La task-force Af-Pak
L'impegno della Cooperazione italiana nei tre Paesi
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - Nell’ottobre 2012 è stata creata una Task Force della Dgcs per dar seguito agli impegni del governo italiano in materia di Cooperazione allo sviluppo in Afghanistan, Pakistan e Myanmar. Nei paesi che sono stati affidati alla Task Force il quadro di sviluppo presenta significativi aspetti di complessità, dovuti principalmente alla perdurante situazione critica in Afghanistan e Pakistan o, nel caso del Myanmar, alla fase di riforma attraversata dal paese. Con riferimento a tali problematiche, nelle Linee Guida della Cooperazione per il triennio 2013-2012 i tre Paesi sono considerati prioritari.

La Task Force (Tf) è una struttura agile e dedicata specificamente alla gestione e al coordinamento dei programmi italiani di sostegno allo sviluppo nei tre paesi. La Tf è stata considerata come lo strumento più opportuno per permettere un’incisiva presenza italiana, tenendo anche conto che le risorse finanziarie sono rese disponibili, su una base temporale di non oltre un anno, dai decreti per le missioni internazionali di pace che richiedono, per la loro attuazione, un’azione specifica e accelerata. In questo quadro complessivo l’impegno più consistente della Dgcs viene rivolto all’Afghanistan, dove l’impegno di Cooperazione civile rappresenta, assieme alla presenza militare, una componente essenziale della partecipazione italiana allo sforzo della comunità internazionale per la stabilizzazione del paese.

Le prospettive in Afghanistan e Pakistan sono altamente condizionate dall’andamento del processo di pacificazione in atto; mentre in Myanmar il processo di apertura ha avviato il paese verso un cammino di riforme con tangibili, anche se iniziali, passi avanti. Questa apertura comprende anche l’ambito dei diritti umani: come espresso nel corso di una recente missione (febbraio 2013) dall'argentino Tomas Ojea Quintana, Relatore speciale Onu per i diritti Umani in Myanmar.
  Italian Task Force
 
La cooperazione in Myanmar
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - In Myanmar, a seguito della sospensione delle sanzioni Ue e della visita dell’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi nell’aprile 2012, è stato dato nuovo impulso alla cooperazione. Si stanno ponendo le basi per l’avvio di una positiva dinamica di sviluppo, con un corrispondente aumento dell’interesse dei donatori e dei potenziali investitori. Tenuto conto della situazione di prolungato isolamento degli ultimi decenni, le aree primarie di bisogno del paese sono identificabili soprattutto nella capacitazione/creazione delle necessarie strutture operative del settore pubblico (capacity building istituzionale e institution building), oltre a investimenti di sviluppo rurale e servizi di base. In particolare, al fine di creare le competenze indispensabili per il processo di sviluppo, gli interventi di assistenza tecnica rivestono una rilevanza specifica e propedeutica alla formulazione di strategie e programmi più articolati. Allo stesso tempo, appaiono cruciali politiche di sostegno al settore privato, che promuovano una crescita imprenditoriale endogena ed inclusiva, in grado di portare benefici economici diffusi alla popolazione. Il sostegno italiano prosegue pertanto con un impegno finanziario programmato quantificabile in oltre 26 milioni di euro, tra contributi a dono, a credito d'aiuto e conversione di una parte del debito birmano con l'Italia, sottolineando in particolare l’impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale birmano, in adesione alla conclamata volontà del governo di uno sviluppo rispettoso della storia e delle tradizioni del Paese.   Myanmar
 
