Gli aiuti dell'Italia alla Libia

 

Quattrocento milioni di euro da Roma per Bengasi
 
Roma, 15 lug - (Agenzia Nova) - Si è svolta oggi a Istanbul la quarta riunione del Gruppo di contatto sulla Libia che ha deciso di rafforzare il sostegno economico-finanziario al Consiglio nazionale di transizione libico, l’organo politico dei ribelli che si oppongono al regime del colonnello Muhammar Gheddafi. A Bengasi i comandanti delle forze ribelli continuano a sostenere che Gheddafi è sul punto di lasciare il paese, ma sono disperatamente a corto di denaro: sia per affrontare i costi della guerra, sia per amministrare gli affari civili. Con l'interruzione dei ricavi derivanti dalla redditizia industria del petrolio, i dipendenti del governo transitorio non vengono pagati da circa due mesi.

Ben più grave è la situazione a Misurata, dove scarseggiano le scorte di cibo e carburante: recentemente il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha chiesto una tregua nelle ostilità per permettere la consegna di aiuti umanitari alla popolazione. L'eco delle richieste dei leader ribelli, comunque, è arrivato a Istanbul, dove uno dei principali temi di discussione ha riguardato proprio i mezzi volti a sostenere il governo di Bengasi.
 
Frattini ha annunciato l'erogazione di una prima tranche da 100 milioni di euro nei prossimi giorni: "L'Italia ha deciso di utilizzare la norma di legge inserita nel decreto missioni - ha spiegato il ministro - e quindi abbiamo concluso già stamani un primo accordo per mobilitare una prima tranche di 100 milioni di euro a favore del Cnt di Bengasi e questo avverrà con la firma dell'accordo nell'arco di due-tre giorni (...). Nelle prossime settimane un'ulteriore tranche che arriverà complessivamente a 300 milioni di euro verrà mobilitata in accordo con le autorità di Bengasi", ha aggiunto il Ministro.
 

Ribelli in Libia

 
Frattini: "Rafforzare il Consiglio di transizione" 
 
Roma, 15 lug - (Agenzia Nova) - A questo proposito, il ministro Frattini aveva già annunciato nei giorni scorsi che ad Istanbul avrebbe proposto un ulteriore rafforzamento del Consiglio nazionale di transizione, ed aveva ricordato che è già operativo un meccanismo di finanziamento temporaneo. Sono inoltre in corso le trattative per stabilire le modalità tecniche per lo scongelamento dei beni: si tratta, ha precisato il capo della diplomazia italiana, di "beni libici, non del regime", destinati quindi alla popolazione civile. Il rafforzamento del governo di Bengasi passa però anche per il riconoscimento politico.
 
"I riconoscimenti stanno aumentando - ha dichiarato ieri il portavoce della Farnesina Maurizio Massari - siamo arrivati a 18, e innumerevoli contatti sono stati stretti con importanti paesi e istituzioni euro-atlantiche". Sono stati valutati, in particolare, interventi nei settori della sicurezza e del controllo delle frontiere, anche in base al Protocollo d'intesa siglato a Napoli nel mese di maggio. In quella circostanza, il ministro Frattini aveva assicurato al governo di Bengasi "aiuti anche in termini diequipaggiamento e strutture". Oltre a ciò, l'Italia è impegnata in attività di sostegno, soprattutto economico, al Cnt, e grazie ad una norma “ad hoc” inserita nel decreto missioni si utilizzeranno i beni libici congelati in Italia come garanzia per la concessione di crediti ai ribelli libici.
 
Il ministro degli Esteri Franco Frattini
© Antonio Scattolon
 
 
 
Commissario Fuele, "Già 138 milioni di euro dall'Ue"
 
 
 
Roma, 15 lug - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e il commissario Ue all'Allargamento e alla politica di vicinato, Stefan Fuele, hanno rinnovato il sostegno dell'Europa al Consiglio nazionale di transizione libico. L’Unione intende continuare “a proteggere i civili dalla repressione del regime” di Gheddafi, che “ha perso tutta la sua credibilità”, ha ricordato Van Rompuy. Il commissario Fuele, dal canto suo, ha ricordato che dall’inizio della crisi l’Ue ha fornito aiuti umanitari del valore di 138 milioni di euro ed “è pronta a continuare a fornire assistenza in modo imparziale”. Inoltre, la Commissione europea sta preparando altri mezzi di sostegno “per i difensori dei diritti umani, gli enti locali e i media".
 
