Mutilazioni genitali femminili

Conferenza su mutilazioni genitali femminili
 
Roma, 5 feb 2013 - (Agenzia Nova) - Si è concluso oggi l'evento di Alto livello, dal titolo "Tolleranza Zero. Conferenza BanFgm", organizzato dall'associazione "Non c'è pace senza giustizia" con il supporto della Direzione generale della Cooperazione allo sviluppo (Dgcs), a ridosso della giornata internazionale di Tolleranza Zero alla pratica delle mutilazioni genitali femminili, prevista per domani. La due giorni di lavori è stata inaugurata ieri al Senato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, e dal presidente del Senato, Renato Schifani, per concludersi oggi alla Farnesina con gli interventi del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, del ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità, Elsa Fornero, del primo ministro del Burkina Faso, Chantal Compaoré, del sottosegretario agli Affari Esteri Marta Dassù e del direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo (Dgcs), Giampaolo Cantini. Presenti anche i ministri di diversi paesi africani. Moderatrice dell'incontro è stata il vicepresidente del Senato e fondatrice dell'associazione "Non c'è pace senza giustizia" (che ha organizzato la conferenza), Emma Bonino.
 

 

 
Terzi: "obiettivo bando definitivo mutilazioni femminili"
 
Roma, 5 feb 2013 - (Agenzia Nova) - L'Italia è in prima linea contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili e "il nostro obiettivo è il bando definitivo della pratica nel più breve tempo possibile". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, intervenuto questa mattina alla Conferenza internazionale sulla messa al bando globale delle mutilazioni genitali femminili (Mgf), ospitata dalla Farnesina. "La risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del dicembre scorso è stata il coronamento dell'approccio italiano, sempre rispettoso della ownership africana. L'Italia ha co-sponsorizzato la risoluzione (approvata il 20 dicembre scorso, ndr), ne ha negoziato il contenuto per conto dell'Unione europea e ha molto insistito perché nel preambolo fosse inserito un riferimento ai diritti umani", ha detto il ministro Terzi nel suo intervento conclusivo. "Tali abusi, tali violenze non possono mai essere giustificati sulla base del relativismo culturale o della tradizione. Dobbiamo allora chiamarli per quello che sono: privazione del diritto fondamentale della donna alla salute e offesa all'intera comunità", ha aggiunto Terzi.

Secondo il ministro, "l'attenzione non va rivolta solo ai paesi dell'Africa. Il fenomeno colpisce anche l'Europa. Continuano a esserne vittime tantissime donne e bambine immigrate nel nostro paese. L'Italia è stato il primo tra i paesi occidentali a intrprendere la lotta a tale pratica, soprattutto grazie alla sensibilità della società civile e delle associazioni di donne, in particolare di Aidos (Associazione donne italiane per lo sviluppo, ndr), che iniziarono a collaborare con le donne africane che per prime avevano preso le distanze dal fenomeno. E' ora necessario non disperdere il capitale di credibilità accumulato, le alleanze concluse e le esperienze maturate nel tempo. Il rinnovato impegno finanziario italiano è la tangibile dimostrazione che il contrasto alle Mgf continua ad essere centrale per la nostra diplomazia dei diritti. Il nostro obiettivo è il bando definitivo della pratica nel più breve tempo possibile e i risultati sono stati finora incoraggianti. Ben 9.775 comunità di 15 paesi hanno pubblicamente dichiarato l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili e solo nel 2012 sono stati emessi 32 editti da parte delle autorità religiose contro questa pratica", ha proseguito il ministro. "La prossima occasione per avviare nuove azioni con gli stati più colpiti, in primis quelli del gruppo africano, sarà a marzo a New York, ai lavori della 57ma Commissione sulla condizione della donna. In quella sede l'Italia organizzerà, come l'anno scorso, un'iniziativa di sensibilizzazione, questa volta con Burkina Faso e Kenya", ha concluso Terzi.
 

 

 
Fornero: "risoluzione culmine del lavoro svolto dall'Italia"
 
Roma, 5 feb 2013 - (Agenzia Nova) - Intervenendo al convegno, il ministro Fornero ha dichiarato che l'adozione della reisoluzione ha rappresentato "il culmine del lavoro svolto da anni dai governi e le associazioni africane, il parlamento europeo, gli organismi non governativi e delle agenzie delle Nazioni Unite per i diritti umani", secondo le cui stime "sono tra tra le 100 mila e le 140 mila" colpite dalla pratica delle mutilazioni genitali e "circa tre milioni di bambine sono a rischio" in tutto il mondo. Proprio per il carattere universale che caratterizza questo fenomeno, "in Italia è stato introdotto nel 2006 un inasprimento della pena contro l'infibulazione e, sempre nello stesso anno, il ministero delle Pari Opportunità ha ottenuto il riconoscimento della supervisione e del monitoraggio sui ministeri competenti in tale ambito, ovvero il dicastero degli Esteri e quello della Salute, ha detto la Fornero, sottolineando poi l'importanza dell'adozione della Convenzione sulla violenza sulle donne, "adottata nel maggio del 2011 ad Istanbul e da me firmata il 27 settembre scorso a Strasburgo".
 