La cooperazione in Afghanistan
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - In Afghanistan, la Cooperazione italiana ha potuto rispettare sostanzialmente nel 2013 il livello di impegno assunto nelle conferenze internazionali di Bonn (dicembre 2011) e Tokyo (luglio 2012). Il partenariato di sviluppo tra Italia e Afghanistan si esprime operativamente nell’articolata strategia della Cooperazione, sostenuta da un ingente impegno finanziario, pari, per il 2012, a circa 34 milioni di euro, equivalente agli stanziamenti per l’Afghanistan del decreto missioni, peraltro inferiore all’impegno tradizionalmente mantenuto al livello di circa 50 milioni di euro, in linea con gli impegni assunti a livello internazionale in occasione delle conferenze succedutesi a Tokyo (prima conferenza nel 2002), Berlino (2004), Londra (2006) e Parigi (2008). Complessivamente, e iniziative approvate dal 2001 ad oggi sono superiori a 600 milioni di euro. I principali interventi comprendono il sostegno alla governance e all’indispensabile rafforzamento delle capacità istituzionali nazionali e locali, lo sviluppo rurale (la grande maggioranza della popolazione dipende dall’agricoltura di sussistenza), il sostegno alle fasce vulnerabili (sanità) e le infrastrutture di trasporto necessarie per migliorare l’accesso alle zone periferiche. L’Italia si è allineata alla Strategia nazionale di sviluppo afghana (Ands), canalizzando una grande parte delle risorse attraverso il bilancio afghano o per il finanziamento dei programmi di sviluppo nazionali, come concordato dalla Conferenza di Kabul del luglio 2010. A sostegno della dimensione sviluppo della fase di transizione vi è un focus, non esclusivo, su Herat e la Regione occidentale con iniziative in corso per un valore di circa 85 milioni di euro. Significativi gli investimenti nel settore stradale e per il miglioramento della pubblica amministrazione di Herat, con l’apporto di Università italiane. La Dgcs ha offerto un pacchetto di crediti di aiuto fino a 150 milioni di Euro per due infrastrutture strategiche, la strada Herat-Chest i Sharif, perno del corridoio stradale est-ovest (orientativamente 95 milioni di euro), e l’aeroporto internazionale di Herat, al fine di aprirlo quanto prima al traffico internazionale: 55 milioni di euro per la prima fase.   Afghanistan
 
La cooperazione in Pakistan
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - In Pakistan i recenti cambiamenti sullo scenario mondiale, gli sforzi della Comunità internazionale per la stabilizzazione e democratizzazione dell’Afghanistan e i riflessi sul Paese vicino di tale critica situazione hanno determinato un’importante inversione di tendenza. È indubbio che l’approccio della Cooperazione in Pakistan debba tenere conto del fatto che il Paese costituisce di fatto un delicato fattore di equilibrio a livello regionale. Gli interventi ordinari attualmente in corso di realizzazione sono prevalentemente concentrati nei settori dello sviluppo rurale e delle produzioni agricole, anche come risposta alle alluvioni catastrofiche che hanno colpito il Paese. E’ inoltre in fase di attuazione un’importante operazione multisettoriale di Conversione del debito del valore di circa 80 milioni di euro, di cui una quota rilevante è destinata ad interventi da realizzarsi nelle Province confinanti con l’Afghanistan.   Pakistan
 
La strategia nazionale di sviluppo afgana
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - L’adozione della strategia nazionale di sviluppo afghana (Afghan national development strategy - Ands), approvata dal governo afghano e dalla Comunità internazionale nel giugno 2008, ha consentito ai donatori di passare da una strategia di aiuto gestito sostanzialmente direttamente dalla Comunità internazionale, ad un contesto in cui sono lo stesso governo afghano e le proprie istituzioni ad essere gestori e quindi artefici dei propri processi di sviluppo. La Cooperazione italiana ha aderito da subito a tale strategia sostenendola con convinzione, canalizzando una parte significativa delle risorse disponibili per il finanziamento dei più importanti programmi di sviluppo definiti dal governo afghano. Tutti gli interventi della Cooperazione italiana si inquadrano in uno dei sei “cluster” identificati con l’Ands (sicurezza, governance, sviluppo umano, infrastrutture, agricoltura e sviluppo rurale, settore privato) e insistono su uno, o più, dei 22 Nnpp (National priority programs) identificati dal governo.

Le aree di intervento delle iniziative italiane (vedi Tabella) sono le seguenti: assistenza tecnica per la governance degli enti amministrativi locali e centrali; sostegno alle istituzioni di giustizia centrali e locali (Herat) per il miglioramento nell’erogazione dei servizi ai cittadini e la protezione delle categorie vulnerabili; sostegno alla rete infrastrutturale stradale (Kabul-Bamyan, provincia di Herat – Shindand e bypass di Herat); avviata inoltre la fase di identificazione del potenziamento dell’aeroporto di Herat; miglioramento dei servizi sanitari a Kabul (ospedale Istiqlal) e Herat (ospedale pediatrico); contributo allo sviluppo di filiere agricole e alla promozione di infrastrutture di sviluppo rurale. Il governo afghano ha firmato nel luglio del 2012, con la comunità dei paesi donatori, il Tokyo mutual accountability framework (Tmaf), un documento che stabilisce gli obiettivi e il modus operandi dei flussi finanziari e tecnici che regoleranno l'Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nei prossimi anni.