Bengasi
 
 
 
La Cooperazione italiana nei territori del Cnt
 
 
 
Roma, 15 lug - (Agenzia Nova) - La Cooperazione allo sviluppo italiana è già da tempo attiva in Libia, nelle aree controllate dal Cnt, ed ha dato vita a una serie d'iniziative per affrontare le emergenze scaturite dallo scoppio della guerra civile. Sono stati organizzati sei voli umanitari verso l'Egitto, il Bangladesh e il Mali per il rimpatrio di cittadini di paesi terzi in fuga dalle ostilità: in totale, sono state trasportate nei paesi d'origine 860 persone. Altri aerei dell'Aeronautica Militare sono partiti in questi mesi verso Bengasi per consegnare quasi 15 tonnellate di beni medici idonei alla cura di 60 mila pazienti, per trasferire i feriti in Italia (tra questi, otto minori che hanno ricevuto le cure specialistiche dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma) o per inviare nella città libica personale della Cooperazione italiana a coordinare le operazioni umanitarie.

Complessivamente, sono stati inviati nelle regioni di Bengasi e di Misurata kit medici per la cura di patologie generali e traumi per oltre 220 mila persone. La Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri ha poi organizzato l’invio di 55 tonnellate di generi alimentari destinati alla popolazione civile della Cirenaica, comprendenti farina, latte, riso, olio, zucchero ed altri generi di prima necessità; il trasferimento in Italia, presso strutture ospedaliere della Lombardia e del Lazio, di 50 feriti libici provenienti dalla Cirenaica e da Misurata; l’invio di una squadra medica a sostegno dell’attività dell’Organizzazione mondiale della sanità negli ospedali di Bengasi; la creazione di un centro agricolo di ricerca e sperimentazione a Tobruk, per un valore di 3,6 milioni di euro; un progetto per il miglioramento della palma da dattero nell’oasi di al Jufra, un investimento da 700 mila euro.

Sono poi in corso di elaborazione diverse altre iniziative, anche a stretto contatto con le principali organizzazioni internazionali e non governative presenti sul territorio. Oltre a partecipare al già citato meccanismo temporaneo di finanziamento a favore del popolo libico, la Cooperazione italiana creerà un proprio desk a Bengasi per mettersi a disposizione della popolazione locale. Verrà poi offerta assistenza tecnica alla municipalità di Bengasi nella gestione e nell'erogazione degli aiuti pubblici; sarà stretto un accordo di cooperazione tra l'università di Garyounis, a Bengasi, e diversi atenei italiani. Saranno infine inviati medici specializzati al dipartimento di medicina della stessa università di Garyounis ed esperti per il coordinamento delle attività dei donatori e delle organizzazioni internazionali.
 
Libia: rifugiati
© Unhcr/A. Duclos
 
 
 
Il contributo di Eni e Unicredit
 
 
 
 
 
Roma, 15 lug - (Agenzia Nova) - L'Italia, come messo recentemente in evidenza dal ministro Frattini, si è poi impegnata a "fornire fondi al Consiglio nazionale di transizione per 300-400 milioni di euro in contanti e in linea di credito, ed altri 150 milioni in carburante": nel primo caso, è stata la banca Unicredit a mettere a disposizione le quote congelate al regime di Gheddafi; la benzina sarà invece garantita alle autorità di Bengasi (che al momento non dispongono di capacità di raffinazione) dal colosso energetico Eni. Durante il conflitto Unicredit ha anche messo a disposizione della Cooperazione italiana 22 tonnellate di generi alimentari: farina, pasta, riso, olio, zucchero e latte a lunga conservazione. Gli aiuti, caricati sulla nave San Giorgio, sono giunti in Cirenaica e distribuiti alla popolazione.

Intanto, il primo ministro libico Baghdadi Mahmoudi ha annunciato che Tripoli ha "interrotto ogni forma di collaborazione con il gruppo Eni" e che "l'Italia in futuro non avrà alcuna parte nei contratti petroliferi libici". Immediata la risposta del ministro Frattini, che ha sottolineato come sia l'Italia che "non vuole e non può più fare contratti con Tripoli", essendo il regime di Muhammar Gheddafi ancora "sotto embargo". Eni ha lavorato in Libia sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso ed è stato il più grande operatore straniero nel paese nordafricano. 
 
Impianto Eni in Libia