Il sottosegretario Dassù ha evidenziato la coincidenza di tre importanti fattori nell'ultimo anno: "l'aumento di 90 mila euro ai fondi della Cooperazione bilaterale allo sviluppo; l'approvazione da parte del parlamento della Convenzione contro la violenza sulle donne; il buon funzionamento del network messo in piedi dalle donne italiane (il ministro Fornero, la senatrice Bonino e Daniela Colombo dell'associazione Aidos in testa). Questi tre elementi hanno messo in luce il ruolo fondamentale delle donne nella politica internazionale", ha detto. "La risoluzione è solo il primo passo di una battaglia molto lunga verso la messa al bando della pratica delle mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo", ha aggiunto.
 
"Circa 120 milioni di donne nel mondo hanno subito la pratica delle mutilazioni genitali e non si tratta di un problema legato a fattori culturali, religiosi o geografici, ma di un fenomeno internazionale che tocca i diritti umani", ha dichiarato il direttore generale della Dgcs, Giampaolo Cantini, il quale ha sottolineato l'importanza della cooperazione a livello regionale e subregionale per contrastare il fenomeno delle migrazioni forzate legate alla pratica delle Mgf. "La Cooperazione italiana partecipa al Programma congiunto Unicef-Unfpa e, grazie ai nuovi finanziamenti previsti per quest'anno, tornerà a sostenere ad un livello significativo questo progetto", ha aggiunto.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
L'impegno dell'Italia
 
Roma, 5 feb 2013 - (Agenzia Nova) - L'impegno per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili è centrale nell'azione internazionale condotta dall'Italia. Nel 2006 il parlamento ha varato una legge riguardante le "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divbieton delle partiche di mutilazione genitale femminile" che non solo proibisce le mutilazioni genitali attraverso la creazione di una fattispecie penale ad hoc, ma prevede anche una serie di misure preventive e di servizi di assistenza alle vittime di tale pratica. L'impegno italiano e internazionale è stato intensificato il 26 novembre scorso, quando la terza commissione dell'Assemblea generale dell'Onu ha adottato la risoluzione intitolata "Intensifying global effortes for the elimination of female genital mutilations", confermata il 20 dicembre dalla plenaria in Assemblea generale.

L'Italia è tra i principali finanziatori del Programma congiunto Unfpa (Fondo delle Nazioni UNite per la popolazione)-Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) "Female genital mutilation cutting: accelerating change" con un contributo di oltre 5,5 milioni di dollari erogati a partire dal 2008. Si tratta di un programma di campagne informative ed educative e di interventi di prevenzione sanitaria rivolto a migliaia di comunità in tutto il continente africano. E' al vaglio un nuovo finanziamento di 1,5 milioni di euro per il 2013. L'Italia ha inoltre sostenuto l'azione internazionale dell'organizzazione non governativa "Non ce'è pace senza giustizia" con 1,5 milioni di euro, oltre a finanziare un programma a Gibuti per l'importo di circa due milioni di euro per tre anni, gestito attraverso una convenzione con l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).
 

 

 
La dichiarazione finale
 
Roma, 5 feb 2013 - (Agenzia Nova) - Nel corso dei lavori, il primo ministro del Burkina Faso, Chantal Compaoré, ha letto il testo della dichiarazione finale approvata ieri dai rappresentanti dei paesi africani partecipanti all'evento. Sono 11 gli obiettivi stabiuliti nel documento: adottare e implementare misure nazionali, regionali e inernazionali tendenti a informare, educare e sensibilizzare alle disposizioni della risoluzione dell'Onu; sostenere il carattere universale della risoluzione; supportare il riconoscimento dell'importanza e del carattere essenziale delle misure legislative che mettono al bando e condannano la pratica delle mutilazioni genitali femminili; sostenere l'applicazione e l'implementazione delle misure politiche e nazionali, al fine di vietare e condannare la pratica delle mutilazioni genitali femminili; rinforzare le misure già esistenti e le strategie efficaci per giungere all'eliminazione totale delle mutilazioni genitali femminili; armonizzare le azioni politiche e legislative al fine di lottare contro il fenomeno transfrontaliero di questa pratica; creare dei programmi per dare seguito alle azioni in questo campo; prevenire e condannare la comparsa della medicalizzazione delle mutilazioni; condividere le esperienze, le vittorie e le sconfitte al fine di intraprendere attività future; sostenere tecnicamente e finanziariamente gli attori sul campo; incoraggiare l'implementazione di programmi di sostegno regionali e internazionali.