La strategia della Cooperazione italiana si inquadra nell’impegno della Comunità internazionale a sostegno dell’Afghanistan anche oltre l’attuale fase di transizione, durante il successivo decennio (2015-2024) della “trasformazione”, in cui lo stato afghano avrà necessità degli aiuti internazionali per poter proseguire nell’assunzione di responsabilità in tutti i settori, dalla sicurezza, al rafforzamento istituzionale e allo sviluppo. Secondo gli accordi raggiunti alla Conferenza di Tokyo (luglio 2012) con il Mutual Accountability Framework, al rinnovato sostegno della comunità internazionale deve corrispondere il fermo impegno da parte del governo afgano a migliorare gli standard di trasparenza e buon governo, a riformare l’amministrazione e la giustizia, assicurando in particolare la tutela della condizione femminile. Con il Senior Officials Meeting si è potuto mantenere un dialogo molto stretto tra il governo afghano ed i partner internazionali su come declinare concretamente il legame tra aiuti internazionali e riforme nel paese. L’Italia si è impegnata a contribuire per una media di 50 milioni di euro l’anno di attività di cooperazione civile. In complesso, dal 2001 l’Italia ha approvato circa 645 milioni di euro per programmi di cooperazione allo sviluppo, dei quali circa 500 finora effettivamente erogati, rispettando altresì l’impegno a canalizzare almeno il 50 per cento dei fondi attraverso il bilancio e i programmi nazionali afghani.

I settori prioritari, definiti nell’Accordo di partenariato strategico firmato nel gennaio 2012, sono: governance, a livello nazionale e locale, incentrato su Herat e la regione Ovest (giustizia, sostegno al bilancio, elezioni locali, pubblica amministrazione); sviluppo rurale e agricoltura, incentrato nella regione Ovest (sviluppo comunitario nei villaggi, agricoltura, microcredito, attraverso i ministeri afghani); infrastrutture di trasporto, attraverso il sostegno ai programmi del Ministero dei Lavori Pubblici, in particolare nella regione centrale (Bamyan, Wardak, Logar) e nella regione occidentale (Shindand, bypass di Herat). Vi è inoltre l’impegno a sostenere la salute, la parità di genere e la valorizzazione del patrimonio culturale. Con i 21 milioni di euro allocati per l’Afghanistan da gennaio a settembre 2013 (di cui 14 ex decreto missioni) l’impegno complessivo dell’Italia post-Tokyo ammonta oggi a più di 200 milioni di euro, di cui 150 a credito di aiuto. Tale impegno italiano è in linea con l’Accordo di Partenariato di lungo periodo firmato a Roma con il Presidente Karzai nel gennaio 2012.

Con i fondi a dono 2013 sono stati già finanziati: contributo al National Solidarity Program del Ministero dello Sviluppo Rurale basato sulla concessione di block grants alle comunità di villaggio, con earmarking nella Regione Ovest: Euro 5 milioni; contributi al programma infrastrutturale nella provincia di Herat e, in misura più limitata, Bamyan, per ca. 4 milioni di euro; contributo a Unesco (900.000 euro), per la salvaguardia del patrimonio culturale della città; contributo Fao (290.000 euro), per la sostenibilità della cooperativa heratina di produzione del latte, che valorizza il ruolo femminile nell’allevamento; contributo all’Unfpa (900.000 euro), per il rafforzamento dell’attuazione della legge per l’eliminazione della violenza contro le donne ad Herat, attraverso forme di assistenza sanitaria e legale; contributo al National Institution Building Program di Undp (1.000.000 euro), mirato al rafforzamento delle capacità. Il pacchetto di crediti d’aiuto da 150 milioni di euro per le infrastrutture, previsto nell’Accordo di partenariato strategico e attualmente in fase di formulazione, è destinato alla realizzazione di due importanti opere infrastrutturali nella regione Ovest: la ricostruzione della strada Herat-Chest-i-Sharif del corridoio est-ovest Kabul- Herat al centro del Paese, di cui è atteso lo studio di fattibilità a breve, attualmente stimata in 95 milioni di euro (la tratta Bamyan-Kabul del medesimo asse è parimenti in ricostruzione su finanziamento della cooperazione italiana); l’upgrading dell’Aeroporto di Herat, con un investimento stimato di 55 milioni di euro al fine di mantenerne la funzionalità al termine della transizione e ottenere la certificazione Icao come scalo internazionale, che costituisce l’elemento centrale di una strategia di sviluppo di lungo periodo dell’aeroporto (Master Plan), anche in funzione della futura crescita del traffico aereo.
  Afghanistan strada
 
