La crisi del Sahel

 

Sahel: puntare sullo sviluppo locale e regionale per risolvere la crisi
 

Roma, 20 feb - (Agenzia Nova) - Fare il punto sui progressi compiuti e identificare gli ulteriori passi da intraprendere per costruire sistemi di "resilienza" nel Sahel. Questo l'obiettivo dell'incontro ad alto livello che si è tenuto oggi presso la sede del Programma alimentare mondiale (Wfp) di Roma, ad un anno dalla devastante siccità che ha colpito la regione africana. Presenti all'incontro anche l'inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahel, Romano Prodi, il direttore esecutivo del Wfp, Ertharin Cousin, il commissario europeo per la Cooperazione internazionale, l'Aiuto umanitario e la Risposta alle crisi, Kristalina Georgieva, il curatore del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), Helen Clark, e il vicesegretario generale per gli Affari umanitari e coordinatore per gli Interventi di emergenza delle Nazioni Unite (Unocha), Valerie Amos. Tutti i partecipanti hanno posto l'accento sulla necessità di puntare sullo sviluppo locale e regionale per risolvere la crisi.

 

Nel corso del suo intervento, Prodi ha avanzato la proposta di creare un Fondo internazionale per una risposta immediata alla crisi nel Sahel. "Per portare il Sahel al livello di sviluppo delle aree emergenti del continente africano nelle prossime due generazioni occorre lavorare su due direttrici principali: attivare un piano di sviluppo in collaborazione con i governi della regione, per evitare che le decisioni fondamentali vengano prese a New York o a Roma; creare un Fondo internazionale, che veda la partecipazione di tutte le potenze internazionali (come la Russia e la Cina, ndr), per rispondere in maniera efficiente ed immediata alle richieste e alle priorità della regione", ha dichiarato Prodi nel corso del suo intervento. "Un anno fa organizzammo qui un incontro per cercare di scongiurare una catastrofe umanitaria nel Sahel - ha continuato Prodi -. Oggi, a distanza di un anno, quel rischio è stato sventato e l'obiettivo prioritario diventa dunque quello di realizzare i presupposti per un piano di sviluppo per il Sahel, per il quale occorrono politiche di sviluppo concordate a livello regionale e che abbiano come priorità interventi nel campo dell'agricoltura, dell'energia, dell'educazione e della salute", ha aggiunto Prodi.

 

La strategia delle Nazioni Unite per il Sahel "si concentra sugli abitanti della regione, per aiutarli a far fronte alle cause che sono alla base dell'instabilità, con una speciale enfasi sulle comunità più vulnerabili", ha proseguito Prodi. "Il mio lavoro comporta mettere insieme le menti migliori e tutte le risorse possibili per affrontare i problemi fondamentali dello sviluppo a lungo termine che colpiscono le popolazioni della regione", ha concluso l'inviato speciale delle Nazioni Unite. Di un piano di sviluppo per il Sahel ha parlato anche il direttore esecutivo del Wfp, Ertharin Cousin, che ha aperto i lavori di stamani. "Ad un anno dalla crisi, i governi dei paesi del Sahel hanno sviluppato dei piani di azione finalizzati all'assistenza alla sicurezza alimentare e alla lotta alla malnutrizione", ha detto la Cousin.

 

A supporto di queste iniziative, ha spiegato la Cousin, "il Wfp ha assistito dieci milioni di persone attraverso un piano di azione in tre fasi. Nella prima abbiamo incentivato la distribuzione di cibo e i finanziamenti alle comunità interessate, incoraggiando molte persone a non emigrare. Nella seconda fase sono stati distribuiti aiuti alimentari per milioni di persone, oltre a destinare ulteriori fondi alla protezione dei bambini sotto i due anni di età e delle donne incinte. Nella terza fase - messa in pratica fra il giugno e il settembre scorsi - tra i cinque e i sei milioni di persone hanno ricevuto un supporto mensile attraverso attività a medio termine finalizzate a creare reti di emergenza per il rafforzamento della resilienza delle comunità interessate", ha aggiunto il direttore esecutivo del Wfp.

 

La devastante siccità nel Sahel, in Africa occidentale, ha causato un aumento della malnutrizione e della fame nelle popolazioni della regione. A fronte di ciò, il Wfp ha organizzato, il 15 febbraio 2012, una riunione d'urgenza con i capi delle agenzie dell'Onu, i rappresentanti dei paesi colpiti e i principali paesi donatori per discutere le azioni da intraprendere per proteggere le vite delle persone colpite dalla crisi. Al termine della riunione fu deciso il varo di un piano d'azione in 11 punti per una transizione verso una rapida ripresa e per preparare le basi di uno sviluppo a lungo termine, che si è concentrato sull'assistenza, nel corso del 2012, a circa 10 milioni di persone nel Sahel, con un impegno pari a 1,2 miliardi di dollari. Sotto l'auspicio della Commissione europea, è stata inoltre formalizzata una nuova partnership espressa dalla dichiarazione congiunta Agir-Sahel (Alliance globale pour l'initiative resilience au Sahel), Onu, Francia e altre nazioni.

