L'alba del Sud Sudan
La nascita del nuovo stato
 
Giuba, 9 lug - (Agenzia Nova) - Nasce oggi, ufficialmente, il Sud Sudan: il cinquantaquattresimo paese africano e il centonovantatreesimo al mondo. A votare a favore dell’indipendenza è stato, nello storico referendum dello scorso gennaio, il 98,83 per cento della popolazione: il paese s’avvia ad affrancarsi dal Nord, però, trascinandosi dietro l’eredità di una sanguinosissima guerra civile – conclusasi con gli accordi di pace del 2005 – e i tanti problemi legati a una secessione difficile e a un’emergenza umanitaria che continua a destare la preoccupazione della comunità internazionale.

La nascita del Sud Sudan è stata celebrata a Giuba, la nuova capitale, con la parata militare a precedere lo spettacolo di danze tradizionali, davanti agli occhi del presidente Salva Kiir Mayardit. Nella serata di ieri, una folla festante ha atteso i rintocchi delle campane a segnare il sopraggiungere della mezzanotte: i fuochi d'artificio si sono aggiunti all'esplosione di gioia dei sud sudanesi nel salutare la prima alba del nuovo stato. Altrettanto importanti, però, sono stati gli eventi della giornata di ieri: mentre il governo di Khartoum riconosceva ufficialmente la Repubblica del Sud Sudan, il parlamento di Giuba ha ratificato la Costituzione provvisoria del futuro stato indipendente. A comunicarlo è stato il ministro dell’Informazione, Barnaba Marial Benjamin, il quale ha sottolineato come la Carta sia stata “scelta dal popolo” e “approvata democraticamente in parlamento”.
 

Un Photo/Paul Banks 

 

 

     
Mantica: "un paese che va aiutato"    
     

Giuba, 9 lug - (Agenzia Nova) - Anche l’Italia, assieme ad altre 80 delegazioni straniere, ha preso parte alle celebrazioni per l’indipendenza del Sud Sudan con il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. “Dopo decenni di guerra civile e una lunga trattativa con il Nord – ha dichiarato Mantica - il Sud Sudan ha bisogno di essere aiutato, perché deve affrontare problemi come la definizione dei confini e la ripartizione della ricchezza”. A questo proposito, ha spiegato il sottosegretario, “da domani dobbiamo pensare e lavorare per lo sviluppo economico, sociale e di sicurezza del nuovo paese: il Sud Sudan ha bisogno di tutto ed in particolare di infrastrutture, sanità, educazione, assistenza umanitaria agli sfollati, sminamento. Basti solo pensare che il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, che persino nella capitale Giuba meno di un terzo degli abitanti ha accesso all’acqua potabile e che nel paese vi sono ancora 500.000 sfollati".

 

Dello stesso avviso è Tommy Simmons, direttore generale di Amref Italia: “Il nuovo stato nasce nudo: poverissimo, indigente, senza strutture governative collaudate, senza strade e senza personale sanitario; nasce, però, anche pieno di progetti e con la speranza di riuscire a costruire un futuro diverso, all’interno di un contesto finalmente pacifico”.

 

I problemi del Sud Sudan sono, in particolare, il doloroso strascico di una guerra civile cominciata nel 1983 e mai veramente relegata al passato. Restano infatti aperti, tra il Nord e il Sud, i contenziosi sulle regioni di Abyei  e del Kordofan meridionale, recentemente teatri di nuove operazioni militari. Ieri, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che prevede l’invio di altri settemila caschi blu e di 900 tra civili ed esperti che sosterranno la nascita del nuovo stato e cercheranno di garantirne la sicurezza. Ma a mettere a repentaglio la vita dei sudanesi del Sud non è solo il conflitto col Nord: altri noti nemici sono la fame, l’analfabetismo, l’insufficienza di strutture adeguate a supportare le necessità primarie della popolazione. Problemi contro i quali da tempo è scesa in campo, assieme alle principali agenzie delle Nazioni Unite e alle organizzazioni non-governative di tutto il mondo, anche l’Italia.