Pakistan, il quadro degli aiuti
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - Nel luglio del 2012 è stata avviata l’attività della Utl di Islamabad, dopo un lungo periodo di dormienza dell’istituto, definito in atti ma non attivato. L’intervento della Cooperazione italiana si è sviluppato sui due principali assi: attuazione del programma di conversione del debito con l’allocazione dell’intero ammontare e l’avvio dei principali progetti, e attività di finalizzazione dei dossier e di lancio dei programmi a credito d’aiuto: si tratta di un importante schema, non ancora pienamente armonizzato, che comprende 57,75 milioni di euro in sussidi diretti alle popolazioni alluvionate del 2010 , 40 milioni di euro in investimenti per lo sviluppo rurale attraverso lo schema operativo adottato dalla Banca Mondiale e di 20 milioni di euro per la formazione professionale nel settore minerario. Per quanto riguarda le attività di emergenza, la natura stessa dell’emergenza, oltre alle condizioni di sicurezza e accessibilità delle aree interessate dal conflitto, rende particolare l’applicazione dei principi di efficacia degli aiuti: una maggiore efficacia è assicurata dal contesto operativo, caratterizzato, per quanto riguarda l’emergenza, dal coordinamento assicurato da Ocha e dall’approccio a “cluster”, mentre per quanto riguarda le attività di ricostruzione le priorità sono discusse all’interno dei gruppi di coordinamento.

La “ownership” pakistana sulle iniziative di Cooperazione italiana nel paese è assicurata dalla natura stessa degli interventi. Quelli nel settore umanitario e di emergenza rispondono infatti all’appello lanciato dalle autorità pakistane e dalle Nazioni Unite, mentre gli interventi per la conversione del debito o con i crediti di aiuto è per la maggior parte eseguito da soggetti governativi. Gli stessi progetti presentati da Ong sono avallati dalle autorità federali e provinciali e, nel caso della conversione del debito, valutati da una Unità tecnica di supporto co-diretta dai due paesi. Al principio di titolarità locale risponde anche il contributo al Fondo Fiduciario multi-donatori (Mdtf).

L’allineamento alle priorità stabilite dalle strategie di sviluppo nazionali è garantito per i progetti di conversione del debito dal fatto d'essere presentati o comunque valutati dalle autorità locali nell’ambito di un Piano strategico generale approvato dal Comitato di gestione. Nelle iniziative di emergenza, si risponde a un appello umanitario che indica le priorità settoriali ed i finanziamenti richiesti. L’Italia partecipa a tutti i gruppi di coordinamento dei donatori: i funzionari delle Ambasciate Ue addetti alla cooperazione; il coordinamento G8 a livello Capi missione ed esperti; i Friends of Democratic Pakistan; il coordinamento umanitario. L’armonizzazione è tuttavia in parte ostacolata dalla differenza di procedure ed orizzonti finanziari tra diversi paesi donatori, anche all’interno dell’Unione Europea. Le attività di monitoraggio sono effettuate compatibilmente alle risorse umane e finanziarie disponibili, nonché alle condizioni di accessibilità e sicurezza nelle aree interessate dal conflitto e nelle aree remote. Da parte dell’Utl si è avviato un programma di missioni di monitoraggio e valutazione su una serie di programmi critici della conversione, e missioni istruttorie sull’avvio del programma a credito. La trasparenza sullo stato di attuazione delle iniziative italiane è garantita dal continuo scambio con le autorità locali e dalle azioni volte ad assicurare visibilità ai risultati raggiunti. Per la conversione del debito sarà eseguita annualmente una revisione contabile (auditing) sui progetti da parte degli enti preposti.

