Protezione civile e aiuti

Belloni: coniugare efficacia e tempestività degli aiuti
 

Roma, 11 nov - (Agenzia Nova) - La cooperazione internazionale deve ripensare all’ineludibile rapporto tra efficacia e tempestività degli interventi: è necessario “saper pianificare l’azione sulla base di una valutazione dei bisogni”. Lo ha evidenziato stamane il direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Elisabetta Belloni, nell’aprire la seconda giornata della conferenza internazionale “Protezione civile e aiuti umanitari, uniti per affrontare disastri e crisi”. L’evento è organizzato dal dipartimento per la Protezione civile in collaborazione con la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri e ospitato dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma.

 

La conferenza di Roma giunge in un momento cruciale per le organizzazioni della cooperazione e del volontariato: a fronte di disastri tra i più gravi degli ultimi decenni, la comunità internazionale è alla ricerca di strumenti per un più efficace coordinamento e per una maggiore condivisione delle esperienze. Nel frattempo, ha ricordato Belloni, ricade il decimo anniversario del Meccanismo di protezione civile europea. “I paesi e la società civile – ha spiegato il direttore generale della Cooperazione italiana - condividono una volontà comune: agire in maniera più incisiva per aiutare le popolazioni in difficoltà. Bisogna partire dalle esperienze acquisite per proiettarci verso i passi da compiere nel prossimo futuro”.

 

“Il percorso – ha osservato Belloni – non è concluso. Dobbiamo portare avanti una riflessione leale e franca per migliorare la nostra azione”. Innanzitutto, puntando su tempestività ed efficacia degli aiuti. “A volte è necessario prendere qualche ora in più per pianificare, senza nulla togliere alla tempestività. Bisogna puntare sulla conoscenza a priori delle risorse e dei mezzi di tutti gli attori a disposizione, predisporre unità di analisi che consentano una gestione efficace degli aiuti”, ha spiegato il direttore della Dgcs, ricordando come questo sia “un valore aggiunto” che già contraddistingue la risposta dell’Italia alle crisi internazionali.

 

 

 Il direttore generale della Cooperazione italiana, Elisabetta Belloni

Secondo Belloni, bisogna inoltre approfondire “il rapporto tra le organizzazioni che intervengono in risposta alle crisi e i paesi che ricevono gli aiuti. La cooperazione si trova a dover agire in contesti completamente diversi: basti pensare al terremoto in Turchia, dove gli operatori hanno avuto come interlocutore uno stato forte e presente, e a quello ad Haiti, dove l’entità statuale è venuta meno. Nel caso della Libia, addirittura, le autorità hanno cercato di impedire agli operatori di intervenire. È dunque necessario predisporre un meccanismo che superi le difficoltà relative all’interlocutore, sia in fase di organizzazione degli interventi che in fase di coordinamento sul terreno”.

 

È poi un rapporto chiave – ha rilevato il direttore generale della Cooperazione italiana – quello tra “lo strumento militare e quello civile. Con spirito pratico, bisogna riconoscere che inquadrare il primo all’interno di un contesto di risposta civile alle crisi significhi riconoscere la molteplicità degli strumenti a disposizione per pianificare gli interventi. È arrivato inoltre – ha proseguito Belloni – il momento d’introdurre una riflessione sulla ricostruzione post-conflitto: è necessario avere una visione a più lungo termine, non ci si può limitare solo alla prima fase della risposta alle emergenze”.

 

Altro punto focale toccato dall’intervento di Elisabetta Belloni concerne la creazione di una catena di comando per la gestione degli interventi. “La comunità internazionale – ha rilevato il direttore della Cooperazione – sta affidando alle Nazioni Unite un ruolo sempre più centrale nella risposta alle crisi. Bisogna però preservare livelli della catena di comando che condividano informazioni e consentano ai livelli superiori di esser presenti sul terreno. Ottimizzare le risorse vuol dire infatti consentire agli attori in campo di mantenere la propria autonomia e di convogliare, al contempo, il proprio sforzo in un indirizzo comune. In situazioni di emergenza non si possono non prevedere deleghe che consentano ad altri attori di intervenire in tempi rapidi”.