 

La Cousin ha quindi elencato quali saranno le priorità del Wfp nel Sahel per quest'anno. "Per il 2013, proseguendo nel nostro sforzo di salvare la vita delle persone vulnerabili attraverso la lotta all'insicurezza alimentare, punteremo su piani di azione finalizzati alla creazione di opportunità di investimento, supportando lo sviluppo agricolo e l'accesso ai mercati - ha dichiarato la Cousin -. Per il 2013 prevediamo inoltre di raggiungere nove milioni di persone attraverso i nostri interventi a supporto delle attività di resilience building". Riguardo al conflitto nel nord del Mali, il direttore esecutivo del Wfp ha ammesso le difficoltà nelle quali il programma dell'Onu e i suoi partner si trovano ad operare. "Laddove le Nazioni Unite non riescono ad avere accesso, nel nord del Mali, operiamo attraverso i nostri partner. Circa 214 mila persone nel nord e più di 135 mila sfollati interni hanno ricevuto assistenza, mentre nei paesi limitrofi il Wfp sta supportando circa 160 rifugiati maliani", ha detto la Cousin.

 

Secondo il commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Kristalina Georgieva, "anche se l'anno scorso, nel complesso, la risposta all'emergenza è stata adeguata, i progetti di lunga durata devono concentrarsi sul rafforzamento delle capacità di adattamento delle comunità e dei paesi". La Georgieva, ha sottolineato, inoltre, l'importanza di quattro punti fondamentali: un'azione rapida presa dai governi della regione, dalle agenzie e dai donatori; una risposta multi-settoriale; un'attenzione ai più vulnerabili e la costruzione di tecniche di resilienza. "Sono stata in mali a dicembre e mi è stato chiaro fin da subito che la situazione nel paese si sta deteriorando, è catastrofica. Ci sono donne e bambini a rischio, non funzionano le scuole, non c'è acqua potabile e mancano le linee telefoniche. In queste condizioni la nostra priorità è quella di aiutare queste persone a sopravvivere, lo sviluppo verrà dopo", ha aggiunto la Georgieva a margine dell'evento.

 

A un anno di distanza dalla riunione del febbraio 2012, la situazione nel Sahel rimane preoccupante, con circa 10,3 milioni di persone che ancora soffrono gli effetti della siccità e quasi 1,5 milioni di bambini sotto i cinque anni a rischio di malnutrizione acuta. Nonostante la stagione del raccolto sia cominciata con buone prospettive, il rischio di shock futuri è alto, a causa degli alti tassi di povertà e la sottonutrizione, delle condizioni climatiche estreme, del degrado ambientale, dei bassi livelli di investimento nell'agricoltura e della vulnerabilità provocata dalla volatilità dei mercati. Il conflitto in Mali ha inoltre provocato un vasto movimento di sfollati nella regione, sradicando mezzo milione di persone e mettendo sotto pressione le comunità ospitanti.

 

La regione del Sahel ha tra i più alti livelli di insicurezza alimentare e di malnutrizione nel mondo, con elevati tassi di mortalità infantile. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), un bambino su cinque nel Sahel muore prima dei cinque anni e la malnutrizione è la concausa di questi decessi nel 30 per cento dei casi. Il Wfp ha attivato operazioni di emergenza alimentare e nutrizionale in Burkina Faso, Camerun, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Senegal e Gambia, a sostegno di 10 milioni di persone, in stretta collaborazione con i governi della regione.

 

L'agenzia dell'Onu continuerà a fornire un'assistenza vitale con una particolare attenzione alle attività di rafforzamento delle capacità di resilienza, inclusi la creazione di beni strumentali, la riduzione dei rischi da disastri naturali e gli interventi nutrizionali, prevedendo di assistere nove milioni di persone ad un costo di circa 800 milioni di dollari, anche se oltre il 90 per cento delle risorse necessarie mancano ancora di una copertura finanziaria. In Mali, nell'ultimo anno il Wfp ha assistito 1,2 milioni di persone, incluse 214 mila colpite dal conflitto nel nord e 135 mila sfollati. Oltre 160 mila maliani sono attualmente registrati come profughi nei paesi vicini (Burkina Faso, Mauritania e Niger) e ricevono un'assistenza alimentare mirata per prevenire e trattare la malnutrizione "moderatamente acuta".

 

 

L'inviato dell'Onu per il Sahel, Romano Prodi, con il commissario europeo alla Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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