S. Leone e Costa d'Avorio
Bonino in Sierra Leone e Costa d'Avorio
 

Roma, 14 gen - (Agenzia Nova) - Il 13 e il 14 gennaio il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha visitato la Sierra Leone e la Costa d’Avorio, seconda tappa del suo tour regionale in Africa sub-sahariana che in precedenza l’ha vista in Ghana e Senegal. La missione si inquadra nell’ambito dell’Iniziativa Italia-Africa, presentata lo scorso 30 dicembre alla Farnesina alla presenza della stessa Bonino, del ministro della Cultura, Massimo Bray, e del ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge. L'iniziativa mira a rappresentare un momento di interlocuzione politica a tutto campo con i paesi dell'Africa e un'occasione per rinnovare l'impegno italiano nel continente, in particolare nei settori della governance e dei diritti umani e civili, della prevenzione dei conflitti, dell'ambiente, dell'agricoltura, della cultura e delle infrastrutture.

 
 
Bonino: difendere i diritti umani
 

Freetown, 13 gen - (Agenzia Nova) - I rapporti economici bilaterali ma anche diritti umani, dalla difesa delle donne alla moratoria della pena di morte, sono stati al centro degli incontri che il ministro Bonino ha avuto con le autorità di Freetown, nel corso della sua visita in Sierra Leone. "Con la leadership del presidente Kei Koroma il processo di riforma costituzionale in atto in Sierra Leone potrà contribuire largamente alla protezione e promozione dei diritti umani nel paese”, ha dichiarato la Bonino intervenendo alla conferenza sulla pena di morte organizzata a freetown dall’organizzazione (Ong) Nessuno tocchi Caino, con il supporto finanziario del governo norvegese. "Molti di voi sono sostenitori importanti alla Corte penale internazionale e in altri tribunali ad hoc, che vogliono promuovere e mettere in atto i più alti standard delle leggi internazionali nella lotta globale contro l'impunità e non prevedono la pena capitale", ha detto la Bonino, secondo quanto riferisce il sito internet della Farnesina.

 

In precedenza il ministro aveva incontrato il suo omologo della Sierra Leone, Samura Mathew Wilson Kamara, con il quale "stiamo già lavorando insieme su molti fronti e uno di questi è l'Expo 2015, dove la Sierra Leone partecipa nello spazio individuale all'interno del cluster tematico del riso", ha detto la ministro dopo l'incontro. "Quello dell'agro-food è un settore che vogliamo contribuire a sviluppare, ma ce ne sono altri su cui vogliamo puntare l'attenzione: uno di questi, come mi ha indicato il ministro, è quello dell'istruzione e della Sanità", ha aggiunto la Bonino sottolineando che questa "è la prima fase di una nuova cooperazione". La Sierra Leone sta puntando sui settori minerario, agricolo e turistico per il rilancio dell'economia. L’Italia, interessata a investire, ha già un rapporto consolidato con Freetown sul fronte della cooperazione, che ha compiuto significativi interventi soprattutto nei settori sanità e istruzione e nel campo delle infrastrutture, con la costruzione della centrale idroelettrica di Bumbuna. Inoltre, nel 2007, è stato firmato l'accordo bilaterale di cancellazione del debito che ha liberato risorse per 40,5 milioni di euro e sono state finanziate le forze di pace impegnate nei paesi della regione, la missione Unamsil e il programma della Banca mondiale per il disarmo, la smilitarizzazione e la reintegrazione degli ex combattenti.

 
 
La Cooperazione italiana in Sierra Leone
 

Benché la Sierra Leone non figuri più nella lista dei paesi prioritari, la Cooperazione italiana vi ha realizzato in passato significativi interventi, concentrati in alcuni settori specifici: sul canale multilaterale e attraverso le Ong, soprattutto la sanità e l’educazione. Nel settore delle infrastrutture, si è conclusa nel 2010 la costruzione della centrale idroelettrica di Bumbuna: con un contributo complessivo di circa 85 milioni di euro a credito d’aiuto e 30 milioni di euro a dono (erogati tra il 1982 ed il 2007), essa rappresenta l’intervento più significativo realizzato dalla Cooperazione italiana in Sierra Leone. Non sono attualmente in corso iniziative di cooperazione bilaterale e, trattandosi di un Paese non prioritario per la Cooperazione allo sviluppo, non sono previsti futuri interventi. Le Ong italiane hanno tradizionalmente svolto attività in Sierra Leone nell’ambito di progetti sanitari (in particolare nel distretto di Bombali dove si trova Makeni), nonché, in passato, in diversi programmi che prevedevano, anche se non come obiettivo principale ma sotto forma di componente secondaria, attività volte al recupero di bambini ex-combattenti.