   La platea della conferenza
 
Gabrielli: tanti attori sul campo? Non è un problema
 
Roma, 11 nov - (Agenzia Nova) - La compresenza di tanti attori diversi su uno scenario di crisi non deve essere un problema, ma un’opportunità per fornire una risposta più efficace. Ne è convinto Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della protezione civile, intervenuto oggi nel corso della conferenza internazionale “Protezione civile e aiuti umanitari, uniti per affrontare disastri e crisi”. L’evento è organizzato dal Dipartimento della protezione civile in collaborazione con la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri e ospitato dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma.

 

La conferenza di Roma coincide con il decimo anniversario dalla nascita del Meccanismo europeo di protezione civile. Uno strumento, ha osservato Gabrielli, “che ha un grande valore politico e un forte significato sul piano del metodo della integrazione europea: sono gli stati membri a mobilitare e gestire le risorse e sono essi stessi ad agire in collaborazione con i paesi partner”. Una caratteristica, ha notato il capo della Protezione civile italiana, che “esprime bene l’intenzione originaria della costituzione del Meccanismo”.

 

“La protezione civile italiana ha sperimentato sin dalle origini quanto conti la cooperazione con altri soggetti nell’affrontare un’emergenza, e l’ha imparato dai propri errori. Per la costituzione del Meccanismo europeo, ha messo a disposizione proprio questa sua esperienza, giocando un ruolo da protagonista sia nel dar vita a questo sistema, sia partecipando al suo sviluppo successivo”. Uno sviluppo che ha portato il Meccanismo a portare il proprio aiuto anche in paesi extra-europei colpiti da catastrofi naturali, “con l’obiettivo – ha precisato Gabrielli – di risparmiare tempo, ridurre l’intervallo tra la domanda d’aiuto e la risposta sul campo, nella consapevolezza che l’emergenza si caratterizza proprio come condizione nella quale il tempo diventa prezioso e scarso”.

 

Inoltre, ha ricordato Gabrielli, “il processo d’integrazione in atto fra aiuto umanitario e protezione civile, avviato dal commissario europeo Kristalina Georgieva, rappresenta la migliore risposta che l’Ue può offrire per far fronte ad un bisogno crescente di assistenza a seguito di grandi disastri al di fuori dell’Europa”. Deve restare centrale, ha ammonito però il capo della protezione civile, “il ruolo degli stati membri, nel rispetto del Trattato di Lisbona che affida all’Unione europea il compito di intervenire a sostegno e completamento dell’azione dei paesi membri in materia di protezione civile, senza sostituirsi ad essi”.

 

“Un secondo fronte di collaborazione e crescita per la protezione civile europea – ha proseguito Gabrielli – si apre grazie all’incontro con le strutture delle Nazioni Unite”, per le quali “l’Unione europea è da sempre un donatore fondamentale. Negli anni scorsi, in molte occasioni, il dono dei paesi europei si è tradotto anche nell’intervento diretto in paesi terzi, mediante l’invio di strutture, uomini e mezzi destinati al soccorso e all’aiuto di popolazioni colpite da grandi catastrofi”.

 

“Non basta – ha ammonito tuttavia Gabrielli – il riconoscimento formale della funzione delle Nazioni Unite di coordinare le operazioni di assistenza internazionale nei paesi terzi, e non basta neppure riconoscere la centralità della loro azione: ci servono oggi, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei disastri e dalla diminuzione delle disponibilità finanziarie, passi concreti per entrare nel merito delle questioni più difficili ed uscirne con linee di comportamento, regole e procedure che rendano possibile l’ottimizzazione dell’apporto di tutti gli attori in campo”.

 

 Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli

 
Georgieva: coordinare gli sforzi per rispondere alle crisi
 
Roma, 10 nov - (Agenzia Nova) - “Dobbiamo diventare una sola forza, coordinare i nostri impegni per rispondere alle crisi umanitarie e aiutare le persone in difficoltà”: lo ha detto oggi a Roma Kristalina Georgieva, commissario europeo per la Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alla crisi, intervenendo nel corso della conferenza internazionale “Protezione civile e aiuti umanitari, uniti per affrontare disastri e crisi”. L’evento organizzato dal dipartimento per la Protezione civile in collaborazione con la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri e ospitato dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma.
 
