19 donatori aderenti al Budget Support. Nel corso del 2014 le nuove iniziative andranno a consolidare l’esperienza della Cooperazione italiana nei settori di tradizionale specializzazione, rafforzandosi attraverso un più marcato ricorso allo strumento del credito d’aiuto, che si prevede di utilizzare sia nel settore dello sviluppo del settore privato, che nel settore dell’educazione tecnico-professionale. Storica è anche la presenza delle Ong italiane sul territorio mozambicano. Esse vantano una specializzazione nel settore socio-economico, attraverso la formazione professionale ed il sostegno alle micro e piccole imprese, nel settore dello sviluppo rurale ed in quello sanitario. Attualmente la Cooperazione italiana in Mozambico è presente con 23 iniziative promosse da Ong e co-finanziate dalla Dgcs, per un contributo totale di oltre 21 milioni di euro. I progetti sono rivolti in particolar modo al settore agricolo e alla salute di base, mentre in misura minore interessano anche la gestione e conservazione del patrimonio ambientale.