 
     
L’impegno della Cooperazione italiana
     
Giuba, 9 lug - (Agenzia Nova) - La presenza del sottosegretario Mantica alle celebrazioni di domani a Giuba testimonia il forte impegno dell’Italia a favore del nuovo paese africano, come ha sottolineato ieri il portavoce del ministero degli Esteri Maurizio Massari. “Grazie alla nostra presenza diplomatica a Giuba – ha aggiunto Massari – potremo lavoreremo per rafforzare la collaborazione con il Sud Sudan, un paese prioritario per la cooperazione italiana”. Una collaborazione la cui efficacia è eloquentemente riflessi dai numeri: "L’Italia - ha ricordato oggi Mantica - contribuisce agli sforzi della comunità internazionale di assistenza alla popolazione del Sud Sudan con 18,4 milioni di euro di cui 5,9 milioni sul canale bilaterale, tra gestione diretta e contributi alle ONG, e 12,5 milioni sul canale multilaterale, con iniziative nel settore educativo, di sostegno agli sfollati e di sminamento umanitario”.      

“Il nostro lavoro viene molto apprezzato dalle autorità locali”, hanno spiegato a “Nova” fonti della Cooperazione coinvolte direttamente dalle iniziative italiane in Sudan. “Non godiamo sempre di fondi sostanziosi – hanno proseguito gli operatori - ma lavoriamo bene e siamo diventati gli interlocutori preferiti dalla comunità locale. Siamo molto attivi sia nelle regioni del Nord, in particolare a Kassala al fianco dell’Unicef per garantire l’approvvigionamento idrico della popolazione locale, sia al Sud, dove la secessione potrebbe portare nuove emergenze umanitarie: ottantamila lavoratori originari del Sud, infatti, potrebbero presto perdere il lavoro al Nord. Secondo i dati dell’Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr), migliaia di persone stanno varcando ogni giorno il confine per far ritorno al Sud Sudan, che non è preparato ad accogliere un così grande numero di rifugiati”.
 
     
I progetti della Cooperazione italiana
     

Giuba, 9 lug - (Agenzia Nova) - La Cooperazione italiana è al momento impegnata in Sud Sudan con vari progetti che “intervengono in settori prioritari per le esigenze del paese, come la sanità e l’istruzione”, ci spiegano le fonti della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina. Di gestione diretta della Dgcs è un programma triennale per lo sviluppo del sistema sanitario dello Stato dei Laghi, nella zona centrale del neonato paese. Il progetto è partito nel 2008 con un finanziamento di tre milioni di euro: l’obiettivo primario è quello di provvedere alla riabilitazione di vari reparti dell’ospedale di Rumbek, punto di riferimento per quasi 500 mila abitanti della regione.

Con l’obiettivo di incrementare la capacità dei centri sanitari delle zone rurali di fornire cure ostetriche e neonatali e di distribuire vaccini contro morbillo e tetano a favore di neonati e donne in età fertile, la Cooperazione ha contribuito con un fondo di 900 mila euro a un progetto Unicef che ha già permesso la vaccinazione contro il morbillo di 140 mila bambini. Al contempo, 28 mila donne in età fertile hanno già potuto vaccinarsi contro il tetano. Assieme al Programma alimentare mondiale (Pam), la Cooperazione italiana lavora poi nel progetto “Cibo per istruzione”, cui ha contribuito con un finanziamento di un milione e 200 mila euro. L’iniziativa si occupa di incrementare la frequenza scolastica dei bambini di 145 istituti elementari nell’Equatoria orientale (una delle regioni del paese più colpite dall’insicurezza alimentare) e nello Stato dei Laghi assicurando loro pasti quotidiani.
 

 
L’Italia ha stanziato 300 mila euro per contribuire alle operazioni dell’Unmao, il programma delle Nazioni Unite per lo sminamento del territorio sudanese; ha ideato un progetto di sviluppo urbano in vista della costruzione di un mercato a Giuba; ha contribuito con 4 milioni e 500 mila euro alla costruzione e alla riabilitazione di scuole elementari nello Stato dei Laghi e nell’Equatoria Orientale. Quest’ultimo progetto, varato nel 2009 e di durata triennale, prevede anche la formazione di insegnanti locali. Un lavoro, nel complesso, di grande efficacia e costanza, ma che continua a fare i conti con i problemi di in un paese reduce da una guerra che ha causato la morte di circa due milioni di persone, che ha lasciato per le strade quattro milioni di sfollati e distrutto la quasi totalità delle scuole, delle strade, dei ponti e degli ospedali. Conseguenze che ancora oggi emergono negli indicatori sanitari, tra i peggiori al mondo: in Sudan il 48 per cento dei bambini sotto i cinque anni è malnutrito, tre su quattro non sono vaccinati contro il morbillo; il 95 per cento dei parti non è assistito da staff specialistico. La percentuale di casi di mortalità materna, poi, è la più alta al mondo: secondo i dati delle Nazioni Unite, una donna su sette rischia di morire per parto o complicazioni durante la gravidanza.   Motoambulanza per il trasporto dei casi gravi