Sicurezza alimentare

 

La sicurezza alimentare nel terzo millennio
 

Roma, 16 ott - (Agenzia Nova) - “Alimentare la terra, coltivare il futuro”. Questo lo slogan del convegno internazionale sulla sicurezza alimentare, l’alimentazione e la nutrizione organizzato ieri all’Ara pacis di Roma dalla direzione generale della Cooperazione italiana allo sviluppo insieme alla rappresentanza italiana alle Nazioni Unite e all’associazione “Roma InConTra”, in occasione della 31esima Giornata mondiale dell’alimentazione. L’incontro è stato aperto dal segretario generale del ministero degli Esteri, Michele Valensise, e concluso dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Presenti anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e i vertici delle organizzazioni del polo agro-alimentare romano delle Nazioni Unite. Al centro dell’evento, il tema dell’alimentazione in tutte le sue sfaccettature: dallo spreco alimentare nelle società occidentali alla denutrizione nei paesi in via di sviluppo, dalla corretta alimentazione alla diversificazione dei prodotti agricoli e al ripensamento dei modelli di produzione. A conclusione della giornata, il ministro Terzi ha parlato della necessità di un “approccio realistico e non utopistico” ai grandi temi globali che sono alla centro dell’agenda internazionale del nuovo millennio. “Ciò che occorre per risolvere i problemi globali, primo fra tutti quello della sicurezza alimentare e della lotta alla denutrizione, è una governance internazionale. Soltanto facendo sistema tra i paesi si può incidere in maniera decisiva su questi problemi, in particolare per quanto riguarda gli investimenti nei paesi in via di sviluppo, per evitare che siano realmente efficaci e che non vadano dispersi”.

 
 

Convegno Alimentazione

 

 

Terzi: Italia in prima linea nella lotta alla fame nel mondo
 

Roma, 15 ott - (Agenzia Nova) - “L’iniziativa di oggi è fondamentale perché sottolinea l’importanza che il governo italiano attribuisce al settore della cooperazione allo sviluppo, che considero un fulcro della politica estera italiana". Così il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha aperto il convegno sulla sicurezza alimentare di ieri, a Roma. " L’Italia, come tutto l’Occidente, deve sentirsi coinvolta in questa battaglia, in quanto il problema della denutrizione, con le conseguenze sul piano sociale e politico che comporta, non può essere circoscritto ai soli paesi in via di sviluppo”.

Secondo Terzi, è necessario elaborare una nuova cultura alimentare che veda al primo posto la riduzione degli sprechi. “Non è accettabile che nel mondo ci siano un miliardo di persone che soffrono di denutrizione e altrettante che soffrono di obesità. Per far sì che ciò non accada più occorrono iniziative su scala globale, come è il caso dell’ 'Aquila food security iniziative', avviata tre anni fa e che ha già raccolto 22,5 miliardi di dollari provenienti da 27 paesi e 15 organizzazioni internazionali. Il governo italiano è in prima fila in questa battaglia, come dimostra anche il fatto che sarà Roma ad ospitare la seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione nel 2013”. Terzi ha poi ricordato lo stanziamento da parte del governo di 55 milioni di euro nell’ultimo biennio destinati al settore dell’agricoltura e della sicurezza alimentare.

  Giulio Terzi
 
Da Silva (Fao): lotta a denutrizione rallentata da crisi economica
 

Roma, 15 ott - (Agenzia Nova) - La fame nel mondo è diminuita negli ultimi 20 anni, ma da cinque anni questa diminuzione è sempre più lenta a causa della crisi economica. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), José Graziano da Silva, nel coreso del suo intervento al convegno dell'Ara pacis. “Non potremo dirci soddisfatti dei risultati raggiunti finché esistono aree del mondo in cui il numero delle persone denutrite è in aumento. E’ il caso dell’Africa e dei paesi dell’area araba, dove negli ultimi 20 anni le persone che soffrono la fame sono cresciute di 90 milioni, al ritmo di quasi cinque milioni ogni anno. E’ evidente che il traguardo, proposto dagli Obiettivi di sviluppo del millennio, di ridurre entro il 2015 della metà la percentuale di popolazione che soffre la fame non è stato raggiunto in tempo”, ha detto da Silva.

Tuttavia, secondo le stime della Fao, i paesi dell’Asia e dell’America Latina hanno fatto registrare negli ultimi 20 anni un calo significativo delle percentuali di povertà e denutrizione tra la popolazione. “Questo ci rende ottimisti per il futuro, e l’iniziativa 'Zero hunger challenge' ha proprio l’obiettivo di rilanciare questa lotta”, ha aggiunto. L’iniziativa “Zero hunger challenge” è stata lanciata nel giugno scorso dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki moon, con l’obiettivo ambizioso di assicurare l’accesso del 100 per cento della popolazione mondiale al cibo, azzerare le morti per fame tra i bambini sotto i due anni, rendere sostenibili tutti i sistemi di produzione e distribuzione di alimenti, aumentare del 100 per cento la produttività e il reddito dei piccoli produttori agricoli e azzerare lo spreco di cibo, promuovendo il consumo responsabile.