Il programma multisettoriale di Conversione del debito in gestione congiunta con il governo pakistano, per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro, finanzia progetti in tutte le province pakistane. I settori interessati comprendono sviluppo rurale e urbano, riduzione della povertà, sanità, educazione. Nelle medesime aree l’Italia è presente anche con diversi programmi a dono: il più importante è un contributo di 4 milioni di euro al Multi Donor Trust Fund (Mdtf) della Banca Mondiale per la ricostruzione e lo sviluppo delle aree di frontiera nord-occidentali. Sono inoltre in corso nelle stesse aree iniziative a dono per 3,80 milioni di euro, per lo sviluppo della coltivazione dell’olio di oliva e delle filiere produttive ortofrutticole nel Distretto dello Swat. Un progetto promosso dal Cnr, al quale la Dgcs ha fornito un contribuito di 499.660 euro nel 2011, è indirizzato alla formazione degli operatori di settore per la gestione sostenibile delle risorse idriche nel settore agricolo. Nel giugno 2012 è stato approvato dal Comitato direzionale un contributo volontario al Pam di 500mila euro, indirizzato al rafforzamento del Programma di emergenza e riabilitazione per gli sfollati delle province del Kap, Fata e aree limitrofe. Nell’ambito degli impegni assunti dall’Italia alla Conferenza dei Donatori di Tokyo 2009, sono state approvate due iniziative a credito di aiuto: 40 milioni per il finanziamento di attività di sviluppo rurale in co-finanziamento con Banca Mondiale (Pakistan Poverty Alleviation Fund - Ppaf); il programma, in fase di avvio, è affiancato da un accordo di monitoraggio e supervisione con la Banca Mondiale, per 2,7 milioni di euro; 20 milioni nel settore della formazione professionale. Nel quadro delle attuali priorità in tema di Cooperazione tra Italia e Pakistan e tenendo conto delle indicazioni che potranno venire dopo le elezioni legislative pakistane, sarà inoltre possibile un riorientamento di tale credito valutando alcune opzioni, quali settore rurale e educativo. Come risposta immediata all’emergenza umanitaria causata dalle inondazioni dell’estate 2010, la Dgcs ha messo a disposizione complessivamente oltre 8 milioni di euro a dono e 21 milioni di euro a valere sui Fondi della conversione del debito. L’Italia ha inoltre approvato un credito d’aiuto per 57,75 milioni di euro, di cui sono state erogate le due prime tranches di 15 milioni ciascuna, per il co-finanziamento, assieme a Banca Mondiale, Usa e Regno Unito, del programma governativo denominato Citizen’s Damage Compensation Program, consistente nel pagamento di risarcimenti alle famiglie danneggiate.

Va segnalato anche l’impegno della Dgcs a sostegno delle minoranze etnico-religiose nel Paese, con un contributo di 300mila euro per un progetto promosso dalla Ong Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo). L’iniziativa intende rispondere alle inondazioni del 2010, attraverso la realizzazione di attività volte a facilitare il rientro delle famiglie, beneficiando direttamente gruppi e membri appartenenti alle minoranze etniche e religiose presenti nell’area di Quetta, in Beluchistan. Una seconda iniziativa Vis per 200mila euro è invece indirizzata a sostenere e migliorare l’accesso a servizi educativi e di promozione sociale in favore di giovani e donne vulnerabili nell’area di Quetta, svantaggiati per l’appartenenza a minoranze etniche e religiose. Per il 2013, la Task Force ha a disposizione risorse per 1,2 milioni di euro a dono, di cui 600 mila euro resi disponibili dal Decreto missioni. Si prevede di focalizzare gli interventi della Cooperazione italiana, in consultazione con le autorità pakistane, sull’assistenza tecnica a sostegno dei programmi a credito di aiuto e finanziati sulla conversione del debito e, in collaborazione con la Fao, per il rafforzamento dei settori ortofrutta e olivicolo. Nel settore delle Emergenze, invece, nel 2012 è stata rifinanziata l’iniziativa a favore delle vittime delle alluvioni (Fase II), con un Fondo in loco di un milione di euro, sostenendo progetti di tre Ong italiane (Iscos, Cesvi, Action Aid) per un totale di 880 mila euro. E’ attualmente in valutazione un nuovo intervento di emergenza, con le risorse disponibili nel 2013, di 300 mila euro. A seguito del recente terremoto che lo scorso aprile ha colpito il Pakistan nel Baluchistan, vicino alla frontiera iraniana, la Dgcs ha inviato dal deposito di Brindisi un volo di aiuti umanitari (12 tonnellate).
  Donne pachistane
 