 

Per quanto riguarda la Cooperazione dell’Ue, la Repubblica della Sierra Leone, firmataria dell’Accordo di Cotonou del 2000 (e delle sue successive revisioni datate 2005 e 2010), accede ai fondi comunitari stanziati nell’ambito del decimo Fondo europeo di sviluppo (Fes) 2008-2013, per un ammontare di  266,2 milioni di euro, cui vanno aggiunti 24,2 milioni di euro per la ”Millennium Development Goal Initiative” per la riduzione della mortalità infantile e materna. Il Documento di strategia paese (Csp) e il Programma indicativo nazionale (Pin) 2008-2013 indicano come settori prioritari di cooperazione quelli delle infrastrutture (95 milioni di euro), sostegno generale al bilancio (90 milioni di euro) e governance e supporto istituzionale (37 milioni di euro). L’Italia contribuisce al decimo Fes con una percentuale pari al 12,86 per cento. Il contributo italiano alle risorse totali stanziate dall’Ue a favore della Sierra Leone per il periodo 2008-2013 ammonta di conseguenza a circa 37 milioni di euro.

   
 
La visita ad Abidjan 
 

Abidjan, 14 gen - (Agenzia Nova) - Il rilancio delle relazioni bilaterali, il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo delle piccole e medie imprese (Pmi) e gli investimenti nel settore delle infrastrutture sono invece stati al centro della visita della Bonino in Costa d’Avorio, dove ha incontrato il collega Koffi Diby, gli esponenti delle organizzazioni della società civile, il ministro per l’Integrazione africana, Alli Coulibaly, il ministro per le Infrastrutture economiche, Gerome Patrick Achi, il ministro dell’Industria, Jean-Claude Brou Kassi, il ministro dell’Agricoltura, Sangafowa Coulibalym e il ministro delle Risorse animali e della pesca, Kouassi Adjiumani Kobenan. La visita si è conclusa con un colloquio con il primo ministro ivoriano, Daniel Kablan. La Costa d’Avorio - ha sottolineato il ministro dopo l’incontro ad Abidjan con il collega Koffi Diby - è a un “nuovo inizio” perché “la riconciliazione funziona. C'è una ripresa molto forte dei rapporti con il paese dopo che ha superato la crisi che tutti conosciamo", ha detto la Bonino.

 

“Tutti ammettono che c'è ancora molto cammino da fare - ha proseguito - ma tutti gli elementi di riconciliazione sono aspetti positivi. Il paese sta rilanciando un grande piano economico pur mantenendo una parte importante sui diritti dell'uomo e gli aspetti internazionali. Lavoriamo insieme sulla corte internazionale e sulla pena di morte", ha aggiunto. Secondo il ministro Bonino, “questa riconciliazione sta funzionando. Stanno rilanciando un'idea di sviluppo delle piccole e medie imprese nell'agroalimentare che deve andare di pari passo con le infrastrutture”. In questo contesto, il ministro ha poi sottolineato l'importanza di uno sviluppo delle infrastrutture regionali su ferrovia “più attento dal punto di vista dell'impatto ambientale. È un piano non solamente nazionale, ma di collegamento sub-regionale. Fino a poco tempo fa a nessuno veniva in mente dei collegamenti ferroviari e invece questo cominciare ad essere un punto di forza ed è un punto da sostenere con grande determinazione”, ha aggiunto la titolare della Farnesina.

 

Nel settore della cooperazione allo sviluppo, la Costa d’Avorio, che non rientra tra i dieci paesi dell’Africa sub-sahariana attualmente identificati come prioritari per l’approvazione di nuovi interventi da parte della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs), ha tuttavia beneficiato, in passato, di significativi interventi italiani di aiuto allo sviluppo. I doni concessi a favore di Abidjan, a partire dai primi anni ottanta, ammontano complessivamente a circa 15 milioni di euro. I programmi realizzati si sono prevalentemente concentrati nei settori sanitario e di promozione dell’empowerment femminile. La crisi in Costa d’Avorio nel mese di ottobre 2010 ha provocato l’interruzione temporanea dell’unico intervento allora in corso a beneficio del paese con il sostegno della Dgcs, ovvero il progetto promosso dalla organizzazione non governativa (Ong) Centro Elis, volto al miglioramento socio-economico ed occupazionale delle donne di Abidjan, il cui contributo Dgcs ammonta a 840 mila euro. Il progetto Elis è stato infine riattivato nell’ottobre 2011 e si è concluso nel dicembre del 2012. Proprio al fine di alleviare i disagi della popolazione a seguito dell’accresciuta violenza interna, la Cooperazione italiana ha disposto nel dicembre 2010 un invio di kit medici di concerto con l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’operazione, realizzata sul canale degli interventi di emergenza, ha avuto un costo complessivo di 300 mila euro. La Costa d’Avorio ha inoltre beneficiato negli ultimi anni di un programma di cancellazione del debito in base al quale, il 19 novembre 2009, è stato firmato un accordo bilaterale per un importo pari a 44,54 milioni di euro, cui è seguita, il 30 ottobre 2012, la firma dell’accordo bilaterale di cancellazione finale del debito per un importo pari a 49,85 milioni di euro.