  Da Silva
     
Cousin (Wfp): serve salto di qualità in cultura alimentare
     

Roma, 15 ott - (Agenzia Nova) - Secondo il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Wfp), Ertharin Cousin, bisogna compiere “un salto di qualità nella cultura alimentare mondiale“ per garantire un cibo che sia davvero nutriente per le persone dei paesi in via di sviluppo. “Non basta riempire lo stomaco delle persone per garantire loro un’alimentazione corretta, ma bisogna adottare una vera politica alimentare. In particolare, sono cruciali i primi mille giorni della vita di un essere umano, per il suo sviluppo fisico e mentale”, ha detto la Cousin. Il Wfp, fondato nel 1961 e con sede a Roma, assiste una media di 100 milioni di persone in 78 paesi del mondo. Tra questi, oltre 21 milioni sono bambini, assistiti dai programmi di alimentazione scolastica. “Un terzo dei bambini sotto i cinque anni soffre di denutrizione acuta, ciò determina il fatto che moltissime mamme adulte danno alla luce bambini più piccoli e più deboli, che a loro volta tramandano ai loro figli lo stesso problema - ha aggiunto la Cousin, al vertice dell’agenzia dallo scorso aprile – Il nostro obiettivo è quello di interrompere questo ciclo tragico e, grazie anche alla collaborazione di 40 paesi che hanno stabilito la lotta alla fame come loro priorità, abbiamo registrato dei progressi”.

 

Pallocca a "Nova": aiutare l'Africa a conservare il cibo
Il vero problema dell’Africa non è la mancanza di cibo, ma la difficoltà nel conservarlo. Lo ha dichiarato a “Nova” Francesco Pallocca, responsabile italiano dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Unido), intervenuto al dibattito “Detesto buttare il cibo”, nell’ambito del convegno sulla sicurezza alimentare di Roma. “Lo scopo dell’attività di Unido è quello di controllare tutta la filiera alimentare nei paesi in via di sviluppo, in particolare nel continente africano, per sorvegliare il corretto confezionamento dei prodotti alimentari. Abbiamo avviato diverse collaborazioni con le piccole e medie imprese agro-alimentari del Senegal e del Mozambico, e ne abbiamo in programma un’altra con il Kenya a partire dal 2014. L’obiettivo è quello di avviare, in collaborazione con la società italiana Ipack, dei corsi di formazione sulla conservazione alimentare con le aziende locali, in particolare nel settore della frutta e verdura e in quello ittico”. Secondo Pallocca, "troppo a lungo ci si è preoccupati soltanto del problema della scarsità di cibo" nei paesi africani. "In realtà, se ciò è vero soprattutto in realtà a rischio carestie, è altrettanto vero che in diversi paesi africani il tasso di produzione alimentare è sufficiente a nutrire la popolazione, ma è poi nella fase della conservazione che emergono le carenze più grandi. Noi stiamo lavorando per colmare questa lacuna”, ha aggiunto.

 

  Cousin
     
Frison (Biodiversity): diversificare colture paesi in via di sviluppo    
     

Roma, 15 ott - (Agenzia Nova) - Mettere in discussione la sostenibilità degli attuali modelli di produzione e diversificare le colture, in particolare in quelle aree soggette ad eventi climatici estremi. Questa la proposta di Emile Frison, direttore generale di Biodiversity International, l’organizzazione leader mondiale nella ricerca nel settore delle biodiversità. “Oggi il 70 per cento dei poveri del mondo appartiene alla popolazione rurale. Di questi, la maggior parte sono piccoli agricoltori. Dobbiamo quindi chiederci se abbiamo sempre affrontato correttamente il problema della diversificazione delle colture nelle aree marginali dello sviluppo, soprattutto se consideriamo che di oltre settemila specie di piante consumate dall’uomo nella sua storia, oggi il 90 per cento della nostra alimentazione proviene da 30 specie di piante, di cui tre (riso, mais e grano) coprono più della metà del fabbisogno mondiale di cibo”, ha detto Frison, secondo il quale la migliore soluzione è “diversificare”, oltre che riscoprire quei micro servizi efficaci come il riciclaggio dell’acqua e l’impollinazione. “La diversificazione deve essere la linea direttrice anche dell’alimentazione, tenendo inoltre presente la varietà delle preferenze culturali. Ma questa è una battaglia che si può vincere soltanto con un adeguato impegno politico internazionale, noi siamo solo parte della soluzione”, ha aggiunto.

  Frison