Myanmar, i bisogni del Paese
 
Roma, 5 set - (Agenzia Nova) - Tenuto conto della situazione di prolungato isolamento degli ultimi decenni, le principali aree di bisogno del paese sono identificabili in sviluppo locale integrato delle aree rurali, consolidamento del processo di pacificazione, infrastrutture, miglioramento dei sistemi sanitario ed educativo pubblici, formazione professionale e universitaria, attenzione all’ambiente, sostegno al settore privato, prevenzione e gestione delle calamità naturali, lotta alla produzione e traffico delle sostanze illecite e sminamento, ma soprattutto supporto alla governance per la creazione delle necessarie strutture operative del settore pubblico (“capacity building” istituzionale e “institution building”). In particolare, al fine di creare le competenze indispensabili per il processo di sviluppo, gli interventi di assistenza tecnica rivestono una rilevanza specifica e propedeutica alla formulazione di strategie e programmi più articolati. Allo stesso tempo, è cruciale porre in essere adeguate politiche di sostegno al settore privato, che promuovano una crescita imprenditoriale endogena ed inclusiva, in grado di portare benefici economici diffusi alla popolazione. I finanziamenti richiesti sono volti a consentire alla Cooperazione italiana di sostenere i processi di apertura del paese, in supporto alla governance in particolare attraverso attività di “capacity building”. In una fase nuova di impegno della Comunità internazionale nel paese, si punta a rafforzare la capacità delle istituzioni di attuare politiche di sviluppo socio-economico inclusivo, nei settori dello sviluppo rurale, dei servizi di base e, intervenendo in un ambito in cui l’Italia vanta delle competenze internazionalmente riconosciute, la tutela del patrimonio culturale. Tale rafforzamento rappresenta un prerequisito per un percorso di sviluppo sostenibile e rappresenta una forte valorizzazione del ruolo degli attori di cooperazione (Ong, Università, cooperazione decentrata) nel paese.

Nel 2011 sono state finanziate in Myanmar importanti iniziative nei settori sanitario, dell'agricoltura e della sicurezza alimentare, nonché della formazione. Successivamente alla visita dell'ex ministro Terzi, nel 2012, sono stati poi finanziati altri progetti di sicurezza alimentare, formazione, sanità e valorizzazione del patrimonio culturale. Quest'anno sono in fase di formulazione da parte della Dgcs progetti di assistenza tecnica alle autorità birmane in vari settori, tra cui quello statistico e del turismo sostenibile. E' previsto inoltre il cofinanziamento di iniziative con istituti universitari per recupero di siti archeologici, organizzazione dei servizi sanitari e azioni di cooperazione decentrata, anche su progetti sostenuti dall'Ue. Il 6 marzo 2013 è stato firmato un Accordo di conversione del debito, del valore di 3,167 milioni di dollari (2,5 milioni di euro), che copre la parte dei debiti non cancellata dal Club di Parigi. Un credito di aiuto è previsto nel settore dello sviluppo rurale, da identificare, del valore di circa 20 milioni di euro. Si intende negoziare con le controparti un’iniziativa a carattere multisettoriale incentrata in aree caratterizzate da elevati tassi di povertà, ma con elementi potenziali di sviluppo. Si prevede di finanziare anche progetti Ong, per un milione di euro, nel corso del 2013. Tra i progetti già presentati si segnalano: 1) Cesvi - Sostegno alla salute materno-infantile nel distretto di Pyon OO e Kyaluk Mae, Mandalay Region e Northern Shan State. 2) Tdhi- Sviluppo rurale integrato per ridurre la povertà nella regione di Myanmar, Dry Zone. Nel settore dello sminamento umanitario, la Dgcs ha infine avviato un progetto di sminamento, in corso di definizione. Tenendo conto del significativo aumento delle iniziative della Cooperazione italiana in Myanmar, è stata costituita un’Unità tecnica di cooperazione autonoma ed adeguatamente strutturata presso l’Ambasciata d’Italia a Yangon per svolgere le attività previste dall’art. 13 della legge 49/87. La programmazione 2013 potrà subire variazioni in base all’evoluzione del dialogo con il governo birmano e con gli organismi multilaterali presenti.
  Myanmar formazione