“L’Italia – ha spiegato Georgieva – ha tanto da insegnare. Ho visto, per esempio, un ospedale da campo italiano ad Haiti di prim’ordine. Questa esperienza può essere integrata con quella accumulata dal Meccanismo europeo di protezione civile, ormai giunto al suo decimo anno di attività, per salvare nuove vite utilizzando congiuntamente le risorse”. Il commissario europeo ha osservato come nell’ultimo periodo sia decisamente aumentato il numero di catastrofi (“l’anno scorso abbiamo registrato 385 disastri a livello globale”, ha specificato Georgieva), in particolare a causa dell’effetto congiunto di cambiamenti climatici e boom demografico.
 
“La nostra popolazione continua a crescere – ha commentato il commissario - soprattutto nelle aree urbane, e questo crea nuovi rischi, che necessitano di una risposta più forte da parte dell’Unione europea. I nostri interventi debbono basarsi su cinque pilastri: l’individuazione dei rischi; la conoscenza delle risorse a disposizione per la risposta immediata alle emergenze; la stesura di accordi pianificati che ci permettano di esser pronti a sostenere i costi necessari per muovere le risorse; l’incremento delle esercitazioni; l’aggiornamento del Centro informazioni e monitoraggio con esperti internazionali che ci rendano pronti a intervenire 24 ore su 24 e sette giorni su sette”.
 
Infine, secondo Kristalina Georgieva, bisogna fare di più per prevenire i rischi relativi alla emergenze internazionali: a questo proposito, i paesi dell’Unione europea devono cooperare per assicurare il trasporto e il sostegno logistico delle risorse a disposizione. “Che cosa ne sarebbe del mondo se non avessimo la possibilità di contare sul lavoro delle protezioni civile e sulla generosità degli operatori umanitari?”, si è chiesto infine il commissario europeo.
 

 Il commissario europeo Kristalina Georgieva

 
Sheeran: puntare sulla formazione degli operatori
 

Roma, 10 nov - (Agenzia Nova) - “Non c’è niente di più pericoloso di tanti volontari senza formazione: dobbiamo aiutare i nostri operatori a risolvere le crisi e non a esacerbarle”: è il monito lanciato oggi a Roma da Josette Sheeran, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite, nel corso della conferenza internazionale “Protezione civile e aiuti umanitari, uniti per affrontare disastri e crisi”. L’evento organizzato dal dipartimento per la Protezione civile in collaborazione con la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri e ospitato dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma.

 

“Siamo in un momento di grande emergenze e di grandi sfide: gli eventi che si stanno verificando in questi anni – ha osservato Sheeran – sono i peggiori mai visti”. In particolare, il direttore del Pam ha ricordato le emergenze in corso ad Haiti, dopo il terremoto del 2010; in Corno d’Africa, dov’è in corso quella che le Nazioni Unite hanno definito “la peggiore carestia degli ultimi 60 anni”; in Pakistan, dove l’ultima stagione dei monsoni ha causato inondazioni in tutto il paese. “I nostri meccanismi di risposta sono necessari, ma non sempre sufficienti”, ha ammesso Sheeran.

 

Per questo, secondo il direttore del Programma alimentare mondiale, “dobbiamo unirci a livello mondiale e superare sfide logistiche al di sopra delle nostre possibilità: i paesi colpiti dalle emergenze sono spesso sopraffatti da queste catastrofi”. L’Italia, ha osservato Sheeran, ha un ruolo chiave come centro di coordinamento della risposta internazionale alle crisi, e lo ha dimostrato per esempio trasformando un ex struttura militare, a Brindisi, in base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite. “In quella circostanza – ha ricordato Sheeran – abbiamo potuto inviare carichi di medicine in Libano e rispondere prontamente alla crisi in atto nel paese”.

 

 Il direttore esecutivo del Pam, Josette Sheeran